{"id":1000024971,"date":"2025-11-07T07:09:23","date_gmt":"2025-11-07T10:09:23","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024971"},"modified":"2025-11-07T07:09:25","modified_gmt":"2025-11-07T10:09:25","slug":"microchip-nella-retina-l80-dei-pazienti-sottoposti-a-trial-clinico-e-tornato-a-leggere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024971","title":{"rendered":"Microchip nella retina, l&#8217;80% dei pazienti sottoposti a trial clinico \u00e8 tornato a leggere"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00ab\u00c8 la prima volta al mondo che un progetto di visione artificiale restituisce a pazienti che erano quasi al buio una indipendenza di movimento e di lettura. Siamo di fronte ad una pietra miliare nell&#8217;oftalmologia\u00bb. A parlare \u00e8 il professor Andrea Cusumano, oftalmologo dell&#8217;Universit\u00e0 Tor Vergata di Roma, tra i co-autori del progetto internazionale che ha portato al trial clinico del microchip &#8216;PRIMA&#8217; su pazienti anziani affetti da atrofia geografica, la pi\u00f9 grave tra le forme di degenerazione maculare senile, che nel nostro Paese colpisce almeno un milione di persone: oltre l&#8217;80% dei 32 pazienti sottoposti al trial \u00e8 riuscito a leggere lettere e parole, migliorando la propria qualit\u00e0 di vita. Ma come funziona il microchip? \u00abSi impianta nella retina e va a sostituire i fotorecettori dove sono completamente assenti- spiega il professor Cusumano\u2013 \u00c8 abbinato ad occhiali dotati di telecamera, che trasferiscono le immagini a un computer tascabile, che le elabora e le rimanda agli occhiali, i quali, con un proiettore a infrarossi, le trasmettono al microchip retinico. Il microchip a questo punto trasforma lo stimolo luminoso in impulso elettrico, trasmesso poi fino alla corteccia visiva. Da una condizione di quasi totale cecit\u00e0, quindi, si torna a poter leggere, con modalit\u00e0 particolari, scannerizzando il testo con il movimento della testa, perch\u00e9 il microchip ha una visione di soli 10 gradi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>CUSUMANO TRA I PIONIERI DELLA VISIONE ARTIFICIALE<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 dunque protagonista dello studio, pubblicato sul &#8216;New England Journal of Medicine&#8217;, con l&#8217;Universit\u00e0 Tor Vergata e l&#8217;Ospedale Britannico di Roma. Tra gli altri co-autori dello studio sul chip PRIMA, oftalmologi di fama mondiale come Daniel Palanker della Stanford University, Jos\u00e9-Alain Sahel, University of Pittsburgh e Frank Holz dell&#8217;Universit\u00e0 di Bonn, in Germania. Il professor Cusumano, intanto, \u00e8 tra i pionieri della visione artificiale: da oltre trent&#8217;anni lavora al perfezionamento di una retina artificiale in grado di restituire la vista a chi ha perso la percezione della luce. L&#8217;ambizioso progetto &#8216;PRIMA&#8217;, a cui ha preso parte, ha portato a risultati che sembrano essere la promessa di una nuova era nella medicina. Per saperne di pi\u00f9 lo abbiamo intervistato.<\/p>\n\n\n\n<p>Professor Cusumano, ci parli di questa rivoluzione nella visione artificiale. Come \u00e8 nato il progetto? \u00ab\u00c8 davvero una rivoluzione. Mi occupo di visione artificiale dal 1989, quando ho iniziato a lavorare in Germania, e successivamente a New York, alla Cornell University. Dal 2005, ho partecipato al programma di ricerca di Stanford con Daniel Palanker, concentrandoci proprio su questo progetto. La nostra ricerca si \u00e8 focalizzata sulla degenerazione maculare legata all&#8217;et\u00e0, la patologia che ha il maggiore impatto sociale, con oltre cinque milioni di pazienti colpiti dalla forma terminale della malattia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 proprio la degenerazione maculare? \u00abLa degenerazione maculare legata all&#8217;et\u00e0, in particolare la sua forma terminale, \u00e8 la patologia che meglio si presta ad essere trattata con la nostra retina artificiale. La formaessudativa, per esempio, pu\u00f2 essere rallentata e talora stabilizzata con iniezioni intravitreali, mentre con l&#8217;evoluzione di quella di tipo atrofico nella forma terminale alla fine la visione si perde del tutto. Con il nostro approccio, vogliamo restituire la capacit\u00e0 di vedere, anche in condizioni estreme di perdita della percezione della luce\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Come funziona il microchip impiantato nella retina? \u00abAbbiamo impiantato un microchip di 2\u00d72 mm sotto la retina, nei pazienti che avevano perso completamente la percezione della luce. Questo dispositivo, che \u00e8 sottile quanto un terzo di un capello umano, funziona in combinazione con un paio di occhiali speciali che acquisiscono immagini dal mondo esterno. Le immagini vengono semplificate mediante un computer tascabile e trasmesse a un microproiettore infrarosso che, a sua volta, le invia al microchip. Quest&#8217;ultimo stimola la retina, creando impulsi elettrici che vengono inviati al cervello, restituendo al paziente una forma di visione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci pu\u00f2 raccontare qualche storia di pazienti che hanno partecipato a questo studio? \u00abAbbiamo avuto pazienti straordinari, come un avvocato di Torre Annunziata che, nonostante avesse perso la vista, voleva continuare a leggere gli atti giuridici da solo. Purtroppo \u00e8 venuto a mancare durante lo studio, ma i suoi progressi sono stati eccezionali. Un altro paziente, un signore di 87 anni, voleva recuperare il suo ruolo all&#8217;interno della famiglia e, grazie al microchip, \u00e8 riuscito a riacquistare una certa autonomia, anche se il suo campo visivo \u00e8 limitato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E per quanto riguarda i progressi recenti? \u00abIl nostro paziente pi\u00f9 avanzato \u00e8 un architetto fiorentino di 88 anni, che dopo aver perso la vista per 14 anni, ha ripreso a lavorare su un progetto di unificazione del trasporto tra strada e ferrovia all&#8217;insegna dell&#8217;energia pulita. \u00c8 il miglior caso di visione artificiale che abbiamo visto finora, e ha avuto risultati incredibili, come leggere numeri, lettere, parole e brevi frasi sebbene il suo campo visivo sia limitato a soli 10 gradi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quali sono le prospettive future per la visione artificiale? \u00abAdesso siamo pronti a portare questa tecnologia alla fase successiva. I nuovi occhiali, che non richiedono pi\u00f9 il computer esterno, sono molto pi\u00f9 compatti e funzionali. Stiamo anche cercando di ottenere il marchio CE, il che aprirebbe la strada alla commercializzazione del nostro impianto. Il futuro \u00e8 promettente, e siamo solo all&#8217;inizio di un percorso che potrebbe rivoluzionare il trattamento di molte patologie retiniche\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo progetto \u00e8 un vanto per l&#8217;Italia. Pu\u00f2 parlarci dell&#8217;aspetto internazionale di questa ricerca? \u00abS\u00ec, \u00e8 un vanto italiano, soprattutto perch\u00e9 abbiamo fatto parte di un consorzio che include cinque Paesi: Italia, Germania, Francia, Olanda e Inghilterra. Il nostro centro di Tor Vergata \u00e8 stato l&#8217;unico centro italiano a partecipare a questo studio internazionale. Le immagini pubblicate nella rivista &#8216;New England Journal of Medicine&#8217; sono quelle dei nostri pazienti di Tor Vergata, e questo \u00e8 un grande riconoscimento per il nostro lavoro. Intanto stiamo continuando la nostra ricerca e migliorando la tecnologia. Il prossimo 17 novembre ospiteremo a Roma in un convegno organizzato dalla Macula &amp; Genoma Foundation alcuni dei leader mondiali della visione artificiale, tra cui Daniel Palanker e molti altri ricercatori di fama internazionale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto \u00e8 destinato ad espandersi? \u00abCi aspettiamo di ricevere la marcatura CE e di iniziare ad impiantare i primi microchip nella retina in Italia entro il 2026. La nostra missione \u00e8 continuare a spingere i confini della scienza per migliorare la vita dei pazienti. Nonostante le difficolt\u00e0 logistiche e i limiti di budget, siamo determinati a proseguire in questa direzione. La strada \u00e8 lunga, ma i progressi sono straordinari\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlotta Di Santo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u00c8 la prima volta al mondo che un progetto di visione artificiale restituisce a pazienti che erano quasi al buio una indipendenza di movimento e di lettura. Siamo di fronte ad una pietra miliare nell&#8217;oftalmologia\u00bb. 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