{"id":1000024821,"date":"2025-11-04T21:01:01","date_gmt":"2025-11-05T00:01:01","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024821"},"modified":"2025-11-04T21:01:02","modified_gmt":"2025-11-05T00:01:02","slug":"tante-condanne-per-fasher-ma-poi-porte-chiuse-ai-rifugiati-la-denuncia-dellitalo-sudanese-kibeida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024821","title":{"rendered":"\u00abTante condanne per Fasher ma poi porte chiuse ai rifugiati\u00bb, la denuncia dell&#8217;italo-sudanese Kibeida"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abNoi rifugiati sudanesi ci sentiamo abbandonati e discriminati dall&#8217;Italia\u00bb: questo l&#8217;appello di Yagoub Kibeida, cittadino italiano, giunto in Italia dal Sudan nel 2006 come rifugiato politico. Kibeida, che \u00e8 project manager dell&#8217;Unione Nazionale Italiana per Rifugiati ed Esuli (Unire) con l&#8217;agenzia Dire traccia le sfide che i civili sudanesi devono affrontare: \u00abIn questi giorni si sta giustamente parlando tanto di El Fasher, ma in Sudan c&#8217;\u00e8 il pi\u00f9 grave conflitto al mondo e 25 milioni di sudanesi in tutto il Paese hanno bisogno di tutto\u00bb. Kibeida inizia citando la capitale dello stato di Nord Darfur, caduta in mano ai paramilitari delle Forze di supporto rapido dopo oltre 500 giorni di assedio, nell&#8217;ambito di una guerra contro l&#8217;esercito nazionale che prosegue da due anni e mezzo. \u00abI miliziani- denuncia Kibeida- considerano gli abitanti dei collaborazionisti del governo e quindi saccheggiano, bruciano e uccidono. Al momento \u00e8 impossibile sapere cosa stia accadendo laggi\u00f9 n\u00e9 quante persone siano ancora vive \u2013 su una popolazione di circa 260mila persone \u2013 perch\u00e9 internet non funziona. Abbiamo rifugiati in Italia originari di El Fasher che da giorni hanno perso i contatti con familiari e amici\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPRATICAMENTE IMPOSSIBILE\u00bb PER I RIFUGIATI OTTENERE IL VISTO PER L&#8217;ITALIA<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la guerra ha spinto alla fame 25 milioni di persone \u2013 circa la met\u00e0 della popolazione \u2013 e secondo Kibeida, \u00abil governo italiano non fa abbastanza per accogliere i rifugiati\u00bb. Il problema sono gli ostacoli burocratici: \u00abOttenere un visto per l&#8217;Italia \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile. Con lo scoppio della guerra, l&#8217;ambasciata a Khartoum \u00e8 stata chiusa e le persone sono costrette ad andare nelle sedi di Kampala, in Uganda, dove per\u00f2 bisogna attraversare il Sud Sudan, altrimenti Addis Abeba, in Etiopia, oppure il Cairo, in Egitto\u00bb. Ai costi di viaggio e ai rischi, si sommano le spese per il visto d&#8217;ingresso in questi Paesi: \u00abL&#8217;Egitto ad esempio ha chiuso le frontiere con il Sudan e il visto per quel Paese costa 1.800 dollari\u00bb. Spesso, per gli esuli sudanesi l&#8217;unica alternativa per accedere a vie d&#8217;accesso legali all&#8217;Italia sono delle agenzie private che curano le pratiche burocratiche, ma anche questo fa lievitare i costi. Neanche i ricongiungimenti familiari sono semplici: \u00abI sudanesi che vivono gi\u00e0 in Italia- prosegue Kibeida- riferiscono di liste d&#8217;attesa in prefettura di un anno, un anno e mezzo, per ottenere il nulla osta all&#8217;arrivo delle famiglie\u00bb. Senza vie d&#8217;accesso legale non restano che quelle \u00abirregolari\u00bb. \u00abTanti giovani- avverte ancora il Project manager- stanno attraversando il deserto del Sahara e poi il Mediterraneo per raggiungere l&#8217;Europa, e non \u00e8 raro che perdano la vita in questo viaggio pericoloso\u00bb. Rivolto agli Emirati, con una denuncia presentata alla Corte internazionale di giustizia e rilanciata da tanti giornalisti e attivisti sudanesi in questi mesi. Kibeida commenta: \u00abIl modo in cui le milizie uccidono i civili \u2013 trattati da schiavi e razza inferiore \u2013 rappresenta di fatto un genocidio. Non bisogna per\u00f2 cadere nella trappola di considerare questo conflitto una lotta tra etnie locali\u00bb. Oltre ad azioni di diplomazia internazionale per porre fine al conflitto, Kibeida incoraggia infine aiuti per la popolazione: \u00abNon ne stanno ricevendo abbastanza, eppure manca tutto. Per questo a Bruxelles ho istituito l&#8217;ong Global Aid Connection, con cui siamo riusciti a inviare il primo container di aiuti\u00bb conclude. \u00abProprio in questi giorni lanceremo una raccolta fondi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandra Fabbretti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNoi rifugiati sudanesi ci sentiamo abbandonati e discriminati dall&#8217;Italia\u00bb: questo l&#8217;appello di Yagoub Kibeida, cittadino italiano, giunto in Italia dal Sudan nel 2006 come rifugiato politico. 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