{"id":1000024790,"date":"2025-11-04T11:28:12","date_gmt":"2025-11-04T14:28:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024790"},"modified":"2025-11-04T11:28:14","modified_gmt":"2025-11-04T14:28:14","slug":"a-bassano-del-grappa-una-mostra-dedicata-a-giovanni-segantini-uno-dei-massimi-esponenti-dei-divisionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024790","title":{"rendered":"A Bassano del Grappa una mostra dedicata a Giovanni Segantini uno dei massimi esponenti dei Divisionismo\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 22 Febbraio 2026 si potr\u00e0 ammirare ai Musei Civici di Bassano del Grappa la mostra dedicata a Giovanni Segantini a cura di Niccol\u00f2 D\u2019Agati. L\u2019esposizione promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, la mostra \u00e8 stata realizzata con il contributo di Regione del Veneto nell\u2019ambito dell\u2019Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Ed stata realizzata con il contributo del Club Alpino Italiano e Fondazione Banca Popolare di Marostica Volksbank, con il supporto di Galleria Civica G. Segantini di Arco e Segantini Museum di St. Moritz, in collaborazione con Regione Lombardia e Dario Cimorelli Editore. Una grande mostra che ad oltre dieci anni dall\u2019ultima esposizione italiana dedicata all\u2019artista, celebra l\u2019opera di uno dei massimi esponenti del Divisionismo, tra i pi\u00f9 sensibili osservatori del mondo naturale e impareggiabile cantore della montagna quale luogo fisico e simbolico. Un centinaio di opere provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private italiane ed europee \u2013 dal Mus\u00e9e d\u2019Orsay al Rijksmuseum di Amsterdam \u2013, alcune delle quali rintracciate a distanza di oltre un secolo dalla loro realizzazione, definiscono un percorso espositivo diviso in quattro sezioni e in tre focus tematici che, a partire dall\u2019esordio a Brera, inquadreranno gli snodi pi\u00f9 importanti della vicenda biografica di Segantini, mettendo allo stesso tempo in luce la straordinaria evoluzione della sua pittura. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Giovanni Segantini apro il mio saggio dicendo : Dallo svilupparsi e dal diffondersi degli stud\u00ee d&#8217;ottica e delle teorie scientifiche dei colori stabilite dal Newton e approfondite da H. von Helmholtz e dagli esperimenti di J. Mile ebbero origine quelle scuole pittoriche note sotto i nomi di complementarismo, divisionismo, luminismo che per vie diverse cercarono in pittura la maggiore luminosit\u00e0. Ma solo molto tempo dopo la scoperta del Newton sulla decomposizione della luce nei sette colori dello spettro il Lambert riconosceva scientificamente come le sostanze coloranti si comportassero nei miscugli in modo diverso dai raggi luminosi, finch\u00e9 nel 1834 il Mile riusciva ad ottenere effetti analoghi al miscuglio delle luci dello spettro, accostando fra loro parti minute di colori complementari. E, poich\u00e9 \u00e8 provato che due sostanze coloranti mescolate mantengono attive e inalterate le proprie facolt\u00e0 di assorbimento della luce, ogni miscuglio vorr\u00e0 dire maggiore assorbimento di luce, cio\u00e8 maggiore senso di nero &#8211; tanto pi\u00f9 grande quanto maggiore \u00e8 il numero dei colori che formano il miscuglio &#8211; mentre con l&#8217;accostamento delle sostanze coloranti si avr\u00e0 una luce maggiore poich\u00e9 ogni colore assorbir\u00e0 luce solo secondo la propria facolt\u00e0. Si raggiunge cos\u00ec quello che \u00e8 il significato intrinseco della pittura divisionistica: una maggiore intensit\u00e0 luminosa. Da tali premesse fisiche risulta chiara la tecnica della pittura divisionistica che, abolendo l&#8217;impasto e la velatura, non mescola i colori sulla tavolozza ma li stende nei suoi differenti elementi direttamente sulla tela, accostandoli in minute particelle punti, tocchetti, filamenti, perline la cui scabrosit\u00e0 e compattezza si avvantaggia anche di una maggiore rifrazione. La percezione dell&#8217;immagine nella sua completa fusione non avviene pi\u00f9 in quanto essa \u00e8 cos\u00ec creata sulla tela, ma esiste solo in quanto pu\u00f2 avvenire la sovrapposizione e la fusione delle immagini nella nostra retina. Abbiamo, cio\u00e8, in un certo senso, un aumento di possibilit\u00e0 soggettive nella comprensione dell&#8217;opera d&#8217;arte, poich\u00e9 \u00e8 provato che le sensazioni retiniche variano nei diversi individui. Il movimento divisionista fu il frutto di un atteggiamento essenzialmente intellettualistico che trov\u00f2 il suo conforto e la sua ragione d&#8217;essere nelle nuove scoperte scientifiche. Fu una tendenza idealistico-sentimentale con notevoli cenni di misticismo che, volendo reagire alle varie correnti veriste, tendeva gi\u00e0 ad oltrepassare il luminismo impressionistico per arrivare al luminismo astratto, alla luce universale, fonte di ogni creatura. In altri termini il divisionismo si pu\u00f2 considerare come l&#8217;estrema e paradossale conseguenza dell&#8217;impressionismo; mentre gl&#8217;impressionisti si erano fermati alla realizzazione della luce come elemento cromatico, i divisionisti vollero addirittura raggiungere la sensazione luminosa mediante formule scientifiche. Ma, se con la nuova tecnica si ottenne una pittura pi\u00f9 chiara, pi\u00f9 luminosa, non si pu\u00f2 per\u00f2 dire che pi\u00f9 alti fossero i suoi valori, poich\u00e9 anche il valore luminoso di un quadro non dipende dalla luce che raccoglie e quindi che rimanda, ma da quelle speciali e sottili leggi dei rapporti del chiaro e dello scuro, dei contrasti tra colori caldi e freddi, luminosi o opachi gi\u00e0 dagli antichi perfettamente intese e applicate. La troppo stretta e scientifica traduzione della legge fisico-chimica scost\u00f2 molto sovente l&#8217;artista dagl&#8217;immutabili valori pittorici per produrre mediante una tecnica eccessivamente meccanica opere fredde e stancanti. Inoltre l&#8217;esecuzione risultava lunghissima, la stesa delle particelle coloranti doveva essere definitiva e l&#8217;occhio infine doveva poter sostenere sempre lo sforzo di formare immediatamente ed esattamente sulla retina l&#8217;impasto risultante dai var\u00ee accostamenti cromatici. In queste stesse difficolt\u00e0 sta la condanna di quella speciale tecnica che oggi si pu\u00f2 in realt\u00e0 considerare come esponente di un movimento artistico superato, anche se alcuni divisionisti italiani hanno, come il Segantini, lasciato grande fama di s\u00e9. Il divisionismo \u00e8 un movimento del tutto moderno in rapporto ai suoi presupposti scientifici; tuttavia la pittura antica mostra come gi\u00e0 da tempo si conoscesse la realizzazione dell&#8217;immagine mediante l&#8217;accostamento e non l&#8217;impasto del colore. Tuttavia, mentre il divisionismo moderno non \u00e8 stato altro che un movimento intellettualistico e un&#8217;applicazione di nuovi apporti scientifici, il divisionismo antico fu la naturale espressione di un&#8217;arte ai suoi primord\u00ee unita a ragioni d&#8217;indole essenzialmente pratica. Il pi\u00f9 significativo esempio di divisionismo ci \u00e8 offerto infatti, gi\u00e0 nella pi\u00f9 alta antichit\u00e0, dal mosaico . Ma la ragione che spingeva il mosaicista a rafforzare il contrasto dei colori nella giustapposizione delle tessere musive era opposta a quella dei divisionisti, perch\u00e9 egli, cos\u00ec facendo, cercava il raggiungimento di quella forma e di quel disegno che la scuola moderna ha invece dissolto nel dilagante ed assoluto impero della luce. Il divisionismo nel mosaico \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente quanto pi\u00f9 esso \u00e8 a tessere grandi e di variet\u00e0 cromatica limitata; infatti quando arriviamo all&#8217;opera eseguita con tessere minutissime e con ricco assortimento cromatico, il trapasso delle zone di colore quasi si annulla nel digradare delle tinte, in modo che la fusione non avviene pi\u00f9 nel nostro occhio ma \u00e8 gi\u00e0 avvenuta nell&#8217;esecuzione stessa. Ci\u00f2 si riscontra tanto in epoca classica &#8211; sia nei mosaici di ispirazione diretta, sia nelle copie di perdute opere pittoriche quanto in et\u00e0 medievale, ad es. nei dittici portatili finch\u00e9 la logica conseguenza di questo tipo di mosaico a imitazione pittorica saranno le compnsizioni dei secoli XV e XVI fino ai mosaici moderni della fabbrica di \u00a0S. Pietro. Le stesse ragioni istintive che guidarono nell&#8217;antichit\u00e0 il mosaicista guidarono anche il pittore; tuttavia non si pu\u00f2 parlare che con molta larghezza di senso divisionistico nella pittura classica e in quella dei primissimi secoli cristiani. Si ha divisionismo in quanto vengono usati colori nettamente distinti, non mescolati, in quanto il colorito si disgrega in elementi diversi, in quanto forma, colore, disegno e movimento devono risultare dall&#8217;insieme di questa pittura che si pu\u00f2 anche chiamare \u00aba macchia\u00bb. Ma indebolitasi l&#8217;influenza classica, assistiamo a quello svolgersi della pittura realizzata con accostamenti di colori puri a strie, a spezzature, a tratti decisi, dove l&#8217;abbondanza delle luci bianche nelle vesti e nelle carni cerca di offrire l&#8217;idea della forma e della profondit\u00e0. S. Maria Antiqua a Roma, la cripta del duomo d&#8217;Anagni, S. Angelo in Formis, S. Clemente a Roma sono pitture diverse di tempo e di tipo, dove troviamo evidente la tecnica a zone di colori giustapposte che fu seguita negli stessi tempi dai miniaturisti. Ma, se pure col progredire dei secoli tale divisionismo istintivo si mantiene nel mosaico per la stessa natura di questo, con le nuove conquiste la pittura lascia la vecchia tecnica per giungere alla velatura e all&#8217;impasto. Un interessante e curioso cenno a intendimenti divisionistici si ritrova molto pi\u00f9 tardi nell&#8217;opera di Baldassarre Orsini, uno scenografo del &#8216;700 che nei suoi scritti sulla scenografia sfiora problemi di prospettiva aerea, di rapporti tra colore e colore, tratta della separazione dei colori puri, della \u00abluminosit\u00e0\u00bb delle masse in pittura, dello smorzamento graduale dei colori nell&#8217;ombra senza che perdano la loro luminosit\u00e0, parlando anche di opere \u00abda vedersi in lontananza e all&#8217;aria scoperta\u00bb e della conseguente \u00abdegradazione dei colori in rapporto alla distanza\u00bb. In base solamente a osservazioni ed esperienze pittoriche avendo notato l&#8217;influenza che i colori esercitano uno sull&#8217;altro, ne deriva che questa influenza reciproca delle \u00abpiazze\u00bb luminose deve essere utilizzata\u00a0separando sottilmente le tintein modo che la forza del colore sia equilibrata con l&#8217;accostamento di tratti di colore diverso. Di tale divisionismo embrionale, ma tuttavia completamente sentito, egli fa largo uso arrivando infine a dire che non si deve fare uso di una sola tinta ma che questa deve essere \u00abvariata, macchiata,\u00a0dirotta\u00bb in modo che le \u00abpiazze\u00bb acquistino quella luminosit\u00e0 da sembrare masse di colore disgregantisi in vibrazioni di cromatismo luminoso. Determinare dove per primo ai nostri giorni si sia affermato il divisionismo \u00e8 cosa difficile; poich\u00e9 se i\u00a0pointillistes\u00a0francesi risalgono a circa il 1885, gi\u00e0 verso il 1870 in Italia Daniele Ranzoni precedeva intuitivamente le ricerche scientifiche, dipingendo con un divisionismo istintivo alcune teste dove si realizzava la vibrazione luminosa. In Francia il divisionismo ebbe il suo battesimo quando Georges Seurat della schiera dei\u00a0pointillistes\u00a0(detti cos\u00ec perch\u00e9 la loro pittura era fatta di puntini) espose nel 1886\u00a0Un dimanche \u00e0 la Grande Jatte. Furono suoi seguaci Camille Pissarro, Paul Signac, Henri-Edmond Cross, Maximilien Luce, Th. van Rysselberghe, ma su tutti si afferm\u00f2 Henri Martin che cerc\u00f2 di applicare il puntinismo anche alla pittura murale. In Italia fra i molti novatori primeggiano Victor Grubicy, Gaetano Previati, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Plinio Nomellini, Enrico Lionne, Giovanni Segantini, Carlo Fornara . Ma non tutti intesero ed espressero il divisiomsmo nello stesso modo. Il Segantini ne seppe fare un&#8217;espressione assolutamente personale in virt\u00f9 della propria potenza artistica. Egli, che si era gi\u00e0 affermato con pennellata larga e densa e con buona scienza di chiaroscuro, incitato dal Grubicy, che fu in Italia il banditore della nuova teoria, circa il 1887 rifaceva secondo i metodi divisionisti la sua\u00a0Ave Maria a Trasbordo. Ma egli non divenne di colpo e non fu totalmente divisionista; nei primi suoi lavori infatti i colori sono divisi ma non ridotti ai soli complementari. Pi\u00f9 si accost\u00f2 al nuovo metodo nei quadri seguenti perch\u00e9 quel dipingere a filamenti si prestava alla sua specialissima pittura di alta montagna, dove tutto \u00e8 vibrazione di luce. Ma poich\u00e9 egli non consider\u00f2 la luce come fine dell&#8217;arte ma solamente come mezzo per meglio esprimere la propria visione interiore seppe, con quei filamenti, disegnare e modellare costruendo i suoi quadri con una solidit\u00e0 ignorata dagli altri divisionisti. Cos\u00ec per ragioni pi\u00f9 propriamente intime si dedicarono alla pittura il Morbelli e il Pelizza da Volpedo. Per il Morbelli il puntinismo era un efficace mezzo per avvolgere ogni creazione in un&#8217;atmosfera di diffuso crepuscolo, per stendere su tutto un velo che togliesse ogni determinatezza, il divisionismo \u00e8 usato come mezzo di una espressione spirituale. Per il Pelizza la nuova tecnica offr\u00ec risorse di levit\u00e0 vaporosa e di realt\u00e0 sentimentale bene adatte alla traduzione dei suoi pi\u00f9 riposti sentimenti in ritmi sottili come nella\u00a0Pastorale, nel\u00a0Morticino, nella\u00a0Processione. Ma mentre questi pittori usarono il divisionismo senza rompere del tutto con la tradizione antica della pittura, Gaetano Previati va considerato come il vero e pi\u00f9 convinto divisionista, tanto che giunse a concreta-re le sue ricerche e le sue dottrine in due libri:\u00a0Della pittura.\u00a0Tecnica ed arte\u00a0(Tor\u012dno 1913) e\u00a0I principi scientifici del divisionismo(Torino 1906). In tutte le sue opere egli si tenne strettamente aderente alla tecnica propugnata, per cui colore, disegno, espressione sono soverchiate e annullate quasi dalla continua e indefinibile vibrazione della luce. Ma a tutta questa inconsistenza vaporosa il Previati seppe dare un significato particolare d&#8217;idealit\u00e0 e di misticismo per cui la sua pittura non risente della mancanza di forma e di disegno. In realt\u00e0 il\u00a0Re Sole, il\u00a0Viaggio nell&#8217;azzurro\u00a0e la\u00a0Passione di Cristoassurgono a valore di simboli dove veramente non si rintraccia pi\u00f9 il colore pittorico, ma si trova solamente la luce come elemento generatore di ogni colore. Giovanni Segatini, che solo pi\u00f9 tardi cambier\u00e0 il nome in Segantini dal soprannome \u201cSegante\u201d datogli dagli amici milanesi, nasce ad Arco in Trentino il 15 gennaio 1858. Il padre Agostino \u00e8 un venditore ambulante di chincaglierie, spesso lontano da casa nel tentativo di sollevare le sorti di una situazione economica familiare drammaticamente precaria. La mamma, Margherita de\u2019 Girardi, una giovane originaria della Val di Fiemme; ammalatasi gravemente dopo il parto, muore, non ancora trentasettenne, nel marzo del 1865. Proprio quello della madre, \u201cbella come un tramonto di primavera\u201d nei ricordi del pittore , sar\u00e0 uno dei principali motivi ispiratori dell\u2019arte di Segantini. Quando il nonno b rimase orfano di madre aveva solo sette anni. Si mise in viaggio, con suo padre, per andare da Arco a Milano. Erano poveri, dovevano affrontare un cammino lungo e faticoso, questo uomo, che non aveva pi\u00f9 la moglie, e questo bambino, senza pi\u00f9 la mamma, ma con la stessa, grande tristezza nel cuore. Col pap\u00e0 aveva percorso le strade, le piazze e i giardini di Milano. Sotto un grande arco il pap\u00e0 gli aveva detto che di l\u00ec erano passate le truppe di Napoleone, che di l\u00ec si poteva arrivare in Francia. E il nonno un giorno, scappato di casa, si mise in marcia per andare in Francia, seguendo la direzione che il padre gli aveva indicato. Perch\u00e9 voleva arruolarsi: non come soldato era troppo piccolo ma come tamburino. A Milano il piccolo Giovanni viene affidato a una sorellastra di diciannove anni, Irene. Gli impegni di lavoro impediscono alla giovane donna di prendersi cura del bambino e cos\u00ec, nell\u2019abbandono e nella solitudine anche il padre nel frattempo \u00e8 morto \u201cinizia la vicenda personale\u201d di Segantini. Egli stesso la descrive come \u201calternativamente buona e grama,\u00a0 perch\u00e9 anche la tristezza e il dolore non lo rendono del tutto infelice\u201d. Il ragazzo vive senza alcuna guida, ai margini della vivace societ\u00e0 milanese di cui conosce solo gli ambienti pi\u00f9 miseri. Nel 1870 \u00e8 arrestato per ozio e vagabondaggio e tradotto all\u2019istituto di correzione Marchiondi, dove rimane fino al 30 gennaio del 1873, \u201capplicato alla sezione ciabattini\u201d. Si trasferisce quindi a Borgo Val Sugana dal fratellastro Napoleone, presso il quale lavora, privo di motivazione ed entusiasmo, come garzone e aiuto fotografo. Torna a Milano pi\u00f9 di un anno dopo, probabilmente verso la fine del 1874. Per qualche tempo il nonno fece l\u2019apprendista nella bottega di un tipo piuttosto bizzarro e originale. Si chiamava Luigi Tettamanzi, ma lui lo soprannomin\u00f2 scherzosamente \u201cTeta-oss\u201d, per via del suo fisico asciutto e segaligno. Aveva delle qualit\u00e0, era pittore di bandiere, stendardi, addobbi per cerimonie patriottiche e religiose, insegne commerciali e scene per teatro. Pare che un giorno in cui Tettamanzi compiaciuto gli chiese: \u201cSegantini, cosa faresti se un domani diventassi un grande artista come me?\u201d, il nonno irriverente e ironico gli rispose: \u201cMi butterei dalla finestra!\u201d. \u00a0La frequentazione della bottega di questo singolare personaggio permette tuttavia al giovane Segantini di sviluppare la sua innata propensione all\u2019arte figurativa e di iniziare a raffinare quelle capacit\u00e0 tecniche che gi\u00e0 in passato aveva manifestato, sia quando era internato al riformatorio Marchiondi, sia all\u2019epoca in cui, monello di strada, si divertiva a ritrarre i suoi compagni di avventura. Il nonno ebbe molto presto il primo approccio con l\u2019arte.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.74790%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/museibassano_68fbca1c2c2fd-1024x683-1.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000024795\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000024795\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/museibassano_68fbca1c2c2fd-1024x683-1.jpg?fit=1024%2C683&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,683\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;9&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Photographers:Giorgio Detogni 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Vi si dedic\u00f2 parecchie ore e, anni pi\u00f9 tardi, scrisse di questo episodio: \u201cNon so se il lavoro sia riuscito artistico o no, ma ricordo d\u2019aver visto per un istante la madre cos\u00ec felice che pareami dimenticasse il dolore\u201d\u00a0 . Risale forse ad allora l\u2019intuizione, che si radic\u00f2 in seguito come convinzione, secondo la quale l\u2019artista deve s\u00ec esprimere dei sentimenti, ma anche e soprattutto deve far provare dei sentimenti, toccare gli osservatori. Il periodo vissuto a Milano a partire dal 1875 \u00e8 decisivo per la formazione e la maturazione di Segantini uomo e artista. Frequenta l\u2019Accademia di Brera, seguendo dapprima le lezioni serali e poi i corsi regolari, e stringe amicizia con i fratelli Bertoni nella cui drogheria si danno quotidianamente appuntamento intellettuali e artisti. A contatto con questo ambiente culturalmente favorevole si applica e studia con accanimento, sforzo quasi eroico per un analfabeta. Il nonno non era mai andato a scuola, non aveva mai imparato a leggere e a scrivere. Dai fratelli Bertoni, un giorno, trov\u00f2 un libro la cui bellissima copertina di pelle blu attir\u00f2 la sua attenzione. Si trattava di un\u2019edizione delle \u201cVite parallele\u201d di Plutarco. Si fece leggere alcune pagine e ne rest\u00f2 talmente affascinato che volle a tutti i costi imparare a leggere, per poter continuare da solo, senza dover ricorrere ad altri. Fu in quel periodo che inizi\u00f2 a raccogliere libri di letteratura classica e moderna, di arte, di storia, di filosofia e di religione: il primo nucleo di una straordinaria biblioteca che pi\u00f9 tardi avrebbe allestito nell\u2019atelier di Maloja, ricca di vere e proprie rarit\u00e0, prime edizioni, incunaboli e testi manoscritti. Minor convinzione Segantini mostra invece nei confronti degli studi accademici, poco incline a condividere la disciplina e i rigidi dettami di una scuola che reputa pi\u00f9 adatta a produrre arte mercenaria che a scoprire e stimolare estro e genio. Ciononostante frequenta con regolarit\u00e0 e profitto i corsi annuali, che fino al 1878 conclude se brillantemente, meritando medaglie e menzioni speciali. Non completa tuttavia il curriculum della scuola di pittura, forse a causa dei problemi economici che continuano ad assillarlo e a cui cerca di far fronte impartendo lezioni di disegno e arrivando persino a impegnare le medaglie vinte all\u2019Accademia. Una prima svolta nella vicenda, non solo artistica, di Segantini si verifica nel \u201979, quando viene esposto a Brera Il coro di S. Antonio, esercitazione finale del corso di prospettiva. L\u2019inatteso successo dell\u2019opera, che si segnala all\u2019attenzione dei critici pi\u00f9 autorevoli del tempo, consente al pittore di entrare in contatto con i galleristi Vittore e Alberto Grubicy de Dragon, che stanno organizzando a Milano un mercato dell\u2019arte italiana sull\u2019esempio di quelli di Londra, Parigi e Amsterdam. Certo del talento del giovane allievo dell\u2019accademia, Vittore inizia ad acquistare per le sue esposizioni i quadri di Segantini; pi\u00f9 tardi, nel 1883, stipuler\u00e0 con lui un contratto di procura che gli assicura tutta la produzione segantiniana, di cui pu\u00f2 disporre liberamente, in cambio di un vitalizio. Si risolvono cos\u00ec, almeno in parte, i problemi finanziari di Segantini, che in questo periodo si dedica principalmente a dipingere su commissione fiori, nature morte e ritratti. Nel 1879 conosce Luigia Bugatti, detta Bice, sorella dell\u2019amico ebanista Carlo, futuro disegnatore di mobili di grido e padre di Ettore, il famoso produttore di auto da corsa. Modella per il quadro La falconiera, Bice diventer\u00e0 la compagna fedele di tutta la sua vita. I due non si sposeranno mai e dalla loro unione, sempre nutrita da un sentimento vivo e profondo, nasceranno Gottardo (1882), Alberto (1883), Mario (1885) e Bianca (1886). Il nonno era apolide e questo \u00e8 uno dei motivi per cui non si spos\u00f2 regolarmente. Nacque come cittadino austriaco, perch\u00e9 Arco faceva parte dell\u2019impero asburgico. A Milano, da poco entrata nel Regno d\u2019Italia, rinunci\u00f2 alla nazionalit\u00e0 austriaca, senza per\u00f2 richiedere l\u2019iscrizione ai registri del comune. Quando conobbe Bice avrebbe potuto farsi Italiano. Ma Bice non volle, perch\u00e9 altrimenti il nonno avrebbe dovuto andare all\u2019arma: \u201cLe sue mani \u2013 diceva erano mani d\u2019artista, non erano mani fatte per toccare le armi\u201d. Dall\u2019ottobre del 1881 alla primavera del 1886 Giovanni e Bice vivono in Brianza cambiando casa pi\u00f9 volte, da Pusiano a Carella, da Corneno a Caglio. Come scriver\u00e0 anni dopo, nella solitudine, nella pace e nella dolcezza di questo ritiro fra i colli e i laghi, \u201criproduceva i sentimenti che provava, specialmente nelle ore della sera, dopo il tramonto, quando il suo animo si disponeva a soavi melanconie\u201d\u00a0 . Tuttavia Milano continua a rappresentare per Segantini un punto di riferimento imprescindibile, sia per i legami commerciali con i fratelli Grubicy, sia per la partecipazione al dibattito culturale che ha per principale interlocutore Vittore, ma anche altri intellettuali e artisti. Il mecenate svolge un ruolo di primissimo piano nel processo di maturazione artistica di Segantini: lo informa sul realismo francese e olandese, gli fornisce libri e riproduzioni di dipinti e ne favorisce l\u2019apprezzamento per Millet, che lascer\u00e0 una traccia sensibile nella sua opera. E grazie a Grubicy, che espone i suoi quadri nelle principali citt\u00e0 europee, Segantini ha l\u2019occasione di farsi conoscere e imporsi alla platea internazionale. Le opere di questo periodo, che paiono intonarsi a un verismo in cui la schiettezza popolana viene tradotta con grande evidenza dalla resa formale e dalla altissima tecnica pittorica, assumono in realt\u00e0 una dimensione simbolica che sopravvanza il modello realistico e la pittura di genere. \u00c8 il caso di Ave Maria a trasbordo e di A messa prima. Dipinta a Pusiano su suggerimento dell\u2019amico pittore Emilio Longoni, Ave Maria a trasbordo sembra rappresentare la celebrazione di un rito universale che coinvolge uomini, animali e natura nella gestualit\u00e0 quasi pregante del contadino che voga e nella silenziosa devozione con cui la madre abbraccia il bimbo. Pi\u00f9 di ogni altro quadro famoso di Segantini contiene elementi e immagini fortemente evocativi della religiosit\u00e0 dell\u2019artista, sintesi della filosofia panteista con la tradizione cattolica, fede in un Dio che \u00e8 nell\u2019intimo di ciascun uomo come in tutte le manifestazioni della natura e del cosmo. Il nonno era profondamente religioso, anche se visse il suo rapporto con Dio in maniera molto personale. Con la mamma aveva frequentato la chiesa, perch\u00e9 quando si \u00e8 poveri, malati e sofferenti si va spesso in chiesa a pregare. E l\u2019atmosfera delle chiese, calda e misteriosa, suscit\u00f2 nel bambino un\u2019impressione intensa e durevole. In un angolo della casa si era costruito un altarino con le immaginette dei santi. Un giorno il parroco del paese fece visita alla famiglia e regal\u00f2 al piccolo un quadro del matrimonio di Maria, dove le figure dei sacerdoti erano rappresentate con gli abiti e i paramenti tipici della tradizione ebraica. Il nonno rimase cos\u00ec deluso e confuso nel vedere i preti in una foggia diversa da quella a cui era abituato e in cui credeva che subito distrusse l\u2019altare e da allora guard\u00f2 sempre con diffidenza e scetticismo alle istituzioni religiose. Penso che Giovanni Segantini sia stato un precursore dell\u2019arte contemporanea tant\u2019\u00e8 vero che sul finire del XIX secolo, con il colossale trittico dal titolo La vita, La natura e La morte, Giovanni Segantini realizz\u00f2 una delle ultime e pi\u00f9 significative opere programmatiche della propria epoca. Ideato come ciclo monumentale da esporre all\u2019Esposizione Internazionale di Parigi del 1900, il maestro lo aveva inteso come rappresentazione dell\u2019esistenza umana in perfetta armonia con la natura. Le semplici figure agresti e gli animali in esso raffigurati, infatti, si muovono entro il perenne ciclo delle stagioni. Inoltre, con l\u2019imponente panorama del paesaggio alpino dell\u2019Engadina, l\u2019artista cre\u00f2 una visione panteistica di straordinario impatto figurativo, una vincente controproposta pittorica alla dura e opprimente realt\u00e0 dell\u2019industrializzazione metropolitana. La fama internazionale di Segantini, cos\u00ec come la sua valenza nella storia dell\u2019arte, sono legate all\u2019originale convivenza, nelle sue opere, di una natura osservata in modo acritico e un intrinseco valore profondamente simbolico. L\u2019artista riusc\u00ec a far confluire il paesaggio alpino, colto in tutte le sue sfumature e senza eccessivo illusionismo, in immagini allegoriche di straordinaria luminosit\u00e0. Se da un lato Segantini, con le sue immagini delle Alpi, pu\u00f2 essere inteso come uno dei principali esponenti del simbolismo europeo, dall\u2019altro il divisionismo italiano, che da lui fu notevolmente influenzato, pu\u00f2 considerarlo un innovatore dell\u2019arte pittorica. \u00c8 proprio nella pittura dei divisionisti che possiamo riscontrare il segreto della luminosit\u00e0 dei dipinti di Segantini. La tecnica divisionista caratterizzata da fini pennellate, ravvicinate tra di loro, di puro colore rappresenta il suo determinante contributo alle correnti avanguardiste poco prima dell\u2019avvento del nuovo secolo. Innovativa e rivoluzionaria, influenz\u00f2 enormemente le successive generazioni di artisti, tant\u2019\u00e8 che gli stessi futuristi italiani, gli iconoclasti contemporanei, fecero di Segantini il loro modello ispiratore. Il percorso espositivo si apre con la prima sezione che sar\u00e0 dedicata alla fase milanese, segnata dall\u2019incontro con il gallerista e sodale Vittore Grubicy De Dragon, nonch\u00e9 dal diretto confronto con l\u2019eredit\u00e0 della Scapigliatura e del Naturalismo lombardo. Se in questo vivace contesto si fece evidente l\u2019innata propensione del pittore allo studio delle potenzialit\u00e0 espressive di luce e colore, si registra invece con il trasferimento in Brianza, verso la fine del 1880, un rinnovamento della concezione dell\u2019uso del colore in direzione di un crescente interesse per la Natura quale elemento di comunione tra uomo, paesaggio e animali. Nella seconda sezione, che rappresenta una delle novit\u00e0 pi\u00f9 importanti della mostra, verranno messi in luce anche i contatti con l\u2019arte di Jean-Fran\u00e7ois Millet, con la produzione grafica di Vincent van Gogh e con le opere degli artisti della Scuola dell\u2019Aja, per la prima volta posti a diretto confronto con la sua pittura. Il percorso proseguir\u00e0 con una terza sezione dedicata alla fase svizzera, avviatasi a Savognin nel 1886, durante la quale Segantini realizz\u00f2 le grandi e celebri composizioni dedicate alla vita montana, arricchite dallo studio sugli effetti di luce e colore attraverso la definizione di una personale tecnica pittorica che lo fece emergere quale uno dei protagonisti del Divisionismo italiano. La mostra si chiuder\u00e0 infine sull\u2019ultimo decennio della produzione segantiniana, caratterizzata dal trasferimento a Maloja e dall\u2019apertura alla poetica Simbolista, raggiunto attraverso la peculiare formula del \u201csimbolismo naturalistico\u201d, una personale interpretazione del rapporto universale tra Uomo e Natura. La mostra \u00e8 stata preceduta da rilevantissime indagini non invasive sulle opere e sui materiali impiegati da Segantini. Queste ricerche hanno portato a sorprendenti scoperte, in particolare riguardo Ave Maria a trasbordo, opera simbolica del Segantini Museum di St. Moritz e dell\u2019intera produzione segantiniana, eccezionalmente concessa in prestito al Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 8 dicembre 2025. Nel capolavoro \u00e8 emersa la complessa stratificazione del dipinto che nasconde, sotto l\u2019attuale composizione, un precedente stadio che ricalca la prima versione realizzata del 1882, andata perduta ma nota attraverso fotografie. Similmente, grazie alle analisi condotte con IRIS, l\u2019innovativo strumento di indagini diagnostiche a disposizione dall\u2019Universit\u00e0 della Bicocca di Milano, \u00e8 stato possibile individuare sotto Ritorno dal bosco, capolavoro scelto come immagine guida della mostra, un dipinto ritenuto perduto dal 1890. Queste opere si offrono dunque non solo come capolavori compiuti ma anche come terreno di ricerca scientifica all\u2019avanguardia. Alcuni contenuti multimediali racconteranno queste e altre scoperte, guidando i visitatori attraverso un viaggio inedito dentro i capolavori di Segantini. La mostra sar\u00e0 accompagnata da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore, che aggiorner\u00e0 gli studi presentando le scoperte e le riscoperte avvenute nel corso dell\u2019ultimo decennio, e in particolare durante la preparazione della mostra.<\/p>\n\n\n\n<p>Musei Civici di Bassano del Grappa<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni Segantini<\/p>\n\n\n\n<p>dal 25 Ottobre 2025 al 22 Febbraio 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Foto dell\u2019 Allestimento Giovanni Segantini courtesy Musei Civici di Bassano del Grappa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 22 Febbraio 2026 si potr\u00e0 ammirare ai Musei Civici di Bassano del Grappa la mostra dedicata a Giovanni Segantini a cura di Niccol\u00f2 D\u2019Agati. L\u2019esposizione promossa e organizzata dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, la mostra \u00e8 stata realizzata con il contributo di Regione del Veneto nell\u2019ambito [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000024791,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000024790","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/museibassano_68fbca1a949f6-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000024790","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000024790"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000024790\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000024796,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000024790\/revisions\/1000024796"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000024791"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000024790"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000024790"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000024790"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}