{"id":1000024761,"date":"2025-11-04T07:55:11","date_gmt":"2025-11-04T10:55:11","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024761"},"modified":"2025-11-04T07:55:13","modified_gmt":"2025-11-04T10:55:13","slug":"la-lezione-della-sierra-leone-la-guerra-come-male-assoluto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024761","title":{"rendered":"La lezione della Sierra Leone: la guerra come male assoluto"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abGli studenti si siedono proprio qui\u00bb, dice indicando la sala all&#8217;ingresso Benjamin Tengbeh, la guida che ci accompagna al Museo della pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo a Freetown, in Sierra Leone: un Paese con un&#8217;et\u00e0 media di 21 anni, dove la maggior parte della popolazione \u00e8 troppo giovane per aver visto il conflitto civile combattuto tra il 1991 e il 2002. \u00abSulle cause e le responsabilit\u00e0 ognuno vede le cose a modo suo, ma di una cosa siamo tutti certi\u00bb riprende Tengbeh: \u00abLa guerra deve essere messa al bando, per sempre\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Museo si trova nel quartiere di Aberdeen, di fronte all&#8217;Atlantico. \u00c8 stato creato nel 2013, poco prima che si concludessero i lavori del Tribunale speciale per la Sierra Leone, la corte istituita dal governo locale con il supporto delle Nazioni Unite per giudicare i crimini commessi durante il conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una parte, c&#8217;erano i ribelli del Revolutionary United Front (Ruf), che volevano rovesciare l&#8217;esecutivo di Freetown partendo dalle regioni al confine con la Liberia; dall&#8217;altra parte, i soldati fedeli all&#8217;Armed Forces Revolutionary Council (Afrc) e i paramilitari delle Civilian Defence Forces (Cdf). Alle pareti ci sono foto dei carnefici, dita sul grilletto, cartuccere e kalashnikov. Nelle teche di vetro sono conservati invece giubbotti di stoffa con amuleti cuciti nei risvolti: \u00abI ragazzini con il fucile\u00bb, spiega Tengbeh, \u00abcredevano che li proteggessero dai proiettili\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I morti furono almeno 120mila. Charles Taylor, ex presidente della Liberia che sosteneva i ribelli del Ruf, \u00e8 stato condannato dalla Corte speciale a 50 anni di carcere. Undici i capi d&#8217;accusa per i quali \u00e8 stato riconosciuto colpevole nel 2013: dal terrorismo all&#8217;omicidio, dalla riduzione in schiavit\u00f9 sessuale all&#8217;arruolamento di bambini-soldato. Indicativi i nomi dati dai ribelli alle loro offensive: furono chiamate anche \u00abNo Living Thing\u00bb, in italiano \u00abNessuna cosa vivente\u00bb, come a dire non ci sar\u00e0 piet\u00e0, o \u00abPay Yourself\u00bb, \u00abPagati da solo\u00bb, un invito al saccheggio, ovunque fosse possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono state emesse condanne anche a carico di comandanti dell&#8217;esercito e di paramilitari. Appesi alle pareti ci sono poi ritratti dei segretari generali delle Nazioni Unite che sostennero i lavori della Corte, a cominciare dal ghanese Kofi Annan. E proprio qualche giorno fa, di fronte all&#8217;Assemblea generale dell&#8217;Onu, il presidente della Sierra Leone, Julius Maada Bio, ha ammonito contro tutte le guerre. \u00abCessate il fuoco ora a Gaza, cessate il fuoco ora in Sudan, cessate il fuoco ora in Ucraina\u00bb le sue parole, anche un atto di accusa nei confronti dei governi e delle potenze che ai bombardamenti non dicono basta. Un veto al Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu, secondo Maada Bio, \u00abnon dovrebbe mai essere un verdetto contro l&#8217;umanit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Al Museo intanto continua il lavoro di digitalizzazione dei documenti d&#8217;archivio, in particolare di quelli della Commissione verit\u00e0 e riconciliazione. Si tratta di un organismo istituito dopo la fine del conflitto, che lavor\u00f2 tra il 2002 e il 2004, impegnandosi anche nella raccolta e nella traduzione delle testimonianze rese in krio, mende, temne, fula e nelle tante altre lingue parlate in Sierra Leone. Il compito \u00e8 custodire la memoria storica, \u00abin modo imparziale\u00bb, facendosi carico dei \u00abbisogni delle vittime\u00bb e riconoscendo loro, di nuovo, \u00abdignit\u00e0 umana\u00bb. Una lezione, al Museo della pace, per gli alunni delle scuole.<\/p>\n\n\n\n<p>Vincenzo Giardina<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGli studenti si siedono proprio qui\u00bb, dice indicando la sala all&#8217;ingresso Benjamin Tengbeh, la guida che ci accompagna al Museo della pace. 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