{"id":1000024712,"date":"2025-11-03T07:31:43","date_gmt":"2025-11-03T10:31:43","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024712"},"modified":"2025-11-03T07:31:45","modified_gmt":"2025-11-03T10:31:45","slug":"i-guilty-pleasures-di-pasolini-le-insolite-passioni-di-un-intellettuale-fuori-dagli-schemi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024712","title":{"rendered":"I guilty pleasures di Pasolini: le (insolite) passioni di un intellettuale fuori dagli schemi"},"content":{"rendered":"\n<p>10 romanzi e 18 raccolte di poesie, 8 documentari e 13 film girati, 7 canzoni scritte e circa 200 disegni prodotti e conservati, 33 processi subiti nel corso di una carriera lunga pi\u00f9 di tre decenni e 13 premi cinematografici vinti. Se bastasse questo a inquadrare Pier Paolo Pasolini (PPP), se fosse sufficiente qualche numero per raccontare quest&#8217;artista a cinquant&#8217;anni dalla sua uccisione all&#8217;idroscalo di Ostia, potremmo fermarci qui. Ma c&#8217;\u00e8 molto altro da scoprire su quest&#8217;intellettuale fuori dagli schemi: ecco tutto quello che (forse) non sapevi su Pasolini. Per Pasolini il calcio non era solo intrattenimento. Al contrario, racchiudeva anche i miti, le peculiarit\u00e0 e le contraddizioni dell&#8217;Italia popolare. Il giornalista Enzo Biagi, durante un&#8217;intervista, una volta gli chiese: \u00abSenza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?\u00bb La risposta: \u00abUn bravo calciatore. Dopo la letteratura e l&#8217;eros, per me il football \u00e8 uno dei grandi piaceri\u00bb. Secondo lo scrittore il gioco del pallone rappresentava \u00abl&#8217;ultima rappresentazione sacra del nostro tempo\u00bb, un tempo del tutto stravolto, a suo giudizio, dall&#8217;evoluzione dello sviluppo capitalistico. Lo scrittore giocava davvero, persino nelle pause dei set o pi\u00f9 spesso durante partite amichevoli organizzate con amici, schierandosi sempre come ala, il che gli permetteva di sfruttare le sue doti atletiche. Pasolini tifava il Bologna, la squadra della citt\u00e0 dove aveva studiato da giovane, ma seguiva anche un altro club, la Roma. Nel 1971 Pasolini scese in campo anche nell&#8217;ambito della prima partita a scopo benefico organizzata dalla Nazionale Calcio Attori, come capitano. Con lui parteciparono anche Livio Lozzi, Ninetto Davoli, Ugo Tognazzi, Enrico Montesano o Little Tony. Per Pasolini il ciclismo era una delle pi\u00f9 alte metafore dell&#8217;esistenza. E anche una pratica da sperimentare. A 18 anni, nell&#8217;estate del 1940, l&#8217;estate della dichiarazione di guerra di Mussolini, comp\u00ec un giro di pi\u00f9 di 400 chilometri. Partendo da Bologna raggiunse Venezia e poi, da solo, arriv\u00f2 a San Vito di Cadore, in Veneto, e a Casarsa della Delizia, in Friuli-Venezia Giulia. Durante il tragitto descrisse in una lettera, al compagno di scuola Franco Farolfi, ci\u00f2 che lo aveva impressionato di pi\u00f9: \u00abL&#8217;alba, le Dolomiti, il freddo, gli uomini coi visi gialli, le case e i sagrati estranei, l&#8217;accento estraneo, le cime e le valli nebbiose irraggiate dall&#8217;aurora\u00bb. Pasolini era appassionato di ciclismo. Nelle gare osservava con attenzione il silenzio del pubblico lungo le strade, l&#8217;attesa palpitante al passaggio dei corridori, la fatica degli atleti espressa con gesti minuti, ripetuti, quasi liturgici. Nella sfida agonistica tra Fausto Coppi e Gino Bartali vide i segni diversi dell&#8217;Italia del dopoguerra. E negli anni divenne un esperto, riuscendo a discutere in modo disinvolto anche con i cronisti sportivi. Nel 1969 partecip\u00f2 in TV a Processo alla tappa, commentando il Giro d&#8217;Italia e dialogando con il Vittorio Adorni, ciclista su strada e, allora, campione del mondo in carica. Oggi tra Roma ed Ostia, sulla sponda sinistra del fiume Tevere, c&#8217;\u00e8 anche un sentiero ciclabile che ricorda lo scrittore, il sentiero Pasolini. Simbolo del suo percorso e, insieme, della sua fine. Per Pasolini la lingua era un corpo vivo, pi\u00f9 che un sistema di regole rigido e cristallizzato. I dialetti lo attiravano perch\u00e9, secondo lui, custodivano un \u00abaltrove\u00bb sottratto alle logiche del contemporaneit\u00e0. Non per caso Pasolini esord\u00ec sulla scena letteraria scrivendo poesie in friulano \u2013 la lingua materna \u2013 convinto cos\u00ec di potere esprimere un frammento di realt\u00e0 con il massimo di autenticit\u00e0 possibile. Nei ritmi e nelle inflessioni degli idiomi dialettali vedeva la sopravvivenza di un&#8217;Italia arcaica che, se andava incontro al futuro, correva anche dritta verso l&#8217;omologazione linguistica della modernit\u00e0 consumistica. Quando approd\u00f2 a Roma nel 1950, in particolare, lo scrittore rest\u00f2 colpito dal romanesco delle borgate, lingua aspra e vitalissima, che mise al centro di romanzi come Ragazzi di vita (9559 o film come Accattone (1961) e Mamma Roma (1962). Dietro tutto ci\u00f2 non c&#8217;era una vaga nostalgia per il passato, ma una visione. I dialetti erano per lui una forma di opposizione culturale al linguaggio artificiale veicolato dai mezzi di comunicazione di massa, specie dalla televisione. L&#8217;amore per i dialetti era un atto di resistenza contro il livellamento dei desideri. Nei contadini del nord Italia o nei ragazzi delle borgate centro-meridionali Pasolini trovava il suono di un&#8217;umanit\u00e0 che non si vergognava di essere se stessa. In uno dei suoi ultimi incontri pubblici, tenuto nell&#8217;ottobre del 1975 a Lecce, e pi\u00f9 tardi intitolato il Volgar Eloquio, Pasolini torn\u00f2 proprio a sottolineare la dignit\u00e0 del linguaggio dialettale. \u00abBisogna trovare \u2013 afferm\u00f2 \u2013 un nuovo modo di essere, un nuovo modo di essere tolleranti, illuministi, progressisti, un nuovo modo di essere liberi. \u00c8 un problema centrale della nostra vita\u00bb. Pasolini aveva un orecchio allenato: spaziava volentieri dalla musica classica di Mozart e Bach fino ai Beatles e ai Rolling Stones. Non si limitava ad ascoltare: studiava i testi, le armonie, le implicazioni morali dei brani e i fattori del loro successo (o del loro insuccesso). La musica gli sembrava uno strumento per capire la societ\u00e0 e coglierne le sfumature. In Italia apprezzava l&#8217;Equipe 84, elettrizzante gruppo beat fondato a Modena negli anni Sessanta. Rimase estremamente scettico, invece, nei confronti della produzione commerciale di massa, spesso liquidata da Pasolini come espressione di una cultura che, con il pretesto della leggerezza, sdoganava la superficialit\u00e0 nella sfera pubblica. La musica, anche quella popolare, o pop, fu per lui un modello e un contromodello. Un riferimento critico da conoscere, e magari decostruire, che poi poteva arricchire strutture letterarie o dispositivi cinematografici. Nei suoi film la musica poteva essere un elemento narrativo. Per esempio, all&#8217;inizio del Vangelo secondo Matteo (1964) le note di Johann Sebastian Bach convivono con canti liturgici come il Missa Luba, una messa congolese di antica tradizione. Pasolini stesso, del resto, si mise alla prova con la musica, scrivendo canzoni anche per la cantante Laura Betti, come Macr\u00ec Teresa detta Pazzia, Il valzer della toppa, Cocco di mamma e Cristo al Mandrione; il tutto su musiche collaborando con compositori come Piero Umiliani, Franco Nebbia e Piero Piccioni. Per Domenico Modugno, invece, Pasolini scrisse Che cosa sono le nuvole, accompagnata dalle note di un mandolino. Le passioni cos\u00ec diverse di Pasolini erano parte del suo approccio verso la realt\u00e0: voleva immergersi nella vita e scrutare da vicino le pieghe pi\u00f9 recondite della quotidianit\u00e0. Resistette cos\u00ec alla tentazione di fare dell&#8217;arte un oggetto piatto, vivendo a pieno le sue passioni. Come spiega Alessandro Cinquegrani, professore di Letteratura italiana contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 Ca&#8217; Foscari Venezia: \u00abGli interessi di Pasolini erano svariati e totalizzanti, la sua curiosit\u00e0 andava ovunque, dallo sport alle \u00abcanzonette\u00bb, come lui stesso le definiva, da un manifesto pubblicitario a un quadro. Non credo che tutto questo influisse direttamente nel processo creativo delle sue opere, credo per\u00f2 che scaturisse dallo stesso nucleo che portava alle sue opere. Pasolini aveva una visione della realt\u00e0 molto rigorosa, direi persino rigida, che discendeva dalla sua interpretazione dell&#8217;ideologia marxista, che fungeva da chiave di lettura per la societ\u00e0 e da nucleo generativo del suo lavoro\u00bb. A cinquant&#8217;anni dalla sua uccisione, avvenuta nella notte tra il 1\u00b0 e il 2 novembre 1975, Pasolini resta un riferimento nel panorama culturale italiano ed europeo. Uno scrittore complesso e spigoloso, capace di allargare i suoi orizzonti senza tradire le sue pi\u00f9 intime convinzioni. Un intellettuale che, pur confrontandosi con tutti, sapeva scontentare i suoi interlocutori e difendere le sue posizioni. Un uomo vissuto di speranze che impar\u00f2 a sopportare il peso della disperazione, soprattutto negli ultimi anni di vita. \u00abPasolini\u00bb \u2013 continua Cinquegrani \u2013 \u00abera un uomo di grande intelligenza e l&#8217;intelligenza porta sempre con s\u00e9 uno spirito tagliente e ironico. Tuttavia io penso che la sua immagine austera rispecchi quello che lui voleva essere: per lui era diventata quasi una missione quella di denunciare la decadenza sociale, con una condanna certa di restare inascoltato. Gi\u00e0 quando ricorse a Tot\u00f2 in Uccellacci e uccellini, film del 1966, la naturale comicit\u00e0 dell&#8217;attore ripiegava in un destino di morte per il corvo, alter ego dell&#8217;autore stesso. Sembra che Pasolini presentisse quello che poco dopo la sua morte sarebbe stato evidente a tutti: la nascita della televisione privata, programmi come Drive in, avrebbero portato ovunque un clima di festa, di euforia dirompente, e il riso sarebbe scaturito da l\u00ec ed entrato in tutte le case, mentre quella che per lui era la deriva borghese e neocapitalistica avrebbe condotto alla rovina. Un uomo sul Titanic non pu\u00f2 partecipare alla festa se conosce la fine della storia\u00bb. Anche per questo sovraccarico di emozioni e di tensioni l&#8217;eredit\u00e0 di Pasolini non \u00e8 affatto facile da maneggiare. Di certo, di quel che PPP ha lasciato, resta comunque l&#8217;essenziale: un certo modo di stare al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Simone Cosimelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>10 romanzi e 18 raccolte di poesie, 8 documentari e 13 film girati, 7 canzoni scritte e circa 200 disegni prodotti e conservati, 33 processi subiti nel corso di una carriera lunga pi\u00f9 di tre decenni e 13 premi cinematografici vinti. 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