{"id":1000024639,"date":"2025-11-01T09:31:30","date_gmt":"2025-11-01T12:31:30","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024639"},"modified":"2025-11-01T09:31:32","modified_gmt":"2025-11-01T12:31:32","slug":"a-firenze-una-mostra-dedicata-a-paolo-gubinelli-segni-e-sogni-in-silenzio-verso-linfinito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024639","title":{"rendered":"A Firenze una mostra dedicata a Paolo Gubinelli:\u00a0 Segni e Sogni, in Silenzio verso l\u2019Infinito"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 31 Ottobre 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Rossa della Villa Mediceo Lorenese di Poggio Imperiale Firenze la mostra dedicata a Paolo Gubinelli \u2013 \u2018Segni e sogni, in silenzio verso l\u2019infinito\u2019 a cura di Alessandra Corti e Paolo Gubinelli. L\u2019esposizione &nbsp;propone una selezione significativa di lavori su carta, vetro, ceramica e libri d\u2019artista, in un dialogo profondo tra pittura e parola. Attraverso incisioni, piegature, cromie e trasparenze, Gubinelli trasforma la materia in un linguaggio lirico e interiore, in cui il silenzio del gesto diventa spazio di luce e riflessione. Come scrive Giorgio Fiorenza, le opere di Gubinelli \u201cti graffiano l\u2019anima, ti fanno sognare e ti accompagnano verso un infinito\u201d, rivelando un\u2019energia che nasce dall\u2019ingegno e si trasforma in emozione visiva e interiore. Per Cristina Acidini, \u201cil suo stupore \u00e8 quello di chi sa riconoscere la bellezza e farla sua: la bellezza dei segni, dei colori, della carta che vibra nella luce\u201d. Le opere esposte restituiscono cos\u00ec \u201cuna leggerezza eterea, verso chiarori pi\u00f9 diafani\u201d, offrendo una visione poetica e contemporanea. Secondo Gaspare Polizzi, l\u2019arte di Gubinelli \u00e8 \u201cun inesausto lavorio della piega\u201d, capace di unire \u201cgraffi, rilievi, trasparenze, acquerelli e ceramiche\u201d in una tensione costante tra forma e significato. L\u2019artista \u00e8 definito \u201cun artigiano delle pieghe\u201d, interprete raffinato di quella continuit\u00e0 tra pittura e poesia che incarna l\u2019antico principio dell\u2019ut pictura po\u00ebsis. In una mia analisi sull\u2019opera di Paolo Gubinelli : Come dice Gianni Vattimo: \u201cSe le utopie della tradizione culturale occidentale devono il loro modello di ordine ideale, finale, unitario al fondamento oggettivo della metafisica, non hanno forse subito, come la metafisica, una dissoluzione nel senso heideggeriano della&nbsp;Verwindung&nbsp;? Nella misura in cui la nozione stessa di unit\u00e0, come quella di fondamento metafisico ultimo, rivela ormai la sua violenza e volont\u00e0 di dominio e poich\u00e9 a noi interessa invece pensare l&#8217;utopia come un &#8216;progetto di emancipazione&#8217;, l&#8217;autore propone di sostituire l&#8217;unit\u00e0 fino ad allora rappresentata caratteristico dell&#8217;utopia con una molteplicit\u00e0 che viene difesa come valore e non come fase di &#8216;confusione&#8217; da superare\u201d. Io penso che la differenza tra utopia e distopia \u00e8 il tipo di connessione spazio- temporale con la realt\u00e0 che le societ\u00e0 utopiche e distopiche adottano. L\u2019utopia non mantiene legami con la storia reale. Il luogo della realizzazione utopica \u00e8 lontanissimo, ignorato fino al momento della sua scoperta; gli utopisti infatti utilizzano spesso il racconto di un viaggio avventuroso per terre inesplorate, affinch\u00e9 il lungo percorso che \u00e8 stato necessario affrontare per arrivarci permetta al protagonista di lasciarsi alle spalle tutta l\u2019esperienza sociale e culturale del proprio mondo. Una netta frattura geografica e storica \u00e8 infatti necessaria per il protagonista affinch\u00e9 possa comprendere appieno la societ\u00e0, i costumi e le istituzioni che si sono creati in tale isolamento, radicalmente diversi da quelli contemporanei a lui noti. L\u2019utopia perci\u00f2 \u00e8 realmente un \u201cnon-luogo\u201d, in quanto non si colloca nella realt\u00e0 spazio-temporale. L\u2019utopista vuole inoltre proporre un ideale da raggiungere alla societ\u00e0 moderna, in modo che le persone si sentano in dovere di imprimere uno svolgimento diverso alla storia, proponendo processi alternativi per rispondere ad una situazione storica avvertita come dolorosa. Al contrario la distopia si pone in continuit\u00e0 con il processo storico. Essa accoglie la realt\u00e0 quale \u00e8, creando un possibile futuro mondo distorto, partendo da tendenze negative gi\u00e0 esistenti e operanti nel presente, ampliandole e ingigantendole. Lo scrittore di distopie presenta perci\u00f2 la societ\u00e0 ideale come l\u2019evoluzione di condizioni contemporanee negative, cercando di mettere in evidenza i pericoli a cui si andr\u00e0 incontro se si continuer\u00e0 la via attualmente intrapresa, che porterebbe alla realizzazione concreta del \u201cluogo-cattivo\u201d. Esistono vari termini per indicare ci\u00f2 che \u00e8 definito come un \u201cnon-luogo sede di una realt\u00e0 indesiderabile\u201d. Due sono utilizzati universalmente: il termine Antiutopia e il termine Distopia. Ma la differenza etimologica che fa del termine Distopia quello pi\u00f9 adatto \u00e8 il fatto che mentre Antiutopia indica uno stretto \u00abrapporto di opposizione e di dipendenza rispetto all\u2019utopia\u00bb , l\u2019altro ha un significato pi\u00f9 ampio e complesso. Il termine Distopia \u00e8 di derivazione greca. Essendo il termine opposto a eutopia, cos\u00ec \u00e8 chiamata l\u2019utopia da Tommaso Moro il prefisso greco dys- si oppone al prefisso positivo eu- che significa non-luogo, quindi mentre l\u2019Utopia rappresenta il luogo dove tutto \u00e8 ci\u00f2 che dovrebbe essere, quindi un terreno fertile dal punto vista sociale e culturale, la Distopia \u00e8 un luogo che rappresenta completamente il contrario. La stessa meticolosit\u00e0 con cui in gran parte dei racconti utopici vengono indicate anche le pi\u00f9 minute disposizioni circa i costumi, le abitudini, fino al modo di vestire, di mangiare, ecc., \u00e8 un indice del fatto che la costruzione utopica non vuole lasciare nulla al caso per garantire la validit\u00e0 del proprio disegno e la perpetuazione dei propri risultati. In una mia analisi su Walter Benjamin il quale ha dedicato pi\u00f9 di dieci anni della sua vita al tentativo di risvegliare un\u2019epoca dal proprio torpore egli riteneva che l\u2019esperienza onirica avesse molto in comune con la fase giovanile di una generazione. Egli, infatti, scriveva che \u201cogni epoca possiede questo lato incline ai sogni, il lato infantile\u201d. Il rapporto tra sogno e veglia, tra apparenza e verit\u00e0, doveva tuttavia essere completamente ripensato. Da un lato ogni immagine onirica, secondo il filosofo tedesco, trattiene in s\u00e9 una verit\u00e0. Il sogno perci\u00f2 non \u00e8 falsit\u00e0: mostra piuttosto un rapporto essenziale con la veglia e la via del risveglio. D\u2019altro canto bisogna svegliarsi per capire non solo di aver sognato, ma anche e soprattutto la verit\u00e0 adombrata dal sogno. La critica di Benjamin svelava piuttosto lo stretto rapporto che legava queste manifestazioni oniriche ai fatti di natura economica e politica. Il presupposto era che la stessa distanza che separava fenomeno e idea determinasse e scandisse il rapporto tra base economica e sovrastruttura, la quale permetteva alla coscienza collettiva di dare liberamente vita ai propri sogni. Quello che il filosofo categoricamente escluse era la sovrastruttura corrispondesse immediatamente alla struttura, poich\u00e9 la prima \u00e8 determinata dall\u2019immagine illusoria, distorta, con cui il materiale empirico e intellettuale giunge a conoscenza. La sovrastruttura corrisponde invece al materiale empirico espresso in una forma trasfigurata, come spiega Benjamin con la metafora delle ripercussioni del mal di stomaco sulla vita onirica. \u00abLe condizioni economiche che determinano l\u2019esistenza della societ\u00e0 giungono a espressione nella sovrastruttura; proprio come, nel caso del dormiente, un imbarazzo di stomaco trova nel contenuto del sogno per quanto possa determinarlo in senso causale non il proprio rispecchiamento, ma la propria espressione. Il collettivo esprime innanzi tutto le proprie condizioni di vita, che trovano nel sogno la loro espressione, e nel risveglio la loro interpretazione\u00bb . Sogno e risveglio, gi\u00e0 oggetto di uno studio giovanile del filosofo, diventano cos\u00ec fondamentali categorie critiche della conoscenza storica. Se l&#8217;arte del primo decennio del secolo scorso ha un orientamento genericamente \u201bmodernistico&#8217; in quanto mira a rispecchiare ed esaltare la nuova concezione del lavoro e del progresso, dal 1910 circa si determinano in vari paesi europei in fase di industrializzazione movimenti detti di \u201bavanguardia&#8217;, che vogliono fare dell&#8217;arte un incentivo alla trasformazione radicale della cultura e del costume sociale l&#8217;arte di avanguardia si propone di anticipare, con la trasformazione delle proprie strutture, la trasformazione della societ\u00e0. Pi\u00f9 precisamente, si propone di adeguare la sensibilit\u00e0 della societ\u00e0 al ritmo del lavoro industriale insegnandole a scorgere il lato estetico o creativo della cosiddetta \u201bcivilt\u00e0 delle macchine&#8217;.&nbsp; Posso affermare che alle correnti di avanguardia in questo momento storico si contrappongono quelle di segno opposto. Si delineano una forte distinzione tra due gruppi di correnti nel primo rientrano, il cubismo e alle avanguardie storiche tra cui il movimento olandese De Stijl <em>,&nbsp;<\/em>tutti i movimenti \u201bcostruttivisti&#8217; fino alle recenti ricerche programmate, cinetiche e visuali ovvero, la pittura metafisica, il dadaismo, il surrealismo e le loro derivazioni. Vi sono inoltre numerose personalit\u00e0 di artisti che, pur muovendosi su posizioni avanzate, non rientrano in alcuna corrente o passano dall&#8217;una all&#8217;altra tipica, in questo senso, la cosiddetta&nbsp;\u00e8cole de Paris che tra il 1910 e il 1940, \u00e8 stata il punto d&#8217;incontro degli artisti \u201bindipendenti&#8217; di tutto il mondo. Le correnti del primo gruppo, che implicano un giudizio sostanzialmente positivo sulla presente condizione del mondo, tendono a ricollegare l&#8217;arte alla societ\u00e0 non pi\u00f9 attraverso il mercato, ma attraverso l&#8217;apparato produttivo dell&#8217;industria, coordinando i procedimenti dell&#8217;ideazione formale con quelli della progettazione industriale. L&#8217;artista ricusa il mito dell&#8217;arte \u201bpura&#8217;, del mestiere \u201bsacro&#8217; o \u201bispirato&#8217;, rinuncia al rango di intellettuale, si trasforma in tecnico-progettista, utilizza la tecnologia industriale per produrre oggetti d&#8217;uso corrente, perfettamente funzionali ed aventi una loro qualit\u00e0 estetica. Questa non \u00e8 pi\u00f9 un valore aggiunto, ma integrato alla funzionalit\u00e0, che viene definita nella sua logica linearit\u00e0 fin dallo stadio del progetto. Non pi\u00f9 palazzi, edifici rappresentativi, statue, quadri, oggetti rari e preziosi, necessariamente riservati ai ceti pi\u00f9 ricchi ma case d&#8217;abitazione, fabbriche, scuole, ospedali, stadi, teatri, oggetti standardizzati e fabbricati in serie, destinati a tutti i ceti sociali. L&#8217;oggetto estetico non \u00e8 pi\u00f9 un oggetto di lusso, ma, per la sua nuda funzionalit\u00e0, l&#8217;oggetto pi\u00f9 economico come tale \u00e8 rappresentativo di una societ\u00e0 che riconosce come primaria ed egemone la funzione economica. L&#8217;insieme delle cose prodotte dall&#8217;industria in serie costituir\u00e0 l&#8217;ambiente materiale dell&#8217;esistenza sociale: questo ambiente sar\u00e0 negativo, alienante, cagione di nevrosi individuali e collettive nella misura in cui sar\u00e0 determinato da una produzione manovrata al fine del profitto, del potere, dello sfruttamento dell&#8217;uomo da parte dell&#8217;uomo; sar\u00e0 invece positivo e liberatorio, non alienante, aperto all&#8217;integrazione dell&#8217;individuo e del gruppo nel contesto, se sar\u00e0 determinato dalla societ\u00e0 stessa. Come disse lo studioso tedesco Lessing il quale porta avanti una teoria che vuole, per la prima volta, attraverso la distinzione fra le arti, rintracciare un sistema estetico e una guida tecnica \u201cbasati sul riconoscimento della \u2018pluralit\u00e0\u2019 dell\u2019esperienza estetica intesa come un processo cui fanno capo fattori eterogenei anche extrartistici o addirittura extralinguistici\u201d. L\u2019esperienza estetica, secondo Lessing, non pu\u00f2 pi\u00f9 limitarsi al mero concetto di bellezza, ma deve anche coinvolgere la conoscenza sensibile e il soggetto nella sua totalit\u00e0, vale a dire la conoscenza intellettuale. Non a caso nelle sue argomentazioni, rende partecipi tutti i sensi, dall\u2019olfatto al gusto, dalla vista al tatto, riuscendo perfino a parlare di \u2018estetica del brutto\u2019, categoria che dopo il <em>Laokoon&nbsp; <\/em>otterr\u00e0 diritto di cittadinanza nell\u2019estetica tedesca con esiti teorici, ma soprattutto artistici, di portata incalcolabile. Ma \u00e8 l\u2019aspetto \u2018semiotico\u2019 quello che pi\u00f9 ci interessa indagare il quale ci riporta immediatamente al sottotitolo del testo, che evidenzia gli aspetti pi\u00f9 innovativi dello studio di Lessing, <em>\u00dcber die Grenzen der Malerei und Poesie<\/em>: sono infatti i limiti, o meglio i \u2018confini\u2019, tra le due arti il vero <em>ductus <\/em>argomentativo dell\u2019indagine lessinghiana. Leggendo Lessing certamente si prende le distanze dall\u2019atteggiamento di coloro che hanno deliberatamente rintracciato negli scritti dei classici greci e latini \u2018dottrine\u2019 valide a supportare i propri fini estetici. Ma noi moderni abbiamo creduto in molti casi di averli di gran lunga superati, trasformando i loro angusti viottoli in strade maestre; per quanto anche le pi\u00f9 brevi e sicure strade maestre si possano ridurre in sentieri che conducono per luoghi incolti. La sfolgorante antitesi del Voltaire greco secondo cui la pittura \u00e8 una poesia muta e la poesia \u00e8 una pittura parlante, non stava certo in un trattato. Era una di quelle idee che venivano in mente spesso a Simonide, la cui verit\u00e0 \u00e8 talmente evidente che crediamo di dover trascurare l\u2019inesattezza e la falsit\u00e0 che l\u2019accompagnano. Nondimeno tutto ci\u00f2 non sfugg\u00ec agli antichi. Lessing diversamente da Winckelmann, non \u00e8 tanto interessato al complesso statuario e ai suoi aspetti archeologici egli piuttosto rivolge la sua attenzione a questioni di teoria della pittura. L\u2019arte di Paolo Gubinelli ha la capacit\u00e0, la forza di suggestionare, in particolare di commuovere, di far insorgere sentimenti elevati. Sebbene per\u00f2 l\u2019origine di questa relazione sia antica, \u00e8 vero che il Novecento, e soprattutto gli ultimi decenni, \u00e8 stato protagonista di un rinnovato interesse ad indagare le dinamiche interartistiche tra le due arti. Posso affermare che la pittura di Paolo Gubinelli oscilla vertiginosamente tra una sottile e raffinata astrazione e un informale materico fatto di energia, segno e gestualit\u00e0. Le opere dell\u2019artista&nbsp; sono una ridda ubriacante di ossimori, di coerenti contraddizioni: sono immobili tempeste, sono lampi fatti di materia spirituale, sono funambolici giochi tra disequilibrato e equilibrio, criptiche rivelazioni di un caos ordinato, superfici tridimensionali fatte di narrazioni contemporanee, ricche, colte e preziose. La forza primigenia e raffinata che promana da queste opere e che affascina il fruitore in maniera al tempo stesso sottile e prorompente deriva proprio dall\u2019innata capacit\u00e0 dell\u2019artista di conciliare gli opposti. Di fondere nel crogiolo incandescente della sua sapienza alchemica elementi opposti per dar vita ad opere d\u2019arte di sostanziale, corposa coerenza artistica ed eterea, originaria originalit\u00e0. Non \u00e8 poi casuale se molte opere di Paolo Gubinelli si rifanno ad una visione poetica dell\u2019arte dove linguaggio della poesia-verbale ci appare evidente che ogni qual volta l\u2019opera viene costruita sull\u2019inquieto equilibrio tra Ordine e Caos, Forma e Materia, ebbene in tutti questi casi non \u00e8 possibile non pensare a risvolti di tipo cosmogonico. Anche se le opere di Paolo Gubinelli ci fanno sempre pensare a quei momenti cruciali nella storia \u2018dell\u2019Universo\u2019 in cui la \u2018Luce\u2019 \u00e8&nbsp; stata separata dalle \u2018Tenebre\u2019,\u2018Le Terre dai Mari\u2019, le \u2018Forme viventi\u2019 dalla \u2018Materia inanimata\u2019. Momenti che mitologie e religioni di tutti i tempi e in tutti i luoghi hanno raccontato molto spesso con immagini ed espressioni molto simili e che forse rappresentano un comune retaggio profondo ed arcano \u2018archetipico\u2019 dell\u2019umana sapienza. Ma forse le opere di Paolo Gubinelli non ci raccontano soltanto questo. Forse nel Macrocosmo si rispecchia il Microcosmo. Forse le cosmogonie raccontano, metaforicamente, soggettive, psicologiche ontogenesi. Forse dietro il conflitto tra il Cosmo e il Caos, si cela quello tra il Conscio e l\u2019Inconscio e la nascita del mondo simboleggia la nascita del soggetto. Ed allora possiamo interpretare sotto una diversa luce il difficile, complesso, conflittuale rapporto tra la Materia allo stato puro, indistinto, indifferenziato e la Forma che cerca disperatamente di emergere, di imporsi, di imporre il proprio sigillo di razionalit\u00e0 (o quanto meno di ragionevolezza) sull\u2019eterna rivale: un rapporto tanto dialettico e necessario quanto problematico e violento. Nello scontro ineluttabile tra la Forma e l\u2019Informe, spesso i confini tra aggressore ed aggredito si confondono, i ruoli si rovesciano a ripetizione, cos\u00ec rapidamente che talvolta capita di smarrirsi e di non distinguere pi\u00f9 l\u2019una cosa dall\u2019altra. Le opere di Paolo Gubinelli raccontano anche questo: quanto labile sia il confine che separa il Soggetto dall\u2019Oggetto, l\u2019Uomo dal Mondo che lo circonda. E quanto difficile, e doloroso, e per nulla certo, sia il processo di auto-definizione. Le opere dell\u2019artista non ci mostrano l\u2019esito di questo titanico scontro, quanto piuttosto una fase, nel vivo del combattimento. Cos\u00ec colori e materiali che scompongono e ricompongono il piano narrativo appaiono come una vera e propria raffigurazione delle linee di forza e dei campi di energia che si sprigionano nel corso di questi eventi di autentica ontogenesi dell\u2019Io. Ontogenesi che rappresenta il primo, vero contenuto di queste opere. Quello a cui assistiamo, dunque, per quanto violento, brutale, o anche solo essenziale, possa sembrarci \u00e8, in definitiva, un lieto evento, nel senso comune della parola: vale a dire una nascita. La nascita di un Soggetto: sia esso un pensiero, un individuo, un personaggio o una creatura degli abissi della psiche. In altre parole si potrebbe descrivere tale processo creativo come un conflitto tra la Coscienza e l\u2019Inconscio: come l\u2019impellente (ma impossibile) tentativo della parte solare dell\u2019Io di rendere conto delle sue parti pi\u00f9 oscure e irriducibili. Ecco, proprio in questo \u00e8 il valore, l\u2019apporto di conoscenza, la scoperta dell\u2019Informe, dell\u2019impossibilit\u00e0 di piegare completamente l\u2019Irrazionale alle ragioni della Ragione. E viceversa. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che \u201cil cuore ha delle ragioni che la ragione ignora\u201d \u00e8 altrettanto vero che spesso (quasi sempre) \u201cc\u2019\u00e8 del metodo nella nostra follia\u201d. Infine possiamo dire che la pittura di Paolo Gubinelli attraverso i colori esprime quella Luce allo stato puro o meglio quella fusione tra Luce e colore. Il colore utilizzato dall\u2019artista con sapienza creando una stesura e una composizione sulla tela da sembrare altro, creando cos\u00ec una luce calda, pastosa, a tratti friabile, quasi tangibile. Una luce pulsante, che si irradia dal centro dell\u2019opera, che conquista, a fatica, irradiandosi, ogni centimetro quadrato della superficie, con pennellate fitte e modulate, inquiete, che sembrano vibrare di un afflato vitale, che a tratti si sfaldano, si addensano, si distendono. Ogni pennellata di colore \u00e8 un piccolo respiro trattenuto, in impercettibile fremito, un palpito appena accennato. Le opere di Paolo Gubinelli, che si presentano quindi al nostro sguardo come un vero e proprio ciclo tematico, anche stilisticamente coerente. Tutto questo lo si pu\u00f2 definire l\u2019incontro- scontro tra essere e divenire dove il segno ed il colore per alcuni aspetti sono alle base del linguaggio dove l\u2019artista si rif\u00e0 principalmente al segno e al gesto che gli permettono di dare forza al suo messaggio. Le opere di Paolo Gubinelli descrivono in pieno i contenuti dell\u2019artista che in parte si rif\u00e0 ad un percorso dove la materia narra il suo mondo che \u00e8 tormentato da pensieri e azioni che fanno parte di una societ\u00e0 dove regna l\u2019incertezza, l\u2019ambiguit\u00e0 dei significati che non sono fuorvianti, ma generano un seguito di suggestioni che costituiscono proprio la principale connotazione della sua&nbsp; ricerca. I lavori raccontano una nuova e interessante fase di semplificazione, o meglio di aggregazione descrittiva che suggerisce un pi\u00f9 ampio campo d\u2019ispirazione, tematiche contigue alle provocazioni visive,&nbsp; che narrano per alcuni aspetti il \u2018degrado\u2019 della nostra societ\u00e0 contemporanea . Sembrano infatti ricollegarsi a quelle esperienze fondamentali che fanno si che le composizioni evidenziano quelle eccedenze materiche che si attenuano per isolare spazi vuoti, fondali monocromi dalle evidenti allusioni astrali. Si direbbe che l\u2019artista, dopo tante calate nei recessi della coscienza individuale, si \u00e8 voluto interrogare sul&nbsp;cammino di ognuno e quindi saggiare panorami pi\u00f9 vasti di quelli introspettivi, porre in&nbsp;campo simboli di valore universale. Tutto questo fa parte del mondo ideato da Paolo Gubinelli dove la metafora visiva di un mondo contemporaneo che rappresenta l\u2019artista che mette a nudo il proprio \u2018Io\u2019 ma nel contempo tende ha raccontare l\u2019uomo contemporaneo. Con le sue opere Paolo Gubinelli ci ha voluto farci riflettere sul destino comune, ecco perch\u00e9 l\u2019artista vuole coinvolge il fruitore comunicando il proprio pensiero a chi lo riceve, oppure a chi \u00e8 disponibile a farlo divenire proprio.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.13221%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/2-Rilievo-su-ceramica-cm-42.5-x-42.5-2011-1005x1024.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000024645\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000024645\" 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Si diploma presso l\u2019Istituto d\u2019arte di Macerata, sezione pittura, continua gli studi a Milano, Roma e Firenze come grafico pubblicitario, designer e progettista in architettura. Giovanissimo scopre l\u2019importanza del concetto spaziale di Lucio Fontana che determina un orientamento costante nel la sua ricerca: conosce e stabilisce un\u2019intesa di idee con gli artisti e architetti: Giovanni Michelucci, Bruno Munari, Ugo La Pietra, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Emilio Isgr\u00f2, Umberto Peschi, Edgardo Mannucci, Mario Nigro, Emilio Scanavino, Sol Lewitt, Giuseppe Uncini, Zoren. Partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all\u2019estero. Le sue opere sono esposte in permanenza nei mag giori musei in italia e all\u2019estero. Nel 2011 ospitato alla 54 Biennale di Venezia Padiglione Italia presso L\u2019Arsenale invitato da Vittorio Sgarbi e scelto da Tonino Guerra, installazione di n. 28 carte cm. 102&#215;72 accompagnate da un manoscritto inedito di Tonino Guerra. Sono stati pubblicati cataloghi e riviste specializzate, con testi di noti critici: Giulio Carlo Argan, Giovanni Maria Accame, Cristina Acidini, Vera Agosti, Mariano Apa, Paola Ballesi, Mirella Bandini, Carlo Belloli, Massimo Bignardi, Vanni Bramanti, Mirella Branca, Anna Brancolini, Carmine Benincasa, Paolo Bolpagni, Luciano Caramel, Giovanni Cardone, Ornella Casazza, Claudio Cerritelli, Bruno Cor\u00e0, Giorgio Cortenova, Roberto Cresti, Enrico Crispolti, Fabrizio D\u2019Amico; Roberto Daolio, Angelo Dragone, Luigi Paolo Finizio, Alberto Fiz, Paolo Fossati, Carlo Franza, Francesco Gallo, Roberto Luciani, Mario Luzi, Luciano Marziano, Lara Vinca Masini, Marco Meneguzzo, Fernando Miglietta, Bruno Munari, Antonio Paolucci, Gaspare Polizzi, Sandro Parmiggiani, Pierre Restany, Maria Luisa Spaziani, Carmelo Strano, Claudio Strinati,Antonello Tolve, Toni Toniato, Tommaso Trini, Marcello Venturoli, Stefano Verdino, Cesare Vivaldi. Sono stati pubblicati cataloghi di poesie inedite dei maggiori poeti Italiani e stranieri: Adonis, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Libero Bigiaretti, Franco Buffoni, Anna Buoninsegni, Enrico Capodaglio, Alberto Caramella, Roberto Carifi, Ennio Cavalli, Giuseppe Conte, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Eugenio De Signoribus, Gianni D\u2019Elia, Luciano Erba, Giorgio Garufi, Tony Harrison, Tonino Guerra, Emilio Isgr\u00f2, Clara Jan\u00e9s, Ko Un, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mario Luzi, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Alessandro Mosc\u00e8, Roberto Mussapi, Giampiero Neri, Nico Orengo, Alessandro Parronchi, Feliciano Paoli, Titos Patrikios, Umberto Piersanti, Antonio Riccardi, Davide Rondoni, Tiziano Rossi, Roberto Roversi, Paolo Ruffilli, Mario Santagostini, Antonio Santori, Frencesco Scarabicchi, Fabio Scotto, Michele Sovente, Maria Luisa Spaziani, Enrico Testa, Paolo Valesio, Cesare Vivaldi, Andrea Zanzotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Galleria Rossa della Villa Mediceo Lorenese di Poggio Imperiale Firenze<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo Gubinelli. Segni e sogni, in silenzio verso l\u2019infinito<\/p>\n\n\n\n<p>dal 24 al 31 Ottobre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>Nel periodo di apertura della mostra si pu\u00f2 visitare su prenotazione&nbsp; Per informazioni e prenotazioni: segreteriacda@poggio-imperiale.edu.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 31 Ottobre 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Rossa della Villa Mediceo Lorenese di Poggio Imperiale Firenze la mostra dedicata a Paolo Gubinelli \u2013 \u2018Segni e sogni, in silenzio verso l\u2019infinito\u2019 a cura di Alessandra Corti e Paolo Gubinelli. 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