{"id":1000024630,"date":"2025-11-01T09:22:39","date_gmt":"2025-11-01T12:22:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024630"},"modified":"2025-11-01T09:22:41","modified_gmt":"2025-11-01T12:22:41","slug":"un-omaggio-e-un-ricordo-di-mimmo-jodice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024630","title":{"rendered":"Un Omaggio e un Ricordo di Mimmo Jodice"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quando conobbi il maestro Mimmo Jodice erano gli anni novanta, mi iscrissi all\u2019Accademia delle Belle Arti di Napoli come uditore perch\u00e9 frequentavo l\u2019Universit\u00e0 ma molti dei miei amici si erano iscritti all\u2019Accademia, molte volte ho ascoltato le lezioni di fotografia di questo grande maestro, un uomo di grande generosit\u00e0 ed umanit\u00e0 poi in seguito ci siamo sempre visti e rivisti ai vernissage di mostre un giorno lui mi disse perch\u00e9 non mi chiami Mimmo ed io gli risposi: Maestro voi avete formato il mio occhio verso la fotografia, poi voi siete uno dei maggiori maestri della fotografia italiana lui mi diede una pacca sulla spalla, in seguito lo andai ha trovare allo studio dove la Signora Angela mi mise a proprio agio, sembravamo amici non so da quanti anni parlammo di fotografia e infine della sua fotografia, dove Napoli e il suo linguaggio magmatico ti raccontavano una citt\u00e0 dai mille volti che dagli anni Settanta ad oggi si era molta trasformata. Posso dire che al centro della propria ricerca c\u2019\u00e8 stata la riflessione sulle grandi trasformazioni che hanno investito il paesaggio contemporaneo e sulla mutata condizione sociale che ne consegue. Si tratta di un\u2019esperienza che merita grande attenzione anche perch\u00e9 ha inciso sugli sviluppi e sulla maturazione non solo della cultura visiva, ma anche urbanistica e letteraria. L\u2019attenzione che Mimmo Jodice ha dedicato al rapporto tra uomo e ambiente non ha soltanto avuto un preciso significato di tipo topografico, di misurazione e di descrizione dei luoghi, ma ha anche contribuito con i numerosi progetti oramai storicizzabili dedicati alle citt\u00e0, e ad ogni aspetto del paesaggio antropizzato e continua a contribuire alla non facile definizione della identit\u00e0 culturale italiana in relazione al suo paesaggio. La stagione che faccio riferimento \u00e8 quella che ha portato alla fioritura, in particolare tra gli anni \u201880 e \u201890, di quella che \u00e8 stata chiamata scuola italiana, un fronte culturale composto da un gran numero di fotografi. Tra di loro vi erano quelli che oggi sono i maestri riconosciuti della fotografia contemporanea, non solo italiana, tutti nati nella prima met\u00e0 degli anni 40. La fotografia di Mimmo Jodice \u00e8 stata diretta ma non di tipo reportagistico, bens\u00ec di semplice osservazione dei luoghi, fa coincidere la lettura fotografica del paesaggio in mutamento, nel momento in cui si predispone il passaggio dall\u2019economia industriale a quella postindustriale, con una riflessione sul mondo e sulla propria individualit\u00e0. Il Fotografo diviene un intellettuale che si interroga sulla frattura tra l\u2019uomo contemporaneo e il mondo da lui stesso costruito, il fotografo mette in discussione, intreccia relazioni con scrittori ed architetti, lavorano collettivamente in ripetuti progetti di committenza pubblica spesso dando al loro lavoro un respiro non solo di carattere artistico, ma anche civile. \u00c8 una fotografia del quotidiano, attenta agli aspetti minori e mediocri del paesaggio antropizzato, che esprime il disagio del momento storico in cui, dopo le tensioni utopistiche degli anni \u201960 e \u201970, la societ\u00e0 e la cultura italiana si avviano verso quella che \u00e8 stata definita la \u201cmorte delle ideologie\u201d. \u00c8 il tempo in cui si affacciano i terrains vagues, i vuoti lasciati dalle nuove urbanizzazioni; cos\u00ec quello che i fotografi tentano \u00e8 la \u201crappresentazione\u201d di questi paesaggi intermedi. Come sottolinea Roberta Valtorta, Roberto Signorini ha collegato questa fotografia alle teorie del pensiero debole, istanza filosofica sviluppata proprio in quegli anni da Pier Aldo Rovatti e Gianni Vattimo. Secondo Vattimo, poich\u00e9 la progettualit\u00e0 non costituisce pi\u00f9 il carattere peculiare dell\u2019uomo libero, le grandi trasformazioni del mondo vengono percepite come prodotto degli automatismi. Mentre nell\u2019Italia del Sud sia Mimmo Jodice che Cesare De Seta nella Napoli del dopo terremoto del 1980 collaborano a un vasto e ambizioso progetto, promosso dall\u2019Azienda autonoma di soggiorno, volto a rinnovare l\u2019immagine ancora anacronistica e folcloristica della citt\u00e0. La prima mostra del ciclo \u00e8 Napoli \u201981. Sette fotografi per una nuova immagine; a questa seguono altre quattro mostre e altrettanti libri fino al 1985 quando, purtroppo, il progetto si ferm\u00f2, probabilmente per questioni economiche o per i cambiamenti ai vertici dell\u2019Azienda. Furono chiamati a partecipare sia fotografi italiani quasi tutti gli stessi di Viaggi in Italia che internazionali Claude Nori, Lee Friedlander, Joan Foncuberta e altri e le loro foto furono le prime a gettare le basi per un dialogo inedito tra la citt\u00e0 e la pratica fotografica. Intanto questa sorta di disagio, di incertezza che l\u2019uomo ha di fronte al paesaggio da lui stesso creato avr\u00e0 dei influssi anche in campo legislativo. Come si sa, \u00e8 del 1985 la Legge Galasso sulla tutela del territorio, che introduce i piani paesistici regionali. Si inizia cos\u00ec a preparare il terreno per un\u2019attenzione verso lo stato del paesaggio da parte di enti pubblici e istituzionali, un\u2019attenzione che ha sempre pi\u00f9 spinto verso progetti di committenza pubblica rivolti ai fotografi, per indagare le citt\u00e0, le periferie, le aree degradate. Stagione che caratterizzer\u00e0 gli anni Ottanta e Novanta. La dimensione intermedia tra locale e globale, il valore del piccolo e poco costoso, il ruolo dello spazio politico e della rappresentanza sociale sono i temi pi\u00f9 urgenti per la progettazione della citt\u00e0. E poi c\u2019\u00e8 il tema del temporaneo, visto come una delle strade che riesce meglio a tenere insieme tutte queste necessit\u00e0. La fotografia in questo panorama pu\u00f2 mostrare questi aspetti del vivere quotidiano, dell\u2019autorganizzazione dei cittadini, dei conflitti sociali e pu\u00f2 tornare a farci riflettere ancora su cosa significa oggi abitare la citt\u00e0. Nel suo lungo percorso ha incontrato non solo gli spazi urbani e costruiti ma anche alberi, piante, giardini e boschi, segni di una naturalit\u00e0 spontanea e indomabile che ugualmente esiste accanto a noi. In una serie di \u201cquadri\u201d straordinari e preziosi, il Maestro osservava questi elementi e riconosce in loro il silenzio di cui si nutrono, indispensabile per vivere come la luce, come l\u2019aria. La grande forza del suo lavoro che era unico e irripetibile nel panorama internazionale, risiedeva proprio in questa sua straordinaria capacit\u00e0 di scavalcare ogni contingenza temporale per donarci immagini di una consistenza diversa da quella che fatti e foto di cronaca potrebbero avere. Proprio il tempo, la capacit\u00e0 di ribaltarne il senso e di non farsi assoggettare alle sue regole, \u00e8 forse la materia che pi\u00f9 di tutte Jodice \u00e8 riuscito a manovrare con grande sapienza, rifiutando le leggi della realizzazione e del consumo rapido di immagini magari prese al volo, con il cronometro dell\u2019immediatezza in mano. Il suo \u00e8 stato, invece,&nbsp; il tempo lungo della comprensione, della sintonia profonda con ci\u00f2 che aveva davanti; \u00e8 il tempo della camera oscura in cui, di nuovo, stava a contatto diretto con le sue immagini e le sue visioni alla fine riusciva creare opere, che ci appaiono come reperti di un mondo noto eppure sconosciuto, tracce di un universo magnifico, poetico, straniante e appunto, atemporale. Negli ultimi anni ha lavorato sui negativi, ha ricercato durante tutta la sua carriera un equilibrio profondo tra il bianco e il nero, smembrando e ricomponendo le sue immagini per ottenere visioni astratte che sfidano la percezione visiva. Il fulcro del suo lavoro ha avuto come costante la sperimentazione, che unisce la realt\u00e0 alla sua astrazione. La sua Fotografia ha toccato <strong>temi sociali e storici, mi fece vedere delle fotografie<\/strong> che documentavano le<strong>&nbsp;<\/strong><strong>tradizioni popolari a Napoli <\/strong>negli anni Settanta. Le immagini che il maestro aveva creato catturavano la citt\u00e0 in un\u2019atmosfera sospesa e silenziosa, dove l\u2019assenza diventa il soggetto principale di scatti al limite del metafisico. Mentre nella serie&nbsp;Vedute di Napoli e in altre serie degli anni Ottanta questa sua riflessione prosegue, Jodice attraverso i suoi scatti \u00e8 riuscito fissare le angosce e i dubbi legati alla citt\u00e0, trasformata in un enigma senza tempo, priva di riferimenti cronologici e spaziali. &nbsp;La sua attenzione si era spostata sul&nbsp;Mediterraneo&nbsp;e sulla&nbsp;natura. Ricordo,<em>&nbsp;<\/em><em>Il Polittico Villa dei Papiri <\/em>e&nbsp;I Volti della Memoria &nbsp;che propongono una riflessione sul tempo e sul patrimonio culturale, infine il maestro riusciva ha toccare le corde dell\u2019animo umano attraverso la sua visione, che riusciva abilmente ha trasmettere sulla fotografia questo era per me Mimmo Jodice.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:43.92237%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mimmo-jodice-696x686-1.png?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000024636\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000024636\" 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Agli inizi degli anni sessanta inizia una serie di sperimentazioni sui materiali e sui codici della fotografia, usando il mezzo non come strumento descrittivo, ma creativo. Negli anni 70 vive a stretto contatto con i pi\u00f9 importanti artisti delle neo avanguardie che frequentavano Napoli in quegli anni, dedicandosi sempre pi\u00f9 alla fotografia di ricerca concettuale. Nel 1980 pubblica \u201cVedute di Napoli\u201d dove Jodice avvia una nuova indagine sulla realt\u00e0, lavorando alla definizione di un nuovo spazio urbano e del paesaggio, scegliendo una visione non documentaria ma sottilmente visionaria, di lontana ascendenza metafisica, alla quale rester\u00e0 sempre fedele; questa ricerca segna una definitiva svolta nel suo linguaggio e nel linguaggio della fotografia internazionale. La ricerca sull\u2019archeologia e sul Mediterraneo, iniziata nel 1986 e che ancora continua, ebbe come risultato un libro \u201cMediterraneo\u201d, pubblicato da Aperture, New York, ed una mostra al Philadelphia Museum of Art nel 1995, che ne acquisisce le opere. Nel 2009 Il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli dedica una grande retrospettiva e nel 2011 viene invitato dal Museo del Louvre per una personale con un nuovo lavoro: \u201cLes Yeux du Louvre \u201c. Nel 2003 riceve il Premio Feltrinelli dall\u2019Accademia dei Lincei. Sempre in quell\u2019anno il Ministero della Cultura francese gli conferisce l\u2019onorificenza di \u201cChevalier de l\u2019Ordre des Arts et des Lettres\u201d. Nel 2016 il Museo Madre di Napoli, con la curatela di Andrea Viliani, gli dedica una grande mostra antologica \u201cAttesa 1960-2016\u201d. Dal 2018 al 2024 i suoi lavori vengono esposti al Multimedia Art Museum di Mosca, al Museo Eretz di Tel Aviv, allo Jeu de Paume di Parigi, alla Triennale di Milano, alla Galerie Karsten Greve di Parigi e St. Moritz, al MAC di Gibellina, Galleria d\u2019Italia di Torino, Maxxi Roma, Villa Bardini Firenze, Centro Italiano per la Fotografia \u201cCamera\u201d di Torino. Nel 2022 \u00e8 stata pubblicata la sua biografia dal titolo \u201cSaldamente sulle nuvole\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Quando conobbi il maestro Mimmo Jodice erano gli anni novanta, mi iscrissi all\u2019Accademia delle Belle Arti di Napoli come uditore perch\u00e9 frequentavo l\u2019Universit\u00e0 ma molti dei miei amici si erano iscritti all\u2019Accademia, molte volte ho ascoltato le lezioni di fotografia di questo grande maestro, un uomo di grande generosit\u00e0 ed umanit\u00e0 poi in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000024631,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[48],"class_list":{"0":"post-1000024630","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Mimmo-Jodice.jpg?fit=1280%2C960&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000024630","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000024630"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000024630\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000024637,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000024630\/revisions\/1000024637"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000024631"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000024630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000024630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000024630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}