{"id":1000024402,"date":"2025-10-27T14:37:59","date_gmt":"2025-10-27T17:37:59","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024402"},"modified":"2025-10-27T14:38:02","modified_gmt":"2025-10-27T17:38:02","slug":"in-mostra-a-parma-giacomo-balla-un-universo-di-luce-tra-gli-artisti-piu-rivoluzionari-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024402","title":{"rendered":"In Mostra a Parma Giacomo Balla , un Universo di Luce tra gli Artisti pi\u00f9 Rivoluzionari del Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 1 Febbraio 2026 si potr\u00e0 ammirare nelle sale del Palazzo del Governatore di Parma la mostra dedicata a Giacomo Balla- \u2018Giacomo Balla, un universo di luce. La collezione della Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma\u2019 a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Renata Cristina Mazzantini con la collaborazione di Elena Gigli. L\u2019esposizione realizzata e coorganizzata dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma con il contributo di Fondazione Cariparma edella Regione Emilia Romagna e la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti. Tra gli artisti pi\u00f9 \u201crivoluzionari\u201d del Novecento,\u00a0tanto da riconoscere in lui il \u201cLeonardo da Vinci del XX secolo\u201d \u2013 come amava definirsi \u2013 Giacomo Balla sar\u00e0 celebrato a Parma con una retrospettiva senza precedenti. Pittore della luce come fu gi\u00e0 definito nel 1908, la luce \u00e8 sempre stata la sua fonte d\u2019ispirazione, il soggetto e insieme l\u2019oggetto di un\u2019indagine appassionata inseguita per tutta la vita senza soluzione di continuit\u00e0. L\u2019esposizione si fonda in particolare sul consistente e rappresentativo nucleo di opere provenienti dalla generosa donazione delle figlie dell\u2019artista, Elica e Luce Balla, con l\u2019illuminata integrazione di dipinti e disegni selezionati,su indicazione della stessa Luce Balla,da Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco, grande studioso dell\u2019artista, con la collaborazione di Elena Gigli. In questo mio scritto ho cercato di tratteggiare la figura di Giacomo Balla che nasce a Torino 18 luglio 1871 \u00e8 stato un pittore, scultore, scenografo e autore di \u00abparolibere\u00bb italiano. Fu un esponente di spicco del Futurismo e firm\u00f2 con gli altri futuristi italiani i manifesti che ne sancivano gli aspetti teorici. Figlio unico di Giovanni e Lucia Giannotti fin da adolescente mostra interesse per l&#8217;arte e frequenta a Torino un corso di tre anni presso la Regia Accademia Albertina di Belle Arti. Nel 1895 lascia Torino per stabilirsi a Roma dove rimarr\u00e0 tutta la vita. Qui nel 1901 conosce Umberto Boccioni e Gino Severini e dipinge alcuni dei suoi capolavori come La Pazza. Nel 1904 sposa Elisa Marcucci e nasce la sua prima figlia Lucia che, dopo la sua adesione al futurismo, sar\u00e0 chiamata Luce. A seguito della pubblicazione da parte di Marinetti nel 1909 del Manifesto Le Futurismo su Le Figaro, nel 1910 Balla sottoscrive il Manifesto dei Pittori futuristi e La pittura futurista. Durante questo periodo, dipinge alcuni dei suoi capolavori come Bambina che corre sul balcone e studi per Compenetrazioni iridescenti. Nel 1914, nasce Elica il cui nome rappresenta un omaggio al motto di Marinetti. Nel 1915 con Depero sottoscrive il manifesto Ricostruzione Futurista dell&#8217;universo. Nel 1918 pubblica il Manifesto del colore Dal gennaio 1920 entra a far parte della redazione della rivista Roma Futurista; decora il cabaret Bal Tic Tac, locale di cabaret romano che fu alla moda per tutti gli anni venti. Nel 1929 trasferisce la sua casa in Via Oslavia 39b a Roma. Nel 1937 scrive una lettera al giornale Perseo, in cui proclama la sua estraneit\u00e0 \u201cad ogni manifestazione futurista\u2026nella convinzione che l&#8217;arte \u00e8 assoluto realismo \u00ab. Da quel momento \u00e8 accantonato dalla cultura ufficiale, sino alla rivalutazione, nel dopoguerra, delle sue opere e di quelle futuriste in genere. Muore a Roma 1 Marzo del 1958. Il grande recupero culturale sviluppatosi in Italia nel 1945, immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, ha costituito un esempio per l\u2019Europa e ha certamente conferito al paese un ruolo di guida in molti campi, dall\u2019architettura, al design, al cinema, ma il fenomeno tipicamente italiano che pi\u00f9 di tutti ha dato forza al recupero culturale italiano \u00e8 stato il Futurismo, un movimento che nella variet\u00e0 delle forme in cui si \u00e8 presentato non avrebbe potuto sorgere in alcun\u2019altra parte del mondo. Con la sua vitalit\u00e0 e il suo dinamismo, che ne sono le caratteristiche principali, una freschezza ben difficili da incontrare, ha influenzato tutta la cultura del suo tempo, dominando la scena culturale per molti anni. Eppure accanto al Futurismo si \u00e8 sviluppato anche un altro movimento che apparentemente si fonda su una ideologia del tutto opposta e comunque contrastante quella della pittura metafisica. Poche mostre sono riuscite a mettere in evidenza esplicitamente questa doppia natura del pensiero estetico italiano degli inizi del Novecento. Nei primi dipinti di Giorgio De Chirico, a partire dal 1911, si riscontrava infatti con l\u2019esuberante vitalit\u00e0 del primo Futurismo, pi\u00f9 o meno coevo. Il fatto che Giorgio De Chirico e Carlo Carr\u00e0 siano comparsi sulla scena dell\u2019arte negli anni stessi, in cui si sviluppa il Futurismo, appare in sintonia con la natura misteriosa ed elusiva dei loro primi lavori. Essi rappresentano l\u2019altro aspetto di ci\u00f2 che significa essere giovani di fronte al mondo, fornendoci cos\u00ec una visione completa dell\u2019arte di quel periodo. Se incerti possono apparire i legami tra Futurismo e Cubismo, \u00e8 invece palese l\u2019influenza della pittura di De Chirico su un altro movimento, quello surrealista, che avrebbe dominato la cultura europea per almeno due decenni, sottolineando, tra l\u2019altro gli scambi sempre stretti tra Parigi e l\u2019Italia. Tanto pi\u00f9 che Filippo Tommaso Marinetti aveva pubblicato il manifesto di Fondazione del Futurismo proprio a Parigi e lo stesso De Chirico vivr\u00e0 a lungo nella capitale francese come molti artisti italiani. Se da un lato il Futurismo si sviluppa e si consolida attorno alle scelte e alla volont\u00e0 di Marinetti, forse il poeta non eccelso ma grande organizzatore puntando sugli aspetti razionalistici e diurni della vita, dall\u2019altro la pittura metafisica tende a esplorare i recessi notturni e reconditi ed interiori della psiche umana. Il Futurismo guarda soprattutto alle masse, alla collettivit\u00e0, la pittura metafisica \u00e8 introspettiva, \u00e8 la \u201ccompagna del s\u00e9\u201d, pone domande essenziali mai prima formulate, estranee tanto ai futuristi quanto ai cubisti. Questi furono gli intenti dichiarati all\u2019inizio del Manifesto: \u201cIl futurismo pittorico si \u00e8 svolto quale superamento e solidificazione dell\u2019impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell\u2019atmosfera, compenetrazione di piani e stati d\u2019animo. Noi futuristi Balla e Depero vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l\u2019universo rallegrandolo cio\u00e8 ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all\u2019invisibile, all\u2019impalpabile, all\u2019imponderabile, all\u2019impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell\u2019universo poi li combineremo insieme secondo i capricci della nostra ispirazione\u201d. Il parolibero Marinetti disse con entusiasmo: \u201cL\u2019arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicit\u00e0, amore, paesaggio) perci\u00f2 nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l\u2019arte diventa arte \u2013 azione, cio\u00e8 volont\u00e0, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realt\u00e0 brutale nell\u2019arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l\u2019arte diventa presenza, nuovo oggetto, nuova realt\u00e0 creata cogli elementi astratti dell\u2019universo. Le mani dell\u2019artista passatista soffrivano per l\u2019Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare\u201d&#8230; \u201cLe invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d\u2019Inghilterra o di Germania intu\u00ec prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cio\u00e8 il genio pi\u00f9 costruttore e pi\u00f9 architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo stile, che dominer\u00e0 inevitabilmente su molti secoli di sensibilit\u00e0\u201d. Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica \u2018Trasformazioni Forme e Spirito\u2019.\u00a0 Furono fondamentali le parole del generale Carlo Ballatore, presidente del Gruppo Teosofico \u201cRoma\u201d, illustrano bene in che termini il pensiero teosofico abbia offerto agli artisti la possibilit\u00e0 di esplorare nuovi territori. Oggi, del resto, l\u2019influenza delle correnti esoteriche sulle avanguardie storiche \u00e8 una realt\u00e0 ampiamente riconosciuta e si sa che alla Teosofia hanno attinto, in vario modo, tutti i principali esponenti europei dell\u2019astrattismo da Kupka a Kandinsky, da Mondrian a Malevi\u010d. Lo stesso \u00e8 avvenuto in Italia dove, com\u2019\u00e8 noto, i manifesti dei futuristi contengono numerosi riferimenti a fenomeni occulti e medianici. Riguardo in particolare alla Teosofia baster\u00e0 ricordare qui due artisti, Giacomo Balla e Arnaldo Ginna, non a caso considerati dalla critica i principali pionieri dell\u2019arte astratta in Italia. I legami dei due artisti con i circoli teosofici sono certi. Nel caso di Giacomo Balla infatti \u00e8 la figlia del pittore, Elica, a ricordare nel suo libro di memorie intitolato Con Balla che il padre a Roma: \u201cfrequenta le riunioni di una societ\u00e0 di teosofici presieduta dal Generale Ballatore\u201d. Per quanto riguarda invece il conte Arnaldo Ginanni Corradini in arte Ginna \u2013 \u00e8 l\u2019artista stesso a dichiarare le proprie letture: \u201cCi rifornivamo di libri spiritualisti e occultisti, mio fratello ed io, presso gli editori Durville e Chacornac. Leggevamo l\u2019occultista \u00c9lifas L\u00e9vi, Papus, teosofi come la Blavatsky e Steiner, la Besant, segretaria della Societ\u00e0 Teosofica, Leadbeater, Edouard Schur\u00e9. Seguivamo le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica, a Bologna e Firenze. Quando Steiner fond\u00f2 la Societ\u00e0 Antroposofica restrinsi la mia attenzione a Steiner. C\u2019erano anche le discussioni con Evola\u201d . E come nota Mario Verdone, i primi saggi che affrontano il problema dell\u2019astratto in pittura, riservando grande attenzione anche alla musica, sono il volumetto Arte dell\u2019avvenire, scritto da Ginna col fratello Bruno Corra (prima edizione del 1910 e seconda del 1911) e Lo spirituale nell\u2019arte di Kandinsky (completato nel 1910, stampato alla fine del 1911 e pubblicato nel 1912). Due testi concepiti e usciti contemporaneamente, le cui analogie dipendono solo dal fatto che gli autori si sono nutriti degli stessi libri di impronta teosofica. Presso gli Eredi Ginanni si conserva ancora una copia del libro di J. Krishnamurti, dal titolo \u2018Ai piedi del Maestro\u2019 (Genova 1911), con dedica all\u2019artista del prof. Ottone Penzig, allora segretario generale della Societ\u00e0 Teosofica Italiana. Come si \u00e8 visto, infatti, Ginna ricorda di aver seguito le conferenze della Societ\u00e0 Teosofica a Bologna e a Firenze, tuttavia \u00e8 molto probabile che anche a Roma l\u2019artista sia entrato presto in contatto con i locali circoli teosofici e anzi non \u00e8 da escludere che sia stato proprio il pittore ravennate, la cui presenza nella capitale \u00e8 documentata fin dal 1911, a indirizzare Balla verso la Teosofia. Comunque sia Ginna e per un certo periodo anche Balla \u00e8 interessato a rendere visivamente la realt\u00e0 psichica. A questo scopo elabora un metodo che definisce \u201csubcoscienza cosciente\u201d, ossia uno stato di coscienza superiore nel quale l\u2019artista entra volontariamente. Le opere di Ginna nascono quindi dall\u2019esperienza cosciente dell\u2019extra sensibile, un modo di cogliere, oltre l\u2019esteriorit\u00e0, le forme interiori, proprio come insegnavano le correnti dell\u2019occultismo. E\u2019 per questo che Ginna non esiter\u00e0 ad affermare: \u201cL\u2019astrattismo \u00e8 espressione di forze occulte\u201d. Nel 1912 e il mondo intero, seppur scioccato dalla tragedia del Titanic, puntava gli occhi, i sogni e i desideri sulle nuove gigantesche macchine che permettevano di raggiungere l\u2019altro capo del Pianeta in tempi ragionevoli. I continenti diversi dal \u201cVecchio\u201d non erano pi\u00f9 materia per esploratori, i fratelli Wright avevano sfidato e vinto le leggi della gravit\u00e0 e il \u2018VOLO\u2019 non era pi\u00f9 legato al mito di un Icaro troppo audace, ma era finalmente realt\u00e0 attuale e tangibile. Il Futurismo, corrente d\u2019avanguardia dell\u2019inizio del secolo XX, celebrava il volo come espressione massima di libert\u00e0 di movimento e dinamismo, inneggiando alla velocit\u00e0 e all\u2019innovazione in ogni campo, dalla letteratura alla poesia, alla pittura, alla scultura, alla musica fino alle arti pi\u00f9 \u201cgiovani\u201d, come la fotografia il cinema. Prese il nome di Aeropittura la declinazione pittorica di cui si fecero portavoce Giacomo Balla, Tullio Crali, Sante Monachesi, Fortunato Depero, Gerardo Dottori e Fedele Azari, creatore dell\u2019opera Prospettiva di Volo, presentata alla Biennale di Venezia del 1926. Tanta modernit\u00e0 non poteva che coinvolgere anche le donne, grandi artiste testimoni di cambiamento, come Benedetta Cappa, Marisa Mori e Olga Biglieri. Quest\u2019ultima fu tra le prime aviatrici italiane ad aver conseguito un brevetto da pilota a soli sedici anni. Da un punto di vista estetico, l\u2019Aeropittura futurista portava in scena velocit\u00e0 e dinamismo, superando la scomposizione cubista con l\u2019uso della prospettiva e della molteplicit\u00e0 dei piani. Mentre nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all\u2019intervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle \u2018forze di paesaggio\u2019 unite a diverse sensazioni. Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidit\u00e0, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d\u2019estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla come Kandinskij e Arp, L\u00e9ger e Larionov, Mondrian e Gon\u010darova. Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la \u201cExposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes\u201d, particolarmente importante perch\u00e9 segna l\u2019inizio dello stile Art D\u00e9co. Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo, l\u201911 marzo del 1915. Insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo che rappresenta una delle tappe pi\u00f9 significative nell\u2019evoluzione dell\u2019estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volont\u00e0 del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novit\u00e0 storica, infatti \u00e8 gi\u00e0 principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un\u2019idea d\u2019arte come valore assoluto, ora le finalit\u00e0 sono del tutto diverse: per il Futurismo l\u2019arte non \u00e8 pi\u00f9 fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l\u2019idea che il Futurismo ha della modernit\u00e0. La pi\u00f9 importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dell\u2019Universo \u00e8 la proposta di estendere l\u2019estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilit\u00e0 dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri \u2018serate\u2019, durante le quali gli artisti-autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell\u2019uomo. Una delle strade maestre percorse dall\u2019avanguardia \u00e8 stata il perseguimento di una sintesi delle arti che, conducendo a un progressivo assottigliamento dei confini di competenza fra pittura, scultura, architettura, musica, teatro, danza, letteratura, almeno nel senso della ricerca di un principio compositivo e strutturale (anzi costruttivo) comune, ha anche tentato di ricucire lo strappo ottocentesco fra arte e vita, infrangendo le tradizionali barriere tra spazio virtuale dell\u2019opera d\u2019arte e spazio reale dell\u2019uomo, tra sfera estetica e sfera fenomenologica. La ricerca di questa sintesi, in pittura, si \u00e8 cos\u00ec frequentemente espressa attraverso l\u2019uso di una figura retorica quale la sinestesia, come restituzione di una globalit\u00e0 di percezioni sensoriali diverse e simultanee, percezioni tuttavia sempre coordinate dalla facolt\u00e0 superiore della visione, intesa come facolt\u00e0 conoscitiva in grado di compiere un\u2019operazione di sintesi e di ricognizione appercettiva. Viene cos\u00ec ribadito il primato dell\u2019occhio, della vista e della visione, che pu\u00f2 anche giungere a ribaltarsi da frastuono percettivo in silenzio meditativo, in visione interiore e ci\u00f2 sembra costituirsi come tendenza estrema e radicale dell\u2019astrazione in manifestazione del sublime. Tale primato del resto pervade la teoria dell\u2019arte e l\u2019estetica tra la scorcio del secolo XIX e l\u2019inizio del XX, con l\u2019affermazione del pensiero purovisibilista di Konrad Fiedler e della contrapposizione tra valori tattili e valori ottici da parte di Alois Riegl. Proprio secondo Fiedler la visione \u201c\u00e8 una facolt\u00e0 conoscitiva e creatrice di forme (visive), operante nell\u2019attivit\u00e0 artistica in modo assolutamente indipendente sia dall\u2019intelletto, creatore di forme concettuali, sia dal sentimento e dalla sensazione; indipendente quindi anche dalle concezioni filosofiche, scientifiche, religiose\u201d. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:65.34321%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000024408\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000024408\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000024408\" 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accidenti possibili, espressione di un neoplatonico mondo delle idee e paradigma ordinatore delle apparenze: \u00e8 la ricerca dell\u2019assoluto nell\u2019epoca della relativit\u00e0. Il concetto di astrazione (da abstrahere, cio\u00e8 staccare, separare, rimuovere) implica l\u2019operazione di individuare ed estrarre alcuni elementi, ma anche il necessario \u201cdistacco\u201d del soggetto nei confronti dell\u2019oggetto (natura). Solo tale distacco pu\u00f2 dar luogo a una sintesi della visione dopo l\u2019analisi della percezione, coincidendo in parte questo processo con il polo cui Wilhelm Worringer, nella sua teoria estetica, ha opposto quello dell\u2019empatia. Proprio per Worringer (che ha in mente l\u2019arte ornamentale) l\u2019astrazione si costituisce come tendenza sovrastorica riscontrabile in diverse epoche; e nell\u2019arte moderna tale processo, in misura maggiore o minore, \u00e8 frequentemente verificabile in nuce anche nelle poetiche naturalistiche, almeno a partire dall\u2019impressionismo, mentre \u00e8 alla base di quelle tendenze che, scomponendo le strutture narrative e le catene sintagmatiche, isolano o decontestualizzano singoli oggetti, figure e immagini, quali la pittura metafisica o il surrealismo, oltre che, naturalmente, dell\u2019astrattismo vero e proprio. L\u2019impulso all\u2019astrazione sembra scaturire dalla necessit\u00e0 di approdare a una struttura assoluta e regolatrice del reale, a un modello rappresentativo e non imitativo, dove \u201cl\u2019elemento primario non \u00e8 il modello naturale, bens\u00ec la legge che da esso si astrae\u201d. Dopo diversi anni che Giacomo Balla abit\u00f2 in via Nicol\u00f2 Porpora in un antico edificio conventuale con affaccio sul verde di Villa Borghese, si trasfer\u00ec nell\u2019appartamento di via Oslavia a Roma con la moglie Elisa e le due figlie Luce ed Elica, anch\u2019esse pittrici, che l\u2019hanno abitata e custodita fino agli anni Novanta. Il Progetto espositivo ripartito in Tredici sale, seguendo un ordine tematico e cronologico, in un\u2019esposizione che ripercorrer\u00e0 tutta la produzione di un genio autodidatta sempre fedele alla sua vocazione sperimentale, unica quanto straordinaria. Arricchita da apparati fotografici, biografici e storici provenienti dall\u2019Archivio Gigli,la mostra si svolge dalla fase del realismo sociale e divisionista, attraverso la stagione dell\u2019avanguardia radicale futurista (Balla firma con Marinetti e altri, tra cui Boccioni, Carr\u00e0 e Russolo, i manifesti che definivano gli aspetti teorici del movimento), per approdare dopo il 1930 a un\u2019inedita e pionieristica figurazione. Apre il percorso <em>Nello specchio<\/em> (1901-1902), dove sono rappresentati l\u2019amico scultore Giovanni Prini con sua moglie, lo scrittore Max Vanzi e lo stesso Balla. Di fronte a questo dipinto Giacomo Puccini esclam\u00f2: \u00abQuesta \u00e8 la mia \u2018Boh\u00e8me\u2019, la voglio ad ogni costo!\u00bb. Bench\u00e9 lusingato, Balla prefer\u00ec rimettendoci che il quadro fosse acquistato dallo Stato italiano che lo destin\u00f2 alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma. Tra i nuclei pi\u00f9 significativi riservati al pubblico si colloca il grande ciclo intitolato <em>Dei viventi<\/em>. Delle 15 opere dipinte dall\u2019artista rivelate nel 1968 da Maurizio Fagiolo dell\u2019Arco grazie a un appunto di Balla, sono giunte fino a noi solo quattro tele incentrate sugli ultimi e gli emarginati della nuova societ\u00e0 del progresso di inizio Novecento, interesse riconducibile anche alle ricerche dell\u2019antropologo e criminologo\u00a0<strong>Cesare Lombroso<\/strong>, con il quale Balla entr\u00f2 in contatto nel periodo torinese. Tra le opere <em>Dei viventi<\/em> superstiti c\u2019\u00e8 <em>La pazza<\/em>, una donna immortalata da Balla sul terrazzo della sua casa-studio ai Parioli in modo da suscitare stupore e sgomento in chi la osserva: l\u2019atteggiamento \u00e8 stravolto, la gestualit\u00e0 ha un ritmo convulso mentre lo sguardo vaga senza meta esprimendo la malattia psichica con disarmante efficacia. Dietro la tela <em>I Malati<\/em> \u00e8 trascritta a macchina l\u2019etichetta con le volont\u00e0 di Balla sulla modalit\u00e0 di presentazione delle quattro opere, a mo\u2019 di polittico e secondo una precisa successione, fedelmente proposta in occasione dell\u2019allestimento a Parma: <em>La pazza<\/em>, <em>I malati <\/em>dipintonoto anche come<em> Prime cure elettriche, Il contadino<\/em> (di propriet\u00e0 dell\u2019Accademia di San Luca, in mostra pertanto attraverso una riproduzione fotografica a misura naturale in bianco e nero) e <em>Il mendicante<\/em>. Il percorso rivolge attenzione all\u2019affascinante rapporto che lega i disegni preparatori dell\u2019artista ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione. Ne offre una potente testimonianza lo studio per <em>Fallimento<\/em> del 1902 circa (esito della sua attenta osservazione dei scarabocchi infantili sulla porta di un negozio in via Veneto a Roma chiuso da tempo) che Enrico Crispolti individu\u00f2 come sorprendente precursore, in particolare, delle litografie dei muri parigini del 1945 di Jean Dubuffet. Tra i bozzetti di capolavori chiave del periodo futurista, si colloca uno dei due studi de <em>I ritmi dell\u2019archetto<\/em> (lavoro conosciuto anche come\u00a0<em>Le mani del violinista<\/em>) eseguiti nell\u2019inverno del 1912 a D\u00fcsseldorf dove Balla si era recato per decorare la sala da pranzo nella casa della sua ex allieva, GrethelL\u00f6wenstein.\u00a0Nello stesso anno, scrive alla sua famiglia: \u00abOra sto anche per finire uno studio della mano del marito che suona il violino, ma in movimento, in diverse posizioni e [incorporando] i continui movimenti dell\u2019archetto\u00bb.\u00a0Sempre al soggiorno a D\u00fcsseldorf nel 1912 appartiene uno dei preziosi studi sull\u2019iride (con al verso un <em>Autoritratto<\/em>), denominati dopo la morte dell\u2019artista, dagli anni Sessanta, <em>Compenetrazioni iridescenti<\/em>, tra le pi\u00f9 alte espressioni della ricerca di Balla, primo esempio di un\u2019<em>astrazione geometrica<\/em> figlia della scomposizione ottico-dinamica della luce, che ha contribuito a ribadire il ruolo centrale di Balla nella nascita dell\u2019astrattismo europeo. Attraverso gli studi sull\u2019iride, per utilizzare le parole di Fagiolo dell\u2019Arco, \u00abBalla vuole rendere la sostanza di un fenomeno evanescente come l\u2019arcobaleno, che \u00e8 un simbolo della luce\u00bb. Da altre ricerche, che comprendono lungo il percorso espositivo anche i sei disegni per<em> Volo di rondini<\/em>, attraverso il dinamismo dell\u2019auto (con l\u2019intenso<em> Espansione dinamica + velocit\u00e0 N. 9 <\/em>del 1913 circa) si approda alle \u201clinee della velocit\u00e0\u201d, definite dallo stesso Balla la base fondamentale delle sue forme di pensiero<em>. <\/em>In mostra si potr\u00e0 ammirare anche il nucleo di lavori di diversa provenienza rispetto alle figlie dell\u2019artista, esito di acquisizioni compiute nel corso degli ultimi decenni dalla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Roma o di donazioni. A questo ambito, appartiene lo splendido disegno <em>Linea di velocit\u00e0 + spazio<\/em><a>(1913 ca.) che torner\u00e0 a essere esposto al pubblico dopo oltre mezzo secolo.<\/a>Allo splendido ciclo delle <em>Dimostrazioni interventiste<\/em> del 1915 (il 28 giugno 1914 scoppia la Prima guerra mondiale: mentre l\u2019Italia si proclama neutrale, i Futuristi declamando la guerra come \u201csola igiene del mondo\u201d sono tra i favorevoli all\u2019intervento in guerra) appartiene l\u2019imponente dipinto <em>Forme-volume del grido \u201cViva l\u2019Italia\u201d <\/em>di cui sar\u00e0 mostrato al pubblico per la prima volta l\u2019esito di analisi radiografiche svolte sull\u2019opera dalla ditta ArsMensurae di Stefano Ridolfi: si riconosce la sagoma di una donna in piedi, in verticale, mentre la composizione del 1915 viene dipinta in orizzontale. La figura femminile, visibile anche sul retro della tela in trasparenza, \u00e8 stata ricondotta da Elena Gigli allo studio preparatorio passato in un\u2019asta nel 1998 per il ritratto fatto da Balla alla moglie Elisa nel 1908, <em>Nudo controluce<\/em>, di cui oggi esiste, in una collezione privata, la realizzazione su carta. Le sezioni conclusive della mostra sono dedicate all\u2019ultima produzione figurativa di Balla, ancora poco nota al grande pubblico, di cui sono stati avviati studi solo in tempi recenti (soprattutto da Fabio Benzi), che attinge all\u2019immaginario della fotografia di moda e di attualit\u00e0, nonch\u00e9 a quello cinematografico, tanto quanto alla fascinazione per quell\u2019energia universale che innerva la natura osservata nei parchi e nei giardini di Roma. Tra le opere che mettono in evidenza queste inclinazioni, spicca l\u2019olio intitolato sul retro della tavola <em>LA FILA PER L\u2019AGNELLO (DETTO A ROMA ABACCHIO)<\/em>,dipinto nell\u2019inverno del 1942. Un\u2019originale prospettiva di \u201cripresa\u201d offre una visione soggettiva attraverso la finestra del palazzo di Balla che si affaccia su via Montello, sulle lunghe file di persone intente a cercare di procurarsi il cibo che ormai scarseggia nella capitale nel cuore della Seconda guerra mondiale. L\u2019artista si mette nuovamente in gioco con un approccio sperimentale che restituisce ancora una volta,ma in modi diversi,quel senso di incredibile potenzialit\u00e0 dell\u2019esperienza quotidiana. Il fil rouge \u00e8 sempre la luce, linfa vitale dell\u2019immagine, dal colore alla sua forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo del Governatore di Parma<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Balla, un universo di luce<\/p>\n\n\n\n<p>dal 10 Ottobre 2025&nbsp; al 1 Febbraio 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Mercoled\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00 &#8211; Luned\u00ec e Marted\u00ec Chiuso&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Balla <em>Espansione dinamica + velocit\u00e0 N.9 <\/em>1913 circaolio su carta su tela, cm 64 x 107,2 <em>&nbsp;<\/em>Roma, Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea\u00a9 Giacomo Balla, by SIAE 2025<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Balla <em>Pessimismo e ottimismo <\/em>1923 olio su tela, cm 114,5 x 175,5 Roma, Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna e Contemporanea \u00a9 Giacomo Balla, by SIAE 2025<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 1 Febbraio 2026 si potr\u00e0 ammirare nelle sale del Palazzo del Governatore di Parma la mostra dedicata a Giacomo Balla- \u2018Giacomo Balla, un universo di luce. 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