{"id":1000024273,"date":"2025-10-22T11:40:05","date_gmt":"2025-10-22T14:40:05","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024273"},"modified":"2025-10-22T11:40:07","modified_gmt":"2025-10-22T14:40:07","slug":"etna-scoperto-un-nuovo-metodo-per-prevedere-le-eruzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024273","title":{"rendered":"Etna: scoperto un nuovo metodo per prevedere le eruzioni"},"content":{"rendered":"\n<p>Un nuovo metodo per seguire i movimenti del magma sotto il Monte\u202fEtna apre prospettive pi\u00f9 precise per anticipare le eruzioni del vulcano pi\u00f9 attivo d&#8217;Europa. Lo studio, condotto dall&#8217;Istituto\u202fNazionale\u202fdi\u202fGeofisica\u202fe\u202fVulcanologia (INGV) e pubblicato sulla rivista Science\u202fAdvances, mette al centro dell&#8217;analisi il parametro sismologico noto come \u00abvalore b\u00bb, che descrive la distribuzione tra terremoti di magnitudo bassa e alta. In altre parole il \u00abvalore b\u00bb (o b-value) \u00e8 un parametro usato in sismologia che indica il rapporto tra il numero di piccoli terremoti e quello dei grandi in una determinata area. L&#8217;Etna \u00e8 il vulcano attivo pi\u00f9 grande d&#8217;Europa e ne abbiamo registrato regolarmente l&#8217;attivit\u00e0 vulcanica negli ultimi 2.700 anni. Tuttavia, le origini eruttive del sistema risalgono a circa 500.000 anni fa. La pi\u00f9 recente fase eruttiva risale a giugno 2025: dall&#8217;evento si produssero una colonna di cenere alta circa 6,5 chilometri e un flusso di blocchi incandescenti. Le autorit\u00e0 riuscirono a diffondere l&#8217;allerta gi\u00e0 al mattino dell&#8217;eruzione, ma i ricercatori sottolineano che non sempre le previsioni sono cos\u00ec tempestive. Cosa cambia? La ricerca dell&#8217;INGV ha preso in esame 20 anni di dati sismici (dal 2005 al 2024) nell&#8217;area dell&#8217;Etna, concentrandosi sulla variazione spaziale e temporale del \u00abvalore b\u00bb. Secondo gli autori, questa variazione riflette l&#8217;evoluzione dello stress all&#8217;interno della crosta e pu\u00f2 segnare le fasi in cui il magma risale verso la superficie. \u00abLe variazioni del valore b nel tempo riflettono l&#8217;evoluzione dello stress all&#8217;interno del vulcano\u00bb, ha spiegato in una intervista il geofisico dell&#8217;INGV e primo autore dello studio, Marco\u202fFiretto\u202fCarlino. \u00abPoich\u00e9 la risalita del magma induce variazioni dello stress nella crosta, il monitoraggio del valore b pu\u00f2 aiutare a rivelare le diverse fasi del trasferimento del magma dalla profondit\u00e0 alla superficie\u00bb. In pratica, nelle zone attive di accumulo magmatico \u2014 dove il magma esercita pressione sulle rocce circostanti \u2014 si osservano valori b pi\u00f9 elevati: ci\u00f2 significa che vi sono molti terremoti piccoli rispetto a quelli grandi. Questo perch\u00e9 le rocce diventano maggiormente frammentate e \u00abdeboli\u00bb a causa del magma che frattura la crosta. Al contrario, in croste pi\u00f9 stabili, poco sollecitate dal magma, prevalgono terremoti pi\u00f9 rari ma di magnitudo maggiore, associati a valori b pi\u00f9 bassi. Lo studio descrive il sistema interno dell&#8217;Etna come complesso e stratificato: una zona di stoccaggio profonda del magma si trova a circa 11 km sotto il livello del mare, alimenta un sistema di depositi intermedi (tra 3 e 7 km di profondit\u00e0) e infine una zona pi\u00f9 superficiale all&#8217;interno dell&#8217;edificio vulcanico. La crosta attorno all&#8217;Etna raggiunge spessori fino a 30 km e si trova nel contesto della collisione tra la placca africana e quella europea. Una faglia trascorrente verticale facilita la risalita del magma verso la superficie. Monitorare il b-value pu\u00f2 offrire un nuovo strumento per stimare quando il magma sta transitando da una zona profonda a una pi\u00f9 superficiale, permettendo di definire con maggiore anticipo le eruzioni del vulcano. \u00abMonitorare il valore b offre un modo efficace per tracciare il movimento del magma all&#8217;interno della crosta e valutare lo stato evolutivo del vulcano prima delle eruzioni\u00bb, afferma Firetto Carlino. Grazie alla frequente attivit\u00e0 dell&#8217;Etna e al vasto archivio sismico, gli scienziati hanno potuto fare emergere una correlazione molto forte tra il \u00abvalore b\u00bb e le fasi eruttive del vulcano. Se confermata in altri contesti vulcanici, la metodologia potrebbe essere applicata ad altri vulcani attivi, a patto che ci siano sufficienti dati sismici e una buona distribuzione spaziale degli eventi. La previsione delle eruzioni continua a essere un campo complesso: il \u00abvalore b\u00bb non \u00e8 una \u00abspia\u00bb immediata di eruzione imminente, ma uno strumento aggiuntivo per valutare lo stato interno del vulcano. Ogni vulcano ha caratteristiche proprie e l&#8217;Etna rappresenta un caso \u00abideale\u00bb per questo tipo di studio grazie all&#8217;intensa attivit\u00e0 e alla buona disponibilit\u00e0 dati. I ricercatori intendono ora estendere l&#8217;analisi ad altre aree vulcaniche italiane e internazionali, nonch\u00e9 combinare il \u00abvalore b\u00bb con altri indicatori (geochimici, deformativi, termici) per migliorare le previsioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo metodo per seguire i movimenti del magma sotto il Monte\u202fEtna apre prospettive pi\u00f9 precise per anticipare le eruzioni del vulcano pi\u00f9 attivo d&#8217;Europa. 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