{"id":1000024079,"date":"2025-10-20T07:29:15","date_gmt":"2025-10-20T10:29:15","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024079"},"modified":"2025-10-20T07:29:17","modified_gmt":"2025-10-20T10:29:17","slug":"lesposizione-al-piombo-ha-avuto-un-ruolo-nellevoluzione-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024079","title":{"rendered":"L&#8217;esposizione al piombo ha avuto un ruolo nell&#8217;evoluzione umana?"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;esposizione al piombo \u00e8 dannosa per l&#8217;uomo, ma doveva esserlo ancor di pi\u00f9 per alcuni antichi ominini ormai estinti. Molte specie preistoriche vissero in habitat naturalmente contaminati dal piombo, tanto da assorbirlo in quantit\u00e0 importanti nei loro denti. I sapiens moderni avrebbero evoluto la capacit\u00e0 di tollerare l&#8217;avvelenamento da piombo meglio di Neanderthal, Australopitechi, Paranthropus e degli antichi rappresentanti della loro stessa specie. Questa aumentata tolleranza potrebbe averci dato un vantaggio competitivo, permettendoci di sopravvivere a tutti gli altri e popolare la Terra. \u00c8 l&#8217;ipotesi, audace e tutta da verificare, contenuta in uno studio pubblicato su Science Advances. Un gruppo di scienziati della Southern Cross University di Lismore, Australia, ha cercato segni di esposizione al piombo in 51 denti fossili di antichi grandi primati, di scimmie e di ominini di varie parti del mondo. Tracce di contaminazione da piombo sono state trovate nel 73% dei denti analizzati, inclusi quelli di Australopithecus africanus, Paranthropus robustus (un ominine estinto vissuto tra i 2,3 e gli 1,2 milioni di anni fa), Neanderthal, Gigantopithecus blacki (un&#8217;enorme scimmia estinta vissuta in Cina meridionale 2 milioni di anni fa), di antichi oranghi e babbuini. L&#8217;analisi dimostra che l&#8217;avvelenamento da piombo, tradizionalmente associato all&#8217;inquinamento industriale, alle attivit\u00e0 minerarie e&nbsp;&nbsp;-fino agli anni &#8217;80 &#8211; alla benzina rossa contenente il metallo, era una realt\u00e0 anche per i nostri antenati 2 milioni di anni fa. Poich\u00e9 il piombo si pu\u00f2 trovare naturalmente nelle rocce, come prodotto delle eruzioni vulcaniche, nelle acque, nei suoli e nelle piante che vi affondano le radici, gli antichi ominini e gli altri primati potrebbero averlo assunto dall&#8217;ambiente. Il danno creato dal piombo sul cervello &#8211; specie quello in via di sviluppo &#8211; avrebbe, secondo lo studio, costituito un \u00abtetto\u00bb alla possibilit\u00e0 di quelle specie di sviluppare abilit\u00e0 sociali complesse. Lo studio infatti suggerisce che l&#8217;uomo moderno sopporti gli effetti neurotossici del piombo un po&#8217; meglio di quanto facessero i suoi predecessori, grazie ad alcuni adattamenti evolutivi. Per capire quale effetto avessero quantit\u00e0 talvolta \u00abindustriali\u00bb di piombo sugli antichi ominini e sugli altri primati, gli scienziati hanno lavorato su organoidi di cervello (cio\u00e8 agglomerati di cellule che ricordano nella struttura piccole repliche della corteccia cerebrale) in cui hanno studiato la versione arcaica e quella moderna di un gene &#8211; il NOVA1 &#8211; che aiuta a organizzare lo sviluppo del cervello. Esponendo gli organoidi a quantit\u00e0 molto piccole e realistiche di piombo, quelli arcaici hanno espresso mutazioni in un altro gene, chiamato FOXP2, che sono collegate a problemi di comunicazione e dello sviluppo del linguaggio. Al contrario, i mini-cervelli che esprimevano la forma moderna di NOVA1 sono apparsi protetti da questo tipo di danno. L&#8217;idea \u00e8 che nell&#8217;uomo moderno, l&#8217;esposizione naturale e continuativa al piombo possa aver selezionato alcune varianti genetiche, inclusa la versione moderna di NOVA1, utili a proteggere il cervello dalla tossicit\u00e0 del metallo. Ci\u00f2 potrebbe aver contribuito a rendere la nostra specie pi\u00f9 comunicativa e socialmente coesa. Lo studio ha alcune limitazioni. Per esempio, il numero ridotto e le poche localit\u00e0 geografiche da cui provengono i denti fossili (Cina, Sudest Asiatico, Australia, Sudafrica e Francia) rendono arbitraria l&#8217;ipotesi che tutti gli antichi ominidi siano stati continuativamente esposti al piombo per 2 milioni di anni. Inoltre, non \u00e8 possibile dimostrare quando sia avvenuta questa esposizione, e se sia davvero cominciata nel momento pi\u00f9 delicato per il neurosviluppo, quello dell&#8217;infanzia. Non \u00e8 poi chiaro se esporre organoidi di cervello al piombo rifletta quello che accade al cervello umano in caso di contaminazione naturale. Insomma, le conclusioni sono coraggiose, per il tipo di prove su cui si basano, e andranno supportate da altre evidenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;esposizione al piombo \u00e8 dannosa per l&#8217;uomo, ma doveva esserlo ancor di pi\u00f9 per alcuni antichi ominini ormai estinti. 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