{"id":1000024043,"date":"2025-10-18T16:04:52","date_gmt":"2025-10-18T19:04:52","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024043"},"modified":"2025-10-18T16:04:54","modified_gmt":"2025-10-18T19:04:54","slug":"su-marte-i-canyon-sono-scavati-da-blocchi-di-ghiaccio-di-co%e2%82%82-che-si-muovono-come-vermi-nella-sabbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000024043","title":{"rendered":"Su Marte i canyon sono scavati da blocchi di ghiaccio di CO\u2082 che si muovono come \u00abvermi\u00bb nella sabbia"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli ultimi anni gli scienziati hanno avanzato diverse ipotesi per spiegare l&#8217;origine dei \u00abgully\u00bb su Marte \u2014 strutture che solcano le dune e i pendii di alcuni crateri marziani \u2014 cercando di capire se siano stati modellati da acqua liquida, ghiaccio, anidride carbonica o da processi combinati. Ora una nuova ipotesi suggerisce che blocchi di ghiaccio di anidride carbonica (CO\u2082) possano essere i principali responsabili della formazione di questi canali e non l&#8217;azione dell&#8217;acqua liquida, come hanno ipotizzato altri ricercatori. Una delle studiose che ha contribuito in modo decisivo a questa scoperta \u00e8 la dottoressa Lonneke Roelofs, geologa planetaria dell&#8217;Universit\u00e0 di Utrecht (Paesi Bassi). La ricerca, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, mostra come blocchi di ghiaccio di CO\u2082 possano \u00abscavare\u00bb canali nelle dune sabbiose marziane attraverso un processo completamente nuovo per la scienza terrestre. \u00abSembrava di guardare i vermi della sabbia nel film Dune\u00bb, racconta Roelofs. \u00abI blocchi si muovevano autonomamente lungo il pendio, scavando il terreno con sorprendente efficacia\u00bb. Durante l&#8217;inverno marziano, quando le temperature scendono fino a \u2013120 \u00b0C, la sottile atmosfera del pianeta consente la formazione di strati di ghiaccio secco (anidride carbonica solida) sulle dune dell&#8217;emisfero meridionale. Con l&#8217;arrivo della primavera, i pendii delle dune si riscaldano rapidamente. I blocchi di ghiaccio, spessi fino a 70 centimetri e lunghi oltre un metro, iniziano a staccarsi e a scivolare verso il basso. A causa della rarefazione dell&#8217;atmosfera e del forte contrasto termico tra la sabbia calda e il ghiaccio freddo, la parte inferiore dei blocchi sublima \u2014 cio\u00e8 passa direttamente dallo stato solido a quello gassoso senza fondersi. Questo processo genera una pressione di gas sufficiente a sollevare il blocco, facendolo scivolare e scavare nel terreno. \u00abNella nostra simulazione abbiamo visto come la pressione del gas spazzasse via la sabbia in tutte le direzioni\u00bb, spiega Roelofs. \u00abIl blocco finiva intrappolato in una piccola cavit\u00e0, continuando per\u00f2 a muoversi lentamente verso il basso. Nelle prove di laboratorio che abbiamo realizzato un blocco di CO\u2082 , alla fine del suo scivolamento lasciava dietro di s\u00e9 un lungo canale con creste sabbiose ai lati: proprio come quelli che vediamo su Marte\u00bb. Per testare questa ipotesi, Roelofs e la studentessa Simone Visschers si sono recate all&#8217;Open University di Milton Keynes (Regno Unito), dove \u00e8 presente una speciale camera marziana capace di riprodurre la bassa pressione e le temperature estreme di Marte. L\u00ec hanno ricreato in laboratorio pendii sabbiosi con diverse inclinazioni, lasciando cadere blocchi di ghiaccio secco dall&#8217;alto. Quando l&#8217;angolo di discesa era corretto, i blocchi iniziavano a scavare da soli, comportandosi come \u00abtalpe\u00bb o \u00abvermi della sabbia\u00bb. Le immagini e i dati raccolti hanno mostrato che il fenomeno produce canaloni identici a quelli osservati dal satellite HiRISE della NASA nella regione del cratere Matara. Le irregolarit\u00e0 del percorso dei canaloni, inoltre, sembrano dovute alle creste di vento e alle variazioni locali della granulometria sabbiosa, che deviano la traiettoria dei blocchi durante la discesa. La scoperta di Roelofs fornisce una prova sperimentale di una ipotesi avanzata da tempo: che i canaloni marziani non siano il risultato dell&#8217;erosione da acqua liquida, ma di processi criogenici legati al ghiaccio di CO\u2082. Questo meccanismo spiega anche perch\u00e9 tali strutture si trovano solo in alcune regioni e stagioni, e perch\u00e9 mancano tracce di flussi d&#8217;acqua recenti. \u00c8 un fenomeno unico, mai osservato sulla Terra, poich\u00e9 qui l&#8217;anidride carbonica non raggiunge lo stato solido nelle condizioni naturali del nostro pianeta. Roelofs aveva gi\u00e0 contribuito, nel 2024, a uno studio sulla sublimazione del ghiaccio di CO\u2082 come causa delle colate detritiche marziane, che formano canali sulle pareti dei crateri. La nuova ricerca estende questi risultati, mostrando che lo stesso principio fisico pu\u00f2 spiegare anche i canaloni. Perch\u00e9 Marte continua a incuriosirci? Studiare i processi che modellano la superficie di Marte non \u00e8 solo un modo per capire meglio il Pianeta Rosso, ma anche per rivedere la nostra comprensione della Terra. Analizzare un sistema planetario diverso permette infatti di scoprire nuovi meccanismi naturali e di riflettere su quanto la vita terrestre sia legata \u2014 e limitata \u2014 alle condizioni del nostro pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni gli scienziati hanno avanzato diverse ipotesi per spiegare l&#8217;origine dei \u00abgully\u00bb su Marte \u2014 strutture che solcano le dune e i pendii di alcuni crateri marziani \u2014 cercando di capire se siano stati modellati da acqua liquida, ghiaccio, anidride carbonica o da processi combinati. 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