{"id":1000023984,"date":"2025-10-18T15:26:17","date_gmt":"2025-10-18T18:26:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023984"},"modified":"2025-10-18T15:26:19","modified_gmt":"2025-10-18T18:26:19","slug":"inflazione-da-quando-ci-affligge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023984","title":{"rendered":"Inflazione: da quando ci affligge?"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;inflazione (da inflate, \u00abgonfiare\u00bb) esisteva gi\u00e0 col baratto, prima che venisse inventato il denaro. In origine riguardava le merci, oggi le materie prime.<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri un pollo, oggi met\u00e0. Ieri un cappotto, oggi una giacca. Colpa dell&#8217;inflazione: cio\u00e8 dell&#8217;aumento generalizzato dei prezzi e della diminuzione del potere d&#8217;acquisto del denaro. La pi\u00f9 ingiusta delle tasse, come \u00e8 stata definita, non \u00e8 una male esclusivo della societ\u00e0 industriale. L&#8217;inflazione, infatti, esisteva gi\u00e0 ai tempi del baratto, ben prima dell&#8217;invenzione del denaro. Il primo caso d&#8217;inflazione della Storia avvenne in Mesopotamia attorno al 2200 a.C. Il grande impero degli Accadi era in declino, invaso da genti bellicose. Sotto forma di maledizione, un testo in lingua sumerica annunci\u00f2: \u00abIl tuo oro sia venduto come argento, il tuo argento come metallo pi\u00f9 vile, il tuo rame come piombo\u00bb. All&#8217;origine della crisi fu la carestia. Come ha scritto l&#8217;archeologo Sabatino Moscati: \u00abbastavano pochi raccolti andati male perch\u00e9 la parte povera della popolazione fosse costretta a forme pesanti d&#8217;indebitamento compresa la vendita dei familiari come schiavi, o in casi estremi a fenomeni di cannibalismo\u00bb. Al posto degli economisti c&#8217;erano maghi e astrologi, che pronunciavano profezie che suonavano cos\u00ec: \u00abI prezzi del mercato aumenteranno\u00bb. Se la scarsit\u00e0 di beni provocava l&#8217;inflazione, la loro abbondanza (specie se improvvisa e di notevole entit\u00e0) provocava il fenomeno opposto, la deflazione (cio\u00e8 l&#8217;abbassamento dei prezzi). Accadeva puntualmente dopo un raccolto di grandi bottini bellici. Per esempio quando il re assiro Assurbanipal, nel VII secolo a.C., sconfisse le popolazioni filo-babilonesi. E il sovrano fenicio Kilamuwa fece iscrivere questa iscrizione: \u00abPrima si dava una giovinetta per una pecora e un uomo per una veste, ora tutto \u00e8 cambiato: chi non aveva mai visto un bue, l&#8217;ho fatto padrone di una mandria, chi non aveva mai visto il lino, l&#8217;ho coperto di bisso (una seta di origine marina ndr)\u00bb. Anche i Greci conobbero l&#8217;inflazione. Nel 400 a.C., quando Atene era in guerra con Corinto, le derrate arrivavano con difficolt\u00e0 e gli speculatori ebbero mano libera (\u00abSi condannino i commercianti!\u00bb suggeriva l&#8217;oratore Lisia). Il filosofo greco Diogene di Sinope, detto \u00abil Cinico\u00bb (412-323 a.C.), fu persino accusato, in qualit\u00e0 di sovrintendente alla coniazione, di avere messo in circolazione monete false. Diogene aveva proposto di abbandonare l&#8217;uso delle monete e fare ricorso agli astr\u00e0gali (ossicini del piede) di animali, usati sia come amuleti sia per il gioco simile a quello dei dadi. Ma il precedente pi\u00f9 disastroso della storia antica colp\u00ec l&#8217;Impero romano nel II-III secolo d.C. \u00abRoma era diventata una metropoli con circa un milione di abitanti, che richiedeva massicce importazioni di generi alimentari (cereali, vino, olio, pesce) mentre l&#8217;aristocrazia continuava a importare prodotti di lusso (gioielli, sete&#8230;) molto costosi\u00bb, spiega Ennio De Simone, autore del libro Moneta e banca attraverso i secoli (Franco Angeli). \u00abI metalli preziosi, che nel periodo delle conquiste erano affluiti a Roma, iniziavano a defluire verso l&#8217;Oriente (Cina, India e Arabia) e le miniere d&#8217;oro spagnole si erano esaurite. La crisi militare, politica ed economica aggrav\u00f2 la situazione. Per la scarsit\u00e0 delle monete circolanti gli imperatori erano costretti a ricorrere continuamente alla truffa nummaria, cio\u00e8 all&#8217;alterazione delle monete stesse (il denarius, in teoria d&#8217;argento, aveva in realt\u00e0 solo una leggera patina chiara, che si ossidava in fretta) talmente svalutate che tutti volevano liberarsene\u00bb. Con i prezzi alle stelle, le condizioni dei cittadini (otto su dieci erano contadini) continuarono a peggiorare. Il ritorno alla normalit\u00e0 fu ottenuto con il soldius aureo (4,55 grammi d&#8217;oro), a lungo la sola moneta d&#8217;oro in Europa. La pi\u00f9 grande inflazione della Storia moderna fu invece quella che colp\u00ec tutta l&#8217;Europa nel Cinquecento. Ribattezzata \u00abrivoluzione dei prezzi\u00bb, fu causata da un fattore imprevisto: la scoperta dell&#8217;America. \u00abSi verific\u00f2 un consistente e gratuito afflusso di metalli preziosi dalle Americhe (lo stock d&#8217;argento sal\u00ec del 35-40% in poco tempo) in seguito allo sfruttamento spagnolo del Nuovo Mondo\u00bb, spiega De Simone. \u00abCi\u00f3 diminu\u00ec il potere di acquisto delle monete pregiate, facendo crescere la domanda di beni e i prezzi delle derrate agricole anche quattro o cinque volte\u00bb. La forte richiesta di beni europei e l&#8217;immissione di grandi quantit\u00e0 di metalli preziosi da parte degli Stati peggior\u00f2 la situazione economica della Spagna. Nel 1559-60 la Castiglia, per esempio, fu inondata di monetine di rame (i \u00abvelloni\u00bb) che portarono alla scomparsa di quelle d&#8217;oro e d&#8217;argento. In Inghilterra, sir Thomas Gresham, consigliere finanziario della regina Elisabetta I, arriv\u00f2 a coniare la massima \u00abla moneta cattiva scaccia quella buona\u00bb. \u00abLa banconota cartacea, introdotta tra la fine del Seicento e l&#8217;inizio del Settecento, fu anticipata dalle compromissory notes, le \u00abnote al portatore\u00bb emesse dalla Banca d&#8217;Inghilterra\u00bb, prosegue lo studioso. \u00abNel 1694 lo Stato concesse al sistema di banche un bonus conservativo al fine di garantire la circolazione cartacea. Seguirono poi fasi di crisi e l&#8217;emissione di periodi di crisi (guerre e trattati finanziari) ma producendo un nuovo tipo di inflazione, quella monetaria\u00bb. Si fece presto a cadere dalla padella nella brace: ci pensarono le due grandi crisi monetarie che interessarono la Francia nel XVIII secolo e che misero a dura prova la fiducia verso la moneta cartacea. La prima venne con la morte di Luigi XIV (1715) e la conseguente reggenza del duca Filippo d&#8217;Orl\u00e9ans. A scatenarla fu l&#8217;economista scozzese John Law (1671-1729), consulente della corona francese. \u00abLaw fond\u00f2 una banca privata autorizzata a emettere biglietti bancari la Banque g\u00e9n\u00e9rale (poi Banque royale) e guid\u00f2 la Compagnia delle Indie (che aveva il monopolio del commercio estero)\u00bb, spiega De Simone. \u00abIntorno alla Compagnia si scaten\u00f2 una speculazione alimentata da continue emissioni di biglietti di banca: all&#8217;inizio il loro valore sal\u00ec da 500 a 10 mila lire (livres o \u00ablibbre\u00bb), i primi acquirenti divennero improvvisamente ricchi e le strade di Parigi si riempirono di lussuose carrozze. Presto per\u00f2 il loro valore cominci\u00f2 a scendere (i dividendi della Compagnia erano irrisori rispetto al prezzo delle azioni) e fu il panico: tutti le vendettero o chiesero il cambio dei biglietti di banca. In cassa c&#8217;erano 21 milioni di lire d&#8217;argento e 28 milioni d&#8217;oro, a fronte della circolazione cartacea di 2,5 miliardi: la Banque royale chiuse, fu revocato il corso legale dei biglietti e Law dovette fuggire in Belgio\u00bb. Con la Rivoluzione francese non and\u00f2 meglio. Per fronteggiare l&#8217;enorme debito pubblico (4 miliardi di lire) nel 1789 l&#8217;Assemblea costituente fece sparire la cartamoneta, sostituendola con un titolo denominato \u00abassegnato\u00bb (assignat) e garantito dalle propriet\u00e0 immobiliari confiscate alla nobilt\u00e0 e al clero. Il 17 aprile 1790 gli assegnati furono dichiarati cartamoneta ufficiale e lo Stato, sempre pi\u00f9 a corto di denaro, li utilizz\u00f2 per tutte le spese correnti arrivando a stamparne per 45 miliardi di lire, un valore molto superiore a quello dei beni nazionali (valutati in 3 miliardi di lire). La nuova valuta cal\u00f2 a picco: il 19 febbraio 1796, a place Vendome, per decisione del Direttorio gli assegnati furono messi al rogo. Punzoni, matrici e timbri usati per stamparli furono distrutti. A trasformare intere fortune in carta straccia non fu solo il Vecchio mondo. Del resto, il neologismo \u00abinflazione\u00bb deriva dall&#8217;inglese to inflate (\u00abgonfiare\u00bb, a sua volta dal latino flatus) e risale alla Guerra di Secessione americana (1861-1865). Nordisti e sudisti si finanziarono ricorrendo al credito (furono emessi circa 2 miliardi di dollari in titoli che contenevano la clausola furbetta \u00aboro convertibile dopo la pace\u00bb). A passarsela peggio furono gli Stati del Sud: con il blocco alle esportazioni di cotone e gli introiti fiscali ridotti a zero i loro debiti di guerra non furono mai pagati. Intanto i beni scarseggiavano e i prezzi salivano alle stelle. La miseria ridusse sul lastrico i grandi proprietari (come Rossella O&#8217;Hara di Via col vento) e il dollaro scese in picchiata: nel 1863 equivaleva a 33 centesimi d&#8217;oro, nel 1865 solo a 1,6 centesimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri come oggi le cause dell&#8217;inflazione erano tre:<\/p>\n\n\n\n<p>-L&#8217;aumento della domanda di beni alla quale non corrisponda un aumento adeguato dell&#8217;offerta (<strong>inflazione da domanda<\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p>-L&#8217;eccessiva crescita della quantit\u00e0 di moneta in circolazione (<strong>inflazione monetaria<\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p>-L&#8217;aumento dei costi di produzione (<strong>inflazione dei costi<\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<p>Solo un tipo di inflazione era sconosciuta nell&#8217;epoca preindustriale: quella provocata dall&#8217;aumento del costo delle materie prime, come il petrolio. L&#8217;industria contava, invece, nella Germania d&#8217;inizio Novecento. \u00abSconfitta nella Prima guerra mondiale, la Germania non riusciva a tenerv fede ai pagamenti delle pesanti riparazioni di guerra stabilite a Versailles nel 1920\u00bb, ha scritto l&#8217;economista tedesco Richard Gaettens. Il governo della neonata Repubblica di Weimar (1919-1933) divenne insolvente. Si entr\u00f2 in un fase di stagnazione economica accellerata da una gestione dissennata dell&#8217;emissione di banconote: si stampavano marchi (il cui valore non corrispondeva alle riserve auree) a getto continuo, giorno e notte. Nel 1914 circolavano 7,2 miliardi di banconote, nel dicembre del 1923 ben 496mila miliardi. La quotazione del dollaro rispetto al marco pass\u00f2 da 4,2 a 1 milione di marchi (agosto 1923) fino a 4.200 miliardi a novembre. Stipendi e salari venivano pagati ogni giorno, un francobollo o un uovo costavano miliardi di marchi, la borsa divenne una sorta di casin\u00f2 dove tentare la fortuna. Ad avere la peggio furono salariati e liberi professionisti, depredati dei loro onorari: al momento dell&#8217;incasso, il gruzzolo bastava appena per una corsa in tram.<\/p>\n\n\n\n<p>Claudia Giammatteo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;inflazione (da inflate, \u00abgonfiare\u00bb) esisteva gi\u00e0 col baratto, prima che venisse inventato il denaro. In origine riguardava le merci, oggi le materie prime. Ieri un pollo, oggi met\u00e0. Ieri un cappotto, oggi una giacca. Colpa dell&#8217;inflazione: cio\u00e8 dell&#8217;aumento generalizzato dei prezzi e della diminuzione del potere d&#8217;acquisto del denaro. 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