{"id":1000023939,"date":"2025-10-17T19:05:17","date_gmt":"2025-10-17T22:05:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023939"},"modified":"2025-10-17T19:05:18","modified_gmt":"2025-10-17T22:05:18","slug":"lue-e-il-suo-rapporto-col-nuovo-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023939","title":{"rendered":"L&#8217;Ue e il suo rapporto col &#8216;nuovo&#8217; Mediterraneo"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;Europa \u2013 e quindi anche l&#8217;Italia \u2013 devono fare i conti con un Mediterraneo diverso, in cui agiscono attori e dinamiche nuove ormai consolidate che non possono e non devono essere pi\u00f9 trattate come \u00abemergenze\u00bb ma richiedono una progettualit\u00e0 politica di lungo respiro. Solo cos\u00ec l&#8217;Ue potr\u00e0 ambire a tornare protagonista e non pi\u00f9 spettatrice: \u00e8 la conclusione e il suggerimento che emerge dall&#8217;Atlante geopolitico del Mediterraneo 2025, realizzato da Francesco Anghelone e Andrea Ungari per l&#8217;Istituto di Studi Politici &#8216;San Pio V&#8217; ed edito da Bordeaux Edizioni. Il volume, giunto alla sua undicesima edizione, \u00e8 stato al centro di una presentazione a Roma presso la sede dell&#8217;organizzazione Intersos. Nel corso della conferenza, Anghelone \u2013 che \u00e8 coordinatore dell&#8217;Osservatorio sul mondo mediterraneo (Osmed) del S. Pio V \u2013 inizia riferendo che nel volume \u00absi contesta l&#8217;uso frequente del termine &#8216;emergenza&#8217; da parte di politici e media per raccontare vari contesti, come ad esempio le migrazioni. In realt\u00e0, si tratta un fenomeno a cui n\u00e9 l&#8217;Italia n\u00e9 l&#8217;Europa sono state in grado di dare risposte. In particolare l&#8217;Ue negli ultimi 15 anni non ha saputo giocare un ruolo politico con i paesi di Africa e Medio oriente, al di l\u00e0 di accordi di tipo economico o commerciale\u00bb. Questo anche a causa della postura di vari Paesi nord europei, che a volte \u00abConsiderano il Mediterraneo unf astidio\u00bb. Ci\u00f2 emerge dall&#8217;incapacit\u00e0 di redistribuire le persone migranti: \u00abSe ogni Paese accettasse una quota, diventerebbe una questione impercettibile\u00bb, mentre i Paesi di arrivo hanno per lo pi\u00f9 messo in campo politiche di accoglienza scarse o inesistenti: \u00abpercorsi di integrazione come l&#8217;apprendimento della lingua\u00bb, argomenta Angheloni, \u00abrichiedono fondi, ma si tratta di un investimento in sicurezza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>IL RUOLO MARGINALE DELL&#8217;UE<\/p>\n\n\n\n<p>Altro tema \u00e8 la Turchia: \u00abC&#8217;\u00e8 chi la definisce &#8216;democratura&#8217;\u2013 prosegue Angheloni\u2013 e chi la inserisce nel novero delle attuali autocrazie, guardandola con sufficienza, eppure svolge ormai un ruolo politico pi\u00f9 attivo e incisivo dell&#8217;Ue e dei singoli Stati membri perch\u00e9 ha saputo colmare dei vuoti\u00bb. Dalla Libia scivolata in guerra civile dopo l&#8217;assassinio di Muhammar Gheddafi, poi in Siria dopo la caduta del presidente Assad nel dicembre scorso, \u00abha assunto un peso che va seguito con attenzione\u00bb e lo stesso vale per i Paesi del Golfo, i quali per l&#8217;esperto \u00abhanno assunto un ruolo politico, oltre quello economico ed energetico, molto pi\u00f9 forte rispetto a quindici o vent&#8217;anni fa\u00bb. Ci\u00f2 emerge con evidenza dal cessate il fuoco siglato tra Israele e Hamas in Egitto il 13 ottobre, nato da una proposta di piano del presidente americano Donald Trump, ma sostenuto e facilitato da Egitto, Qatar e Turchia: \u00abIl ruolo dell&#8217;Ue anche in questo caso \u00e8 stato marginale\u00bb. Tuttavia, la vicenda di Gaza secondo il responsabile Osmed pone un enorme problema per l&#8217;Europa: \u00abOltre alla tragedia umana e umanitaria, nei prossimi anni obbligher\u00e0 l&#8217;Ue e i singoli stati membri a fare i conti con la perdita della propria leggittimit\u00e0 rispetto al resto del mondo. Per anni abbiamo mancato di denunciare quello che stava accadendo in quei territori, proprio noi che abbiamo fatto dei diritti umani uno dei valori fondanti della nostra cultura. Ora, con quale credibilit\u00e0 potremo chiedere interventi dell&#8217;Onu oppure sanzioni quando noi, a poca distanza, non abbiamo saputo fare questo?\u00bb. Solo di recente l&#8217;Unione europea ha paventato l&#8217;ipotesi di imporre sanzioni ai ministri estremisti del governo di Israele, ma non ha n\u00e9 applicato sanzioni n\u00e9 sospeso gli accordi commerciali, nonostante il primo ministro Netanyahu sia ricercato dalla Corte penale dell&#8217;Aia per presunti crimini di guerra e contro l&#8217;Umanit\u00e0 a Gaza e Israele sia stato denunciato alla Corte internazionale di giustizia per atti di genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p>I PAESI CHE HANNO DETTO &#8216;NO&#8217; AL RICONOSCIMENTO DELLO STATO DI PALESTINA<\/p>\n\n\n\n<p>Anghelone conclude: \u00abQuando alle Nazioni Unite si \u00e8 votato per il riconoscimento dello Stato di Palestina, guardiamo a quali Paesi hanno detto no\u00bb. Tra questi, Stati Uniti e Italia. \u00abA prescindere che sia una scelta giusta o no- argomenta il co-autore dell&#8217;Atlante- denota un progressivo isolamento dell&#8217;Occidente che sta lasciando spazio a molte autocrazie come la Cina e la Russia. Cos\u00ec facendo, non consegnamo un mondo pi\u00f9 democrtico rispetto all&#8217;attuale\u00bb. Alla presentazione preso la sede dell&#8217;ong Intersos, presente anche Pasquale Ferrara, direttore generale per gli Affari Politici e di Sicurezza della Farnesina, tra i firmatari a settembre di una lettera alla premier Giorgia Meloni da parte di 40 ex ambasciatori per incoraggiare il \u00abriconoscimento dello Stato di Palestina e adottare subito misure nei confronti di Israele\u00bb. \u00abA livello internazionale vediamo il deterioramento di un ordine basato su istituzioni condivise, faticosamente eretto proprio da noi occidentali dopo la seconda guerra mondiale, noto come societ\u00e0 internazionale: un modo proprio per condividere delle regole fondamentali dello stare insieme\u00bb. Stiamo tornando a ci\u00f2 che esisteva prima, cio\u00e8 rapporti tra stati e entit\u00e0 politiche basate su forza politica o economica, che prescinde dalle istituzioni comuni, lo vediamo nel modo in cui \u00e8 stato ridotto l&#8217;Onu\u00bb. Insomma, \u00abil multilateralismo viene ridotto a vantaggio del multipolarismo, da cui emegono paesi come Stati Uniti, Cina o Russia. Le loro decisioni singole prescindono decisioni comuni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>LA CONCLUSIONE E IL RITIRO ENTRO GENNAIO 2027 DELL&#8217;UNIFIL<\/p>\n\n\n\n<p>Ferrara cita il caso di Unifil, la Forza di Interposizione in Libano dell&#8217;Onu dispiegata nel sud del Libano nel 1978 dopo l&#8217;invasione israeliana, di cui di recente \u00e8 stata stabilit\u00e0 la conclusione e il ritiro entro gennaio 2027 \u00abcontro il parere di Francia, Spagna e Italia. Capiamo che \u00e8 preoccupante la decisione di smantellare una forza che costituiva un grande aiuto\u00bb per il governo libanese, che sta portando avanti \u00abun faticoso processo di riappropriazione di un&#8217;area cos\u00ec difficile\u00bb. Oppure il caso dell&#8217;attacco israeliano all&#8217;Iran di giugno, dove da un giorno all&#8217;altro \u00absi \u00e8 passati dal parlarsi allo spararsi, sebbene fosse in corso un processo di negoziazione che aveva luogo anche a Roma\u00bb. Questo, conclude Ferrara, \u00abdistrugge ogni misura di costruzione della fiducia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandra Fabbretti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Europa \u2013 e quindi anche l&#8217;Italia \u2013 devono fare i conti con un Mediterraneo diverso, in cui agiscono attori e dinamiche nuove ormai consolidate che non possono e non devono essere pi\u00f9 trattate come \u00abemergenze\u00bb ma richiedono una progettualit\u00e0 politica di lungo respiro. 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