{"id":1000023927,"date":"2025-10-16T08:20:39","date_gmt":"2025-10-16T11:20:39","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023927"},"modified":"2025-10-16T08:20:40","modified_gmt":"2025-10-16T11:20:40","slug":"roberto-paolo-presidente-file-federazione-italiana-liberi-editori-dalla-carta-al-digitale-con-il-coraggio-delle-sinergie-linformazione-libera-chiede-trasparenza-e-certezze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023927","title":{"rendered":"Roberto Paolo, presidente File (Federazione italiana liberi editori). Dalla carta al digitale con il coraggio delle sinergie: \u00abL&#8217;informazione libera chiede trasparenza e certezze\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;informazione di qualit\u00e0, quella realizzata da redazioni di giornalisti professionisti che cercano, verificano e approfondiscono le notizie, naviga in acque sempre pi\u00f9 agitate. E, fuori dal porto sicuro dei grandi gruppi editoriali, i piccoli giornali indipendenti fanno sempre pi\u00f9 fatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto Paolo, giornalista e vicedirettore del quotidiano napoletano \u00abRoma\u00bb, \u00e8 anche il presidente della Federazione Italiana Liberi Editori (File), che riunisce gli \u00abeditori puri\u00bb, testate giornalistiche edite da cooperative o enti morali rigorosamente no profit.<\/p>\n\n\n\n<p>Qual \u00e8 la situazione dei piccoli giornali indipendenti e come vivono questa fase travagliata e piena di incognite dell&#8217;editoria italiana?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTutta l&#8217;informazione di qualit\u00e0, in Italia ma non solo in Italia, attraversa da anni una crisi apparentemente senza ritorno. Ma non c&#8217;\u00e8 dubbio che i giornali che si rivolgono ad un pubblico locale o di nicchia faticano pi\u00f9 degli altri, dal momento che, proprio perch\u00e9 si tratta spesso di editori puri e no profit, non hanno alle spalle nessun padrone che li protegga dalle intemperie. Nessuno ripiana i bilanci in rosso, per intenderci\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I giornali cartacei sono quasi scomparsi, cos\u00ec come le edicole. \u00c8 una realt\u00e0 irreversibile. Sono cambiate le abitudini: i lettori si sono spostati sulle edizioni digitali che si possono sfogliare e leggere su qualsiasi dispositivo mobile, e questo dovrebbe compensare il calo di copie vendute.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi troviamo di fronte ad un paradosso. Da un lato la domanda di informazione \u00e8 pi\u00f9 alta che in passato. I nostri articoli sono pi\u00f9 letti rispetto a prima e raggiungono anche un pubblico che non andava in edicola nemmeno quando le edicole erano numerose, parlo di giovanissimi o di persone culturalmente meno attrezzate che ora leggono le notizie attraverso la rete e i social. Ma non esiste ancora un modello economico sufficientemente remunerativo. Vale a dire che i lettori leggono gratis o pagando un corrispettivo simbolico. Il digitale non remunera le redazioni come il cartaceo, e le perdite di ricavi da edicola non sono compensate dai ricavi del digitale. Questo produce un ecosistema fragile, in continuo pericolo di collasso\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un problema che \u00e8 stato evidenziato anche dalle autorit\u00e0 di governo in Europa e in Italia. L&#8217;attenzione della politica sembra pi\u00f9 alta che mai su questo tema.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per prima ha richiamato il dovere degli Stati di sostenere l&#8217;editoria indipendente, e Giorgia Meloni ha ricordato che la libert\u00e0 di stampa \u00e8 un bene da tutelare perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 democrazia senza accesso a un&#8217;informazione libera e indipendente. E finalmente, direi. Ricordo che fino pochi anni fa molti politici e cittadini volevano cancellare i contributi pubblici all&#8217;editoria no profit. Oggi la politica si \u00e8 resa conto che non esiste pluralismo senza le piccole testate giornalistiche indipendenti. Ora per\u00f2 bisogna passare dalle parole ai fatti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E qual \u00e8 la situazione dei contributi pubblici ai giornali in Italia?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa situazione \u00e8 un po&#8217; complessa. I contributi diretti agli editori indipendenti no profit, cooperative ed enti morali, sono rimasti congelati in attesa di una riforma. Sono invece stati stanziati molti pi\u00f9 soldi solo per i giornali editi da grandi gruppi editoriali, spesso quotati in borsa. Siamo del parere che il giornalismo di qualit\u00e0 vada sempre sostenuto segnaliamo soltanto che, mentre i piccoli editori indipendenti sono soggetti a regole molto stringenti e controlli rigorosissimi, con pattuglie di finanzieri nelle redazioni per verificare come vengono spesi quei soldi, per i grandi editori le maglie e le norme sono molto pi\u00f9 larghe\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei accennava alla riforma dei contributi diretti all&#8217;editoria no profit, a che punto siamo?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBisogna dare atto a questo Governo, e in particolare al sottosegretario con delega all&#8217;editoria Barachini, di aver avviato un percorso condiviso e partecipato per elaborare una nuova normativa. Noi della File, assieme alle altre associazioni di categoria, abbiamo dato il nostro contributo in termini di idee e di proposte concrete. Dopo di che, siamo a un passo dal traguardo ma da mesi e mesi il concerto tra i vari ministeri coinvolti ha rallentato tutto. E nessuno conosce ancora il testo definitivo elaborato dagli uffici del Dipartimento per l&#8217;editoria. Possiamo solo incrociare le dita. Ma c&#8217;\u00e8 un altro rilevantissimo tema sul quale il Governo al momento \u00e8 fermo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quale?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAd agosto \u00e8 entrato in vigore il regolamento europeo denominato Media Freedom Act. La politica ne ha parlato solo per la parte che interessa il governo della Rai. Nessuno discute dell&#8217;articolo 25 e della sua attuazione. Che in Italia \u00e8 lettera morta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa prevede l&#8217;articolo 25 dell&#8217;European Media Freedom Act (Emfa)?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChe negli Stai membri tutte le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici, le societ\u00e0 partecipate o controllate da pubbliche amministrazioni, quindi Stato, Regioni e Comuni, devono garantire la trasparenza e il pluralismo nell&#8217;allocazione dei loro investimenti in pubblicit\u00e0 e comunicazione. Cio\u00e8 a dire, devono destinare parte dei fondi per la comunicazione anche ai piccoli giornali locali o ai media indipendenti. Cosa che in Italia non avviene. E nessuno controlla\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi dovrebbe farlo?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDipartimento per l&#8217;editoria e Agcom. Fino a ieri gli enti pubblici e le societ\u00e0 partecipate potevano dare la pubblicit\u00e0 a chi volevano, prevalentemente ai grandi gruppi editoriali e agli amici degli amici. Fece scalpore un&#8217;inchiesta di \u00abReport\u00bb sulle ingenti somme che Poste Italiane destinava a una piccola rivista edita dalla ministra Santanch\u00e9. Discutibile, ma era lecito. Oggi, grazie all&#8217;Emfa, non lo \u00e8 pi\u00f9. Occorre per\u00f2 che qualcuno controlli. E forse sarebbe opportuno che Parlamento e Governo pensino a norme di regolamentazione precise e stringenti in materia\u00bb.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dir\u00e0 che non \u00e8 semplice per una grande azienda diversificare i propri investimenti fino a raggiungere le piccole testate locali.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon c&#8217;\u00e8 dubbio, ma \u00e8 una questione di democrazia, non solo economica. Le informazioni sui prodotti e sulle attivit\u00e0 di questi soggetti devono raggiungere tutti. Non \u00e8 giusto che i nostri lettori siano tagliati fuori da informazioni su nuove tariffe della luce o del gas, o su nuovi prodotti postali o nuove offerte di banche pubbliche\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, ma intendevo che esistono difficolt\u00e0 oggettive legate alle piccole dimensioni di questi operatori dell&#8217;informazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNe siamo consapevoli e la nostra risposta \u00e8 stata creare un consorzio che riunisce i portali digitali dei piccoli giornali per acquisire gli investimenti pubblicitari di grandi soggetti nazionali e distribuirli sui siti delle piccole testate\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Si riferisce al Consorzio \u00abNasce\u00bb?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, il consorzio si chiama \u00abNasce\u00bb, acronimo che sta per \u00abNord a Sud Consorzio Editoriale\u00bb, e si \u00e8 dotato di una tecnologia innovativa che consente il monitoraggio minuzioso in tempo reale dei dati di traffico di tutti i siti internet aderenti, la gestione delle inserzioni pubblicitarie e la creazione di report sull&#8217;andamento delle campagne di informazione\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E quali sono i risultati di questa sinergia?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abI venti portali di informazione fondatori gi\u00e0 realizzano 43 milioni di visualizzazioni al mese e una media di 660mila utenti unici al giorno. Ora siamo pronti per aprirci all&#8217;esterno della \u00abFile\u00bb e raccogliere cos\u00ec le adesioni di tutti i piccoli giornali italiani che sono esclusi dai circuiti pubblicitari nazionali. Su questo per\u00f2 la politica deve darsi una mossa e fare rispettare le norme europee dell&#8217;Emfa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Raffaele Schettino &#8211;&nbsp;&nbsp;Direttore quotidiano Metropolis<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;informazione di qualit\u00e0, quella realizzata da redazioni di giornalisti professionisti che cercano, verificano e approfondiscono le notizie, naviga in acque sempre pi\u00f9 agitate. E, fuori dal porto sicuro dei grandi gruppi editoriali, i piccoli giornali indipendenti fanno sempre pi\u00f9 fatica. 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