{"id":1000023835,"date":"2025-10-16T07:42:35","date_gmt":"2025-10-16T10:42:35","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023835"},"modified":"2025-10-16T07:42:38","modified_gmt":"2025-10-16T10:42:38","slug":"scoperta-la-stella-piu-incontaminata-delluniverso-conosciuto-unantica-gemma-da-studiare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023835","title":{"rendered":"Scoperta la stella pi\u00f9 \u00abincontaminata\u00bb dell&#8217;universo conosciuto: un&#8217;antica gemma da studiare"},"content":{"rendered":"\n<p>Non tutte le stelle sono uguali. Sebbene a prima vista possano sembrare simili, la loro composizione chimica rivela storie molto diverse. Gli astronomi ritengono che le prime stelle nate dopo il Big Bang fossero composte quasi esclusivamente da idrogeno ed elio, con tracce di litio: gli unici elementi presenti nell&#8217;universo primordiale. Gli elementi pi\u00f9 pesanti \u2014 come ferro, carbonio e ossigeno \u2014 si formarono solo pi\u00f9 tardi, nel cuore delle stelle, attraverso i processi di fusione nucleare. Quando queste antiche stelle esaurirono il loro combustibile e esplosero in supernova, dispersero nello spazio gli elementi che avevano creato, arricchendo cos\u00ec il gas interstellare da cui si formarono nuove stelle. Ogni generazione successiva nacque quindi un po&#8217; pi\u00f9 \u00abricca\u00bb di elementi pesanti, detti in gergo astronomico \u00abmetalli\u00bb. Oggi, quasi tutte le stelle contengono ancora principalmente idrogeno ed elio, ma con una percentuale crescente di elementi pi\u00f9 pesanti, visibili nelle analisi spettroscopiche della loro luce. Tuttavia, esistono rarissimi casi di stelle \u00abincontaminate\u00bb, prive quasi del tutto di metalli: vere e proprie reliquie cosmiche che risalgono alle prime fasi della storia dell&#8217;universo. Un team di astronomi guidato da Alexander Ji dell&#8217;Universit\u00e0 di Chicago ha identificato quella che potrebbe essere la stella pi\u00f9 incontaminata mai osservata: SDSS J0715\u22127334. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul server di preprint arXiv. SDSS J0715\u22127334 \u00e8 una gigante rossa dalla composizione straordinariamente primitiva. L&#8217;analisi spettroscopica e chimica del gruppo rivela che la stella possiede una metallicit\u00e0 totale (Z) inferiore a 7,8 \u00d7 10\u207b\u2077, il valore pi\u00f9 basso mai registrato. Per fare un confronto, la precedente detentrice del record \u2014 una stella della Via Lattea \u2014 aveva una metallicit\u00e0 di circa 1,4 \u00d7 10\u207b\u2076. \u00abSDSS J0715\u22127334 \u00e8 circa due volte pi\u00f9 povera di metalli rispetto alla stella J1029+1729 (Z &lt; 1,4\u00d710\u207b\u2076) e oltre dieci volte pi\u00f9 povera rispetto alla stella con il minor contenuto di ferro conosciuta, SMSS J0313\u22126708&#8243;, spiegano gli autori dello studio. Ma non \u00e8 solo il ferro a mancare. Questa stella mostra anche una quantit\u00e0 insolitamente bassa di carbonio: un&#8217;anomalia ancora pi\u00f9 rara, perch\u00e9 anche le stelle con pochissimo ferro finora conosciute mostravano comunque una discreta presenza di carbonio. Secondo gli studiosi, la particolare composizione di SDSS J0715\u22127334 suggerisce che si sia formata da gas prodotto dall&#8217;esplosione di una stella di Popolazione III \u2014 le primissime stelle nate dopo il Big Bang \u2014 con una massa di circa 30 volte quella del Sole. \u00abIl fatto che le stelle siano estremamente povere di metalli pu\u00f2 essere ricondotto alle propriet\u00e0 delle stelle di Popolazione III, grazie ai modelli di nucleosintesi delle supernove\u00bb, spiegano i ricercatori, \u00abJ0715\u22127334 \u00e8 una sonda eccezionalmente pura di quella generazione primordiale, poich\u00e9 la sua orbita, situata nel lontano alone galattico, la protegge da qualsiasi contaminazione da parte del mezzo interstellare. Inoltre, il suo ampio involucro convettivo elimina eventuali effetti di sedimentazione interna\u00bb. Attraverso l&#8217;analisi cinematica e i dati forniti dal satellite Gaia, il team ha tracciato l&#8217;origine di SDSS J0715\u22127334, scoprendo che la stella proviene dalla Grande Nube di Magellano (LMC), una galassia satellite della Via Lattea. Solo in seguito sarebbe migrata nella nostra galassia, portando con s\u00e9 la testimonianza di un&#8217;epoca lontanissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non tutte le stelle sono uguali. Sebbene a prima vista possano sembrare simili, la loro composizione chimica rivela storie molto diverse. Gli astronomi ritengono che le prime stelle nate dopo il Big Bang fossero composte quasi esclusivamente da idrogeno ed elio, con tracce di litio: gli unici elementi presenti nell&#8217;universo primordiale. 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