{"id":1000023143,"date":"2025-09-25T14:55:09","date_gmt":"2025-09-25T17:55:09","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023143"},"modified":"2025-09-25T14:55:12","modified_gmt":"2025-09-25T17:55:12","slug":"palma-bucarelli-e-larte-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023143","title":{"rendered":"Palma Bucarelli\u00a0 e l\u2019Arte del Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Palma Bucarelli e sugli artisti del tempo apro il mio saggio dicendo :\u00a0 La vita di Palma Bucarelli \u00e8 legata in modo imprescindibile alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma, nelle cui sale \u00abaspetto pubblico e aspetto privato dell\u2019esistenza trovavano per lei un\u2019unione naturale\u00bb . Personaggio in vista nell\u2019ambiente culturale e nella Roma mondana degli anni Cinquanta e Sessanta, Bucarelli ha saputo svolgere, con eleganza e tenacia, l\u2019arduo compito di Direttrice di un museo da riportare in auge dopo anni di direzioni \u201cnazionaliste\u201d. Palma Bucarelli nasce il 16 marzo 1910 a Roma, dove i genitori, di origini siciliane, si erano traferiti in seguito al terremoto di Messina del 1908. Dopo un\u2019infanzia all\u2019insegna di spostamenti continui, a causa del lavoro del padre, inviato da una prefettura all\u2019altra lungo tutta la penisola, nel 1921 la famiglia di Palma si ristabilisce definitivamente a Roma. Qui Bucarelli frequenta il Liceo Classico e, in seguito, l\u2019Universit\u00e0 di Lettere alla Sapienza. Assiste con interesse alle lezioni di Adolfo Venturi, fondamentali per la sua formazione, ma si laurea con il medievalista Pietro Toesca con una tesi sul manierista tosco-romano Francesco de\u2019 Rossi detto Il Salviati, approfondendo gli affreschi sulle Storie di David a Palazzo Sacchetti. Il suo lavoro viene subito pubblicato e le consente l\u2019accesso alla scuola di perfezionamento. Nel 1933, a soli ventitr\u00e9 anni, vince il concorso del Ministero per l\u2019Educazione nazionale per nuovi ispettori alle Antichit\u00e0 e alle Belle Arti e viene assegnata alla Galleria Borghese, diretta da Aldo De Rinaldis. Tra i vincitori del concorso ci sono anche: Fernanda Wittgens, Bruno Molajoli, Guglielmo De Angelis d&#8217;Ossat, Cesare Brandi e Giulio Carlo Argan, con il quale condivider\u00e0 mezzo secolo di battaglie per l\u2019arte contemporanea e per la Galleria, e una relazione, non solo intellettuale, che \u00ablascer\u00e0 un segno decisivo nella storia dell\u2019arte e della critica italiana\u00bb . Questi giovani di talento si ritroveranno uniti, in seguito, nel compito di difendere e ricostruire il patrimonio culturale italiano durante e dopo la guerra. Nel 1936, nonostante l\u2019ottimo lavoro svolto nella compilazione del catalogo delle opere e nella revisione di alcune attribuzioni, viene trasferita alla Soprintendenza alle Gallerie di Napoli. Dietro questo trasferimento si celano, molto probabilmente, motivazioni personali dovute a una certa rivalit\u00e0, sul piano lavorativo e privato, tra Bucarelli e la moglie, e segretaria, del Direttore della Galleria Borghese. Malgrado la disposizione del ministero fu tanto improvvisa, quanto non gradita, l\u2019ambiente culturale napoletano offr\u00ec a Palma la possibilit\u00e0 di partecipare ai salotti di Benedetto Croce a Palazzo Filomarino, e di entrare in contatto con gli intellettuali amici del filosofo. L\u2019ambiente lavorativo non la soddisfa, si sente sottostimata e, quando pu\u00f2, fugge verso la sua amata Capri per rincuorarsi. Gli anni a Napoli coincidono con l\u2019inizio della sua relazione, dapprima tenuta segreta sotto le sembianze di un rapporto amichevole, con il giornalista Paolo Monelli, pi\u00f9 anziano di lei di circa vent\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n\n\n<p> \u00abUn uomo estremamente affascinante ed elegante, un grande conversatore ed un profondo conoscitore della lingua italiana\u00bb\u00a0 , conosciuto durante una vacanza sullo Stelvio nel luglio 1936. Paolo, sempre premuroso nei suoi confronti, sapendo della situazione snervante che la metteva a dura prova, prima le regal\u00f2 una Topolino con cui viaggiare tra Roma e Napoli e, successivamente riusc\u00ec a garantirle il ritorno a Roma, grazie alle sue conoscenze tra i vertici del fascismo. Difatti, fu una lettera di Monelli al ministro Bottai, il quale per promuovere la tutela dei beni artistici e del paesaggio aveva in programma un riordino delle soprintendenze, a sbloccare la situazione. Nella lettera Monelli sottolinea come l\u2019ambiente napoletano non giovi a Palma n\u00e9 dal punto di vista della salute, sempre precaria a causa della malaria contratta da bambina nelle valli di Comacchio, n\u00e9 da quello degli studi, che aveva iniziato e portato avanti a Roma; inoltre \u00ab\u00e8 una ragazza intelligentissima, che messa in condizioni di lavorare senza preoccupazioni pu\u00f2 rendere moltissimo; \u00e8 anche cos\u00ec carina che \u00e8 dovunque un lustro per la sua classe, altrimenti cos\u00ec squallida d\u2019aspetto\u00bb. Nel 1937 viene dunque destinata alla soprintendenza alle gallerie e alle opere d\u2019arte medievali e moderne del Lazio, dove si occupa delle schede per il catalogo generale e delle direzioni di alcuni restauri. Nel dicembre 1939 avviene per\u00f2 il suo ultimo e definitivo trasferimento: \u00e8 nominata unica ispettrice di ruolo presso la soprintendenza alla Galleria Nazionale Moderna, allora diretta da Roberto Papini. Sono anni difficili per la Galleria, sulla quale il regime fascista riesce ad allungare le mani organizzando mostre di partito che sfuggono dal controllo sia di Papini che della Bucarelli. I loro rapporti, inizialmente buoni, si complicano e le loro visioni dell\u2019arte risultano essere opposte portando inevitabilmente allo scontro tra i due: Palma vorrebbe partecipare alle commissioni per gli acquisti alla Biennale, e soprattutto aggiornare la raccolta ancora orientata prevalentemente sull\u2019Ottocento; Papini non le lascia invece molto spazio, fino a quando venne chiamato alle armi nel 1940. Durante la sua assenza Bucarelli si prende alcune libert\u00e0 nell\u2019acquistare opere che testimoniano l\u2019arte pi\u00f9 attuale, ad esempio il Ritratto del maestro Busoni di Boccioni e il David bronzeo di Mirko Basaldella; tali libert\u00e0 non saranno gradite particolarmente dal direttore al suo rientro, ma, nello stesso tempo, salteranno subito all\u2019occhio durante la mostra degli ultimi acquisti nel gennaio 1941. Dopo una non proprio nascosta lotta sul piano intellettuale e burocratico, Papini viene trasferito all\u2019Universit\u00e0 di Firenze. Bucarelli diventa perci\u00f2 direttrice della Galleria, senza un vero e proprio passaggio di consegna ufficiale che fa s\u00ec che la sua nomina rimanga, ancora oggi dopo i suoi trentacinque anni di servizio, un mistero. Il suo arrivo in Galleria, gi\u00e0 abbastanza burrascoso, coincide con l\u2019inizio della Seconda Guerra Mondiale. Il ministro Bottai richiede a tutti i soprintendenti dei dettagliati rapporti, corredati di fotografie, per accertarsi che le opere siano al sicuro; cos\u00ec, anche Bucarelli deve pensare a come proteggere il patrimonio della sua Galleria. Decide di trasferire tutto il possibile a Palazzo Farnese di Caprarola, luogo delle sue villeggiature estive da bambina. Dirige i lavori di imballaggio e spostamento di circa trecento opere, dalle pi\u00f9 grandi, come Il Voto di Michetti, alle pi\u00f9 fragili, come le sculture di Medardo Rosso, redigendo minuziosi inventari e seguendo da vicinissimo i lavori. \u00abTra il 5 ottobre \u201941 e il 26 giugno \u201943, Bucarelli si sposta di continuo tra Roma e Caprarola, per vigilare sulla collezione e prelevare le opere pi\u00f9 piccole, da esporre nelle mostre che la Galleria continua a organizzare\u00bb , anche per controbilanciare quelle allestite dal regime, il quale occupa ancora la maggior parte delle sale. A Valle Giulia rimangono solo le opere intrasportabili, come l\u2019imponente Ettore e Lica di Canova, protette da impalcature in legno e sacchi di sabbia. Roma \u00e8 bombardata e con lo sbarco degli alleati in Sicilia la guerra si sposta anche sulle alture. Molte delle opere ricoverate in luoghi creduti fino ad allora sicuri ora corrono il rischio di essere trovate, saccheggiate o danneggiate. Palma Bucarelli, come molti altri dei soprintendenti italiani che hanno nascosto il patrimonio che \u00e8 stato loro assegnato, si trova a dover eseguire un nuovo trasferimento: questa volta le opere partono, di notte, sfidando i bombardamenti, alla volta di Castel Sant\u2019Angelo. Papa Pio XII ha esteso le misure adottate per archivi capitolari e biblioteche ecclesiastiche a tutte le opere d\u2019arte, le quali trovano dunque posto in territorio neutrale sotto la protezione delle autorit\u00e0 vaticane. Durante la guerra Bucarelli \u00e8 \u201cfuori servizio\u201d poich\u00e9 ha rifiutato l\u2019ordine del regime di andare a Padova; non riceve lo stipendio, ma si reca ugualmente tutti i giorni in Galleria distribuendo di nascosto volantini antifascisti stampati di notte con Monelli ed altri colleghi nella redazione del \u00abMessaggero\u00bb. Il 5 giugno 1944 gli americani entrano a Roma, la citt\u00e0 viene liberata. La nuova Direttrice desidera mostrare al pi\u00f9 presto il lavoro svolto negli ultimi anni e la \u00abvolont\u00e0 pi\u00f9 viva di opporre al rumore dei cannoni quello della cultura, bench\u00e9 si tratta di una cultura che deve lottare a lungo per essere legittimata\u00bb . Perci\u00f2, anche con l\u2019obiettivo di far conoscere agli alleati e al mondo la pi\u00f9 recente arte italiana, nonostante la guerra non sia del tutto terminata, inaugura il 10 dicembre 1944 l\u2019Esposizione d\u2019arte contemporanea 1944-45. Recupera circa undici sale ed espone duecento opere delle tendenze pi\u00f9 avanzate della collezione: accanto ai lavori di Boldini, Martini, Carr\u00e0, Rosso, Casorati, Morandi, Sironi e Mafai, figura la linea pi\u00f9 innovativa di Afro, Birolli, Leoncillo, Scialoja, Scipione e Mirko. La rassegna non \u00e8 completa poich\u00e9 molte opere straniere si trovano a Ca\u2019 Pesaro, per volont\u00e0 della precedente direzione, mentre opere italiane sono rimaste in via preventiva al MoMA di New York, dove si trovavano in occasione dell\u2019Esposizione Universale del \u201839 prima che iniziasse la guerra, e dove rimarranno fino al \u201845; ma, nonostante la scelta audace e le numerose polemiche, l\u2019esposizione che \u00abdoveva essere il fallimento di Palma fu invece il suo trionfo. Essa aveva fatto da sola una rivoluzione o per meglio dire l\u2019aveva consacrata\u00bb\u00a0 .<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:37.48037%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000023148\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023148\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718.jpg?fit=1200%2C630&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,630\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718.jpg?fit=300%2C158&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718.jpg?fit=1024%2C538&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000023148\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023148\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718.jpg?fit=1200%2C630&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1200,630\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718.jpg?fit=300%2C158&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718.jpg?fit=1024%2C538&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 1 de 4 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718-1024x538.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718-1024x538.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718-1024x538.jpg?strip=info&#038;w=1200&#038;ssl=1 1200w\" alt=\"\" data-height=\"630\" data-id=\"1000023148\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023148\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718-1024x538.jpg\" data-width=\"1200\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/e26238df8d9b44d93629c8d79a52c718-1024x538.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Open image 1 of 4 in full-screen\"\/><\/figure><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000023147\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023147\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?fit=1024%2C936&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,936\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024&amp;#215;936\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?fit=300%2C274&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?fit=1024%2C936&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000023147\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023147\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?fit=1024%2C936&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,936\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024&amp;#215;936\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?fit=300%2C274&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?fit=1024%2C936&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 2 de 4 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?strip=info&#038;w=1024&#038;ssl=1 1024w\" alt=\"\" data-height=\"936\" data-id=\"1000023147\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023147\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg\" data-width=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1954-Palma-Bucarelli-nella-ex-bilbioteca-della-Galleria-e1757671657489-1024x936-1.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Open image 2 of 4 in full-screen\"\/><\/figure><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000023146\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023146\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?fit=1024%2C704&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,704\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"palma-con-i-critici-1024&amp;#215;704\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?fit=300%2C206&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?fit=1024%2C704&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000023146\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023146\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?fit=1024%2C704&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,704\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"palma-con-i-critici-1024&amp;#215;704\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?fit=300%2C206&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?fit=1024%2C704&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 3 de 4 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?strip=info&#038;w=1024&#038;ssl=1 1024w\" alt=\"\" data-height=\"704\" data-id=\"1000023146\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023146\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg\" data-width=\"1024\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Open image 3 of 4 in full-screen\"\/><\/figure><\/div><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:62.51963%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000023144\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023144\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?fit=600%2C770&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,770\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1279116781b\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?fit=234%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?fit=600%2C770&amp;ssl=1\" data-attachment-id=\"1000023144\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023144\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?fit=600%2C770&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,770\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"1279116781b\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?fit=234%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?fit=600%2C770&amp;ssl=1\" role=\"button\" tabindex=\"0\" aria-label=\"Abrir la imagen 4 de 4 en pantalla completa\"srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w\" alt=\"\" data-height=\"770\" data-id=\"1000023144\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000023144\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg\" data-width=\"600\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1279116781b.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Open image 4 of 4 in full-screen\"\/><\/figure><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> Ora pu\u00f2 dare inizio alla riforma che ha in mente. Con l\u2019aiuto di Argan e di Lionello Venturi, Palma Bucarelli trasformer\u00e0 il museo di Valle Giulia da semplice contenitore di opere a centro di cultura internazionale; provvisto di biblioteca, archivi e di un ricco calendario di conferenze, attivit\u00e0 didattiche, realizzate spesso di domenica mattina per permettere a studenti e lavoratori di partecipare, ed esposizioni con l\u2019obiettivo di colmare il ritardo culturale del pubblico italiano e ad avvicinarlo all\u2019arte contemporanea, in vista delle grandi mostre in progetto per il futuro. I primi anni di attivit\u00e0 della nuova direttrice sono all\u2019insegna della ricostruzione del tessuto dell\u2019arte contemporanea in Italia, per fare ordine sulla situazione artistica attuale e, come fu anche per le prime Biennali del dopoguerra, per aggiornare culturalmente un pubblico rimasto isolato a causa dell\u2019autarchia fascista. Ci\u00f2 fu possibile grazie al progetto di Palma di rendere la Galleria un\u2019istituzione spiccatamente didattica, ma anche un \u201cmuseo militante\u201d al fianco dei giovani artisti, come dimostra istituendo premi di incoraggiamento e ospitando le mostre annuali dell\u2019Art Club. Nata a Roma nel 1945 dalla collaborazione del pittore polacco Joseph Jarema con Gino Severini e l\u2019exfuturista Enrico Prampolini, l\u2019Art Club fu un\u2019associazione artistica con sede in Via Margutta con l\u2019intento di promuovere il meglio dell\u2019avanguardia e supportare i pi\u00f9 giovani ponendosi come luogo di incontro tra artisti di nazionalit\u00e0, oltre che di generazioni, diverse. Data la sintonia di propositi, la Direttrice apre loro le porte della Galleria ospitando, tra le altre, la mostra Arte astratta e concreta in Italia nel 1951, a riprova di come Palma si stesse schierando, non solo dalla parte degli artisti pi\u00f9 giovani, ma anche dalla parte della pittura non figurativa in quella che sar\u00e0 la disputa tra astrattisti e realisti che caratterizzer\u00e0 tutti gli anni \u201950. Per quanto riguarda l\u2019aspetto educativo del museo, fondamentale \u00e8 l\u2019intervento di Lionello Venturi, tornato in Italia nel 1945 dall\u2019esilio in America per aver rifiutato di giurare fedelt\u00e0 al fascismo. Venturi vede subito nella Bucarelli una possibile alleata nella lotta per l\u2019affermazione dell\u2019\u201carte nuova\u201d; ne ammira il coraggio e la determinazione, ma nello stesso tempo \u00abprova affetto anche per quella donna pallida e nervosa che gli crea qualche preoccupazione: gli sembra troppo assorbita da un compito pi\u00f9 grande di lei\u00bb\u00a0 . Cos\u00ec, con l\u2019appoggio e la collaborazione di Venturi e Argan, Palma crea un denso programma all\u2019insegna di: mostre, documentari, cicli di conferenze tenute dai pi\u00f9 importanti critici e intellettuali del tempo, attivit\u00e0 didattiche, collaborazioni con scuole e Universit\u00e0, che si succedono dal 1945 al 1952 fino ad assumere carattere stabile e continuo. Esemplare \u00e8 la mostra del 1946 sui maestri francesi dell\u2019Impressionismo, nella quale erano esposte riproduzioni in stampa dei capolavori di Manet, Monet, Degas e alcune opere originali dalla collezione personale di Venturi. Nel 1952 Bucarelli si trasferisce nell\u2019appartamento della Galleria per organizzare meglio il proprio lavoro e \u00abper poter dare dei ricevimenti in un salone spazioso, quando veniva qualche personalit\u00e0\u00bb , ne diede uno \u00abper Cocteau, uno per Dal\u00ec, un altro per Calder c\u2019era tutto il mondo intellettuale della capitale e Monelli si sfogava a fare i suoi famosi cocktail\u00bb . Nello stesso anno si tiene la prima delle mostre monografiche che porteranno la Galleria al centro del panorama culturale italiano e, nel contempo, all\u2019interno del circuito museale internazionale: la retrospettiva di Alberto Savinio, a solo un mese dalla morte dell\u2019artista. L\u2019amicizia con il pittore era piuttosto intensa, come la sfumatura particolare del carattere di Palma che Savinio aveva colto nel ritrarla: \u00abL\u2019accentuazione che ne fa non \u00e8 certo esteticamente lusinghiera, \u00e8 per\u00f2 acuta: i capelli sembrano un groviglio di spine, il volto \u00e8 di rapace, ma \u00e8 un tratto estremamente espressivo\u00bb . Il dipinto, considerato quasi \u201cpremonitore\u201d della durezza che le coster\u00e0 il ruolo di direttrice, aveva il suo posto d\u2019onore nello studio tra i ritratti con cui i grandi pittori, amici di Palma, la omaggiarono. Non altrettanto sereno era invece il rapporto con il fratello Giorgio De Chirico, il quale non condivideva l\u2019orientamento filo-astrattista della Bucarelli, soprannominandola persino \u201cl\u2019amazzone delle croste\u201d, e criticava la sua gestione della Galleria mettendo in dubbio la sua competenza e l\u2019attenzione negli acquisti. Nel 1953 \u00e8 il turno di Picasso, la prima grande mostra personale in Italia, l\u2019unica dedicata ad un artista vivente in Galleria. Negli anni a seguire Bucarelli incrementa notevolmente l\u2019attivit\u00e0 espositiva, sfruttando anche il successo mondano della Roma anni Cinquanta, presenta le retrospettive dei pi\u00f9 importanti maestri sia italiani che internazionali: Scipione, Gino Rossi ,Mondrian , con allestimento di Carlo Scarpa; Pollock.\u00a0 Kandinskij , Hans Richter,Le Corbusier, Modigliani, Malevi\u010d ,Henry Moore , Enrico Prampolini , Mark Rothko , Pino Pascali ,Paul Klee , Ettore Colla , Piero Manzoni , Giacomo Balla , Giorgio Morandi ,Giuseppe Capogrossi. Alle mostre monografiche alterna esposizioni delle migliori opere di arte italiana contemporanea nei pi\u00f9 grandi musei all\u2019estero e, in sede, mostre collettive da collezioni pubbliche o private, italiane e internazionali, tra le quali: Pittori moderni della collezione Cavellini (1957); Capolavori del Museo Guggenheim di New York (1958); Il gruppo De Stijl\u2013l\u2019arte olandese (1960-\u201861); Bauhaus (1961). Tenendosi in contatto con i colleghi stranieri, con i quali condivideva i programmi espositivi, Palma riesce a contenere i costi facendo circolare le grandi mostre per l\u2019Europa, dividendo quindi le spese fra i vari musei interessati. \u00c8 evidente dunque come le esposizioni che si succedono in Galleria fino al 1975 \u00abrappresentano la volont\u00e0 della Bucarelli di sancire il moderno e di aggiornare e rilanciare il ruolo propositivo e critico della Galleria\u00bb ma, mentre i lavori di Picasso e di Pollock mettono d\u2019accordo gli astrattisti e i pi\u00f9 irremovibili dei figurativi, come Guttuso e Trombadori, altre esposizioni scatenano grossi scandali, alzando polveroni di polemiche da parte di critici, giornalisti, ma soprattutto politici. Infatti, per difendere la sua scelta di realizzare un museo indirizzato alla documentazione dell\u2019arte pi\u00f9 attuale, Bucarelli si trova spesso al centro di critiche e accuse riguardo alle sue \u201ctendenze astrattiste\u201d che, secondo il parere di giornalisti e artisti, per la maggior parte di sinistra e accaniti sostenitori del realismo, si riflettono sulla gestione della Galleria e delle esposizioni, penalizzando le correnti figurative e gli artisti italiani e causando lo sperpero di denaro pubblico per l\u2019acquisto di opere di dubbio valore. Nel 1959 il critico Virgilio Guzzi, ostinato \u201cnemico\u201d di Palma, fa scoppiare lo scandalo dei falsi Modigliani. Guzzi visita la mostra dedicata all\u2019artista prima dell\u2019inaugurazione e individua due falsi, costringendo cos\u00ec Bucarelli a rimuoverli dalle pareti per evitare inconvenienti. Ma le polemiche arrivano comunque, poich\u00e9 i dipinti erano presenti nel catalogo ufficiale curato dal critico Nello Ponente e ormai gi\u00e0 stampato. Cos\u00ec, accusata di essersi affidata a persone non qualificate per la costruzione di una mostra cos\u00ec importante, e di non aver riconosciuto i falsi, Palma si difende in modo diplomatico: la stampa era arrivata ad allestimento non concluso, dunque i quadri dovevano essere ancora controllati; inoltre i due presunti falsi provenivano da \u00abdue stimate galleria di Zurigo e Parigi e hanno partecipato a rassegne importanti\u00bb . In ogni modo Guzzi ottiene l\u2019effetto contrario di quello desiderato: le polemiche fecero grande pubblicit\u00e0 alla mostra, che registr\u00f2 un notevole successo. Nel 1959 scoppia anche il \u201ccaso Burri\u201d, a causa dell\u2019esposizione in Galleria del Grande Sacco , che mette d\u2019accordo, nel dissenso, politici di destra e di sinistra. Nonostante le opere di Burri siano gi\u00e0 state esposte in Galleria, nelle collettive di arte astratta e concreta e nelle mostre annuali dell\u2019Art Club, questa volta la polemica arriva fino in Parlamento. L\u2019onorevole Umberto Terracini, esponente del P.C.I., presenta infatti un\u2019ingiunzione parlamentare chiedendo quale fosse la cifra pagata \u00abper assicurarsi la propriet\u00e0 della vecchia, sporca e sdrucita tela da imballaggio messa in cornice da tale Alberto Burri\u00bb\u00a0 L\u2019opera di Burri, gi\u00e0 riconosciuto ed apprezzato come uno dei pi\u00f9 originali artisti del momento dalla critica internazionale e da musei del calibro del MoMA del Guggenheim di New York, era esposta in quanto prestito dell\u2019artista; nel 1964 verr\u00e0 donata, insieme ad altre, per poterla presentale a alla Biennale di quell\u2019anno nella sezione \u201cMusei d\u2019oggi\u201d tra le pi\u00f9 recenti acquisizioni della Galleria. Dunque lo Stato non pag\u00f2 affatto per un\u2019opera, all\u2019epoca, valutata ben due milioni di lire; tanta polemica fu nuovamente sintomo di uno scandalo, non del pubblico, ma di una classe dirigente con una mentalit\u00e0 ancora poco aperta all\u2019arte pi\u00f9 innovativa. Tra il 1955 e il 1956, invece, tornano in Galleria, ad arricchire la collezione internazionale, le opere acquistate dallo Stato alle Biennali di Venezia dal 1909 agli anni Trenta. Tali opere, per una convenzione firmata nel 1934 dall\u2019allora direttore Roberto Papini, erano state spostate da Roma alla Galleria Nazionale d\u2019arte Moderna di Venezia. Secondo i criteri dell\u2019epoca fascista, infatti, la Galleria veneziana di Ca\u2019 Pesaro si prestava meglio ad ospitare opere venete e straniere, dato il carattere internazionale della citt\u00e0 di Venezia; mentre nella Galleria di Roma era pi\u00f9 opportuno esporre le opere dei maestri italiani, non veneti. Perci\u00f2 la Direttrice richiede le opere in quanto cedute per criteri \u201cnazionalistici\u201d lontani ed estranei al suo concetto di museo moderno, nel quale si percepisce ancora la mancata rappresentanza dei movimenti internazionali. Tuttavia, il gruppo di lavori che arrivano da Ca\u2019 Pesaro \u00e8 consistente, ma non eccellente; fatta eccezione per Le tre et\u00e0 di Klimt e un dipinto di Utrillo. Nel 1960 viene stanziato un fondo speciale di 500 milioni di lire, da spendere in tre anni per gli acquisti della Galleria Nazionale. Con tale somma Bucarelli decide di acquistare, sotto consiglio e supporto di Argan, Arlesiana di Van Gogh, Ninfee rosa di Monet, Nudo sdraiato di Modigliani presso la Galleria Malborough di Londra; e un particolare acquerello di Cezanne, dipinto su entrambi i lati intitolati rispettivamente Sentiero tra le rocce e Paesaggio con lago, valutato con attenzione da Venturi e acquistato per 20 milioni di lire. Nonostante Bucarelli sia riuscita ad ottenere opere di artisti di notevolissima importanza, di cui la Galleria risultava manchevole, alla mostra delle recenti acquisizioni del 1962 non mancheranno le solite critiche che le contestano di aver utilizzato male il denaro messo a sua disposizione, acquistando opere minori e datate e concentrando troppo la sua attenzione sulle opere degli stranieri. Inoltre viene accusata di aver trattato solo con la Galleria Malborough, quando in realt\u00e0 risultava l\u2019unica disposta ad attendere i tempi della burocrazia italiana. A causa di queste aspre polemiche l\u2019operato della Bucarelli \u00e8 nuovamente messo in cattiva luce, e il Ministero decide di destinare ad altro i 200 milioni ancora non spesi. Nel 1961 muore Venturi, sconvolgendo le vite della Bucarelli e di Argan. L\u2019affinit\u00e0 tra i due si andava consolidando dai tempi del ricovero della Bucarelli a Losanna nel 1959, in seguito agli svenimenti e alle crisi di emicrania durante le interviste nello studio di Fautrier a Parigi. Il vuoto lasciato dalla morte del professore li avvicina ancor di pi\u00f9, sia professionalmente che nella vita, malgrado molte voci li considerino protagonisti di una sorta di \u201clobby dell\u2019arte\u201d, con interessi anche economici. Palma \u00e8 ormai una donna di grande successo, ma \u00ab\u00e8 la sua parte privata e pi\u00f9 umana a restare incompiuta. In quel momento di fragilit\u00e0 fisica e psicologica dovuta a eccesso di lavoro e al ritmo serrato di mostre e polemiche, Argan arriva giusto in tempo\u00bb . Dopo la morte di Venturi affrontano \u00abl\u2019onore e il rischio della prima linea\u00bb\u00a0 per portare avanti l\u2019eredit\u00e0 del grande critico, \u00abguidare la sua scuola, mantenere l\u2019armonia tra i suoi allievi e sostenerli con giustizia, e proseguire la sua battaglia per l\u2019arte moderna\u00bb , di cui Argan considera Bucarelli \u201cla vera eroina\u201d. Palma romper\u00e0 il silenzio riguardo la loro, fino a quel momento solo presunta, relazione solo nel 1997 durante un\u2019intervista al Giornale. Negli anni Sessanta Palma Bucarelli \u00e8 all\u2019apice della sua attivit\u00e0 e, al tempo stesso, al principio della sua fase discendente sia sul piano fisico, dopo il ricovero nella clinica di Losanna, sia su quello umano e intellettuale. \u00c8 un periodo difficile per Palma, gi\u00e0 da qualche tempo le sue precarie condizioni di salute e il lato pi\u00f9 fragile della sua personalit\u00e0, celati dietro una corazza di donna autorevole ed autoritaria, dietro a \u00abun pessimo carattere, che qualcuno definisce addirittura infernale\u00bb , stentano a rimanere nascosti. Grazie agli incoraggiamenti e alla complicit\u00e0 intellettuale di Argan, Palma porta a termine la monografia su Fautrier, pubblicata nel 1960 con prefazione di Ungaretti. Il volume \u00e8 il frutto di un duro lavoro e di lunghi e intensi incontri con l\u2019artista, durante i quali \u00abcominciano a sciogliersi in un momento tutti i \u201cgrumi\u201d di quell\u2019anno intenso che non le ha dato tregua, prima con le polemiche sull\u2019astrattismo e sui falsi di Modigliani, poi con le interrogazioni parlamentari per aver esposto il Grande Sacco di Burri\u00bb\u00a0 sar\u00e0 forse \u00abl\u2019esperienza che ha pi\u00f9 inciso nella sua avventura di storica dell\u2019arte. In fondo con Fautrier Palma ha scoperto parti di s\u00e9 stessa che non aveva mai esplorato prima\u00bb . Nello stesso anno, poco prima dell\u2019uscita dello scritto, il \u201cmaestro dell\u2019informale\u201d vince ex aequo con Hartung il Gran premio per la pittura della Biennale, alla quale era stato invitato e presentato in catalogo, suscitando non poche polemiche e perplessit\u00e0, dalla stessa Bucarelli. Il 1961 \u00e8 l\u2019anno del viaggio negli Stati Uniti, dove tiene conferenze alla Colombia University e all\u2019Istituto Italiano di cultura di New York; visita musei e collezioni private; intrattiene importanti colloqui con artisti e personalit\u00e0 della cultura americana, come la vedova Tanguy, Hans Richter e Walter Gropius, con il quale parla di un possibile progetto di ampliamento della Galleria che poi sar\u00e0 assegnato a Luigi Cosenza. Nel 1962 esce la monografia di Giacometti per la collana di Editalia Maestri del XX secolo; anche lo scultore dei \u201ccolossi in miniatura\u201d viene presentato nello stesso anno alla Biennale dalla Bucarelli, vincendo il Gran premio per la scultura. Il 27 giugno 1963, con rito civile celebrato in casa e per pochi intimi, Palma sposa Paolo Monelli; \u00ab\u00e8 malato. La sua prima moglie \u00e8 morta: nulla impedisce pi\u00f9 alla Bucarelli di sposare quello che comunque considera l\u2019uomo della sua vita\u00bb\u00a0 . Nel 1964 superano il concorso due nuovi collaboratori per Bucarelli: Dario Durb\u00e9 e Giorgio De Marchis. Qualcosa sta nel frattempo cambiando nel panorama dell\u2019arte: il 1964 \u00e8 l\u2019anno dello scandalo alla Biennale della Pop Art americana, che Bucarelli non ama, ma che segna in definitiva lo spostamento del centro dell\u2019interesse artistico dall\u2019Europa agli Stati Uniti; a Roma gli artisti di Piazza del Popolo danno vita a una declinazione tutta italiana dell\u2019arte Pop, ma, nonostante vedano nella Galleria Nazionale un punto di riferimento istituzionale, saranno le gallerie, come La Tartaruga, L\u2019Attico e La Salita, a seguire l\u2019evoluzione dei nuovi giovani artisti; alla fine dei Sessanta inizia a delinearsi quella che Germano Celant chiamer\u00e0 Arte Povera segnando il passaggio dell\u2019arte contemporanea ad una nuova generazione di critici. La morte di Pascali nell\u2019estate del 1968 sembra segnare la fine di un lungo periodo di creativit\u00e0 artistica e culturale, e con la retrospettiva dell\u2019artista nel 1969 si \u00abchiude il capitolo dei momenti migliori della Galleria, cui seguiranno del \u201972 e nel \u201974 quella di Manzoni e Capogrossi\u00bb . Pascali muore tragicamente, poco pi\u00f9 che trentenne, in un incidente il 30 agosto 1968. Nello stesso anno Palma lo aveva presentato alla Biennale, la stessa a cui l\u2019artista si ribella aderendo alle manifestazioni di protesta che animarono quella particolare edizione. Nonostante la morte improvvisa Pascali vince il Gran premio per la scultura. Seppure turbata dal drammatico avvenimento, la Direttrice organizza subito una mostra per omaggiare il giovane artista che ha sempre sostenuto, evitando anche la dispersione delle sue opere, molte delle quali saranno donate successivamente alla Galleria dai genitori di Pascali. Nel 1971 Palma viene messa nuovamente a dura prova dall\u2019ennesima interrogazione parlamentare, questa volta presentata dal deputato democristiano Guido Bernardi durante la grande retrospettiva di Manzoni tenutasi in Galleria nel 1971. Curata da Germano Celant e progettata in un momento di inquietudine e cortei che animavano tutta Italia, l\u2019esposizione sembra essere \u00abuna provocazione perfetta, in sintonia con i tempi, intonata agli ideali della giovent\u00f9 ribelle. Manzoni, morto a trent\u2019anni, la sua giovinezza l\u2019ha bruciata nell\u2019ideale dell\u2019arte\u00bb. Bernardi, per\u00f2, non riesce a percepire l\u2019aspetto dissacrante dell\u2019opera di Manzoni nei confronti della societ\u00e0 dei consumi e di un mercato dell\u2019arte in cui si compra \u201ca scatola chiusa\u201d, ma vede solo il contenuto scandaloso delle celebri scatolette di Merda d\u2019artista o \u201cm&#8230;d\u2019artista\u201d, come i giornali dell\u2019epoca si limitavano a scrivere facendo sorridere Palma. L\u2019invettiva, rafforzata dagli articoli di Trombadori, anche se decisamente grottesca e scurrile, risulta in realt\u00e0 estenuante per Palma, la quale, attaccata direttamente sulle sue posizioni a pochi anni dalla fine del mandato, risponde lamentando l\u2019ignoranza di molti parlamentari sulle pagine di Panorama che le costeranno una querela. Argan corre in suo soccorso, promuovendo una campagna a favore della Galleria: scrive lettere a vari politici e direttamente al ministro Riccardi Misasi; riunisce docenti universitari, critici e artisti che firmano e inviano alla stampa un documento in difesa della direttrice; le suggerisce come muoversi. Il caso verr\u00e0 archiviato nel 1974 e Bucarelli prosciolta poich\u00e9 non era stato speso denaro pubblico per esporre le opere, date in prestito (e in seguito anche donate) dalla madre dell\u2019artista e dai collezionisti, inoltre fu riconosciuta alla Galleria la legittimit\u00e0 della mostra. Ancora una volta una questione artistica diventa politica, dimostrando la debolezza culturale della classe dirigente di un\u2019epoca \u00abdominata da un forte \u201cidealismo\u201d, \u201caccademismo\u201d per cui l\u2019essere concreti si scontrava inevitabilmente con l\u2019astrazione dei curatori-ricercatori\u00bb. Il mandato della Bucarelli sta per giungere al termine, ma, anche in questi ultimi anni non mancher\u00e0 di spingere il suo museo sul fronte dell\u2019avanguardia, come testimoniano le quattro sale allestite con i lavori, in gran parte acquistati alle Biennali veneziane, di arte cinetica di: Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, G\u00fcnter Uecker, Julio Le Parc, Rafael Soto e Nicholas Sch\u00f6ffer. Tra dicembre del 1974 e febbraio del 1975, un\u2019ultima grande mostra: la retrospettiva di Giuseppe Capogrossi. \u00ab\u00c8 una pagina di storia dell\u2019arte, che lei dedica alla sua generazione\u00bb, oltre che una rassegna completa dell\u2019opera di un grande amico; a partire dai dipinti ancora figurativi che pur, ammette lei stessa nel catalogo, l\u2019artista avrebbe preferito non vedere esposti con le sue successive creazioni non figurative nelle quali aveva \u00abtrovato la libert\u00e0, la felicit\u00e0, la pienezza del proprio essere, l\u2019espressione diretta del proprio esistere\u00bb\u00a0 . Il 16 marzo 1975 Palma Bucarelli compie 65 anni e lascia, per raggiunti limiti di et\u00e0, il suo ruolo di soprintendente, ma non la Galleria. Nell\u2019aprile dello stesso anno il presidente della Repubblica Giovanni Leone le conferisce l\u2019onorificenza di Grand\u2019Ufficiale dell\u2019Ordine al merito della Repubblica. Rimarr\u00e0 nel suo appartamento a Valle Giulia, ufficialmente per seguire i lavori dell\u2019ampliamento dell\u2019ala Cosenza, fino alla morte di Monelli nel 1983, quando sar\u00e0 costretta al trasloco nella casa in via Ximenes, nella quale giunger\u00e0 solo negli anni Novanta dopo una parentesi di ricovero in una clinica napoletana e di permanenza presso la sorella Anna. Nella sua nuova abitazione, con l\u2019aiuto di Lorenzo Cantatore e Luciana Bergamini, si occupa del riordino della sua eredit\u00e0: l\u2019archivio personale, che doner\u00e0 interamente all\u2019Archivio Centrale dello Stato; la biblioteca, che ceder\u00e0 all\u2019 Academia di San Luca; i celebri abiti da sera confezionati per lei da grandi stilisti dell\u2019epoca, dalle sorelle Fontana a Schubert, che troveranno posto nel museo Boncompagni Ludovisi. Sempre con la collaborazione di Cantatore nel 1997 pubblica il suo diario del periodo di guerra 1944. Cronaca di sei mesi. Infine, nel 1998, poco prima di morire, Palma dona la sua personale collezione al museo. Cinquantotto opere, prevalentemente omaggi diretti degli stessi artisti, tra cui: i famosi ritratti che di lei fecero Savinio, Turcato e Mazzacurati; cinque, tra acqueforti e acquerelli di Giorgio Morandi; cinque opere di Fautrier; due sculture in ferro e un bassorilievo di Mastroianni; e ancora opere di: Capogrossi, Scipione, Mafai, Pirandello, Scialoja, Dorazio, Rotella, Consagra, Prampolini, Hartung, Tapies, Twombly, Kandinskij, Christo, Manz\u00f9, De Pisis, Vedova, Pascali. Con il \u201clegato Bucarelli\u201d la sua presenza torna a farsi sentire in Galleria, diventando ufficialmente parte del patrimonio del museo. Muore il 25 luglio 1998 per un tumore al pancreas, tre giorni dopo si svolge il funerale nella chiesa di Santa Maria del Popolo tra i capolavori di Annibale Carracci e Caravaggio; cos\u00ec, \u00abfamosa come una diva del cinema e discussa come un uomo politico\u00bb Palma Bucarelli \u00absaluta Roma entrando dalla porta del Popolo, l\u2019antica porta Flaminia, dalla quale era solita arrivare\u00bb .<\/p>\n\n\n\n<p>Foto di Palma Bucarelli<\/p>\n\n\n\n<p>Foto di Palma Bucarelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Palma Bucarelli e sugli artisti del tempo apro il mio saggio dicendo :\u00a0 La vita di Palma Bucarelli \u00e8 legata in modo imprescindibile alla Galleria Nazionale d\u2019Arte Moderna di Roma, nelle cui sale \u00abaspetto pubblico e aspetto privato dell\u2019esistenza trovavano per lei un\u2019unione naturale\u00bb [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000023146,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000023143","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/palma-con-i-critici-1024x704-1.jpg?fit=1024%2C704&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000023143","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000023143"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000023143\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000023149,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000023143\/revisions\/1000023149"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000023146"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000023143"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000023143"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000023143"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}