{"id":1000023017,"date":"2025-09-23T10:04:46","date_gmt":"2025-09-23T13:04:46","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023017"},"modified":"2025-09-23T10:04:48","modified_gmt":"2025-09-23T13:04:48","slug":"danimarca-scoperti-in-una-cantina-batteri-di-130-anni-fa-usati-per-produrre-il-burro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000023017","title":{"rendered":"Danimarca: scoperti in una cantina batteri di 130 anni fa usati per produrre il burro"},"content":{"rendered":"\n<p>Un team di ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 di Copenhagen ha analizzato il contenuto di due bottigliette dimenticate in una cantina di Frederiksberg, in Danimarca, scoprendo una polvere bianca contenente batteri utilizzati 130 anni fa per produrre e conservare il burro. I risultati, pubblicati sull&#8217;International Dairy Journal, ci permettono di ricostruire la storia della produzione di burro in Danimarca alla fine dell&#8217;Ottocento, e gettano luce sulle scarse condizioni igieniche dell&#8217;epoca. Le etichette delle bottiglie ne rivelavano il contenuto \u2013 colture di batteri dell&#8217;acido lattico, microbi che da tempo si utilizzano per conservare e insaporire il cibo. Per indagare pi\u00f9 a fondo, i ricercatori hanno estratto dei campioni e ne hanno sequenziato il DNA. Hanno cos\u00ec scoperto la presenza di Lactococcus cremoris, un batterio ancora oggi utilizzato nei caseifici danesi per acidificare il latte e uccidere batteri pericolosi dopo la pastorizzazione. Verso la fine dell&#8217;Ottocento, la Danimarca inizi\u00f2 a esportare burro in Inghilterra su larga scala: per garantirne la sicurezza, il latte veniva prima pastorizzato e poi venivano aggiunti batteri chiamati colture starter che, oltre a fungere da conservante, fermentavano e aggiungevano propriet\u00e0 quali acidit\u00e0, sapore, aroma e consistenza al burro. L&#8217;uso delle colture starter fu un progresso chiave per standardizzare la produzione di burro: \u00abNon era pi\u00f9 possibile lasciare che ogni caseificio fermentasse a modo suo: bisognava garantire che i prodotti avessero lo stesso sapore, indipendentemente da dove veniva prodotto il burro\u00bb, spiega J\u00f8rgen Leisner, uno degli autori. Oltre a batteri \u00abbuoni\u00bb, gli studiosi hanno rilevato nei campioni raccolti dalle bottigliette anche microbi indesiderati, come il Cutibacterium acnes, un batterio della pelle che causa l&#8217;acne, e altri batteri patogeni come il conosciuto stafilococco aureo e il Vibrio furnissii (che causa infezioni gastrointestinali acute). Oltre a testimoniare l&#8217;avvento di una produzione standardizzata di un prodotto che un tempo ogni famiglia danese preparava in casa, conclude l&#8217;autrice Nathalia Brichet, il contenuto delle due bottigliette di Frederiksberg mostra anche che le condizioni igieniche dell&#8217;epoca erano ben diverse da quelle attuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiara Guzzonato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un team di ricerca dell&#8217;Universit\u00e0 di Copenhagen ha analizzato il contenuto di due bottigliette dimenticate in una cantina di Frederiksberg, in Danimarca, scoprendo una polvere bianca contenente batteri utilizzati 130 anni fa per produrre e conservare il burro. I risultati, pubblicati sull&#8217;International Dairy Journal, ci permettono di ricostruire la storia della produzione di burro in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000023018,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[255],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000023017","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-sociales"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/zwerrtt.png?fit=1020%2C680&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000023017","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000023017"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000023017\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000023019,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000023017\/revisions\/1000023019"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000023018"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000023017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000023017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000023017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}