{"id":1000022990,"date":"2025-09-22T14:42:20","date_gmt":"2025-09-22T17:42:20","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022990"},"modified":"2025-09-22T14:42:22","modified_gmt":"2025-09-22T17:42:22","slug":"i-militari-italiani-internati-dai-nazisti-80-anni-dopo-mattarella-li-piange-con-giovannini-e-una-testimonianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022990","title":{"rendered":"I militari italiani internati dai nazisti: 80 anni dopo Mattarella li piange con Giovannini e una testimonianza"},"content":{"rendered":"\n<p>Ebbero il \u00abcoraggio di pronunciare il No al nazifascismo\u00bb e pagarono per questo un \u00abprezzo personale altissimo\u00bb. Il Fatto riporta il discorso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricordato cos\u00ec i militari italiani che furono internati nei campi di concentramento tedeschi durante la II Guerra Mondiale dopo l&#8217; armistizio dell&#8217;8 settembre. Uomini che subirono \u00abal termine della guerra una sorta di oscuramento della loro resistenza, travagliata ed eroica\u00bb. Eppure, ha sottolineato il capo dello Stato, con \u00abquel No ai fascisti di Sal\u00f2 e alle truppe di occupazione difesero la dignit\u00e0 e il senso autentico dell&#8217;amor di Patria quando lo stesso vertice dello Stato si era dissolto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>I militari internati: la loro Resistenza<\/p>\n\n\n\n<p>Fu \u00abresistenza\u00bbanche la loro, di fronte al fascismo che \u00absi contrappone di fatto alla nazione\u00bb e \u00abspinse quanti nella cultura patriottica e risorgimentale erano stati formati a cercare una nuova casa da edificare per esprimere i sentimenti del Paese\u00bb. Per \u00ablungo tempo\u00bb, ha sostenuto Mattarella, le \u00abvicissitudini e la condotta dei circa 650mila militari internati sono rimasti in ombra, malgrado il numero dei caduti, le sofferenze patite da tutti loro, i coraggiosi rifiuti alle pressioni sempre pi\u00f9 minacciose dei carcerieri, le reti di solidariet\u00e0 costruite fra italiani\u00bb. La loro \u00abresistenza\u00bb ebbe un \u00absignificato e una valenza di altissimo rilievo\u00bb sul piano \u00abvaloriale, morale\u00bb e \u00abanche su quello concreto\u00bb. Aggiungo una testimonianza personale. Tre miei cugini nati negli anni &#8217;20, indossarono la divisa. Uno di loro non \u00e8 tornato dalla Russia, due finirono un campo d\u00ed concentramento dopo l&#8217;8 settembre. 40 anni dopo quella esperienza era impressa nella loro memoria: sedurre la cuoca per una patata. Importante testimonianza \u00e8 \u00abIl quaderno nero\u00bb di Giovanni Giovannini: La memoria di chi ha vissuto la prigionia, come ha scritto Maria Pia Rossignaud. Giovannini fu colto dall&#8217;8 settembre mentre si trovava giovanissimo caporalmaggiore in Costa Azzurra.<\/p>\n\n\n\n<p>I tedeschi offrono ai soldati italiani 3 alternative: restare a combattere per la Germania; restare a lavorare per la Germania; essere trasportati in Germania come prigionieri. Sceglie quest&#8217;ultima: passer\u00e0 20 mesi in vari campi tedeschi fino all&#8217;aprile del &#8217;45. In quei 20 mesi tenne un diario: \u00abQuelle ore passate l\u00ec io le ho sempre considerate un&#8217;ora di vergogna, perch\u00e9 non siamo stati capaci, s&#8217;\u00e8 sfasciato tutto, i generali sono spariti&#8230; Nessuno li ha pi\u00f9 visti. Ecco per\u00f2, quel giorno l\u00ec incomincia una redenzione che non \u00e8 solo quella della lotta partigiana in Italia, ma di questi seicentomila disgraziati, quando bastava andare nella baracca a firmare dal sergente tedesco e accettare di aderire alla Repubblica di Sal\u00f2 ed essere rimandati a casa. C&#8217;\u00e8 una forma di eroismo: tutti intestarditi a costo della fame, dell&#8217;abbrutimento, pur di essere contro\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il diario di Giovannini<\/p>\n\n\n\n<p>Un quaderno dalla copertina nera riposto in un cassetto insieme a qualche fotografia e a qualche lettera ingiallita. E&#8217; un diario di prigionia che riprende vita, dopo sessant&#8217;anni,&nbsp;&nbsp;per raccontarci storie d&#8217;amore e di crudelt\u00e0, di coraggio e di orgoglio sullo sfondo della pi\u00f9 grande tragedia umana del &#8216;900. Lo ha scritto un caporalmaggiore di 22 anni, appunto Giovanni Giovannini, che negli anni seguenti sarebbe diventato, passo passo,&nbsp;&nbsp;inviato speciale de \u00abLa Stampa\u00bb di Torino, vicedirettore dello stesso giornale, proconsole dell&#8217;Avvocato nell&#8217;impero editoriale degli Agnelli, presidente dell&#8217;Ansa e presidente della Federazione degli Editori di giornali per oltre vent&#8217;anni. Giovanni lo dedic\u00f2 \u00abai seicentomila soldati italiani che, prigionieri in Germania, dal 1943 al 1945, seppero scrivere una pagina degna di un onorevole ricordo\u00bb , ma anche \u2013 indirettamente \u2013 alla memoria di Larissa, una studentessa ucraina protagonista delle ultime drammatiche pagine del diario,&nbsp;&nbsp;una ragazza che il caporalmaggiore Giovannini non riusc\u00ec a salvare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ebbero il \u00abcoraggio di pronunciare il No al nazifascismo\u00bb e pagarono per questo un \u00abprezzo personale altissimo\u00bb. Il Fatto riporta il discorso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricordato cos\u00ec i militari italiani che furono internati nei campi di concentramento tedeschi durante la II Guerra Mondiale dopo l&#8217; armistizio dell&#8217;8 settembre. 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