{"id":1000022908,"date":"2025-09-21T10:56:57","date_gmt":"2025-09-21T13:56:57","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022908"},"modified":"2025-09-21T10:56:58","modified_gmt":"2025-09-21T13:56:58","slug":"scoperto-per-caso-con-un-doppio-zoom-cosmico-la-corona-di-un-buco-nero-mai-vista-con-tanto-dettaglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022908","title":{"rendered":"Scoperto per caso con un \u00abdoppio zoom\u00bb cosmico: la corona di un buco nero mai vista con tanto dettaglio"},"content":{"rendered":"\n<p>Un gruppo di astronomi ha potuto vedere, con una nitidezza senza precedenti, la corona di un buco nero supermassiccio, grazie a una tecnica di \u00abdoppio zoom\u00bb astronomico, resa possibile da un raro allineamento cosmico. Il buco nero in questione, chiamato RX J1131, si trova a circa 6 miliardi di anni luce dalla Terra e ruota a pi\u00f9 della met\u00e0 della velocit\u00e0 della luce. Mentre il buco nero stesso rimane nascosto, sta divorando gas e polveri vicine, che si riscaldano a temperature di milioni di gradi generando un quasar potentissimo. Ricordiamo che un quasar \u00e8 il nucleo ultra-luminoso di una galassia alimentato da un buco nero supermassiccio che inghiotte materia e la trasforma in energia visibile anche a miliardi di anni luce. La corona del buco nero in questione \u2013 un alone di gas surriscaldato che circonda il buco nero \u2013 ha una grandezza stimata di circa 50 unit\u00e0 astronomiche (AU), cio\u00e8 all&#8217;incirca il diametro del nostro intero sistema solare, tenendo conto che una AU corrisponde a circa 150 milioni di chilometri. Come \u00e8 stato possibile questo \u00abdoppio zoom\u00bb? Nello studio si spiega che due meccanismi di lente gravitazionale hanno lavorato insieme per permettere di avere questo \u00abdoppio zoom\u00bb sul buco nero. Innanzitutto una galassia anteriore, ossia una galassia posta a circa 4 miliardi di anni luce da noi, ha agito da lente gravitazionale forte (una lente gravitazionale \u00e8 un oggetto cosmico cos\u00ec massiccio da curvare la luce che gli passa vicino, creando immagini distorte, multiple o ingrandite di corpi celesti sullo sfondo. \u00c8 come uno specchio deformante nello spazio, previsto dalla relativit\u00e0 generale di Einstein), curvando e ingrandendo la luce proveniente dal quasar. Poi ulteriori \u00abmicrolensing\u00bb (ossia lenti gravitazionali piccole) sono stati causati da singole stelle presenti in quella galassia di primo piano, che a loro volta hanno funto da lenti pi\u00f9 piccole e variabili, amplificando temporaneamente porzioni diverse della corona. Questo ha provocato sfarfallii (variazioni di luminosit\u00e0) indipendenti nei vari \u00abquadri\u00bb o immagini del quasar formate dalla lente principale. Analizzando dati vecchi del telescopio radio ALMA (Atacama Large Millimeter\/submillimeter Array) in Cile, raccolti su scala di decenni, il team ha notato queste variazioni che, inizialmente, sembravano strane: \u00abQuesto non sembrava corretto\u00bb, ha dichiarato il ricercatore Matus Rybak dell&#8217;Universit\u00e0 di Leiden, che ha guidato lo studio. Un test cruciale \u00e8 arrivato con osservazioni ravvicinate (a circa un giorno di distanza) nel 2022: se l&#8217;origine delle fluttuazioni fosse stata vicina al buco nero, tutte le immagini avrebbero dovuto cambiare luminosit\u00e0 simultaneamente. Invece, le immagini variavano indipendentemente, dimostrando che il microlensing da stelle di primo piano stava influenzando parti diverse della corona. \u00c8 la prima misurazione diretta della corona di un buco nero su scala cos\u00ec estesa, grazie al \u00abdoppio zoom\u00bb. Le osservazioni hanno mostrato che l&#8217;emissione a lunghezze d&#8217;onda nel millimetrico non \u00e8 statica come ci si aspettava, ma pu\u00f2 variare anche su scale di giorni o meno. Questo cambia le idee precedenti che consideravano tali emissioni relativamente stabili. Comprendere la corona e le sue variazioni \u00e8 fondamentale perch\u00e9 \u00e8 collegata ai campi magnetici attorno al buco nero, che regolano sia l&#8217;entrata di materia (cio\u00e8 cosa il buco nero \u00abinghiotte\u00bb) sia l&#8217;espulsione di gas o getti. Questi processi determinano come un buco nero cresce nel tempo. E il futuro? Purtroppo uno dei telescopi chiave per studiare emissione a raggi X, Chandra X-ray Observatory, \u00e8 sotto minaccia di chiusura a causa di tagli al budget. Questo complicherebbe l&#8217;osservazione multibanda (cio\u00e8 sia radio\/millimetrico che X-ray) di tali fenomeni. Il team punta a raccogliere nuovi dati non solo da ALMA ma anche da telescopi futuri come il Vera Rubin Observatory, che potr\u00e0 scoprire molti pi\u00f9 quasar lenti gravitazionali otticamente osservabili. Questi strumenti permetteranno di studiare i sfarfallii ottici (fluttuazioni di luminosit\u00e0) con precisione molto pi\u00f9 alta.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un gruppo di astronomi ha potuto vedere, con una nitidezza senza precedenti, la corona di un buco nero supermassiccio, grazie a una tecnica di \u00abdoppio zoom\u00bb astronomico, resa possibile da un raro allineamento cosmico. 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