{"id":1000022858,"date":"2025-09-21T09:48:48","date_gmt":"2025-09-21T12:48:48","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022858"},"modified":"2025-09-21T09:48:52","modified_gmt":"2025-09-21T12:48:52","slug":"una-mostra-al-museo-madre-di-napoli-dedicata-a-pietro-lista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022858","title":{"rendered":"Una mostra al Museo Madre di Napoli dedicata a Pietro Lista"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 17 Novembre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Madre di Napoli la mostra dedicata a Pietro Lista \u201cIn controluce\u201d a cura di Renata Caragliano. L\u2019esposizione che documenta cinquant\u2019anni di carriera dell\u2019artista umbro di nascita, che dal 1954 vive e lavora in Campania. In mostra oltre cinquanta opere a partire da quelle storiche che vanno dalla seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, sia recenti e spesso inedite che documentano la produzione dell\u2019artista contraddistinta da una grande variet\u00e0 di temi e dalla continua sperimentazione di tecniche e materiali che spaziano dall\u2019uso della pittura, disegno, scultura, incisione e performance. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Pietro Lista : \u00c8 stato sempre ritenuto dalla maggior parte delle persone un mostro sacro dell\u2019arte salernitana &#8211; Achille Bonito Oliva lo defin\u00ec \u201cun artista nomade e disertore\u201d mentre Antonio Caporaso lo definisce \u201crivoluzionario\u201d per quel suo modo di creare al di fuori di ogni schema. \u00a0Partito dall\u2019arte nucleare i suoi maestri sono stati Giovanni Brancaccio, Mario Colucci, Vincenzo Ciardo, Emilio Notte, Mario Persico. Arte nucleare che si impose agli inizi degli anni cinquanta del secolo scorso in conseguenza dei bombardamenti atomici sul Giappone. Fondato da\u00a0Enrico Baj\u00a0e Sergio Dangelo, i nucleari dichiaravano in un manifesto \u201cvogliamo e possiamo reinventare la Pittura. Posso affermare che l\u2019arte di Pietro Lista \u00e8 composta da una raffinata visione materica dove gesto e sperimentazione sono alla base della sua ricerca, nelle sue opere emerge una gestualit\u00e0 emotiva . Io penso che senza memoria non vi \u00e8 passato e senza passato non vi \u00e8 identit\u00e0. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la societ\u00e0 in cui vive, cos\u00ec come ogni popolo per sopravvivere alla modernit\u00e0, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un\u2019eco \u00a0di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verit\u00e0 incontrovertibili acquisite pi\u00f9 che dallo studio, dall\u2019esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. \u201cNon si pu\u00f2 inventare la lingua: ma \u00e8 certo che il modo di usarla \u00e8 inventivo ed autobiografico, \u00e8 la tua storia e il tuo futuro\u201d (Aldo Rossi). Le parole di uno dei pi\u00f9 profondi architetti del\u00a0 nostro tempo, sono riferite alla lingua dell&#8217;Arte, a quel delicato e personalissimo complesso di elementi, di simboli e, sopratutto, di scelte che costituisce, e caratterizza il mezzo espressivo di ciascun artista. Ebbene, Lista spazia sicuro in questo \u00abdeposito di immagini e di segni\u00bb; osserva, interpreta, seleziona. Magistralmente, quindi, ricompone. Costruisce con pazienza ed acume le proprie opere, nella cura del particolare, fino a dar vita a strutture visualmente espresse, ma ovviamente dal carattere innanzitutto mentale di straordinario vigore, di piena, vibrante suggestione. Emozionano pacatamente, senza ricorrere ad alcuna forma di retorica. Quasi all&#8217;improvviso, con forza e con franchezza, l&#8217;Arte di Pietro Lista si rivela infatti assai vicina alla nostra comune sensibilit\u00e0: il suo racconto\u00a0 si inserisce nel patrimonio collettivo delle visioni quotidiane, \u00e8 intenso a tratti onirico, ma essenzialmente riconoscibile e quindi condivisibile \u00a0delle umane sensazioni. Nelle opere di Pietro Lista affiorano innumerevoli realt\u00e0 parallele oltre le convenzioni del visibile e dell\u2019agire, generando corrispondenze e analogie tra creazione e genesi. Sentimenti dell\u2019animo si fanno luce e approdano verso arcani arcipelaghi prospettici attraverso flebili e illusorie sinuosit\u00e0 narrative. Si assiste, ad uno scontro epocale tra linearit\u00e0 del tratto e dinamicit\u00e0 fluttuante della composizione, ora rotante, ora integrata tra dogmatiche sovrapposizioni orizzontali e verticali. Il purismo geometrico che si sovrappone ed \u00e8 sostituito da spezzati ingranaggi di macchine sensoriali di una realt\u00e0 sintetica, fluiscono nell\u2019aria creando vortici dinamici di entit\u00e0 oniriche e vertigini ideali. La dimensione plastica della materia si dirama nello spazio alternando realt\u00e0 trascendenti a lampi di luce abbagliante e infinita. L\u2019essenziale incontra l\u2019effimero, eros e thanatos dell\u2019immaginario, alla ricerca dell\u2019inedita forma, esiziale paradigma di un\u2019ancestrale solitudine, muta testimone di continue sperimentazioni, sinuosit\u00e0 tattili, simmetrie sussultorie. Perfezione ed essenzialit\u00e0,germinali sequenze, sottesi intrecci, fluttuano liberi nelle lontane rimembranze segniche per divenire essenze di transiti e rivelazioni di idee organico primigenie. Segmenti iridescenti si sovrappongono, ordinati nello spazio, rimodellando atmosfere, entit\u00e0 fenomeniche di sapienti sussurri, variabili astrali di cristalline scansioni luminose, meditate modulazioni. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali, mitici destini, tensioni sacrali. Dopo l\u2019approdo, ecco l\u2019abbandono, ovvero il desiderio di nuovi orizzonti articolati da linee spezzate e filiformi che si incuneano in mirabili frammentazioni ideative, sintomo di smarrimento esistenziale e deciso allontanamento da una realt\u00e0 ormai aliena. Come lame percettive, simboliche linearit\u00e0 complesse s\u2019insinuano sul substrato trasfigurando le essenziali casualit\u00e0 tonali delle composizioni in analitiche volont\u00e0 rappresentative. Vibratili strutture appaiono come affascinanti tensioni di cristallina innocenza espressiva sospese tra una fenomenologia evocativa e una sintetica esperienza visiva. Oltre il rapporto spazio-tempo Pietro Lista medita sull\u2019irrevocabilit\u00e0 del frammento, sulle tracce armoniche delle forme geometriche che reggono l\u2019universo alla ricerca delle primordiali temporalit\u00e0 oggettive. Il frammento, lontano dal suo contesto naturalistico, estende la sua presenza tra sovrapposizioni e integrazioni di materia pittorica generando un affascinante intreccio ritmico. Per il \u201crivoluzionario\u201d \u00a0Lista il tempo \u00e8 come ibernato, purificato, trasfigurato da un\u2019inedita linfa vitale. Il ritmo del continuo mutare del tempo genera cangianti armonie delle tonalit\u00e0 ma decreta un nuova visione creando, un modulo tra sperimentazione e innovazione del pensiero . La razionale schematizzazione geometrica non mira a ricomporre una visione plastica e geometrica dello spazio ma a definire nuove possibilit\u00e0 della superficie pittorica. La scomposizione e ricomposizione del substrato crea un reticolo continuo di nuove forme, proporzionali tra loro, tese a dilatarsi cercando sensoriali linee curve, inattese percezioni, distinte rivelazioni casualmente interrotte. Tracce di arcane funzioni della materia pittorica trovano un nuovo tempo, un\u2019improvvisa neo oggettivit\u00e0. La realt\u00e0 pittorica dell\u2019artista \u00e8 rappresentata per frammenti, integrazioni, assetti compositivi, alla assidua ricerca della ancestrale espressione visiva dell\u2019esperienza collocata nell\u2019eterna trasfigurazione percettiva dell\u2019universo. Oltre la concezione convenzionale del dipinto l\u2019artista supera l\u2019aspetto sentimentale ed emotivo della composizione per donare a quest\u2019ultima un aspetto eroico, sospeso in una dimensione sovra sensoriale e infinita. Le tonalit\u00e0 di Lista, sempre omogenee e cangianti, vivono una realt\u00e0 bidimensionale, irrevocabilmente illimitata, generando inedite corrispondenze tra interpretazione e rappresentazione, dinamicit\u00e0 e immobilit\u00e0. Acquisite sublimazioni emozionali attraversano velocemente lo spazio pittorico generando realt\u00e0 complesse scomposte e immediatamente ricomposte tramite variabili modularit\u00e0. Miti e accadimenti si susseguono ordinati all\u2019interno di un luogo perfettamente delimitato, sensibilissimo e mutabile. La giustapposta sovrapposizione delle tonalit\u00e0 abolisce le tenebre, l\u2019oscurit\u00e0, la finitezza strutturale. La luce \u00e8 totale e totalizzante, supera le angosce del vivere e dell\u2019esistere. Il rapporto tra materia e forma si dilata, evoca profondit\u00e0 lineari e sottesi segmenti in un ambiente volutamente differenziato e avulso da secolari e contemporanee contaminazioni. Ogni frammento \u00e8 immediatamente materia pittorica, risonanza, omogeneit\u00e0 d\u2019intenti in un continuo sovrapporsi di forme, strati, ritmicit\u00e0. Meta racconti, variazioni, accordi tonali, inondazioni di luce accelerano moti rotanti e inquieti. Rarefatte atmosfere si vaporizzano alla presenza di un flebile respiro che diviene unico testimone di profonde sofferenze. Quali mondi qui vivono, quali accadimenti si diramano in questo spazio apparentemente asettico. Tutto \u00e8 come sospeso, bloccato, cristallizzato da figurazioni che appaiono come irrevocabilmente silenti. La verit\u00e0 \u00e8 nascosta, mimetizzata, giustificata da evocazioni allusive alla ricerca di un luogo, un\u2019oasi di pace, un destino. Un\u2019impalpabile sensazione di solitudine aleggia drammatica, avanza minacciosa e inestricabile tra gli animi e i desideri di libert\u00e0 e di vita. Oltre la tragica gravit\u00e0 dell\u2019esistenza, la forma sublima in un inconsapevole mito di effimera speranza, sottesa in un\u2019instabile atmosfera nell\u2019immensa, irrevocabile caducit\u00e0 della materia. Un complesso irradiarsi nello spazio di strutturati piani costruttivi diviene significativo istante ideativo, autentico paradigma di fondamentale rigenerazione plastica. Segmenti iridescenti si sovrappongono ordinati generando affascinanti diaframmi sequenziali sospesi da un\u2019elegiaca melodia, colta e vibrante, diffusa flebilmente nello spazio. Tracce di purissime linee si ricompongono libere sopra cangianti superfici, ampie e mutevoli, simili ad infinite citt\u00e0 cinetiche e spazi urbani modulati dove il colore, libero dalle naturali funzioni, acquisisce maggiore autonomia interpretativa espandendosi in correlate emulsioni sensitive. Le forme strutturate evocano una trasognante omogeneit\u00e0 di sensi rispettando perfettamente i limiti del perimetro formale. Sintesi, azione, regola e sequenza s\u2019inerpicano oltre le consuete simbologie generando corrispondenze con l\u2019antico, la mitologia, i quattro elementi della creazione. L\u2019artista \u00e8 alla ricerca della forma archetipica, ignoto e ineccepibile tassello della struttura universale, mito e unicum dell\u2019essere oltre l\u2019agire, riflesso concreto di un mondo lineare astratto. La scomposizione dell\u2019oggetto geometrico non perde o nasconde la forma primordiale ma la evidenzia seguendo la legge dei contrasti simultanei, delle dinamicit\u00e0 cromatiche, delle diffuse e animate sovrapposizioni . La scelta di Lista pone,in parallela antitesi, armonia e dilatazione, staticit\u00e0 e direzionalit\u00e0 d\u2019intenti alla ricerca di altre integrazioni temporali, altre irrevocabili ubiquit\u00e0. Essere di un luogo e non esserlo, viverlo, per osservarlo in lontananza, evidenzia tensione, sofferenza, inquietudine, accostamento e disgregazione della forma. La primordiale geometria assoluta, volutamente si sfalda e fluisce quasi liquida sul substrato per poi ritornare, repentinamente concreta, nella comune volont\u00e0 di ridefinire una base integrata e congruente. Divergenze e contrasti interiori dell\u2019artista lo vedono repentinamente abbandonarle per un\u2019effimera dissidenza compositiva, riscoprendo un elegiaco e rigenerativo ritorno all\u2019ordine. Suggestioni e intrecci, frammenti di realistiche figurazioni si sovrappongono a lamine astratte, disvelatrici d\u2019inedite sperimentazioni che veleggiano nello spazio libere da logiche naturalistiche. La sua visione plastica suffragata da reciproci incontri di linee verticali e orizzontali pone in evidenza il drammatico confronto tra individuo e spazio, sperimentazione e sintesi, spiritualit\u00e0 e destino. L\u2019assoluta essenzialit\u00e0, sfiora le intenzionalit\u00e0 concettuali di messaggi codificati trasfigurandoli in frame velocissimi e immediati. Una lirica contemplazione dell\u2019universo \u00e8 sapientemente evidenziata dalle straordinarie trame cromatiche che aleggiano nello spazio come angeliche presenze esperite tra stati emozionali e dilatazioni di luce. Variabili astrali appaiono come cristalline scansioni luminose, ali percettive di iperbolici voli trasfigurati da una successione dinamica di meditate modulazioni. Iridescenti superfici determinano continue vibrazioni cinetiche provocate da un ipotetico sisma primordiale della materia cromatica, delimitata da una dogmatica linea di contorno, incline a trasmigrare, al di fuori di un collaudato perimetro. Nella pura estasi contemplativa Lista inserisce nei dipinti forme semplici, cromaticamente omogenee, provenienti da una personale gamma di tonalit\u00e0, straripante espressione di un io profondo e occulto. Colore e Luce vibrano sensibilissimi sul substrato generando una costante e continua meditazione sullo spazio, le forme primordiali, le corrette proporzioni. Silenti corpi geometrici interagiscono tra loro creando un armonico e affascinante equilibrio, quieto limite di arcane aspirazioni sensoriali. Delicatissime sovrapposizioni tonali assumono l\u2019identit\u00e0 di accumuli di memoria, eclatanti rimandi di sottili essenze floreali, organicamente disposte per scansioni, assonanze, razionali emotivit\u00e0. La vitalit\u00e0 sensibile si dilata nello spazio percettivo divenendo terapia poetica parallelamente strutturata ad una corroborante ricerca sperimentativa. Mutevoli condizioni sensitive generano nuovi flussi temporali, inediti concetti geometrici, innovative idealit\u00e0 progettuali. Un rigore metodologico di grande intensit\u00e0 ideativa, genera un sottile lirismo poetico modulato tramite delineate scansioni compositive. La forza dei segni si amalgama idealmente alla magia suadente dei colori in una dimensione eterea e silente dove le geometrie trovano il loro manifestarsi nel cielo,nel moto degli astri, nel ritmo segreto dei tempi. Forme sintetiche trovano il loro spazio sotteso da rigorosi e costanti equilibri congiunti da linee accidentali e perpendicolari in simbiosi con la luce. La sua autonomia pittorica lo vede librarsi oltre i confini del visibile e ascendere in una dimensione atemporale dove le velocit\u00e0 dinamiche si acquietano proiettando la luce in un contesto astratto. La rigorosa corrispondenza tra forma e colore esalta il sogno aereo delle suggestioni tonali dove il frammento \u00e8 piegato da un volere astrale, curvato nella dimensione spazio temporale, strutturato con le medesime assonanze del primigenio elaborato. Le profondit\u00e0 pi\u00f9 nascoste dell\u2019animo virano verso impercettibili vibrazioni divenendo unici testimoni di brevi istanti dell\u2019esistenza. Contorsioni strutturali partecipano a una nuova visione dello spazio ricreato da cosmiche deflagrazioni mediatrici di un ritrovato equilibrio. Iperboli sensitive defluiscono in liquide memorie, essenze rivelatrici di suadenti emanazioni dell\u2019anima tese a una assoluta trascendenza. Fluide cromie, di incomparabile finezza, plasmano il silenzio, disegnano nel vuoto un leggero movimento, diffondendo nell\u2019aere uno stato di ebbrezza, un anelito di libert\u00e0 che diviene incantata melodia animata da una forza invisibile, da una ritmicit\u00e0 concitata, sconvolta da un vento fortissimo, che soffia senza tregua sui destini del creato. Nascoste simbologie di verit\u00e0 sottese si espandono sul substrato intime dissolvenze, presagi compositivi, dissoluzioni percettive che impongono, con il loro divenire, un senso di sconcertante irrevocabilit\u00e0. Tracce connotative di un distacco sensoriale diventano incontrastate icone di germinali visioni simultanee, flash di intrecci multimediali, sensitivi messaggi subliminali. Vertigini dirompenti trovano la loro forza espressiva nell\u2019energia del gesto, ricostruendo un paradisiaco universo estetico tra interrelazioni di forma e onirici paradigmi tonali. Gesto e poesia si fanno forma vibratile e ricercata figurazione che si diramano attraverso ideali stratificazioni dell\u2019interiorit\u00e0, carichi di accese tonalit\u00e0 dalle raffinate tridimensionalit\u00e0 tattili. Lontani orizzonti dell\u2019anima, sentieri della memoria, vie inesplorate ai confini di un universo indefinito, aleggiano sopra ipotetici, assolati deserti inseguendo il silenzio, appena velato da una tenue e opaca luce. Forme irregolari ricostruiscono lontani accadimenti, fili imperscrutabili di lontane esistenze, ponti virtuali tra memoria e realt\u00e0 sintetica sottese tra enigmatiche emozioni e indefinite atmosfere. Un\u2019inquieta idealit\u00e0 s\u2019insinua tra le effimere e mutevoli sovrapposizioni sequenziali evocando arcane metamorfosi oltre un onirico limite, dove folgoranti e intense cromie accendono trasognate trascendenze. Sospesi nel vuoto, ipotetici assemblaggi polimaterici si diramano nello spazio costellato da dinamiche silhouette danzanti che raccontano, con discreta e sapiente essenzialit\u00e0, il dramma umano della solitudine e dell\u2019incomunicabilit\u00e0. Sensibilit\u00e0 materica, sublimazione emozionale, tensione plastica rappresentano gli aspetti pi\u00f9 significativi del fare artistico di Pietro Lista, da sempre impegnato nella istintiva e sapiente ricerca di una trasfigurata rappresentazione percettiva. Infine se facessimo una disanima disincantata delle opere dell\u2019artista, il fruitore che non abbia una qualche dimestichezza con la pittura certamente rimarrebbe stupiti oppure attratti\u00a0 dal percorso materico e dalla gamma coloristica delle opere . Le opere dell\u2019artista certamente ci fanno riflettere sull\u2019inquietudine che tutti noi stiamo vivendo e al tempo stesso pu\u00f2 anche essere considerata come una possibilit\u00e0 o meglio ancora come forma estrema di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:38.30716%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/5_Pietro-Lista_In-controluce_2025_installation-view_museoMadre_ph-Amedeo-Benestante-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000022862\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000022862\" 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data-amp-layout=\"responsive\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Open image 5 of 5 in full-screen\"\/><\/a><\/figure><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<p> Se pensiamo a quanto possano essere oppressivi i vincoli e i ruoli sociali, a quanto possano essere alienanti le costrizioni civili i luoghi comuni e i pregiudizi, le maschere che quotidianamente siamo costretti ad indossare, ecco che tutta questa \u201cliquidit\u00e0\u201d tutta questa possibilit\u00e0 di trasformazione non pu\u00f2 che sembrarci addirittura una catartica o meglio una salvifica possibilit\u00e0 di riscatto di vera affermazione oppure di auto-determinazione. Penso a Bauman quando dice : \u201c Che la nostra soci\u00e8t\u00e0\u00a0 sta focalizzando la sua attenzione sul passaggio dalla modernit\u00e0 alla\u00a0postmodernit\u00e0, e le questioni etiche relative.\u00a0 Egli ha paragonato il concetto di modernit\u00e0 e postmodernit\u00e0 rispettivamente allo stato solido e\u00a0liquido\u00a0della societ\u00e0. Mentre nell\u2019et\u00e0 moderna tutto era dato come una solida costruzione, ai nostri giorni, invece ogni aspetto della vita pu\u00f2 venir rimodellato artificialmente. Dunque nulla ha contorni nitidi, definiti e fissati una volta per tutte. Ci\u00f2 non pu\u00f2 che influire sulle relazioni umane, divenute ormai precarie in quanto non ci si vuole sentire ingabbiati. Bauman sostiene che l\u2019incertezza che attanaglia la societ\u00e0 moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a\u00a0consumatori. L\u2019esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa pi\u00f9 sull\u2019estraneit\u00e0 al sistema produttivo o sul non poter comprare l\u2019essenziale, ma sul non poter comprare per sentirsi parte della modernit\u00e0. Secondo Bauman il povero, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi come gli altri, cio\u00e8 non sentirsi accettato nel\u00a0ruolo di consumatore .In tal modo, in una societ\u00e0 che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l\u2019essere umano\u201d.\u00a0 Io credo che senza memoria non vi \u00e8 passato e senza passato <em>non vi \u00e8 identit\u00e0<\/em>. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la societ\u00e0 in cui vive, cos\u00ec come ogni popolo per sopravvivere alla modernit\u00e0, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un\u2019eco\u00a0 di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura. Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori,si nascondevano verit\u00e0 incontrovertibili acquisite pi\u00f9 che dallo studio, dall\u2019esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. Queste opere raccontano tutto questo perch\u00e9 fa parte del nostro essere del nostro vissuto che solo l\u2019arte sa raccontare. Nato a Castiglione del Lago sul lato occidentale del Trasimeno, l\u2019incontro con Marcello Rumma, \u00abun grandissimo intellettuale e attento ai movimenti culturali e artistici di quegli anni\u00bb, fu una pietra miliare per Pietro Lista. Nella sua intelligente lungimiranza e con l\u2019attivismo che lo caratterizzavano, Rumma organizz\u00f2 ad Amalfi, negli antichi arsenali, tre mostre intitolate \u201critorno alle cose stesse\u201d, \u201cimpatto percettivo\u201d e \u201cl\u2019arte povera\u201d, settore quest\u2019ultimo in cui allora si muoveva Lista, che all\u2019invito di Rumma decise una particolare performance, di quelle che Caporaso ha definito \u00abrivoluzione seguendo la strada dell\u2019innovazione e stando sempre un passo avanti agli altri artisti, anche pi\u00f9 giovani di lui\u00bb. Per l\u2019appuntamento amalfitano, infatti, Lista si invent\u00f2 \u201cla scheggia di luce\u201d: accompagnato dalle note del piffero suonato da Rosa, moglie di Alighiero Boetti, e la danza di Ableo, Pietro scav\u00f2 con le mani nella sabbia nel punto dove batte l\u2019onda per rivelare al pubblico \u201clampi di luce\u201d che sembravano provenire dalle viscere della terra, una luce che scompariva dopo pochi secondi coperta dal sopravanzare dell\u2019onda marina, e questo tre, quattro volte. A distanza di oltre 50 anni Lista ancora ricorda quei momenti di \u201cgrandissima emozione\u201d, vissuti in una tiepida serata amalfitana, vicino al mare dei miti e delle leggende: suggestioni senza tempo che ancora commuovono il finto burbero artista, il \u201cselvaggio\u201d che non ha mai agito per le luci della ribalta, ma esclusivamente per seguire \u201cvirtude e canoscenza\u201d del suo essere al di fuori degli schemi. Una esperienza durante la quale Lista conobbe artisti di fama internazionale come Zorio, Celan, Pistoletti; ma soprattutto strinse la sua amicizia con Marcello Rumma, che aveva galleria a Napoli. \u00abDopo qualche anno, per\u00f2, vi fu la tragedia. Marcello si suicid\u00f2\u00bb: la commozione per quei ricordi impedisce all\u2019anziano artista di continuare a parlare, il suo viso quasi scompare tra la folta barba bianca e la lunga capigliatura, gli occhi si inumidiscono sotto i leggeri occhiali di metallo. \u00c8 questa l\u2019anima di un uomo che si definisce \u201cselvaggio\u201d, che si sente fuori da ogni contesto sociale, ma che lascia fuori la porta del suo cuore ogni pur comprensibile, umana nostalgia. La sua preziosa e lunga esperienza che ebbe con\u00a0 Galleria d\u2019arte \u201cTaide\u201d il quale\u00a0 divenne un punto di riferimento importante nella vita culturale di una cittadina di provincia quale era Salerno. \u00abErano le prime volte che Achille Bonito Oliva veniva a Salerno \u2013 dice Pietro \u2013 Filiberto Menna rientrava da Roma, all\u2019Universit\u00e0 di Salerno vi era Enrico Crispolti ed Edoardo Sanguineti, Angelo Trimarco, per cui si era creato un clima di grande respiro culturale\u00bb. Va ricordato che altre gallerie in quegli anni tenevano alta a Salerno la lanterna della cultura: la Dadodue di Antonio Baglivo, La Seggiola di Cinque, Il Catalogo di Lelio Schiavone voluto da Alfonso Gatto, La Bottegaccia di Enzo Castaldo. Un fermento culturale che sugger\u00ec a Pietro Lista anche la nascita di un giornale: \u201cFuori sacco\u201d. Era, quella, la Salerno che \u00absapeva coniugare la raffinatezza dell\u2019arte, \u2013 ricorda Mariano Ragusa \u2013 proposta alla platea degli autentici amanti del bello, con quel tocco di glamour e mondanit\u00e0 senza gratuite sguaiatezze\u00bb. E si \u00e8 assaliti da un rammarico profondo: \u201cse solo questa citt\u00e0 di mare, adusa all\u2019accoglienza, avesse un minimo di memoria per ricordare!\u201d Una serie di circostanze pose fine all\u2019esperienza della \u201cTaide\u201d, ma Pietro non si ferm\u00f2 e fu il MMMAC, Museo dei Materiali Minimi di Arte Contemporanea, padre putativo Gillo Dorfles, a Paestum, sito di antichit\u00e0, un luogo dove raccogliere i materiali minimi degli artisti di oggi da affiancare alle schegge della storia, frammenti di vasi, di affreschi e altre testimonianze di un passato emerso. Il progetto espositivo frutto di due anni di ricerche realizzate in stretta collaborazione con l\u2019artista e il suo archivio<a> \u00e8 <\/a>organizzato in cinque sezioni tematiche che si soffermano su alcune modalit\u00e0 del lavoro di Pietro Lista, sul suo modo di creare connessioni e relazioni di senso sempre nuove e imprevedibili tra le proprie opere, costruendo cos\u00ec un personalissimo universo creativo. L\u2019esposizione rientra fra le mostre proposte dal museo Madre il cui principale obiettivo \u00e8 la creazione di un archivio dell\u2019arte contemporanea del sud Italia, in cui le opere di artisti italiani e internazionali possano dialogare in un confronto ricco e fecondo di esperienze diverse e complementari, ed essere la base per ulteriori azioni di valorizzazione. L\u2019esposizione rientra fra le mostre proposte dal museo Madre il cui principale obiettivo \u00e8 la creazione di un archivio dell\u2019arte contemporanea del sud Italia, in cui le opere di artisti italiani e internazionali possano dialogare in un confronto ricco e fecondo di esperienze diverse e complementari, ed essere la base per ulteriori azioni di valorizzazione. Ciascuna delle cinque sezioni della mostra,allestite in sette sale al secondo piano del museo, prende in considerazione alcuni degli aspetti della sua produzione che ricorrono e coesistono in tempi diversi a partire dai lavori e dalle azioni performative incentrate sulla <em>\u201cLuce\u201d<\/em>, una fonte che accende e spegne continuamente l\u2019energia creativa dell\u2019artista. Il buio spezzato da lampi di luce \u00e8 uno dei motivi portanti nel lavoro di Pietro Lista, che afferma: \u201cHo lavorato soprattutto sulla luce negli anni Sessanta. Non mi muovevo nell\u2019ambito delle ricerche visuali e cinetiche ma mi interessava la luce come possibilit\u00e0 di esplorazione virtuale degli spazi. Tutto ci\u00f2 che si vede \u00e8 uno scherzo della luce. La luce rimbalza negli occhi, la luce proietta ombre, crea profondit\u00e0, forme, colori.\u00a0Spegni la luce ed \u00e8 tutto finito.\u201d Altrotema ricorrente nella sua ricerca sono le \u201c<em>Nuvole\u201d<\/em>, un elemento raccolto nella serie-manifesto \u201cCielitudine\u201d. La sua attrazione per il cielo, un cielo pop solcato da nuvole, \u00e8 una sorta di manifesto poetico perch\u00e9, come la sua pittura, \u00e8 continuamente mutevole e obbliga lo sguardo in alto. Per la sua inconsistenza, la nuvola mette in discussione la solidit\u00e0, la permanenza, l\u2019identit\u00e0 che definiscono la forma visibile e quella intelligibile. Una porta semiaperta da cui filtra una scheggia di luce introduce e conduce ad i grandi oli su tela o su carta di Pietro Lista, un ciclo di opere a partire dagli inizi di questo millennio caratterizzati dall&#8217;uso di un unico colore, il \u201c<em>Nero di Marte\u201d<\/em>, il cui nome trae origine dal ruolo della divinit\u00e0 e dall&#8217;influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti, cui appartiene un profondo senso mistico e religioso. Un autoritratto dell\u2019artista introduce alla sezione dei \u201c<em>Corpi acefali\u201d<\/em>, una serie di dipinti che rappresentano corpi senza organi, dove l\u2019immagine-figura in bianco e nero \u00e8 quasi la controparte di s\u00e9 stesso ma senza occhi, naso, bocca. L\u2019arte fa perdere \u201cla testa\u201d a volte, ma poi pu\u00f2 capitare il contrario e di ritrovarla. L\u2019autoritratto si \u00e8 ritratto da s\u00e9 stesso e dal proprio corpo, lasciando solo la testa. Cos\u00ec Pietro Lista nella serie di lavori <em>\u201cLa testa \u201critrovata\u201d dell\u2019artista\u201d<\/em>ha sostituito l\u2019apparire allo sparire e viceversa, offrendo in questo caso, in un primo piano ravvicinato, non pi\u00f9 un corpo acefalo, ma solo la sua testa che ne \u00e8 la cuspide, in una serie di autoritratti realizzati a china su carta, disegni in bianco e nero, che oscillano ancora una volta tra il buio e la luce e viceversa. Dall\u2019esposizione emerge,attraverso materiale documentario (foto, inviti, cataloghi),la persistente ricerca di Lista nel dare forma al suo pensiero di fronte a nuovi interrogativi, che lo ha portato anche a farsi animatore e promotore di spazi per l\u2019arte in Campania, come la galleria \u201cTaide spazio per\u201d aperta nella prima met\u00e0 degli anni Settanta a Mercato San Severino, per poi spostarsi a Salerno, accompagnata negli anni Ottanta dalla pubblicazione di una rivista omonima. Nel 1993 fonda a Paestum il MMMAC-Museo Materiali Minimi d\u2019Arte Contemporanea mentre nel 2010 apre la galleria Cobbler, Spazio per l\u2019arte contemporanea a Cava de\u2019 Tirreni (dove vive e lavora). La mostra al museo Madre offre \u201cIn controluce\u201d anche uno sguardo sulle opere di arte pubblica realizzate da Pietro Lista nel corso della sua carriera, attraverso una documentazione di foto d\u2019archivio e un video. La mostra sar\u00e0 accompagnata dal catalogo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Biografia di Pietro Lista <\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questa citt\u00e0 vive l\u2019esperienza dell\u2019alluvione, partecipando al recupero delle vittime del fango. In presenza dei corpi lacerati e disfatti, in una condizione di magmatica confusione tra questi e i relitti, \u00e8 questa l\u2019esperienza che maggiormente segner\u00e0, come una ferita, la sua vicenda umana, con permanenti riflessi su quella artistica. Si trasferisce a Salerno con la famiglia dal 1954, poi&nbsp;a Napoli per frequentare il liceo artistico della citt\u00e0, con la zia Elena, gemella della madre, ogni domenica il giovane Pietro ha la possibilit\u00e0 di immergersi nelle umide cavit\u00e0 delle chiese barocche. Qui, tra ombre di antica ritualit\u00e0 e figure di santit\u00e0 sofferente, tra la cupezza dei rossi e gli irritanti viola degli apparati, si forma quel fondamentale quanto viscerale immaginario che sar\u00e0 proprio della sua pittura. Nei primi anni Sessanta, la sua matura sensibilit\u00e0, intersecandosi con la tecnica del dripping, conosciuta grazie al suo maestro Mario Colucci, e con la sperimentazione dell\u2019informale, lo porter\u00e0 alla deformazione della figura umana e al suo successivo smembramento. Sul piano delle relazioni, consolida il sodalizio con Marcello Rumma, collezionista e figura d\u2019intellettuale, suo fervido sostenitore. Collabora alle tre rassegne di Amalfi sulla \u2018Arte povera\u2019 e, nel 1968, realizza, nell\u2019ambito della rassegna \u2018Arte Povera + Azioni Povere\u2019, curata da Germano Celant, un\u2019azione notturna di scavo della \u2018Luce nella sabbia\u2019. A questo stesso periodo, essendosi ancor pi\u00f9 affinata la conoscenza dei materiali e della loro qualit\u00e0 linguistica, appartengono i motivi delle Reti, delle Cielitudini, delle Gabbie e dei Contenitori di luce. Nei primi anni Settanta, lavora in Germania con Mary Bauermeister, dove lo raggiunge la notizia della prematura scomparsa di Marcello Rumma. Al rientro in Italia, organizza la galleria \u2018Taide\u2019 deciso a continuare l\u2019opera di promozione culturale iniziata dal suo amico Marcello. Sono anni d\u2019intensa attivit\u00e0 e la galleria \u2013 alla quale \u00e8 affiancata una casa editrice, con la pubblicazione della rivista \u2018Taide, materiali minimi\u2018 e del giornale mensile \u2018Fuorisacco\u2019 \u2013 diventa un punto focale d\u2019incontro tra artisti e intellettuali, come Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna, Edoardo Sanguineti, Angelo Trimarco e tanti altri ancora. Contestualmente all\u2019attivit\u00e0 di promozione culturale, Lista sviluppa una ricerca incentrata sul tema delle \u2018Nuvole\u2019 e su quello delle Morandiane: inteso quale omaggio alla pittura di Giorgio Morandi, queste ultime segneranno una delle costanti della sua pittura, in parallelo con le Figure acefale e monche. Al 1990 risalgono la scultura \u2018Mnemata\u2019, posta nei giardini dell\u2019Universt\u00e0 di Salerno, l\u2019istallazione \u2018Le Sculture del Diluvio\u2019 e le grandi statue del \u2018Crocefisso\u2019, simbolo di un doloroso sentimento dell\u2019essere: in passione e visione, in sobriet\u00e0 e delirio, in compostezza e in eccesso, per usare le parole dedicategli da Rubina Giorgi. Vivendo a Fisciano, affida a questo paese \u2018La Colonna Nera\u2019, dalla quale sembrano emergere le rugginose carcasse spermatiche di un immaginario profondo, lungamente macerato. Nel 1993, fonda a Paestum il Museo Materiali Minimi d\u2019Arte Contemporanea (MMMAC), di cui Gillo Dorfles \u00e8 padre putativo. Significative saranno, in tale contesto, le iniziative espositive e le pubblicazioni, con il coinvolgimento di artisti di fama internazionale. Qualche anno dopo realizza la mostra personale Interni, fotogrammi dell\u2019atelier dell\u2019artista, presentata da Gillo Dorfles alla Galeria 33 di Barcellona. Con il titolo Interieurs \u00e8 presente, nel 2001, con una personale alla Galerie Dumont 18 di Ginevra.<br>Nel 2004, la Provincia di Salerno, in collaborazione con l\u2019Azienda Autonoma di soggiorno e Turismo di Cava de\u2019Tirreni, gli dedica un\u2019ampia antologica, tenutasi presso la Galleria Comunale Santa Maria del Rifugio per i suoi quaranta anni di attivit\u00e0. Nel 2010 realizza la mostra \u2018Inquisizione\u2019 nel Complesso della Chiesa di Santa Sofia di Salerno, presentando dodici sculture in terracotta dipinta, ritratti impietosi e ironici del potere ecclesiastico. Sempre nel 2010, \u00e8 \u2018Homage by Pietro Lista\u2019, mostra di dipinti presso The University Museum and Art Gallery di Hong Hong. Nel 2010 da vita alla galleria Cobbler, spazio per l\u2019arte contemporanea, che si propone come contenitore culturale di riferimento sul territorio salernitano. Dello stesso anno sono ancora la mostra al Marte, mediateca arte eventi di Cava de\u2019Tirreni e quella alla galleria The Apartement di Napoli, con la proposizione di grandi tele riferite al tema della luce e del buio notturno. Sono gli anni in cui si dedica intensamente alla ceramica. Nel 2011 \u00e8 presente al Padiglione Italia, allestito per \u2018la 54ma Esposizione Internazionale d\u2019Arte della biennale di Venezia e per il 150\u00b0 dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia\u2019. Nel 2014 tiene, con il titolo \u2018Rosso su bianco, bianco su rosso\u2019, una personale allo Spazio Arte di Milano. Nel 2015 la personale \u2018Corpora\u2019 presso lo spazio Gallery Metelliana, nel 2016 le personali \u2018Cielitudine\u2019 presso il Marte, arte eventi di Cava de\u2019Tirreni e \u2018Hoc opus fecit\u2019 presso il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano. Nel 2017 personale \u2018Presenze\u2019 personale presso Aria Art Gallery di Firenze dello stesso anno \u2018Memoria\u2019 presso la SAACI di Saviano. Nel 2018 personale \u2018Un teatro Povero\u2019 alla Pinacoteca Provinciale di Salerno. Dal 2017 una sua opera dal titolo \u2018Croce\u2019 fa parte della Collezione permanente del Museo Donna Regina Madre di Napoli Del 2019 \u00e8 presente al Museo Donnaregina Madre di Napoli nella collettiva \u2018I sei anni di Marcello Rumma\u2019. Del 2020 l\u2019installazione di una scultura contro la violenza sulle donne nella citt\u00e0 di Salerno. Del 2021 le mostre collettive: \u2018Farmacopee, raccolte metafantafisiche delle cose\u2019, Napoli; \u2018Vie d\u2019Acqua\u2019 \u2013 Una proposta per un Museo dell\u2019Acqua, Chiesa San Michele Arcangelo, Sermoneta (LT) e Vocabolum Palazzo Fruscione (SA).<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Madre di Napoli<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro Lista \u201cIn controluce\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>dal 17 Settembre 2025 al 17 Novembre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec al Sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00&nbsp; &#8211; Marted\u00ec Chiuso&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Pietro Lista Ph. Jacopo Naddeo<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento Mostra Ph. Amedeo Benestante&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 17 Novembre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo Madre di Napoli la mostra dedicata a Pietro Lista \u201cIn controluce\u201d a cura di Renata Caragliano. L\u2019esposizione che documenta cinquant\u2019anni di carriera dell\u2019artista umbro di nascita, che dal 1954 vive e lavora in Campania. In mostra oltre cinquanta opere a partire da quelle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000022863,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000022858","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Pietro-Lista_foto-di-Jacopo-Naddeo-scaled.jpg?fit=2560%2C1706&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000022858","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000022858"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000022858\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000022864,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000022858\/revisions\/1000022864"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000022863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000022858"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000022858"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000022858"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}