{"id":1000022621,"date":"2025-09-13T07:20:42","date_gmt":"2025-09-13T10:20:42","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022621"},"modified":"2025-09-13T07:20:44","modified_gmt":"2025-09-13T10:20:44","slug":"ricostruita-la-peculiare-morfologia-cranio-facciale-delluomo-di-neanderthal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022621","title":{"rendered":"Ricostruita la peculiare morfologia cranio-facciale dell&#8217;uomo di Neanderthal"},"content":{"rendered":"\n<p>Quella dell&#8217;uomo di Neanderthal \u00e8 la prima specie umana estinta a essere stata scoperta (nel 1856) e la prima a cui sia stato dato un nome formale (nel 1864): Homo neanderthalensis. La paleoantropologia, l&#8217;archeologia preistorica e la genetica, combinandosi fra loro, ci hanno restituito l&#8217;immagine di un vero \u00abfratello perduto\u00bb, simile a noi e al tempo stesso molto diverso da noi: dotato di un grande cervello, di una corporatura possente, di una cultura materiale complessa e di qualche forma di pensiero simbolico. Grazie ai numerosi reperti fossili a nostra disposizione, conosciamo molto della biologia, dell&#8217;ecologia e del comportamento dei Neanderthal, che resta tutt&#8217;oggi la specie umana estinta pi\u00f9 studiata, anche se c&#8217;\u00e8 ancora molto da capire su aspetti della loro morfologia, in particolare quella della testa e del collo. Uno studio di morfologia funzionale condotto da ricercatori della Sapienza Universit\u00e0 di Roma, dell&#8217;Istituto Italiano di Paleontologia Umana (ISIPU) e dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa, ha messo in una nuova luce i meccanismi evolutivi che avrebbero portato alla conformazione cranio-facciale dei Neanderthal. I Neanderthal avevano una conformazione del cranio molto diversa dalla nostra: la scatola cranica era bassa e allungata all&#8217;indietro, con la fronte sfuggente, il viso largo e sporgente in avanti, rilievi marcati sopra le orbite e un naso decisamente grande. Anche il corpo era robusto e tarchiato, con arti relativamente corti, che indicano un adattamento ai climi freddi, anzi glaciali, nei quali i Neanderthal sono vissuti e i loro antenati si sono evoluti. La nuova ricerca si \u00e8 concentrata sulle peculiari caratteristiche che riguardano il tratto cervicale della colonna vertebrale, la base del cranio e la faccia dei Neanderthal, cercando di comprenderne il significato funzionale ed evolutivo. A nord del Mediterraneo, le dure condizioni del Quaternario \u2013 con cicli glaciali alternati a fasi interglaciali \u2013 avrebbero innescato una serie di adattamenti progressivi, fra cui un collo corto e robusto, poco mobile, e un cranio fortemente integrato con il tronco. Questa struttura massiccia sarebbe stata anche vantaggiosa durante la caccia ravvicinata a grandi prede. Secondo i ricercatori, l&#8217;adattamento del collo potrebbe essere stato uno dei primi a emergere nel percorso evolutivo dei Neanderthal. Questo avrebbe poi condizionato lo sviluppo successivo della base del cranio e della faccia, con tutte le ripercussioni che riguardano sia la masticazione, sia la respirazione, contribuendo alla loro morfologia pressoch\u00e9 unica. Questa chiave di lettura mostra anche bene come un cambiamento iniziale possa innescare, nel corso dell&#8217;evoluzione, una \u00abcascata morfo-funzionale\u00bb pi\u00f9 estesa. \u00abLo studio \u00e8 il risultato di anni di ricerche e di un consolidato interesse da parte di Fabio Di Vincenzo, Antonio Profico e mia per l&#8217;evoluzione dei Neanderthal. \u00c8 stato reso possibile anche grazie all&#8217;integrazione con gli studi sulla biomeccanica della masticazione e della postura\u00bb spiega Giorgio Manzi, paleoantropologo al Dipartimento di Biologia Ambientale di Sapienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella dell&#8217;uomo di Neanderthal \u00e8 la prima specie umana estinta a essere stata scoperta (nel 1856) e la prima a cui sia stato dato un nome formale (nel 1864): Homo neanderthalensis. 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