{"id":1000022329,"date":"2025-09-08T08:33:47","date_gmt":"2025-09-08T11:33:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022329"},"modified":"2025-09-08T08:33:48","modified_gmt":"2025-09-08T11:33:48","slug":"un-olfatto-difettoso-puo-essere-un-segnale-dellalzheimer-ora-sappiamo-perche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022329","title":{"rendered":"Un olfatto difettoso pu\u00f2 essere un segnale dell&#8217;Alzheimer: ora sappiamo perch\u00e9"},"content":{"rendered":"\n<p>Un peggioramento nella percezione degli odori pu\u00f2 essere un campanello di allarme precoce della malattia di Alzheimer: questo \u00e8 noto da qualche tempo, ma ora una ricerca pubblicata su Nature Communications chiarisce perch\u00e9 accada. I risultati dello studio potrebbero aiutare a mettere a punto test dell&#8217;olfatto che aiutino a riconoscere l&#8217;Alzheimer quando \u00e8 ancora in fase iniziale e prima che possa danneggiare la memoria. Dopo aver analizzato con varie tecniche cervelli colpiti da Alzheimer in pazienti umani e topi, i ricercatori del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative e della Ludwig-Maximilians-Universit\u00e4t di Monaco hanno concluso che il malfunzionamento dell&#8217;olfatto insorge perch\u00e9, nelle prime fasi dell&#8217;Alzheimer, le cellule immunitarie del cervello rimuovono per errore le connessioni neurali tra due regioni cerebrali cruciali per la percezione degli odori, il bulbo olfattivo e il locus coeruleus.<\/p>\n\n\n\n<p>Un cambiamento dannoso<\/p>\n\n\n\n<p>Il bulbo olfattivo \u00e8 una struttura cerebrale che riceve gli stimoli odorosi dall&#8217;epitelio olfattivo del naso e che per primo li analizza e li elabora. Il locus coeruleus \u00e8 un insieme di cellule nervose che si trova nel tronco encefalico, la zona dell&#8217;encefalo che fa seguito al midollo spinale: regola molti meccanismi fisiologici ed \u00e8 un luogo di smistamento degli stimoli provenienti dagli organi di senso, tra i quali appunto i segnali olfattivi. Secondo gli autori dello studio, nelle prime fasi dell&#8217;Alzheimer avverrebbero cambiamenti nelle fibre nervose che collegano bulbo olfattivo e locus coeruleus. A modificarsi in particolare sarebbe la composizione delle membrane delle fibre nervose: la fosfatidilserina, un acido grasso che di solito si trova nella parte interna della membrana, viene spostata verso l&#8217;esterno. Un segnale che viene letto dalle cellule immunitarie del cervello (la microglia) come un chiaro messaggio &#8211; \u00abmangiami\u00bb. In situazioni non patologiche, nel bulbo olfattivo, questo segnale regola il meccanismo di sfoltimento delle connessioni neurali inutili. Esiste per questo: ma nel caso dell&#8217;Alzheimer, ad alterare la composizione della membrana sarebbe l&#8217;iperattivit\u00e0 dei neuroni colpiti, e gli effetti di questo sono tutt&#8217;altro che utili.<\/p>\n\n\n\n<p>Autostrada interrotta<\/p>\n\n\n\n<p>La microglia legge le fibre contrassegnate dal segnale come dannose o superflue e le recide. Il collegamento tra bulbo olfattivo e locus coeruleus si degrada. I ricercatori hanno verificato tutto ci\u00f2 studiando sia il tessuto cerebrale di pazienti con Alzheimer deceduti, sia analizzando l&#8217;esame PET (Tomografia a Emissione di Positroni) di pazienti con Alzheimer o declino cognitivo lieve, che evidenzia le alterazioni patologiche delle cellule. Hanno inoltre studiato topi con una condizione analoga a quella della demenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Riconosce questo odore?<\/p>\n\n\n\n<p>La scoperta potrebbe rafforzare la possibilit\u00e0 di mettere a punto test dell&#8217;olfatto per individuare i pazienti con Alzheimer in fase molto precoce, e indirizzarli verso terapie che prendano di mira i depositi di proteina beta-amiloide nel cervello, pi\u00f9 efficaci se somministrate prima che la malattia possa causare danni pi\u00f9 estesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un peggioramento nella percezione degli odori pu\u00f2 essere un campanello di allarme precoce della malattia di Alzheimer: questo \u00e8 noto da qualche tempo, ma ora una ricerca pubblicata su Nature Communications chiarisce perch\u00e9 accada. 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