{"id":1000022100,"date":"2025-09-01T07:21:47","date_gmt":"2025-09-01T10:21:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022100"},"modified":"2025-09-01T07:21:49","modified_gmt":"2025-09-01T10:21:49","slug":"venezuela-crisi-senza-fine-italiani-in-ostaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000022100","title":{"rendered":"Venezuela: crisi senza fine, italiani in ostaggio"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Venezuela era, fino a pochi decenni fa, uno degli Stati pi\u00f9 prosperi dell&#8217;America Latina, grazie alle pi\u00f9 grandi riserve petrolifere accertate al mondo. Oggi \u00e8 l&#8217;esempio drammatico di come cattiva gestione, corruzione e repressione politica possano trasformare un potenziale in immensa crisi.&nbsp;&nbsp;Il PIL venezuelano \u00e8 crollato di oltre l&#8217;80% dal 2013, segnando uno dei peggiori collassi economici in tempo di pace della storia contemporanea. Dopo aver raggiunto livelli parossistici \u2013 con l&#8217;inflazione al 10.000.000% nel 2019 \u2013 l&#8217;economia ha conosciuto un&#8217;apparente stabilizzazione. Ma anche quest&#8217;anno (2025), secondo il Fondo Monetario Internazionale, l&#8217;inflazione viaggia oltre il 220% annuo, una delle pi\u00f9 alte al mondo.&nbsp;&nbsp;Oltre 20 milioni di venezuelani vivono in condizioni di povert\u00e0 estrema (circa i due terzi della popolazione).&nbsp;&nbsp;Il risultato \u00e8 stato un vero esodo biblico: secondo i dati UNHCR aggiornati al 2025, 7,7 milioni di cittadini venezuelani hanno lasciato il Paese. La maggior parte si \u00e8 riversata in Colombia (2,8 milioni), Per\u00f9 (1,5 milioni), Cile (470mila), Ecuador (500mila), ma anche in Spagna, Stati Uniti e Italia. Un flusso che ha superato, per dimensioni, perfino la diaspora siriana.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;emigrazione italiana in Venezuela \u00e8 una storia di successo. Negli anni &#8217;50 e &#8217;60 decine di migliaia di famiglie lasciarono il Meridione per Caracas, Maracaibo e Valencia, contribuendo alla costruzione di quartieri, imprese edili, botteghe artigiane, aziende agricole e commerciali. Ancora oggi oltre 130mila cittadini italiani sono registrati all&#8217;AIRE in Venezuela. Alcune stime parlano di oltre 1,5 milioni di persone di origine italiana, il che fa della nostra comunit\u00e0 la pi\u00f9 numerosa tra quelle europee.&nbsp;&nbsp;Eppure, proprio questa rete cos\u00ec radicata \u00e8 oggi tra le pi\u00f9 vulnerabili. La crisi venezuelana ha colpito con forza famiglie che, per decenni, avevano trovato stabilit\u00e0. A tutto questo si aggiunge l&#8217;allarme delle detenzioni arbitrarie: i dati oscillano tra 11 e 22 italiani ancora dietro le sbarre senza accuse chiare n\u00e9 processi trasparenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso di Alberto Trentini, lungamente detenuto senza capi d&#8217;imputazione credibili, \u00e8 solo la punta dell&#8217;iceberg. Molti altri connazionali rimangono invisibili sia alle cronache internazionali che, troppo spesso, all&#8217;interesse istituzionale di Roma. L&#8217;Italia ha cercato di muovere alcuni passi. La designazione dell&#8217;ambasciatore Luigi Maria Vignali come inviato speciale per gli italiani in Venezuela va nella giusta direzione. Ma il respingimento sub\u00ecto a Caracas ad agosto \u00e8 una prova lampante: Roma non pu\u00f2 affrontare il problema con gesti simbolici o missioni improvvisate. Serve una strategia multilaterale.&nbsp;&nbsp;Il fine deve essere duplice: la tutela immediata dei connazionali detenuti, attraverso negoziati diretti, magari coinvolgendo la Santa Sede, che in Venezuela mantiene una posizione di interlocutore privilegiato; la riaffermazione della presenza italiana come attore diplomatico di peso in America Latina, evitando l&#8217;irrilevanza in un&#8217;area tradizionalmente amica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei prossimi mesi si terranno eventi che potrebbero essere decisivi: la Conferenza Italia-America Latina e la canonizzazione a Roma di un santo venezuelano. Occasioni che il nostro governo dovr\u00e0 sfruttare per imporre la questione dei detenuti italiani sul tavolo delle relazioni bilaterali. Nell&#8217;arena internazionale il caso Venezuela sembra essere scivolato sullo sfondo, oscurato dalle guerre in Ucraina e Palestina. Eppure quello che accade a Caracas non \u00e8 meno grave. \u00c8 una crisi umanitaria cronica, in cui libert\u00e0 fondamentali vengono calpestate ogni giorno e milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie case per sopravvivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Per l&#8217;Italia questa non \u00e8 una crisi lontana: \u00e8 una crisi che tocca direttamente le nostre famiglie, i nostri connazionali, la nostra credibilit\u00e0 internazionale.&nbsp;&nbsp;Il Parlamento e il Governo italiani hanno oggi una responsabilit\u00e0 storica: riportare a casa i cittadini detenuti e garantire una tutela reale alla comunit\u00e0 italiana in Venezuela. Non si tratta solo di solidariet\u00e0 o retorica: \u00e8 un dovere costituzionale, morale e politico.&nbsp;&nbsp;Ogni giorno che Alberto Trentini e gli altri restano in cella rappresenta una sconfitta per i diritti e per la democrazia. Non possiamo tollerare che la vita dei nostri connazionali sia ostaggio di repressione e silenzio diplomatico.&nbsp;&nbsp;L&#8217;Italia deve parlare con una sola voce: quella della dignit\u00e0, della libert\u00e0 e dei valori che ci definiscono come comunit\u00e0 nazionale e internazionale.&nbsp;&nbsp;Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo: serve una missione politica immediata e risolutiva.<\/p>\n\n\n\n<p>On. Fabio Porta<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Venezuela era, fino a pochi decenni fa, uno degli Stati pi\u00f9 prosperi dell&#8217;America Latina, grazie alle pi\u00f9 grandi riserve petrolifere accertate al mondo. 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