{"id":1000021966,"date":"2025-08-26T15:09:20","date_gmt":"2025-08-26T18:09:20","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021966"},"modified":"2025-08-26T15:09:21","modified_gmt":"2025-08-26T18:09:21","slug":"crisis-communication-influencer-sulla-striscia-ecco-perche-israele-sta-perdendo-la-battaglia-sullinfosfera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021966","title":{"rendered":"Crisis Communication: influencer sulla Striscia. Ecco perch\u00e9 Israele sta perdendo la battaglia sull&#8217;infosfera"},"content":{"rendered":"\n<p>Gli user italiani sui social sono frustrati. Lo vedi nei commenti sotto ogni post che riguarda i conflitti in Ucraina e Palestina: tutti cercano disperatamente una dichiarazione forte, una posizione netta, un partito che abbia il coraggio di dire da che parte sta. E invece arrivano sempre le stesse frasi telegrafiche d&#8217;agenzia stampa, a corredo di interviste afone: \u00abcondanniamo le violenze\u00bb, \u00abserve il dialogo\u00bb, \u00ablavoriamo per la pace\u00bb. Dichiarazioni-fotocopia che non lasciano alcuna traccia.<\/p>\n\n\n\n<p>GEOPOLITICA POP<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso, e non \u00e8 nemmeno tutta colpa della politica: \u00e8 l&#8217;effetto diretto della polarizzazione che il web e i social ci impongono ogni giorno. Per la prima volta, la geopolitica \u00e8 diventata popolare. Non \u00e8 pi\u00f9 materia da dossier riservati o editoriali di fondo: oggi si consuma nei feed di TikTok e Instagram. La guerra in Ucraina \u00e8 stata definita la prima \u00abguerra di TikTok\u00bb, e con Gaza il salto \u00e8 stato definitivo.<\/p>\n\n\n\n<p>I dati confermano la tendenza. Il Digital News Report 2024 e 2025 del Reuters Institute fotografa un reset delle piattaforme: sempre meno notizie tradizionali nei feed, sempre pi\u00f9 video brevi e creator che si improvvisano news-influencer. Tra gli under-35 sono loro a dettare l&#8217;agenda informativa: pi\u00f9 dei giornali, pi\u00f9 dei leader politici. \u00c8 la prova che la geopolitica, con strumenti di democratizzazione e contenuti emotivi, \u00e8 diventata \u00abpop\u00bb: immediata, semplice, diretta al cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la grammatica dei social non conosce sfumature. Premia l&#8217;emozione, la semplificazione, la polarizzazione. O sei pro o sei contro. Chi osa dire \u00ab\u00e8 complesso\u00bb viene spazzato via. Chi prova ad argomentare viene bollato come ambiguo o complice. Cos\u00ec, in un contesto che avrebbe bisogno di prudenza e mediazione, sopravvive solo la logica della tifoseria.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra in Ucraina \u00e8 stata un laboratorio. Non solo propaganda ufficiale, ma anche dirette Telegram dai bunker, citizen journalism, influencer che fanno open source intelligence in tempo reale. Una \u00abguerra partecipativa\u00bb, come l&#8217;hanno definita i rapporti del Carnegie Endowment e dell&#8217;Atlantic Council.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul fronte Gaza, la dinamica \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente. Le ricerche del Pew Research Center (2024\u201325) mostrano come cresca la pressione sociale sui contenuti legati al conflitto: un segnale di polarizzazione che ha inciso direttamente sull&#8217;immagine internazionale di Israele e sulla leadership di Netanyahu. Un cortocircuito tra comunicazione digitale, geopolitica e diplomazia che ridisegna i rapporti di forza. E come ha scritto Catherine Cornet su Internazionale, \u00abla guerra a Gaza si combatte anche su TikTok\u00bb: \u00e8 l\u00ec che si formano percezioni e opinioni, soprattutto tra i giovani europei.<\/p>\n\n\n\n<p>La viralit\u00e0 \u00e8 stata senza precedenti. Immagini dal fronte, video amatoriali diffusi in tempo reale, hashtag globali come \u00abAll Eyes on Rafah\u00bb, campagne contro grandi marchi accusati di silenzi o collusioni: tutto \u00e8 diventato carburante per l&#8217;indignazione. In un contesto in cui la politica sembra impotente e il giornalismo non ha accesso alla Striscia, l&#8217;effetto-community si rafforza e si fa moltiplicatore, diventando una nuova e potente forma di legittimit\u00e0 politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 sotto gli occhi di tutti: l&#8217;opinione pubblica ha scelto la causa dei Gazawi e Israele sta perdendo la \u00abguerra\u00bb nell&#8217;infosfera. Dopo una prima campagna di advertising digitale \u2013 senza successo \u2013 ora prova a correre ai ripari. Come ha raccontato Repubblica, dieci influencer internazionali con milioni di follower sono stati portati nella Striscia per mostrare centri di distribuzione di cibo e acqua, in una missione dal titolo diretto: \u00abRivelare la verit\u00e0\u00bb. Un&#8217;operazione di crisis communication pensata per bilanciare le immagini di fame e carestia provenienti dalla Striscia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 che questa controffensiva arriva tardi, quasi obbligata dalla pressione reputazionale esplosa da mesi. Sui social, infatti, esiste una regola spietata: vince il contenuto pi\u00f9 forte, chi detta l&#8217;agenda, e non chi rincorre Questo tentativo, probabilmente, non riequilibrer\u00e0 la percezione, anzi. La realt\u00e0 resta l&#8217;unica grande sconfitta: annullata, travolta, sostituita da narrazioni che funzionano meglio dentro un feed che in un report delle Nazioni Unite.<\/p>\n\n\n\n<p>La geopolitica cambia pelle e la politica annaspa. I leader scelgono la via pi\u00f9 comoda: parole vuote, dichiarazioni annacquate, posizioni generiche che possano adattarsi a tutto. Ma i social non perdonano. Gli utenti, abituati alla nettezza di un hashtag, non accettano pi\u00f9 l&#8217;ambiguit\u00e0 dei comunicati.<\/p>\n\n\n\n<p>IL NODO EUROPEO<\/p>\n\n\n\n<p>E qui arriva il nodo europeo. Comunicazione \u00e8 politica. Stretta tra queste pressioni, l&#8217;Unione Europea rischia l&#8217;irrilevanza perch\u00e9 priva di una narrazione credibile: lenta, divisa, quindi debole. Un&#8217;irrilevanza frutto delle spinte nazionaliste che hanno logorato il progetto europeo e dell&#8217;incapacit\u00e0 delle classi dirigenti di contrapporre a quel nazionalismo un&#8217;idea popolare e sociale di nuova Europa. Con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina e il ritorno di Trump, quell&#8217;illusione si \u00e8 schiantata contro la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto gli influencer lanciano campagne globali in poche ore, in una battaglia impari: da un lato la velocit\u00e0 brutale dei feed, dall&#8217;altro la lentezza della burocrazia. I social hanno reso la geopolitica accessibile, l&#8217;hanno portata nelle case e sugli smartphone di tutti. Ma al prezzo di una semplificazione brutale. E in una guerra di algoritmi e slogan, il silenzio non \u00e8 neutralit\u00e0: \u00e8 gi\u00e0 una sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco Ferrante<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli user italiani sui social sono frustrati. Lo vedi nei commenti sotto ogni post che riguarda i conflitti in Ucraina e Palestina: tutti cercano disperatamente una dichiarazione forte, una posizione netta, un partito che abbia il coraggio di dire da che parte sta. 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