{"id":1000021942,"date":"2025-08-26T14:56:03","date_gmt":"2025-08-26T17:56:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021942"},"modified":"2025-08-26T14:56:04","modified_gmt":"2025-08-26T17:56:04","slug":"la-missione-change-6-illumina-il-lato-oscuro-della-luna-grazie-ai-campioni-raccolti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021942","title":{"rendered":"La missione Chang&#8217;e-6 \u00abillumina\u00bb il lato oscuro della Luna, grazie ai campioni raccolti"},"content":{"rendered":"\n<p>La missione cinese Chang&#8217;e-6 \u00e8 tornata sulla Terra nel giugno 2024 con oltre 1,9 kg di campioni dalla faccia nascosta della Luna. Grazie a questo tesoro scientifico, il gruppo del Guangzhou Institute of Geochemistry (CAS) ha stabilito l&#8217;et\u00e0 del Bacino Apollo, dove \u00e8 atterrata Chang&#8217;e-6: circa 4,16 miliardi di anni fa, anticipando l&#8217;inizio del cosiddetto Late Heavy Bombardment (LHB) di almeno 100 milioni di anni rispetto alle stime precedenti. Il Late Heavy Bombardment \u00e8 stato un periodo in cui la Terra, la Luna e gli altri pianeti rocciosi del Sistema Solare sono stati colpiti da un numero eccezionalmente alto di asteroidi e comete. Sembra che esso sia durato circa 100 milioni di anni. Il nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy rivela che il flusso d&#8217;impatto durante l&#8217;LHB non fu uno tsunami improvviso tra 3,8 e 4 miliardi di anni fa, ma un lento afflusso di materiale nel tempo, smantellando l&#8217;ipotesi di un picco repentino. In precedenza, un altro studio aveva gi\u00e0 datato il gigantesco South Pole\u2013Aitken (SPA) basin \u2013 all&#8217;interno del quale si trova il Bacino Apollo &#8211; a circa 4,25 miliardi di anni fa, basandosi sui campioni di Chang&#8217;e-6 e pubblicato sul National Science Review. . Questa scoperta fa seguito a varie altre scoperte portare dai campioni lunari della sonda cinese. Tra questi un sorprendente risultato proviene da uno studio pubblicato su Science: grazie ad analisi isotopiche dei campioni, si conferma che la Luna, nei suoi primissimi attimi, fu ricoperta interamente da un oceano di magma. Ci\u00f2 suggerisce che il modello della \u00abcrustal flotation\u00bb e della formazione della crosta lunare, finora basato solo sui campioni del lato vicino, \u00e8 valido anche per il lato nascosto. Un&#8217;altra scoperta di grande interesse arriva dai basalti raccolti: alcuni di questi hanno un&#8217;et\u00e0 di circa 2,8 miliardi di anni, segno che la faccia nascosta della Luna ha conosciuto attivit\u00e0 vulcanica molto pi\u00f9 recente di quanto pensato. Altri invece sono pi\u00f9 antichi di 4,2 miliardi di anni e raccontano cos\u00ec una lunga e complessa storia di fusione e raffreddamento. Ma non \u00e8 tutto, perch\u00e9 uno studio geologico dell&#8217;area di atterraggio, poi, pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Planets, rivela una storia fluida: la missione ha raccolto materiali legati a tre fasi distinte di vulcanismo (EmSAp1, EmSAp2, ed EmSAp3), separate da intervalli di circa un miliardo di anni. L&#8217;unit\u00e0 su cui \u00e8 atterrata Chang&#8217;e-6 (EmSAp2) risale a 2,81 Ga, mentre il 30 % del regolite proviene da crateri esterni, trasportato sul posto da materiale di impatto di grandi asteroidi. Da decenni, abbiamo avuto indizi sulla storia della Luna solo da materiale proveniente dalla faccia a noi rivolta e questo grazie ai campioni riportati a Terra dalle Missione Apollo e dalle missioni russe chiamate \u00abLuna\u00bb. Ora, grazie a Chang&#8217;e-6, finalmente sappiamo che esistevano oceani di magma ovunque, che la faccia nascosta ha avuto vulcani attivi fino a periodi molto pi\u00f9 recenti e che la struttura isotopica e geochimica differisce\u2014indicando evoluzioni parallele ma diverse nei due emisferi.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La missione cinese Chang&#8217;e-6 \u00e8 tornata sulla Terra nel giugno 2024 con oltre 1,9 kg di campioni dalla faccia nascosta della Luna. 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