{"id":1000021842,"date":"2025-08-23T22:02:08","date_gmt":"2025-08-24T01:02:08","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021842"},"modified":"2025-08-23T22:02:09","modified_gmt":"2025-08-24T01:02:09","slug":"la-focaccia-si-mangiava-gia-nel-neolitico-ecco-come-la-preparavano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021842","title":{"rendered":"La focaccia si mangiava gi\u00e0 nel Neolitico: ecco come la preparavano"},"content":{"rendered":"\n<p>Farina, acqua e l&#8217;immancabile grasso: ecco la ricetta della focaccia neolitica, lo dice uno studio condotto da ricercatori dell&#8217;UAB (Universit\u00e0 autonoma di Barcellona) e dell&#8217;Universit\u00e0 La Sapienza di Roma. Durante il tardo Neolitico, tra il 7000 e il 5000 a. C., le comunit\u00e0 agricole della regione della Mezzaluna Fertile del Vicino Oriente, svilupparono una tradizione culinaria che includeva la cottura di grandi pagnotte di pane e \u00abfocacce\u00bb con diversi sapori, su speciali teglie di terracotta, con bordi scanalati creati appositamente per staccarle meglio dal fondo. Lo studio, che \u00e8 stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha coinvolto anche l&#8217;Istituto Mil\u00e0 i Fontanals (IMF-CSIC) e dell&#8217;Universit\u00e0 di Lione (Francia). Le grandi pagnotte preparate con acqua e farina di frumento o orzo venivano cotte all&#8217;interno di queste teglie, posizionate in forni a cupola per circa 2 ore a una temperatura iniziale di 420\u00b0C. Le scanalature sulla superficie avevano la funzione di facilitare l&#8217;estrazione del pane una volta cotto. Inoltre, le grandi dimensioni delle pagnotte, circa 3 chilogrammi, suggeriscono che fossero destinate al consumo comunitario. Il gruppo di ricerca ha analizzato frammenti di teglie risalenti a un periodo compreso tra il 6400 e il 5900 a.C. per identificare se il loro utilizzo fosse finalizzato a contenere la cottura di impasti a base di cereali e se questi impasti venissero conditi con grasso animale o olio vegetale. I resti studiati provengono dai siti archeologici di Mezraa Teleilat, Akar\u00e7ay Tepe e Tell Sabi Abyad, situati nell&#8217;area tra Siria e Turchia. Lo studio, basato su vari tipi di analisi chimiche, ha fornito prove chiare sia riguardo all&#8217;uso di questi manufatti, sia riguardo agli alimenti lavorati al loro interno. In particolare, l&#8217;analisi dei fitoliti (residui di silice di origine vegetale) suggerisce che nelle teglie venissero lavorati cereali come il grano (Triticum) o l&#8217;orzo (Hordeum) ridotti in farina. Inoltre, l&#8217;analisi dei residui organici indica che alcune delle teglie erano utilizzate per cucinare alimenti contenenti grasso animale e, in un caso, condimenti di origine vegetale. Lo stato di degradazione dei residui suggerisce che, in almeno due casi, le teglie hanno raggiunto temperature compatibili con quelle sperimentalmente verificate dai ricercatori per la cottura dell&#8217;impasto in forni a cupola. Infine, l&#8217;analisi della superficie esterna con presenza di residui di pane e residui di focaccia condita, ha permesso di identificare l&#8217;usura delle teglie, che indubbiamente erano state riutilizzate pi\u00f9 e pi\u00f9 volte. \u00abIl nostro studio offre un quadro delle comunit\u00e0 che utilizzavano i cereali da loro coltivati per preparare pani e \u00abfocacce\u00bb arricchiti con vari ingredienti e consumati in gruppo. L&#8217;uso delle teglie analizzate ci porta a considerare che questa tradizione culinaria del tardo Neolitico si sia sviluppata nell&#8217;arco di circa sei secoli e fosse praticata in un&#8217;ampia area del Vicino Oriente\u00bb, conclude Sergio Taranto dell&#8217;UAB e La Sapienza, autore principale dello studio.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Farina, acqua e l&#8217;immancabile grasso: ecco la ricetta della focaccia neolitica, lo dice uno studio condotto da ricercatori dell&#8217;UAB (Universit\u00e0 autonoma di Barcellona) e dell&#8217;Universit\u00e0 La Sapienza di Roma. Durante il tardo Neolitico, tra il 7000 e il 5000 a. C., le comunit\u00e0 agricole della regione della Mezzaluna Fertile del Vicino Oriente, svilupparono una tradizione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000021843,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[255],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000021842","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-sociales"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Senza-titolo-1.png?fit=1020%2C680&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000021842","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000021842"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000021842\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000021844,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000021842\/revisions\/1000021844"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000021843"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000021842"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000021842"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000021842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}