{"id":1000021693,"date":"2025-08-22T08:19:57","date_gmt":"2025-08-22T11:19:57","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021693"},"modified":"2025-08-22T08:19:59","modified_gmt":"2025-08-22T11:19:59","slug":"apollo-17-un-campione-lunare-aperto-dopo-piu-di-cinquantanni-rivela-una-frana-extraterrestre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021693","title":{"rendered":"Apollo 17: un campione lunare, aperto dopo pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni, rivela una frana extraterrestre"},"content":{"rendered":"\n<p>I campioni di roccia prelevati nel dicembre 1972 dagli astronauti dell&#8217;Apollo 17 stanno oggi offrendo nuove risposte \u2013 e nuove domande \u2013 su una delle formazioni pi\u00f9 misteriose del nostro satellite: il cosiddetto Light Mantle, una vasta colata chiara che si estende per circa cinque chilometri alla base del Massiccio Meridionale della Valle di Taurus-Littrow. Gli scienziati sospettano che si tratti del residuo di una gigantesca frana avvenuta milioni se non miliardi di anni fa. Ma cosa l&#8217;abbia innescata rimane un enigma: impatti di asteroidi, crolli montani o persino terremoti lunari sono tutte ipotesi in gioco. Per andare oltre le immagini orbitali, servono i campioni riportati a Terra: e proprio uno di questi carotaggi, sigillato per oltre cinquant&#8217;anni e aperto solo di recente, sta rivelando dettagli mai osservati prima. A guidare la nuova ricerca \u00e8 Giulia Magnarini, specialista in geologia planetaria. Analizzando il nucleo roccioso, la sua squadra ha potuto studiare da vicino i \u00abclasti\u00bb, ossia i frammenti di roccia distaccatisi dal massiccio durante la frana. Grazie alle moderne tecniche di micro-tomografia computerizzata, gli scienziati hanno osservato che i clasti stessi si sono sgretolati e hanno contribuito a far \u00abscorrere\u00bb la frana come un fluido, sulla Terra verrebbe chiamata \u00abcolata\u00bb, un processo sorprendente per un ambiente privo d&#8217;acqua come la Luna. \u00abQuesti campioni sono preziosissimi\u00bb, spiega Magnarini. \u00abNon solo ci raccontano la storia geologica del sito, ma ci insegnano anche come preservare e studiare materiali extraterrestri in vista delle missioni future, come il programma Artemis\u00bb. L&#8217;Apollo 17, decollato il 7 dicembre 1972, l&#8217;ultima missione lunare del programma Apollo, fu una spedizione ricca di primati. Stabil\u00ec infatti, il record per la pi\u00f9 lunga permanenza sulla superficie lunare (oltre tre giorni). Riport\u00f2 sulla Terra 110,5 chilogrammi di rocce, il carico pi\u00f9 abbondante di tutte le missioni Apollo. Port\u00f2 per la prima volta piccoli animali \u2013 cinque topi \u2013 in orbita lunare, in un esperimento sugli effetti dei raggi cosmici. E soprattutto, segn\u00f2 la discesa sulla Luna del primo scienziato: Harrison \u00abJack\u00bb Schmitt, geologo, che insieme al comandante Eugene Cernan raccolse campioni mirati e condusse osservazioni di grande valore scientifico. Non a caso, il Light Mantle o Mantello Luminoso era uno degli obiettivi principali della missione. La sua origine misteriosa incuriosiva gli scienziati gi\u00e0 allora, e continua a farlo oggi. Un legame con il cratere Tycho? Un&#8217;ipotesi intrigante collega la formazione del Mantello Luminoso al grande cratere Tycho, uno dei pi\u00f9 giovani e spettacolari della Luna. L&#8217;impatto che lo gener\u00f2 circa 100 milioni di anni fa proiett\u00f2 innumerevoli tonnellate di materiale a grande distanza, creando crateri secondari che ancora oggi si irradiano dalla sua posizione. \u00ab\u00c8 possibile che parte di quei detriti sia precipitata nella regione del Massiccio Meridionale, innescando la frana che ha creato il Mantello Luminoso\u00bb, osserva Magnarini. Un&#8217;ipotesi che i ricercatori stanno ora testando, confrontando i dati dei campioni Apollo con le simulazioni al computer. Nulla toglie tuttavia, che la frana si sia innescata molto tempo prima in seguito all&#8217;impatto di un asteroide di medie\/grandi dimensioni. La lungimiranza della NASA, che decise di conservare parte dei campioni intatti per le generazioni future, si rivela oggi una scelta vincente. Tecniche inesistenti negli anni Settanta permettono ora di esplorare i campioni con una precisione paragonabile a quella delle analisi mediche avanzate. In questo senso, la ricerca sul Mantello Luminoso non \u00e8 solo uno sguardo al passato remoto della Luna, \u00e8 anche un ponte verso il futuro. Le conoscenze acquisite contribuiranno infatti, a preparare le prossime esplorazioni umane e robotiche del programma Artemis, con l&#8217;obiettivo di stabilire una presenza duratura sul nostro satellite. Cinquant&#8217;anni dopo, le rocce raccolte da Cernan e Schmitt continuano a parlare. E forse, come mezzo secolo fa, stanno aprendo la strada a una nuova era di esplorazione lunare.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I campioni di roccia prelevati nel dicembre 1972 dagli astronauti dell&#8217;Apollo 17 stanno oggi offrendo nuove risposte \u2013 e nuove domande \u2013 su una delle formazioni pi\u00f9 misteriose del nostro satellite: il cosiddetto Light Mantle, una vasta colata chiara che si estende per circa cinque chilometri alla base del Massiccio Meridionale della Valle di Taurus-Littrow. 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