{"id":1000021566,"date":"2025-08-19T08:54:07","date_gmt":"2025-08-19T11:54:07","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021566"},"modified":"2025-08-19T08:54:09","modified_gmt":"2025-08-19T11:54:09","slug":"quanto-e-alto-il-rischio-sismico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021566","title":{"rendered":"Quanto \u00e8 alto il rischio sismico?"},"content":{"rendered":"\n<p>Le preoccupazioni di un geologo: non basta rispettare le norme, occorre tenere conto anche dei rischi imprevisti, ma possibili<\/p>\n\n\n\n<p>Il ponte sullo Stretto di Messina verrebbe costruito in contesto tettonico complesso, dove il rischio sismico non \u00e8 un&#8217;ipotesi remota, ma una realt\u00e0 che impone valutazioni ingegneristiche accurate e prudenziali. La conoscenza geologica completa dell&#8217;area \u00e8 l&#8217;unica difesa contro errori fatali. Domenico Angelone, Presidente Ordine dei Geologi della Regione Molise e gi\u00e0 Segretario del Consiglio Nazionale dei Geologi, in un comunicato stampa rende pubbliche le sue preoccupazioni: \u00abLo Stretto di Messina \u00e8 una delle aree a pi\u00f9 elevato potenziale sismogenetico del Mediterraneo. La sua storia geologica e sismica parla chiaro: faglie attive e capaci, anche in ambito marino, hanno prodotto in passato eventi devastanti come il terremoto e il maremoto del 28 dicembre 1908, con magnitudo stimata intorno a 7.1. \u00c8 importante sottolineare che tale magnitudo non rappresenta necessariamente il limite massimo possibile. In uno scenario geodinamico complesso come quello dello Stretto, con numerose faglie attive e capaci (FAC), non si pu\u00f2 escludere la possibilit\u00e0 di terremoti di energia ancora superiore. Gli studi e le registrazioni accelerometriche degli ultimi decenni in Italia centrale forniscono un monito preciso: durante il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016, la stazione AMT ha registrato un&#8217;accelerazione orizzontale prossima a 0,87 g, mentre in alcuni casi la componente verticale ha sfiorato 1 g, valori gi\u00e0 di per s\u00e9 estremamente elevati per opere complesse. Anche se in Italia le accelerazioni orizzontali \u00abpulite\u00bb superiori a 1 g restano rare, non sono impossibili quando ci si avvicina al fronte di rottura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Serve una modellazione rigorosa del sottosuolo<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Angelone, a fronte di questi dati emerge un punto critico: la normativa vigente, nel definire l&#8217;azione sismica di progetto, utilizza valori di accelerazione mediati e probabilistici che non sempre riflettono i picchi realmente osservabili in area epicentrale. Numeri alla mano, le registrazioni sismiche mostrano chiaramente che, in caso di evento reale, le accelerazioni al suolo possono eccedere di molto i valori assunti in fase di progetto, esponendo a rischi imprevisti anche opere conformi alle attuali prescrizioni. Il Ponte sullo Stretto deve essere progettato tenendo conto non solo dei parametri normativi, ma delle evidenze scientifiche e delle osservazioni reali: accelerazioni massime realisticamente raggiungibili, effetti della componente verticale in area epicentrale e la complessit\u00e0 della rete delle faglie capaci, che impediscono di considerare ogni evento come parte di un ciclo di rilassamento. Senza una modellazione rigorosa del sottosuolo e di un intorno sufficientemente esteso, ogni valutazione rischia di essere illusoria e fuorviante. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 parlare di vera prevenzione e di un&#8217;infrastruttura all&#8217;altezza delle sfide del territorio in cui sorger\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello Stretto l&#8217;ultimo grande terremoto risale al 1908<\/p>\n\n\n\n<p>Scrive Angelone: \u00abEsistono due approcci principali nella valutazione della pericolosit\u00e0: quello tempo-indipendente, che considera ogni evento potenzialmente indipendente dal precedente, mantenendo la probabilit\u00e0 alta anche subito dopo un terremoto e, in presenza di una rete complessa di faglie capaci \u2013 come accade nello Stretto \u2013 appare particolarmente prudente poich\u00e9 non si basa sull&#8217;idea che una faglia si \u00abscarichi\u00bb e resti rilassata per un certo periodo; e quello tempo-dipendente, che regola la probabilit\u00e0 in funzione del tempo trascorso dall&#8217;ultimo evento, risultando oggi, comunque molto severo nel contesto dello Stretto in cui l&#8217;ultimo grande terremoto risale al 1908. In questa prospettiva, l&#8217;approccio tempo-indipendente non \u00e8 affatto meno cauto, anzi lo \u00e8 in modo diverso e forse ancor pi\u00f9 concretamente prudente quando molte faglie attive concorrono al rischio attuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le preoccupazioni di un geologo: non basta rispettare le norme, occorre tenere conto anche dei rischi imprevisti, ma possibili Il ponte sullo Stretto di Messina verrebbe costruito in contesto tettonico complesso, dove il rischio sismico non \u00e8 un&#8217;ipotesi remota, ma una realt\u00e0 che impone valutazioni ingegneristiche accurate e prudenziali. 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