{"id":1000021341,"date":"2025-08-13T11:34:00","date_gmt":"2025-08-13T14:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021341"},"modified":"2025-08-13T11:34:02","modified_gmt":"2025-08-13T14:34:02","slug":"gli-auto-dazi-di-nvidia-paghera-il-governo-usa-per-poter-esportare-in-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021341","title":{"rendered":"Gli auto-dazi di Nvidia: pagher\u00e0 il governo Usa per poter esportare in Cina"},"content":{"rendered":"\n<p>Nvidia e AMD pagheranno al governo statunitense il 15% dei ricavi derivanti dalla vendita di chip per l&#8217;intelligenza artificiale alla Cina. Grazie ad un accordo siglato dopo un incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Jensen Huang, CEO di Nvidia. In pratica gli Stati Uniti entrano nell&#8217;era degli auto-dazi, una sorta di \u00abpizzo\u00bb che una delle pi\u00f9 grandi aziende del mondo decide (diciamo cos\u00ec) di pagare pur di poter operare liberamente sul suo mercato principale, senza intoppi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il patto, definito da tutti gli osservatori come \u00abassolutamente fuori dagli schemi\u00bb, arriva appena un mese dopo l&#8217;annuncio \u2013 solo apparente \u2013 del via libera alla vendita del chip H20 in Cina. In realt\u00e0, le licenze di esportazione non erano mai state rilasciate. Il semaforo verde \u00e8 scattato due giorni dopo l&#8217;intesa, che di fatto rende lo Stato americano un partner degli affari di Nvidia in territorio cinese.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la sola, come detto: anche AMD, che ad aprile si era vista bloccare le vendite del chip MI308 a Pechino, rientra nell&#8217;accordo. In cambio delle licenze, il Dipartimento del Commercio incassa una quota dei profitti. Una mossa senza precedenti, ma perfettamente in linea con la politica \u00abnegoziale\u00bb di Trump: golden share negli investimenti esteri, dazi punitivi e concessioni commerciali in cambio di ritorni diretti.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Bernstein Research, la manovra potrebbe fruttare oltre 2 miliardi di dollari a Washington, a fronte di vendite stimate per 15 miliardi di dollari (Nvidia) e 800 milioni (AMD) entro fine anno.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;inversione di rotta \u00e8 netta: ad aprile, l&#8217;amministrazione Trump aveva vietato proprio quelle vendite per timore di colmare il gap tecnologico con la Cina. Ora la giustificazione \u00e8 economico-strategica: meglio che a fornire chip sia un&#8217;azienda americana piuttosto che Huawei, pronta a sfruttare ogni spiraglio per crescere nel mercato interno. Ma anche in Cina l&#8217;H20 non \u00e8 accolto granch\u00e9 bene. La Cyberspace Administration ha convocato Huang per presunti \u00abrischi di backdoor\u00bb e i media di Stato hanno scoraggiato l&#8217;acquisto. Nvidia ha replicato negando qualsiasi vulnerabilit\u00e0 e attaccando il \u00abChip Security Act\u00bb in discussione al Congresso, che imporrebbe il tracciamento dei chip per evitarne il contrabbando.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Piccirillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nvidia e AMD pagheranno al governo statunitense il 15% dei ricavi derivanti dalla vendita di chip per l&#8217;intelligenza artificiale alla Cina. Grazie ad un accordo siglato dopo un incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Jensen Huang, CEO di Nvidia. 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