{"id":1000021224,"date":"2025-08-12T06:56:10","date_gmt":"2025-08-12T09:56:10","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021224"},"modified":"2025-08-12T06:56:11","modified_gmt":"2025-08-12T09:56:11","slug":"uno-sguardo-al-cuore-delluniverso-primordiale-scoperto-il-piu-antico-buco-nero-mai-osservato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021224","title":{"rendered":"Uno sguardo al cuore dell&#8217;Universo primordiale: scoperto il pi\u00f9 antico buco nero mai osservato"},"content":{"rendered":"\n<p>Un buco nero supermassiccio nascosto in una galassia piuttosto piccola, brillante e remota. Un segnale proveniente da un&#8217;epoca in cui l&#8217;Universo era appena nato. \u00c8 questa la scoperta straordinaria annunciata da un gruppo internazionale di astronomi, guidato dal Cosmic Frontier Center dell&#8217;Universit\u00e0 del Texas ad Austin: il buco nero pi\u00f9 distante mai confermato. La sua casa si chiama CAPERS-LRD-z9, una galassia situata a oltre 13,3 miliardi di anni luce da noi, che vediamo com&#8217;era appena 500 milioni di anni dopo il Big Bang. Un&#8217;epoca in cui l&#8217;Universo aveva solo il 3% della sua et\u00e0 attuale ed era ancora immerso nella sua \u00abet\u00e0 buia\u00bb. La scoperta \u00e8 stata pubblicata su The Astrophysical Journal e si inserisce nel quadro del programma CAPERS (CANDELS-Area Prism Epoch of Reionization Survey), sviluppato per identificare e studiare le galassie pi\u00f9 lontane mai osservate. \u00abIl primo obiettivo di CAPERS \u00e8 proprio questo: confermare e studiare le galassie pi\u00f9 remote\u00bb, ha spiegato Mark Dickinson, coautore dello studio e responsabile del gruppo. \u00abLa spettroscopia del JWST \u00e8 la chiave per misurarne la distanza e svelarne le propriet\u00e0 fisiche\u00bb. Inizialmente, CAPERS-LRD-z9 sembrava solo un debole puntino tra le immagini del telescopio James Webb. Ma sotto quella minuscola luce si celava qualcosa di mai visto prima: una galassia appartenente a una nuova classe, ribattezzata \u00abLittle Red Dots\u00bb (Piccoli Puntini Rossi). Si tratta di galassie ultra-compatte, rosse e incredibilmente luminose, visibili solo nei primi 1,5 miliardi di anni dell&#8217;Universo. \u00abLa scoperta dei Piccoli Puntini Rossi \u00e8 stata una grande sorpresa: nei dati iniziali del JWST non assomigliavano affatto alle galassie viste da Hubble\u00bb, ha raccontato Steven Finkelstein, direttore del Cosmic Frontier Center. \u00abOra stiamo cercando di capire da cosa deriva la loro luminosit\u00e0, e come si sono formati\u00bb. CAPERS-LRD-z9 potrebbe avere la risposta. Ci\u00f2 che rende CAPERS-LRD-z9 cos\u00ec speciale \u00e8 proprio la presenza di un buco nero supermassiccio, capace di emettere luce sufficiente a spiegare l&#8217;intensit\u00e0 di questi misteriosi puntini rossi. In un&#8217;epoca cos\u00ec precoce, infatti, non ci sarebbe stato il tempo sufficiente per formare grandi popolazioni stellari. Ma i buchi neri possono brillare anche pi\u00f9 delle stelle: inghiottendo gas e polveri, li comprimono e riscaldano fino a generare enormi quantit\u00e0 di luce e radiazioni. \u00abQuesta galassia\u00bb, afferma Anthony Taylor, primo autore dello studio, \u00abpotrebbe anche spiegare il loro colore rosso caratteristico, causato da una fitta nube di gas che circonda il buco nero, spostando la luce verso lunghezze d&#8217;onda pi\u00f9 rosse\u00bb. Taylor aggiunge che confrontando CAPERS-LRD-z9 con altre sorgenti note, \u00e8 emersa un&#8217;identica firma spettrale: \u00abAbbiamo gi\u00e0 visto queste nubi in altre galassie. Quando abbiamo confrontato questo oggetto con quelle sorgenti, ci siamo resi conto che era identico\u00bb. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: il buco nero scoperto \u00e8 colossale. Secondo le stime, ha una massa fino a 300 milioni di volte quella del nostro Sole \u2014 circa la met\u00e0 della massa totale dell&#8217;intera galassia che lo ospita. Un&#8217;anomalia impressionante, anche per gli standard cosmici. \u00abQuesto si aggiunge alle prove che i primi buchi neri sono cresciuti molto pi\u00f9 rapidamente di quanto pensassimo possibile\u00bb, osserva Finkelstein. \u00abOppure erano inizialmente molto pi\u00f9 massicci di quanto previsto dai nostri modelli\u00bb. Per confermare la presenza del buco nero, gli astronomi hanno utilizzato la spettroscopia del telescopio JWST, scomponendo la luce in tutte le sue lunghezze d&#8217;onda. In particolare, hanno cercato la firma caratteristica del gas in rapido movimento: mentre ruota e precipita verso un buco nero, il gas emette luce stirata verso il rosso (quando si allontana) o compressa verso il blu (quando si avvicina). \u00abNon ci sono molte altre cose nell&#8217;Universo che possono produrre una firma come questa\u00bb, ha spiegato Taylor. \u00abE questa galassia ce l&#8217;ha\u00bb. Il team prevede ora di raccogliere osservazioni ancora pi\u00f9 dettagliate grazie al James Webb Space Telescope, per studiare l&#8217;evoluzione di molti buchi neri nelle epoche pi\u00f9 remote dell&#8217;universo. \u00abFino a poco tempo fa non eravamo nemmeno in grado di osservare i primi stadi di vita dei buchi neri. Ora non vediamo l&#8217;ora di capire quanto possiamo imparare da questa galassia unica e da quelle che studieremo in seguito\u00bb, conclude Taylor. In realt\u00e0 esistono alcuni candidati ancora pi\u00f9 distanti rispetto a questo buco nero, ma nessuno di loro ha ancora mostrato la firma spettrale inequivocabile di un buco nero. Con CAPERS-LRD-z9, gli astronomi hanno appena fatto un passo avanti decisivo. E forse, guardando questo piccolo punto rosso perso nel buio cosmico, stiamo osservando la nascita dei primi titani dell&#8217;Universo.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un buco nero supermassiccio nascosto in una galassia piuttosto piccola, brillante e remota. Un segnale proveniente da un&#8217;epoca in cui l&#8217;Universo era appena nato. \u00c8 questa la scoperta straordinaria annunciata da un gruppo internazionale di astronomi, guidato dal Cosmic Frontier Center dell&#8217;Universit\u00e0 del Texas ad Austin: il buco nero pi\u00f9 distante mai confermato. 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