{"id":1000021083,"date":"2025-08-04T19:41:24","date_gmt":"2025-08-04T22:41:24","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021083"},"modified":"2025-08-04T19:41:26","modified_gmt":"2025-08-04T22:41:26","slug":"linverno-artico-come-lo-conosciamo-ora-potrebbe-non-esserci-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000021083","title":{"rendered":"L&#8217;inverno artico, come lo conosciamo ora, potrebbe non esserci pi\u00f9"},"content":{"rendered":"\n<p>Un nuovo articolo pubblicato su Nature Communications da James Bradley, docente di Scienze Ambientali alla Queen Mary University di Londra, denuncia un mutamento drammatico e inquietante nel cuore dell&#8217;inverno artico. A febbraio 2025, durante una campagna sul campo alle isole Svalbard, il team ha registrato temperature eccezionalmente elevate, piogge invernali e un esteso processo di fusione del ghiaccio, con acqua che emergeva dal terreno, trasformando il paesaggio in una tundra sorprendentemente rigogliosa. Le Svalbard, riscaldandosi da sei a sette volte pi\u00f9 velocemente della media globale, rappresentano il banco di prova della crisi climatica: i riscaldamenti invernali aumentano quasi il doppio rispetto alla media annua. La ricerca avverte che temperature superiori a 0\u202f\u00b0C in mezzo all&#8217;inverno non sono pi\u00f9 eventi isolati, ma la nuova norma di un sistema climatico drasticamente mutato.\u00abLo spesso manto nevoso \u00e8 scomparso in pochi giorni. L&#8217;attrezzatura che avevo portato per affrontare iu ghiaccio sembrava una reliquia di un altro clima\u00bb, racconta Bradley. Anomalia della temperatura dell&#8217;aria in superficie per febbraio 2025 sulla regione artica rispetto alla media di febbraio per il periodo 1991-2020. Fonte: ERA58, ottenuti dal Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF). b) Temperature dell&#8217;aria giornaliere per febbraio 2025 dalla stazione di osservazione di Ny-\u00c5lesund, Svalbard, a 8 m di altitudine, istituita nel luglio 1974. La linea nera continua \u00e8 la media giornaliera. I riquadri neri rappresentano le temperature minima e massima registrate. La linea nera tratteggiata orizzontale rappresenta le temperature medie dell&#8217;aria per Longyearbyen, Svalbard, per il mese di febbraio tra il 1959 e il 2001, stimate dalla serie strumentale dell&#8217;aeroporto di Svalbard. Le strisce di sfondo sono colorate in base alla temperatura massima giornaliera. Il gruppo, equipaggiato per temperature glaciali, si \u00e8 ritrovato invece a lavorare a mani nude sotto la pioggia \u2013 segno tangibile di una realt\u00e0 in rapido cambiamento. Laura Molares Moncayo, dottoranda Queen Mary e Natural History Museum, spiega che l&#8217;obiettivo era raccogliere neve fresca, obiettivo fallito: in due settimane hanno trovato neve una sola volta, il resto \u00e8 stata pioggia invernale. Questo rende impossibile portare a termine i loro piani scientifici oltre a compromettere la sicurezza delle operazioni sul campo. L&#8217;attraversamento della \u00absoglia di fusione\u00bb, ossia l&#8217;inizio della fusione del ghiaccio in pieno inverno, trasforma radicalmente l&#8217;ambiente fisico, le dinamiche degli ecosistemi e persino le modalit\u00e0 di ricerca condotte alle alte latitudini. Le ricadute sono profonde: la fusione influenza i cicli microbici del carbonio, la sopravvivenza della fauna artica, innesca un circolo vizioso che accelera il disfacimento del permafrost, la degradazione microbica del carbonio e il rilascio di gas serra. Nel terreno ghiacciato si sono formati laghi temporanei; vaste aree hanno perso la copertura nevosa, la superficie nuda ha stimolato un&#8217;esplosione di attivit\u00e0 biologica \u2013 e vegetazione verde \u00e8 spuntata dove ci si aspettava solo ghiaccio e neve. L&#8217;inverno si trasforma in primavera anticipata. Lo studio chiede investimenti urgenti per intensificare il monitoraggio invernale artico, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una grave carenza di dati su questa stagione critica. Osservazioni pi\u00f9 capillari e sperimentazioni sono essenziali non solo per consolidare parametri di riferimento, ma anche per anticipare ed evitare danni futuri. Gli autori propongono una revisione delle politiche: da reattive a preventive, ponendo l&#8217;inverno al centro. Le difficolt\u00e0 incontrate durante la campagna \u2013 neve sottile e fangosa che ha reso inaccessibile l&#8217;area, rischi per motoslitte e per la sicurezza dei ricercatori in caso di incontri con orsi polari \u2013 mostrano quanto le operazioni sul campo stiano diventando sempre pi\u00f9 complesse e pericolose.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un nuovo articolo pubblicato su Nature Communications da James Bradley, docente di Scienze Ambientali alla Queen Mary University di Londra, denuncia un mutamento drammatico e inquietante nel cuore dell&#8217;inverno artico. 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