{"id":1000020992,"date":"2025-08-04T06:33:38","date_gmt":"2025-08-04T09:33:38","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020992"},"modified":"2025-08-04T06:33:40","modified_gmt":"2025-08-04T09:33:40","slug":"ia-da-oggi-in-vigore-le-sanzioni-previste-dal-regolamento-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020992","title":{"rendered":"IA, da oggi in vigore le sanzioni previste dal regolamento europeo"},"content":{"rendered":"\n<p>Entrano in vigore da oggi, sabato 2 agosto, le sanzioni previste dal regolamento europeo conosciuto come AI Act. Per chi fa uso di sistemi di intelligenza artificiale considerati ad alto rischio, significa avere sulla testa una spada di damocle che pu\u00f2 arrivare fino a 35 milioni di euro (o il 7% del fatturato) come multa. Sanzioni di questa portata \u00abpossono determinare la fine di una qualunque impresa anche di grande dimensioni\u00bb, avverte l&#8217;avvocato Roberto Sammarchi, specialista in diritto dell&#8217;informazione e comunicazione digitale, consulente della societ\u00e0 bolognese Ex Machina Italia. Per questo, sottolinea Sammarchi parlando alla &#8216;Dire&#8217;, \u00abc&#8217;\u00e8 un tema di rilevante preoccupazione, ma anche fiducia in una gradualit\u00e0 e in un senso di prudenza nell&#8217;applicare i controlli e le sanzioni\u00bb. Con la legge europea sull&#8217;intelligenza artificiale, approvata nella primavera 2024, la Ue \u00e8 stata la prima al mondo a dotarsi di una normativa in materia. Un testo piuttosto complesso, di 145 pagine, che tra le altre cose \u00abrompe il principio della neutralit\u00e0 tecnologica\u00bb, sottolinea Sammarchi. Vale a dire \u00abnon solo regola, ma definisce anche le tecnologie: entra nel merito su cosa \u00e8 intelligenza artificiale e cosa no\u00bb. Lo stesso regolamento europeo indica i sistemi di Ia ai quali si applica. Ad esempio, sono vietate le tecnologie per l&#8217;identificazione biometrica in spazi pubblici, cos\u00ec come sono considerati inaccettabili \u00absistemi che esercitano un controllo subliminale e che possono essere destinati al cosiddetto social scoring, quindi ad attivit\u00e0 discriminatorie\u00bb, spiega Sammarchi. Ci sono per\u00f2 anche delle distorsioni. \u00abL&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 anche salvare vite umane- sottolinea il giurista- ma la norma europea considera questi stessi sistemi un rischio e non uno strumento per gestire il rischio\u00bb. Quindi, ad esempio, i sistemi per la sicurezza sul lavoro che utilizzano l&#8217;Ia \u00abvengono individuati come ad alto rischio, quindi sono sottoposti a forte regolazione e hanno alti costi\u00bb, segnala Sammarchi. Come riassume Mariagrazia Argentieri di Ex Machina, sulla base delle norme contenute nell&#8217;AI Act \u00ab\u00e8 un attimo passare da rischio limitato a rischio alto. Anche un sistema per le risorse umane pu\u00f2 essere considerato a rischio se valuta i curriculum e seleziona le persone, escludendone alcune. Ma se voglio usare l&#8217;intelligenza artificiale per categorizzare le persone in base alle loro competenze, questo invece viene considerato a rischio limitato\u00bb. In poche parole, afferma Argentieri, \u00abbisogna capire l&#8217;obiettivo e stare attenti alla narrazione\u00bb, perch\u00e8 l&#8217;uso di determinate parole nella definizione di un progetto o di un modello di Ia fa scattare diverse categorie di rischio. E quindi per le imprese, che in base alla legge europea hanno anche l&#8217;obbligo di alfabetizzazione, \u00abc&#8217;\u00e8 un compito fondamentale anche degli esperti di comunicazione\u00bb. Una prima parte dell&#8217;AI Act \u00e8 entrata in vigore in Italia lo scorso 2 febbraio, per cui organizzazioni e imprese che utilizzano l&#8217;intelligenza artificiale dovrebbero gi\u00e0 essersi dotate di procedure per valutare il rischio e identificare quali pratiche non possono essere iniziate o proseguite. \u00abQuesti adempimenti per\u00f2 sono passati un po&#8217; sotto silenzio, non se n&#8217;\u00e8 parlato tanto- rileva Sammarchi- e adesso c&#8217;\u00e8 il secondo passaggio di applicazione del regolamento\u00bb. Dal 2 agosto, con l&#8217;entrata in vigore delle sanzioni, le autorit\u00e0 nazionali sono infatti obbligate ad attivare anche i controlli.<\/p>\n\n\n\n<p>IL DISEGNO DI LEGGE DELEGA IN ITALIA<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia il disegno di legge delega al Governo in materia, attualmente al Senato, dovrebbe essere approvato intorno alla met\u00e0 di settembre. Ma gi\u00e0 sono state individuate l&#8217;Agenzia nazionale per la cybersicurezza e l&#8217;Agenzia Italia digitale come autorit\u00e0 di controllo. A loro si affiancheranno anche altri soggetti che hanno funzione di vigilanza in settori specifici, come ad esempio la Consob, che estenderanno le loro competenze anche sull&#8217;Ia. In questo quadro conserver\u00e0 comunque un ruolo centrale il Garante della privacy, per le implicazioni che ha l&#8217;intelligenza artificiale rispetto ai dati sensibili. E&#8217; quindi \u00abuno scenario di enorme complessit\u00e0- sottolinea Sammarchi- \u00e8 positivo non venga creata una nuova authority dedicata, ma questa costellazione di soggetti render\u00e0 difficile l&#8217;attivit\u00e0 di controllo\u00bb. Oltre alle sanzioni, dal 2 agosto scattano anche gli obblighi di documentazione, trasparenza e monitoraggio per tutti coloro che utilizzano o sviluppano sistemi di GPAI, ossia di intelligenza artificiale con finalit\u00e0 generali (come ad esempio i modelli linguistici). E qui nasce un altro \u00abenorme problema\u00bb, avverte il giurista, perch\u00e8 questi sistemi sono creati \u00abper lo pi\u00f9 Oltreoceano\u00bb, dove naturalmente le regole europee non si applicano. E quindi, pronostica Sammarchi, verr\u00e0 rilasciata \u00abuna graduale e limitata documentazione da parte dei grandi player, e ce la dovremo far bastare. Ma con questo inferno regolatorio- afferma il giurista- siamo comunque esposti e sar\u00e0 nostro onere verso clienti e come utilizzatori europei avere un&#8217;informazione completa. Questa sar\u00e0 la grande sfida\u00bb. Anche perch\u00e9 l&#8217;alternativa \u00e8 \u00abimpedire che i provider americani operino in Europa- segnala Sammarchi- ma di questa tecnologia abbiamo bisogno e mi sembra comunque complicato nell&#8217;ambito della trattativa dei dazi e degli accordi commerciali\u00bb tra Usa e Ue. Il rischio per\u00f2 \u00e8 che si finisca per \u00abmorire di regolamenti in Europa su una tecnologia non europea. Ed \u00e8 un paradosso\u00bb, ragiona l&#8217;esperto. Sarebbe quindi utile avere a livello europeo \u00abuno strato di soggetti che sviluppano competenze su Ia e creano valore in Europa. Non solo grandi player europei, anche medi e piccoli. Serve una vera e propria catena del valore che assicuri la sovranit\u00e0 tecnologica, l&#8217;unica via per avere anche il controllo\u00bb. E a questo naturalmente si lega anche un \u00abenorme problema politico riguardante il governo di questa tecnologia\u00bb, rimarca il giurista. Sullo sfondo, sottolinea infatti rileva Sammarchi, \u00abresta un grande senso di preoccupazione\u00bb anche per quanto riguarda la sicurezza dei dati. \u00abC&#8217;\u00e8 un grave problema di fiducia- spiega l&#8217;esperto- perch\u00e8 un&#8217;impresa che inizia propri progetti che contengono segreti industriali, avvalendosi di tecnologie su cui non c&#8217;\u00e8 controllo, ha grande cautela. Anche per questo sono fondamentali i player intermedi a livello europeo\u00bb. Il problema della governance dei dati \u00ab\u00e8 quello pi\u00f9 sentito dalle imprese- conferma Argentieri- \u00e8 la preoccupazione pi\u00f9 grande\u00bb. Per questo, \u00absempre pi\u00f9 aziende sono interessate a soluzioni che limitano il rischio sui dati\u00bb. Ad esempio \u00abchiedono sistemi di LLM che restano in casa per tenere i dati protetti: li acquistano, li installano e cos\u00ec non interrogano pi\u00f9 i grandi provider\u00bb. In poche parole, chiosa Argentieri, \u00able aziende non si vogliono bloccare, ma i problemi normativi restano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Sangermano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entrano in vigore da oggi, sabato 2 agosto, le sanzioni previste dal regolamento europeo conosciuto come AI Act. Per chi fa uso di sistemi di intelligenza artificiale considerati ad alto rischio, significa avere sulla testa una spada di damocle che pu\u00f2 arrivare fino a 35 milioni di euro (o il 7% del fatturato) come multa. 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