{"id":1000020924,"date":"2025-08-02T10:42:17","date_gmt":"2025-08-02T13:42:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020924"},"modified":"2025-08-02T10:42:19","modified_gmt":"2025-08-02T13:42:19","slug":"europa-unita-si-ma-solo-per-lo-sconto-doganale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020924","title":{"rendered":"Europa, unita s\u00ec&#8230; ma solo per lo sconto doganale"},"content":{"rendered":"\n<p>Raggiunto l&#8217;accordo tra UE e USA per calmierare i dazi al 15%: l&#8217;unica politica estera europea che funziona \u00e8 quella al supermercato. Chi ci guadagna? Tutti, ma a patto di non chiedere troppi dettagli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quale politica estera europea! Ci prendiamo in giro?<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Unione Europea come attore internazionale? Solo se si parla di tariffe. Il recentissimo accordo con gli Stati Uniti sui dazi, fissati al 15% per una serie di prodotti chiave, sembra essere l&#8217;unico caso in cui Bruxelles riesce a parlare con una voce sola. Miracolo? No, interesse economico. Perch\u00e9, come sempre, quando c&#8217;\u00e8 di mezzo il portafogli, l&#8217;unit\u00e0 si ritrova. Altro che Palestina, Africa o Ucraina.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, sullo scacchiere internazionale ogni Stato membro continua a giocare per conto proprio, con mosse da solista che metterebbero in crisi anche un maestro di scacchi cieco. L&#8217;uscita di Macron sul riconoscimento della Palestina, le iniziative di Spagna, Irlanda e perfino della Norvegia (ospite fissa senza diritto di voto), ci ricordano che il coordinamento europeo \u00e8 pi\u00f9 una fantasia erotica che una strategia geopolitica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine \u00abpolitica estera europea\u00bb ormai suona come uno di quei vecchi slogan pubblicitari tipo \u00abconsegna in 24 ore\u00bb o \u00abofferta limitata\u00bb: tutti sanno che non \u00e8 vero, ma fa ancora scena.<\/p>\n\n\n\n<p>Coordinamento europeo? Al massimo c&#8217;\u00e8 coordinamento per la stampa dei volantini.<\/p>\n\n\n\n<p>In compenso, a Bruxelles continuano a parlare con entusiasmo della \u00abvoce unica dell&#8217;Europa nel mondo\u00bb, ma si tratta evidentemente di un problema di udito. Pi\u00f9 che una voce, si sente un coro stonato in cui ogni Paese canta la sua parte, spesso anche fuori tempo. L&#8217;Italia, come sempre, partecipa con entusiasmo, ma dimentica il testo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un accordo doganale e mezzo miracolo: ecco la vera Unione<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, attenzione: l&#8217;accordo commerciale raggiunto con Washington \u00e8 stato salutato da molti politici ed economisti come una prova di maturit\u00e0 dell&#8217;Europa. O almeno del suo istinto di conservazione. Perch\u00e9 se da un lato dimostra che si pu\u00f2 ancora negoziare in blocco, dall&#8217;altro ci ricorda che l&#8217;unico tema su cui si pu\u00f2 contare su Bruxelles \u00e8 il commercio. Meglio se si parla di acciaio, formaggi o chip e non di diritti umani, difesa o sanzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Von der Leyen l&#8217;ha definito \u00abil pi\u00f9 grande accordo commerciale mai raggiunto\u00bb. Forse anche perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico vero che si possa presentare con orgoglio in una conferenza stampa senza che qualcuno faccia una domanda imbarazzante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma chi ci guadagna davvero? Apparentemente tutti. Gli europei tirano un sospiro di sollievo sull&#8217;agroalimentare e l&#8217;industria automobilistica. Gli americani mantengono la barra del protezionismo moderato e portano a casa un bel messaggio elettorale. I cinesi osservano e prendono appunti. E i britannici? Probabilmente si sono persi l&#8217;email.<\/p>\n\n\n\n<p>Interesse nazionale, 1 \u2013 Europa unita, 0<\/p>\n\n\n\n<p>In questa Europa che riesce a unirsi solo davanti a una minaccia doganale, resta comunque evidente il punto: non esiste un&#8217;identit\u00e0 strategica condivisa. Ognuno continua a ballare da solo, tranne quando arriva la musica dei dollari. A quel punto, improvvisamente, ci si ritrova tutti a fare la stessa coreografia, magari goffa, ma almeno coordinata.<\/p>\n\n\n\n<p>Macron, sempre pi\u00f9 acrobata tra l&#8217;europeismo e la grandeur francese, lo sa bene: si pu\u00f2 essere paladini dell&#8217;Unione la mattina e portabandiera dell&#8217;interesse nazionale il pomeriggio. \u00c8 il nuovo stile continentale: elastico, adattabile, altamente performativo. Un po&#8217; come certi tessuti tecnici.<\/p>\n\n\n\n<p>Considerazioni finali (senza dazi):<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, la politica estera europea esiste. Ma \u00e8 una specie particolare: compare solo in presenza di minacce economiche, di preferenza in forma di Excel. Per il resto, resta sospesa tra i sogni di Altiero Spinelli e le risatine ciniche di chi osserva come ogni Stato vada per conto suo con la disinvoltura di chi sa che nessuno lo fermer\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Che ci sia bisogno di cambiare testa, norme, ambizioni e forse anche abitudini alimentari \u00e8 fuori discussione. Ma nel frattempo, consoliamoci: l&#8217;accordo sui dazi dimostra che, se stimolati nel modo giusto (cio\u00e8 sul punto giusto), gli europei riescono ancora a fare qualcosa di buono e insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Peccato che la geopolitica non si possa pagare con la carta fedelt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>G.&amp; G. ARN\u00d2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raggiunto l&#8217;accordo tra UE e USA per calmierare i dazi al 15%: l&#8217;unica politica estera europea che funziona \u00e8 quella al supermercato. Chi ci guadagna? Tutti, ma a patto di non chiedere troppi dettagli. Ma quale politica estera europea! Ci prendiamo in giro? 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