{"id":1000020596,"date":"2025-07-23T15:29:12","date_gmt":"2025-07-23T18:29:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020596"},"modified":"2025-07-23T15:29:14","modified_gmt":"2025-07-23T18:29:14","slug":"la-resa-culturale-americana-cosi-trump-ha-lasciato-lunesco-nella-mani-della-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020596","title":{"rendered":"La resa culturale americana: cos\u00ec Trump ha lasciato l&#8217;Unesco nella mani della Cina"},"content":{"rendered":"\n<p>Trump lascia l&#8217;UNESCO in mano alla Cina. L&#8217;uscita annunciata degli Stati Uniti dall&#8217;agenzia dell&#8217;ONU per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura, \u00e8 una sorta di resa geopolitica. Pechino non aspettava altro, visto che da anni lavora silenziosamente per trasformare l&#8217;organizzazione in una vetrina del suo soft power, scrive il New York Times. Oggi l&#8217;UNESCO non \u00e8 solo una lista di luoghi da visitare con la guida in mano. \u00c8 un campo minato dove si gioca la partita dell&#8217;egemonia culturale. Mentre i patrimoni culturali diventano strumenti di legittimazione politica, la voce delle minoranze si spegne nel nome dell&#8217;equilibrio diplomatico. Dalle designazioni di siti storici fino all&#8217;intelligenza artificiale, la Cina si muove con abilit\u00e0, piazzando uomini chiave, stringendo accordi strategici e spingendo la sua narrativa globale. Un funzionario cinese \u00e8 oggi vicedirettore generale dell&#8217;agenzia, e secondo diversi diplomatici, il ruolo \u00e8 stato guadagnato pi\u00f9 con valigie di favori politici che con il curriculum. Gli Stati Uniti erano stati per decenni i maggiori finanziatori dell&#8217;UNESCO. Ma tra tagli, ritorsioni e accuse di \u00abpregiudizio anti-israeliano\u00bb, Washington si \u00e8 gradualmente sfilata, lasciando a Pechino spazio e visibilit\u00e0. Ora la Cina \u00e8 prossima a diventare il principale contributore economico e guida di fatto nelle nuove linee strategiche: dall&#8217;espansione della Belt and Road Initiative alla promozione dei patrimoni culturali \u00abcon caratteristiche cinesi\u00bb. Tra questi spiccano siti in Tibet e nello Xinjiang \u2013 territori dove la repressione etnica \u00e8 realt\u00e0 quotidiana. L&#8217;UNESCO, pur teoricamente garante della tutela del patrimonio e della diversit\u00e0 culturale, non ha battuto ciglio quando il governo cinese ha trasformato un palazzo sacro dei Dalai Lama a Lhasa aggiungendo padiglioni in stile han senza alcuna comunicazione preventiva. Non si tratta solo di templi e monasteri. La Cina ha anche agganciato l&#8217;UNESCO nel campo strategico dell&#8217;IA. L&#8217;agenzia ha collaborazioni con l&#8217;azienda cinese iFlytek per progetti educativi in Asia e Africa, proprio mentre la stessa iFlytek \u00e8 nel mirino per il suo ruolo nella sorveglianza statale in patria. L&#8217;ambasciata cinese a Washington assicura che \u00able organizzazioni internazionali non sono arene per giochi geopolitici\u00bb. David Killion, ex ambasciatore americano all&#8217;UNESCO, invece la pensa diversamente: \u00abAbbiamo ceduto influenza culturale e intellettuale a una potenza autoritaria. Questo \u00e8 un campo di battaglia, e stiamo perdendo\u00bb. Trump, fedele al suo mantra \u00abAmerica First\u00bb, ha preferito tagliare i fondi e sfilarsi dagli organismi multilaterali, inclusa l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0. Ha smantellato l&#8217;Agenzia per lo sviluppo internazionale, ignorato il valore del soft power e puntato tutto su forza economica e muscoli commerciali.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Piccirillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trump lascia l&#8217;UNESCO in mano alla Cina. L&#8217;uscita annunciata degli Stati Uniti dall&#8217;agenzia dell&#8217;ONU per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura, \u00e8 una sorta di resa geopolitica. Pechino non aspettava altro, visto che da anni lavora silenziosamente per trasformare l&#8217;organizzazione in una vetrina del suo soft power, scrive il New York Times. 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