{"id":1000020474,"date":"2025-07-19T10:58:29","date_gmt":"2025-07-19T13:58:29","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020474"},"modified":"2025-07-19T10:58:31","modified_gmt":"2025-07-19T13:58:31","slug":"il-paradosso-della-plastica-mancante-unenorme-quantita-di-nanoplastiche-fluttua-nellatlantico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020474","title":{"rendered":"Il paradosso della plastica mancante: un&#8217;enorme quantit\u00e0 di nanoplastiche fluttua nell&#8217;Atlantico"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo chiamano il \u00abparadosso della plastica mancante\u00bb: nelle acque oceaniche si ritrova oggi solamente una piccola quantit\u00e0 di tutta la plastica che si stima abbia raggiunto il mare negli ultimi decenni. Ora sappiamo dov&#8217;\u00e8 finita almeno una parte di quella plastica sparita: sempre negli oceani, ma sotto forma di nanoplastiche. Secondo uno studio pubblicato su Nature, soltanto nello strato superiore dell&#8217;Oceano Nord Atlantico ci sarebbero qualcosa come 27 milioni di tonnellate di nanoplastiche, della cui presenza siamo stati a lungo ignari. La maggior parte degli studi sull&#8217;inquinamento da plastica nei mari si era concentrata finora su macro e microplastiche (frammenti di plastica di spessore inferiore ai 5 millimetri), pi\u00f9 facili da studiare. Stimare la quantit\u00e0 di nanoplastiche (le particelle di dimensioni inferiori a un micrometro, cio\u00e8 un milionesimo di metro) \u00e8 un&#8217;impresa titanica perch\u00e9 questi frammenti sono spesso difficili da distinguere da altri inquinanti ambientali, e degradandosi cambiano facilmente. Un gruppo di scienziati del NIOZ Royal Netherlands Institute for Sea Research, l&#8217;istituto nazionale oceanografico olandese, dell&#8217;Universit\u00e0 di Utrecht e dell&#8217;Helmholtz Centre for Environmental Research in Germania hanno lavorato per un mese sulla nave di ricerca RV Pelagia, affrontando una spedizione scientifica nel Nord Atlantico dalle Isole Azzorre fino alla piattaforma continentale europea. Hanno raccolto campioni d&#8217;acqua in 12 diverse localit\u00e0 a tre profondit\u00e0 (attorno ai 10 metri, attorno ai 1.000 metri e 30 metri sopra il fondale marino) e filtrato dall&#8217;acqua tutte le particelle pi\u00f9 grandi di un micrometro. Gli scienziati hanno poi fatto essiccare le particelle rimanenti e le hanno scaldate in modo che liberassero gas. Siccome ogni polimero ha una sua firma chimica ben riconoscibile, l&#8217;analisi dei gas con la spettrometria di massa ha permesso di risalire al tipo di sostanza e alla sua concentrazione. Grandi quantit\u00e0 di nanoplastiche sono state rinvenute ovunque, in tutti i siti di misurazione, nello strato superiore dell&#8217;oceano, per vari motivi: le particelle di plastica pi\u00f9 grandi si disintegrano per effetto della luce solare, arrivano ai mari attraverso l&#8217;acqua dei fiumi o raggiungono lo strato superiore degli oceani direttamente dall&#8217;aria, o attraverso le piogge (deposizione umida) o con la normale deposizione gravitazionale (deposizione secca). Le nanoplastiche trovate pi\u00f9 di frequente sono quelle di polietilene tereftalato (PET), polistirene e polivinilcloruro (PVC), i polimeri usati in bottiglie e posate di plastica, imballaggi, packaging alimentare, tessili, tubi e cavi elettrici. Nello strato intermedio prevalgono le nanoplastiche in PET, mentre le pi\u00f9 basse concentrazioni di nanoplastiche si trovano nello strato pi\u00f9 basso vicino al fondale: anche qui \u00e8 stato trovato PET in ogni sito di misurazione, forse il prodotto della degradazione di fibre tessili. Le uniche plastiche comuni che non sono state rintracciate in forma di nanoplastiche sono polietilene e polipropilene, comunemente usate nelle buste di plastica che contaminano gli oceani &#8211; forse, ipotizzano i ricercatori, perch\u00e9 vengono alterate in un modo che le fa sfuggire alle tecniche di analisi studiate, o perch\u00e9 coinvolte in dinamiche di sedimentazione oceanica ancora poco conosciute. Estendendo i risultati delle aree analizzate al resto dell&#8217;oceano, il gruppo ha concluso che, soltanto nei primi 200 metri di profondit\u00e0 del Nord Atlantico, dalla zona temperata a quella subtropicale, sono presenti all&#8217;incirca 27 milioni di tonnellate di nanoplastiche, talmente sottili che non sempre seguono le leggi fisiche che governano i movimenti e la deposizione delle plastiche pi\u00f9 grandi. Ci\u00f2 significa che le nanoplastiche costituiscono un&#8217;ingente porzione dell&#8217;inquinamento da plastica degli oceani di cui non \u00e8 stato tenuto conto nelle valutazioni attuali sulla plastica nei mari, \u00abdello stesso ordine di magnitudine della massa stimata di macro e microplastiche dell&#8217;intero Atlantico\u00bb, spiega Du\u0161an Materi\u0107, chimico dell&#8217;Helmholtz Centre for Environmental Research (Germania) a capo dello studio. \u00abSolo un paio di anni fa, era ancora in corso un dibattito sull&#8217;esistenza stessa delle nanoplastiche [&#8230;]. \u00abLe nostre scoperte mostrano che, quanto a massa, la quantit\u00e0 di nanoplastiche \u00e8 comparabile a quella in precedenza trovata per macro e micro plastiche, per lo meno in questo sistema oceanico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo chiamano il \u00abparadosso della plastica mancante\u00bb: nelle acque oceaniche si ritrova oggi solamente una piccola quantit\u00e0 di tutta la plastica che si stima abbia raggiunto il mare negli ultimi decenni. 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