{"id":1000020148,"date":"2025-07-11T10:39:47","date_gmt":"2025-07-11T13:39:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020148"},"modified":"2025-07-11T10:39:49","modified_gmt":"2025-07-11T13:39:49","slug":"in-mostra-alla-galleria-nazionale-dellumbria-amedeo-modigliani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000020148","title":{"rendered":"In Mostra alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria Amedeo Modigliani"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 15 Settembre 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria Perugia un capolavoro di Amedeo Modigliani all\u2019interno della rassegna \u201cUn capolavoro a Perugia\u201d, questa volta dedicato al Nu couch\u00e9 (1917-1918) di Amedeo Modigliani, proveniente dalla Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli di Torino.\u00a0 Dopo aver potuto ammirare il dipinto Le tre et\u00e0 di Gustav Klimt che nell\u2019estate 2024.\u00a0 L\u2019esposizione sar\u00e0 l\u2019occasione per immergersi nella vita, nelle relazioni e soprattutto nella ricerca del giovane maestro, che i suoi colleghi parigini soprannominarono Mod\u00ec, per l\u2019assonanza del nome con il francese \u201cmaudit\u201d, maledetto. La sua esistenza complessa, segnata da malattie, grandi rifiuti e altrettanti successi, sar\u00e0 raccontata attraverso le sue opere, messe a confronto con alcune opere di arte antica, europea ed extraeuropea, nel tentativo di comprendere come il suo linguaggio originale e personale possa costituire la rielaborazione in chiave moderna di modelli del passato. Arriveranno a Perugia otto opere di Modigliani, tra cui alcuni preziosi disegni in prestito dal FAI-Fondo Ambiente Italiano e dal Castello Sforzesco di Milano, in cui il pittore indaga il corpo femminile, ritratto in pose che alludono a quelle di sculture classiche, come l\u2019Afrodite accovacciata o le Cariatidi. Per illustrare questi rapporti iconografici, giungeranno alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria una Afrodite accovacciata dal Parco Archeologico di Ostia Antica e una colonna lignea dorata a forma di sirena bifida dal Castello Bufalini di San Giustino (PG). Il nudo sdraiato, soggetto pi\u00f9 volte ripreso dall\u2019artista nella sua carriera, \u00e8 una diretta evocazione della Venere distesa che, a partire da Tiziano, diventa l\u2019emblema della sensualit\u00e0 e della seduzione nella storia dell\u2019arte. In mostra, le modelle distese di Modigliani saranno messe a confronto con immagini della Venere dormiente in prestito dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna e dalla Galleria Franchetti alla Ca\u2019 d\u2019Oro di Venezia. Nel corso della sua formazione, Modigliani ha avuto l\u2019occasione di ammirare dal vero sia le sculture antiche sia i dipinti veneziani, mentre a Parigi ha subito, al pari dei suoi compagni di strada come Brancusi e Picasso, il fascino dell\u2019arte proveniente dai paesi del continente africano, rappresentata in mostra da alcune maschere provenienti dal Congo e dal Gabon in prestito dal Museo delle Civilt\u00e0 di Roma, esposte alla Biennale di Venezia del 1922. \u00a0Tra i capolavori presenti a Perugia, sar\u00e0 esposto il <em>Ritratto di Monsieur Ch\u00e9ron<\/em>, eseguito con molta probabilit\u00e0 intorno al 1915, in un momento di grande produzione ritrattistica di Modigliani il quale, a causa dei peggioramenti del proprio stato di salute, aveva ormai completamente abbandonato la scultura in pietra. La tela, in prestito dalla Fondazione Palazzo Maffei di Verona, presenta la tipica stilizzazione modiglianesca, strettamente correlata alla passione dell\u2019autore per le maschere africane. Attraverso un concentrato nucleo di opere, emerger\u00e0 la profondit\u00e0 del lavoro di questo grande maestro, che nella sua breve vita ha saputo elaborare un linguaggio personale non immune dall\u2019osservazione del passato e dallo studio di modelli capaci di esaltare in modo puntuale e profondo la complessit\u00e0 del corpo umano. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Amedeo Modigliani apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che la fortuna artistica di Amedeo Modigliani esplose rapidissima subito dopo la sua morte cos\u00ec come presero piede le innumerevoli storie e leggende che aleggiano attorno alla figura. Fu semplicissimo dar vita all\u2019immagine di pittore maledetto, dedito alla droga, all\u2019alcol e alle donne, cos\u00ec semplice e allettante che molti storici dell\u2019arte e biografi contribuirono ad alimentare l\u2019immagine di un \u00abModi\u00bb davvero \u00abMaudit\u00bb. A tutte queste leggende si aggiungono un moltiplicarsi di errori, se cos\u00ec possono essere definiti, o autentiche falsit\u00e0 da parte di tutti quei veri o presunti testimoni che vollero in qualche modo dire la loro, generando un ulteriore confusione che nel corso degli anni ha comportato il formarsi di forti contrarsi difficili da risolvere. Ma in fin dei conti, chi era veramente interessato a far luce sulla figura di questo giovane artista livornese emigrato a Parigi? Chi se la sentiva di distruggere una figura cos\u00ec leggendaria, amata dal pubblico e dai critici stessi? Il tentativo di dare una dignit\u00e0 a un\u2019artista che contribu\u00ec ad arricchire l\u2019arte italiana, e francese allo stesso tempo, non pot\u00e9 che farlo la figlia Jeanne. Ella nacque a Nizza il 29 novembre 1918 e rimase orfana di padre e madre appena un anno e mezzo dalla la sua nascita; Jeanne (o Giovanna), dopo esser stata riconosciuta dalla famiglia di Modigliani, visse a Livorno assieme alla nonna Eugenia e alla zia Margherita (divenuta sua madre adottiva), non senza difficolt\u00e0. Intraprese poi gli studi di storia dell\u2019arte presso l\u2019Universit\u00e0 di Pisa e decise di lavorare sulla vita del padre raccogliendo documenti e testimonianze, recandosi pi\u00f9 volte in Francia una \u00abricerca meticolosa e caparbia che ha svolto dal 1939 al 1984\u00bb. Una biografia che purtroppo, secondo le parole della stessa Jeanne risulter\u00e0 sempre incompleta, in quanto mancheranno sempre notizie indispensabili, impossibili oramai da reperire. Di estrema importanza risulta anche il catalogo realizzato dal N\u00f6el Alexandre, uno dei figli del dottor Paul Alexandre, amico e primo vero collezionista delle opere di Modigliani, che contribu\u00ec non solo a divulgare l\u2019ampissima raccolta di disegni in suo possesso ma anche a gettare una luce diversa sulla vita e la personalit\u00e0 dell\u2019artista, grazie ai suoi gelosissimi ricordi e alla fitta corrispondenza avuta con la sorella Margherita. Fu proprio lei che testimoni\u00f2 per prima il forte disagio nei confronti delle maldicenze e delle fandonie che oscuravano Amedeo e tutta la sua famiglia, un dolore causato da personaggi del calibro di Francis Carco o Georges-Michel Michel, con i lori romanzi che dipingevano il fratello come un giovane abbandonato a se stesso e avvolto dalla miseria: \u00abNon \u00e8 assolutamente vero che il povero Amedeo fosse abbandonato a s\u00e9; egli ha vissuto a Parigi gli ultimi dieci anni della sua vita e la famiglia \u00e8 rimasta in Italia, ma questa non l\u2019ha mai abbandonato, l\u2019ha sempre sostenuto materialmente e moralmente. Nostra madre \u00e8 stata una madre tenera ed eroica . Ha speso per lui gli ultimi resti della sua fortuna e ha lavorato per lui, anche quando la sua et\u00e0 e la sua salute le rendevano penoso il lavoro, finch\u00e9 il povero Amedeo due o tre anni prima di morire spontaneamente rifiut\u00f2 il suo aiuto assicurandola di non averne pi\u00f9 bisogno\u00bb. In fin dei conti ricostruire la vita di Amedeo Modigliani, cercando di intendere le sue scelte artistiche e perch\u00e9 volle intraprendere un percorso cos\u00ec particolare, in completa autonomia, risulta assai stimolante. Mettere insieme i vari pezzi e capire chi era davvero questo ragazzo livornese, facendo una cernita accurata delle fonti, pu\u00f2 non essere un\u2019impresa facile ma pu\u00f2 comunque dare la possibilit\u00e0 di mettere alla prova le proprie competenze critiche, per quel che \u00e8 possibile. Nonostante non facesse parte di nessuna corrente artistica, Modigliani si dimostr\u00f2 una figura centrale nell\u2019arte del Novecento. Egli non appartenne mai a un gruppo e nemmeno oggi \u00e8 possibile classificare il suo stile pittorico e scultoreo all\u2019interno di un qualche filone artistico. Si circond\u00f2 di personaggi destinati a divenire come lui leggendari e veri e propri padri fondatori di movimenti che condizioneranno per sempre la storia dell\u2019arte occidentale, ma il suo essere \u201ceccentrico\u201d e uomo solitario gli permisero di dar vita a qualcosa di unico: la \u201cmaniera modiglianesca\u201d, generando un vero e proprio stile. Modigliani cerc\u00f2 di apprendere tutto ci\u00f2 che l\u2019Italia e Parigi seppero offrirgli, creandosi un bagaglio artistico e culturale nel corso degli anni da far invidia a molti storici dell\u2019arte, mantenendo una propria autonomia interpretativa ed estetica. La sua vera \u201cossessione\u201d era la figura umana, in particolar modo il nudo femminile, e il suo obiettivo era raggiungere una \u00abpienezza\u00bb che doveva andare oltre la \u201cfisicit\u00e0\u201d di corporea. Trovarsi a tu per tu con i suoi modelli scaturiva in lui sentimenti profondi che lo costringevano a lavorare velocemente, onde evitare di essere assorbito dalla loro anima, dai loro occhi. I suoi infatti non solo soltanto ritratti ma l\u2019aspirazione a rappresentare \u201cl\u2019intera umanit\u00e0\u201d, l\u2019essenza dell\u2019uomo, inteso come essere umano caratterizzato da gioie e dolori. In ogni sua opera \u00e8 possibile scorgere l\u2019influenza della scultura primitiva e di quelle trecentesca, oltre alla raffinatezza della pittura botticelliana. Risulta perci\u00f2 complicato voler ad ogni costo ritrovare dei precisi riferimenti artistici perch\u00e9 \u00e8 di per s\u00e9 impossibile: Modigliani apprese cos\u00ec bene l\u2019arte del passato e quella del suo presente che i nessi formali ed estetici sono fusi tutti assieme, tanto da generare un vero e proprio linguaggio universale. Amedeo Modigliani nacque a Livorno da Eugenia Garsin e Flaminio Modigliani, ultimo di quattro figli: una famiglia della borghesia commerciante caduta purtroppo in disgrazia in un periodo storico che vide la citt\u00e0 toscana e l\u2019Italia avvolte da una profonda crisi economica. Il padre era proprietario di una tenuta agricola e mineraria in Sardegna che, proprio nell\u2019anno della nascita di Modigliani, fu costretto a dichiararla fallita. Il caso volle che, proprio mentre Eugenia stava avendo le doglie, gli esattori delle tessa fecero irruzione in casa per pignorare tutti i loro beni; per \u201cfortuna\u201d all\u2019epoca esisteva una particolare consuetudine che prevedeva di non potere requisire gli averi che si trovavano sul letto di una partoriente, cos\u00ec la famiglia cerc\u00f2 di accatastare quanti pi\u00f9 oggetti possibili nel tentativo di salvare il salvabile. Nel bel mezzo di un simile trambusto venne alla luce Amedeo e la madre, che era molto superstiziosa, colse questa coincidenza come un presagio funesto per il destino del figlio appena nato. Nonostante le serie difficolt\u00e0 economiche Eugenia si dimostr\u00f2 sempre una donna caparbia e intelligente, tanto da provvedere con il massimo impegno al mantenimento della ampia famiglia organizzando, a partire dal 1886 insieme alla sorella Laure, una scuola privata: l\u2019\u00abIstituto Garsin-Modigliani\u00bb di via Roma 38. Modigliani crebbe cos\u00ec in un ambiente dove regnava l\u2019amore per la cultura e la passione per la lettura di testi di Nietzsche, D\u2019Annunzio e Spinoza e la persona che influ\u00ec maggior maggiormente nella sua educazione e sensibilit\u00e0 fu il nonno materno Isaac il quale viveva nella sua stessa casa; era un uomo colto, parlava molte lingue ed era molto interessato alla filosofia e alla letteratura: fu l\u2019unico vero amico per tutta l\u2019infanzia di Modigliani e insieme erano soliti fare lunghe passeggiate in campagna e parlare di argomenti eruditi tanto da soprannominare il piccolo Dedo: il \u00abfilosofo\u00bb. Il nonno Isaac mor\u00ec ed Eugenia decise di separarsi dal marito, oramai assente nella vita familiare da troppo tempo e assolutamente inutile dal punto di vista economico. In casa Modigliani in quegli anni vi era l\u2019assidua partecipazione di un caro amico di Eugenia, Rodolfo Mondolfi, il quale sin da subito si dimostr\u00f2 un fervido sostenitore dell\u2019attivit\u00e0 da lei intrapresa, aiutandola in svariate questioni intellettuali Rodolfo era un uomo assai colto, dedito al suo lavoro di professore e spesso portava con s\u00e9 suo figlio Uberto che divenne ben presto compagno di giochi di Modigliani. Proprio grazie a Uberto Mondolfi fu possibile sfatare una leggenda che narrava la confessione di Modigliani di voler divenire un artista durante un delirio febbrile nel 1898; l\u2019amico testimoni\u00f2 infatti alla figlia Jeanne che nel 1896 decorarono insieme un mobiletto (ancora esistente) in cui Amedeo dipinse una testa di donna e un teschio, simboli dell\u2019\u00abamore in tutta la sua potenza distruttrice\u00bb. Fu un anno importante per Modigliani. Dopo aver superato gli esami del quarto anno di liceo la madre acconsent\u00ec a sostenere le lezioni di disegno presso lo studio del maestro Guglielmo Micheli: \u00abDedo non \u00e8 stato brillante agli esami, il che mi non mi ha fatto sorpresa dato che aveva studiato male tutto l\u2019anno. Comincia il primo agosto delle lezioni di disegno di cui aveva gran voglia gi\u00e0 da un pezzo. Lui si vede gi\u00e0 pittore, a me non piace troppo incoraggiarlo per timore che trascuri i suoi studi per correre dietro un\u2019ombre. Intanto ho voluto contentarlo un po\u2019 per farlo uscire da questo languore\u00bb. Egli era un ex-allievo di Giovanni Fattori e apparteneva a quella generazioni di artisti del post-macchiaiolismo toscano. La sua casa studio si trovava nei pressi di piazza Mazzini e si dimostr\u00f2 sempre una persona semplice e pacata con una particolare predilezione nei confronti dei paesaggi marini. Frequentare la scuola di Guglielmo Micheli voleva dire di certo fare un tuffo nella tradizione artistica toscana, secondo i precetti impartiti dalla scuola fattorina. Lavorare all\u2019aria aperta non era una prerogativa solo degli impressionisti francesi e i pittori macchiaioli lo dimostrarono bene, come lo dimostr\u00f2 l\u2019insegnamento di Micheli per il quale, infatti, il porto mediceo di Livorno e le campagne erano i veri luoghi dove trovare ispirazione e imparare a dipingere. La sua \u201cpolitica\u201d era lasciare liberi i suoi allievi di esprimersi, senza intaccare la loro creativit\u00e0, tant\u2019\u00e8 che durante la mattinata li lasciava completamente soli nel suo studio per poi tornare nel pomeriggio, dopo le sue lezioni all\u2019Istituto tecnico, senza correggere ci\u00f2 che essi avevano creato. \u00abMicheli ci lasciava la mattina con il suo modello in posa, vestito o nudo, dandoci piena libert\u00e0 di fame come meglio ci piaceva, ammonendoci di stare attenti, quando si disegnava, alla \u201cforma\u201d soprattutto ai \u201cvolumi\u201d e agli \u201cspazi\u201d; quando si dipingeva, oltre a questo, ai \u201ctoni\u201d e ai \u201crapporti\u201d. La chiave principale per\u00f2 della \u201cbuona solida costruzione\u201d stava nella giustezza degli \u201cspazi\u201d, dei vuoti, dell\u2019armonia di questi, non singolarmente veduti, ma bloccati nel tutto dell\u2019insieme. Anche la composizione dipendeva dagli spazi, dalla bella forma, disposizione, armonia di questi. Di prospettiva ne ho sentito parlar poco e la ragione \u00e8 questa: con gli spazi, i pieni e vuoti, se sono perfettamente giusti, al prospettiva viene perfetta.\u00a0 Tornando nel pomeriggio, Micheli guardava i nostri lavori, faceva le sue osservazioni, ma non prendeva mai il lapis per correggere o la tavolozza per aggiustare un tono\u00bb. Durante le domeniche pomeriggio, Modigliani, insieme ai suoi compagni Benvenuto Benvenuti, Oscar Ghiglia, Gino Romiti, Llewelyn Lloyd e Aristide Sommati, si divertiva a dipingere in campagna o a ritrarre le modelle presso lo studio di Romiti, che mise a disposizione dei suoi compagni, e fu proprio durante questo anno che dipinse la sua prima opera, a noi nota, Stradina toscana. A Modigliani in realt\u00e0 non piaceva dipingere paesaggi, anzi li odiava proprio e spesso testimoni\u00f2 ai suoi compagni la sua esigenza di voler evadere da una realt\u00e0 artistica che non si confaceva con i suoi gusti; ne trasse comunque degli importanti insegnamenti come la manualit\u00e0 nell\u2019uso del pennello, lo stendere velocemente il colore sulla tela e l\u2019importanza di trarre dei benefici nello studio dei pittori antichi, come consigliava Giovanni Fattori, prerogative tecniche ed estetiche che si porter\u00e0 per sempre con s\u00e9. Modigliani decise di abbandonare definitivamente gli studi liceali, ormai sapeva quale sarebbe dovuto essere il suo futuro: \u00abDedo ha rinunciato agli studi e non fa pi\u00f9 che della pittura, ma ne fa tutto il giorno e tutti i giorni con un ardore sostenuto che mi stupisce e mi incanta. Il suo professore \u00e8 molto contento di lui\u00bb, scrisse la madre nel suo diario. Nonostante la sua diligenza e il suo impegno, Modigliani aveva la pi\u00f9 completa consapevolezza che a Livorno non avrebbe potuto coronare il suo sogno, la sua citt\u00e0 gli stava davvero troppo stretta e sembrava lontana dalle moderne realt\u00e0 artistiche del Nord, come Francia e Germania. Gi\u00e0 nel corso dei primi anni di studio si dimostr\u00f2 \u201cdiverso\u201d dai suoi compagni, esprimendo un carattere da autodidatta. Modigliani si ammal\u00f2 nuovamente ai polmoni, tanto grave da esser considerato praticamente irrecuperabile dalla maggior parte dei medici ma non per Eugenia; la madre non si dette di certo per vinta decidendo cos\u00ec allontanare il figlio dalla umida e fredda aria livornese per soggiornare qualche tempo nel sud dell\u2019Italia. Cos\u00ec per poter sostenere il viaggio chiese un piccolo aiuto economico al fratello Am\u00e9d\u00e9e, che era abbastanza ricco e si poteva permettere di supportare una spesa tale per poter far visitare al nipote le diverse citt\u00e0 del meridione: Napoli, Torre del Greco, Amalfi, Capri e Roma. Durante questo soggiorno Modigliani ritrov\u00f2 finalmente la salute e l\u2019ispirazione artistica di cui aveva tanto bisogno. A Napoli scopr\u00ec Tino da Camaino, trecentista senese e allievo di Giovanni Pisano, che lo colp\u00ec particolarmente tanto da portarsi con s\u00e9 la sua poetica severa e sensuale nel corso del tempo; le forme gotiche diverranno una passione che coltiver\u00e0 nuovamente una volta giunto a Venezia attraverso lo studio di artisti come il Carpaccio. Enzo Carli e la stessa Jeanne Modigliani sostenevano vividamente la passione per lo scultore gotico toscano, i punti in comune tra i due artisti potrebbero risultare effettivamente molti a partire dalle caratteristiche inclinazioni dei volti, dai lunghi cilindri che vanno a formare i colli, il delicato sintetismo delle decorazioni, per non parlare della resa volumetrica volta a suggerire la pesantezza dei corpi. In Tino da Camaino, Modigliani trov\u00f2 molto stimolante e interessante il particolare rapporto esistente tra le linee e i volumi, nonostante si trattasse di opere scultoree, generando un continuo oscillare tra \u201cpieni\u201d e \u201cvuoti\u201d, che diventeranno poi i tratti determinanti delle sue sculture. Modigliani visit\u00f2, insieme alla madre Eugenia, i reperti di Ercolano e Pompei che si trovavano presso il Museo Nazionale di Napoli, opere uniche che lo incantarono: \u00abun Sileno, un fanciullo che alza il piede per togliere una spina, ma soprattutto un Hermes \u02d7o forse un\u2019Afrodite dalle molte mammelle\u02d7 attirarono pi\u00f9 a lungo il suo sguardo\u00bb. L\u2019arte antica divenne una delle sue pi\u00f9 importanti passioni e fu proprio in questo museo che Modigliani vide per la prima volte le opere egizie: esempi formali, che anch\u2019essi, saranno assai presenti nelle sue opere a partire da alcuni disegni che vedevano come modella la poetessa Anna Achmatova, la quale testimonier\u00e0 in seguito che a Parigi Modigliani non faceva altro che ammirare queste sculture quando si recava al Louvre. Il viaggio \u201ccurativo\u201d prosegu\u00ec verso Torre del Greco e qui Modigliani decise di allestire un piccolo studio dove poter mettere in pratica un po\u2019 di pittura, realizzando tra le varie opere un ritratto di un mendicante, somigliante alle opere di Domenico Morelli, che purtroppo pare non esistere pi\u00f9. Morelli era un pittore napoletano, morto proprio nel 1901; era un artista grintoso e le sue opere dimostrano un particolare interesse per i dipinti realistici del Seicento napoletano e spagnolo: era palesemente un pittore romantico alla ricerca della drammaticit\u00e0 dei volti, talvolta cadendo nel teatrale. L\u2019uso che faceva dei colori era a dir poco raffinato, dimostrando di essere sinceramente interessato alla tradizione artistica del sua citt\u00e0. In un certo senso la stesura del colore a macchia, che caratterizza le sue opere, rimanda alla tecnica pittorica messa in pratica dallo stesso Fattori, trovando cos\u00ec un punto di congiunzione tra lo stile napoletano e quello livornese. Da Torre del Greco pass\u00f2 a Capri e poi Roma, citt\u00e0 nella quale Modigliani espresse tutte le emozioni suscitate in una delle tante lettere inviate all\u2019amico Oscar Ghiglia, tenendolo aggiornato di tutte le sue visite: \u00ab io scrivo per sfogarmi con te e per affermarmi dinanzi a me stesso. Io stesso sono in preda allo spuntare e al dissolversi di energie fortissime. Io vorrei invece che la mia vita fosse un fiume ricco di abbondanza che scorresse con gioia sulla terra. Tu sei ormai quello a cui posso dir tutto: ebbene io sono ricco e fecondo di germi ormai e ho bisogno dell\u2019opera. Di Roma non ti parlo. Roma che mentre ti parlo \u00e8 non fuori ma dentro, come un gioiello terribile incastonato sopra i suoi sette colli, come sopra sette idee imperiose. Roma \u00e8 l\u2019orchestrazione di cui mi cingo, la circoscrizione in cui mi isolo e pongo il mio pensiero. Le sue dolcezze febbrili, la sua campagna tragica, le sue forme di bellezza e di armonia, tutte queste cose che sono mie, per il mio pensiero e per la mia opera.\u00a0 Cerco inoltre di formulare con la maggio lucidit\u00e0 le verit\u00e0 sull\u2019arte e sulla vita che ho raccolto sparse nelle bellezze di Roma, e come me ne \u00e8 balenato anche il mio collegamento intimo, cercher\u00f2 di rivelarlo e di ricomporne la costruzione e qualsiasi direi l\u2019architettura metafisica per crearne la mia verit\u00e0 sulla vita, sulla bellezza e sull\u2019arte\u00bb. Il 7 maggio decise di iscriversi all\u2019Accademia delle Belle Arti di Firenze per seguire i corsi presso la Scuola libera di nudo, assieme a Ghiglia e sotto le \u201cdirettive\u201d del maestro Fattori. Durante i mesi estivi trascorse il suo tempo a Pietrasanta, la citt\u00e0 del marmo, dimostrando precocemente il suo interesse nei confronti della scultura e pare che qui, con l\u2019aiuto di Emilio Puliti, abbia realizzato qualche testa e un dorso, sfatando cos\u00ec il mito di esser stato avviato a questa pratica una volta giunto a Parigi. Fu la figlia che per prima cerc\u00f2 di dare al padre una certa \u201cverginit\u00e0\u201d di intenti, un interesse proveniente da una cultura artistica di matrice italiana e non francese, riportando a galla con la sua biografia, particolari che per troppo tempo andarono perduti. Il 19 marzo Modigliani lasci\u00f2 definitivamente Firenze per trasferirsi a Venezia ed iscriversi alla Scuola libera di nudo, che in realt\u00e0 frequenter\u00e0 saltuariamente. Notizie circa il suo soggiorno sono pressoch\u00e9 assenti ma pu\u00f2 risultare interessante conoscere l\u2019ambiente cittadino dove visse per circa due anni e dove concep\u00ec l\u2019idea di vivere a Parigi, vera meta artistica per molti giovani artisti. L\u2019arrivo di Modigliani a Venezia coincise con l\u2019inaugurazione della V Biennale di Venezia al cospetto del re Vittorio Emanuele III; questa era un iniziativa nata appena otto anni prima con l\u2019intento di promuovere l\u2019arte del Paese, onde restituire alla citt\u00e0 il suo antico splendore perduto dalla fine del Settecento. \u00ab\u00a0 una Mostra internazionale dovr\u00e0 attirare maggiormente il pubblico con la fama degli illustri stranieri che vi concorreranno, porger\u00e0 a tutti gli intelligenti che non sono in grado d\u2019intraprendere lunghi viaggi il modo di conoscere e paragonare gli indirizzi estetici pi\u00f9 diversi, e arricchir\u00e0 il patrimonio intellettuale dei giovani artisti \u00bb . La prima manifestazione (chiamata successivamente \u201cBiennale\u201d dalla cadenza dell\u2019evento), raccolse pi\u00f9 di duemila visitatori e furono vendute pi\u00f9 di cinquecento opere esposte; venne considerato un cos\u00ec importante giorno che la Regina Margherita di Savoia e il re Umberto decisero di festeggiare l\u00ec il loro venticinquesimo anno di matrimonio (30 aprile 1895). La seconda edizione, in concomitanza con la fondazione della Galleria d\u2019Arte Moderna di Venezia, venne istituito il Premio della critica d\u2019arte, vedendo cos\u00ec nascere l\u2019importante figura del critico d\u2019arte contemporanea; un ruolo fino a quel momento ricoperto da storici, letterati o cronisti, stimolando la produzione di articoli e recensioni specializzati. La terza biennale dette vita a una nuova formula: l\u2019introduzione di mostre \u201cpersonali\u201d destinate ai nomi pi\u00f9 noti come Francesco Paolo Michetti e Giulio Aristide Sartorio, di gusto prettamente simbolista; nel 1899 vennero messi inoltre in risalto alcuni artisti di origine tedesca, ad esempio Franz von Lenbach, che si trovavano perfettamente in linea con i colleghi italiani nel rendere quell\u2019atmosfera particolare che si respirava con la Secessione viennese, molto amata a Venezia. L\u2019edizione del 1901 introdusse un\u2019altra novit\u00e0, vale a dire l\u2019istituzione delle \u201csale regionali\u201d, slegandosi dal concetto di base di internazionalit\u00e0 che per questo scomparve appena nove anni pi\u00f9 tardi; la IV esposizione vide per la prima volta la partecipazione di Oscar Ghiglia, una presenza che \u00abscosse\u00bb molto Modigliani, il quale dette prova di s\u00e9 con un suo Autoritratto. Le successive due biennali furono degli appuntamenti ai quali Modigliani non pot\u00e9 certo rinunciare. La V esposizione, quella del 1903, registr\u00f2 due importanti novit\u00e0: una fu l\u2019apertura della sezione che riguardava le arti decorativi e industriali, dove era possibile godere delle novit\u00e0 legate al mondo dell\u2019arredo \u00abla tentata fusione dell\u2019arte pura con la decorazione\u00bb, cercando cos\u00ec di mantenere una coerenza con i principi del liberty che si stavano sempre pi\u00f9 affermando a Venezia e nel resto d\u2019Italia al fine di abolire ogni distinzione tra le arti maggiori e minori. L\u2019altra fu invece il Salon des refus\u00e9es, nato dopo le accese proteste causate dall\u2019esclusione da parte della giuria di 823 opere su 963, dove parteciparono anche Giuseppe Ciardi e Gino Romiti. La mostra fu caratterizzata dalla presenza di nomi come Giovanni Boldini, John Sargent, James Ensor e Ignacio Zuloaga, i quali dominarono con interessanti ritratti moderni; vi erano anche importanti artisti francesi, ad esempio Claude Monet, Camille Pissarro con i loro paesaggi e vedute urbane, oltre alle sculture (tre gessi, un bronzo e un marmo) di Auguste Rodin. Una Biennale che seppe dimostrare perfettamente quanto il macchiaiolismo non fosse in realt\u00e0 distante dall\u2019impressionismo francese, e quindi molto pi\u00f9 vicino alla contemporaneit\u00e0 internazionale di quanto si potesse pensare al tempo. La VI biennale pales\u00f2 che l\u2019intreccio di arte figurativa e decorazione aveva ottenuto il suo successo espandendosi dalle \u201csale regionali\u201d a quelle \u201cinternazionali\u201d; e fu proprio a partire da questo anno che comparvero le prime sale straniere. Essa seppe distinguersi per lo stile liberty del padiglione tedesco, per la rinnovata presenza dei soggetti paesaggisti di Monet e Pissarro ma anche per le opere dei livornesi Fattori, Lloyd, Ghiglia e Plinio Nomellini, i quali seppero tener testa ai loro colleghi stranieri. In questi anni veneziani Modigliani non sembr\u00f2 ancor aver trovato la \u201cvia\u201d, alla ricerca ideale dell\u2019opera e si limit\u00f2 a osservare e a studiare ci\u00f2 che lo circondava: \u00ab nessun avvenimento esteriore si \u00e8 infiltrato per ora nella mia vita, ma perch\u00e9 non credo che anche quelli interni dell\u2019anima non possano essere tradotti mentre siamo sotto il loro dominio\u00bb. In realt\u00e0 attraverso alcune testimonianze, pi\u00f9 o meno certe, da parte di alcuni suoi compagni, fanno sapere che amava girare per i musei e per i bordelli, dove imparava pi\u00f9 di quanto non potesse farlo all\u2019Accademia; a quanto detto da Fabio Mauroner gli piaceva farse amicizia con le prostitute e farsi raccontare le loro esperienze di vita, un po\u2019 come faceva Toulouse-Lautrec, che tanto ammirava. Amedeo e l\u2019incisore Mauroner si frequentarono spesso e i due si fecero a vicenda vari ritratti su fogli di carta colorati con dei pastelli. Al 1905 risale anche un ritratto fatto ad un\u2019amica di famiglia e testimoniato da Eugenia Garsin: \u00abDedo, a Venezia, ha terminato il ritratto di Olper e parla di farne altri. Non so ancora quel che diventer\u00e0 ma siccome sinora ho pensato solo alla sua salute, non so ancora \u02d7nonostante la situazione economica\u02d7 dare importanza al suo futuro lavoro\u00bb. A Venezia Modigliani incontr\u00f2 successivamente un altro artista, che aveva conosciuto un paio di anni prima sempre nella stessa citt\u00e0: il cileno Manuel Ortiz de Z\u00e0rate. Fu proprio lui a parlagli di quanto Parigi fosse stimolante e che oramai era divenuta la meta ideale per i giovani artisti in cerca di fortuna. Gli raccont\u00f2 di Van Gogh, Gauguin e C\u00e9zanne aumentando in lui l\u2019interesse per la capitale francese mentre Modigliani gli confessava apertamente la sua passione per la scultura e il suo desiderio di imparare a lavorare la pietra. Il 1905 fu per\u00f2 anche un anno funesto per la famiglia con la scomparsa dello zio Am\u00e9d\u00e9e, stroncato da una tubercolosi polmonare, che sempre si era occupato premurosamente del nipote, il quale, sapendo delle difficolt\u00e0 economiche in cui riversava la madre, si sent\u00ec di dover abbandonare l\u2019ambizione di partire per Parigi; Eugenia sapeva bene i desideri del figlio e non pot\u00e9 di certo \u201cdistruggere\u201d il suo sogno, cos\u00ec decise di recarsi a Venezia per portargli qualche centinaio di lire che aveva risparmiato per l\u2019occasione. Modigliani arriv\u00f2 a Parigi intorno alla fine del gennaio del 1906 e come era sua consuetudine decise di alloggiare, almeno inizialmente, presso l\u2019elegante quartiere della Madeleine, in rue Royal. Giunse nella citt\u00e0 francese con un guardaroba tutto nuovo, fatto fare a posta per l\u2019occasione, con s\u00e9 port\u00f2 inoltre dei testi di Dante, Oscar Wilde e Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra, delle riproduzioni di opere di artisti italiani (Carpaccio, Lotto, Veronese, Tiziano, Botticelli\u2026) e una scatola di colori. Frequent\u00f2 con una certa irregolarit\u00e0 l\u2019Accademia fondata da Filippo Colarossi e poco dopo si trasfer\u00ec a Montmartre in rue Caulaincourt. Da questo momento in poi il problema dell\u2019autenticit\u00e0 delle fonti si fa serio; la stessa Jeanne Modigliani fu costretta a prendere con le pinze le varie testimonianze che riusc\u00ec a reperire poich\u00e9, secondo la sua opinione, andrebbero divise in tre distinte categorie: i \u00absentimentalisti indulgenti\u00bb, inteneriti dalla figura del bel pittore italiano, solitario e acculturato; \u00abgli insofferenti\u00bb, che ricordano di Modigliani solo i vizi dell\u2019alcol; e gli \u00abegocentrici\u00bb, i quali non vedevano l\u2019ora di raccontare dell\u2019artista per parlare in realt\u00e0 della loro carriera e della loro giovinezza. Fatto sta che senza il loro contributo non sarebbe possibile fare alcuna ricostruzione. Ma perch\u00e9 Parigi attraeva cos\u00ec tanto gli artisti? Cosa li portava a emigrare dalle citt\u00e0 di tutta Europa, dall\u2019Est come dall\u2019Ovest? All\u2019epoca la capitale francese era come la Mecca: un campo magnetico per l\u2019arte, un atelier a cielo aperto carico di innovazioni e sperimentazioni, che attir\u00f2 a s\u00e9 movimenti di avanguardia, destinati a diventare una parte fondamentale nell\u2019era moderna. Il mondo stava cambiando a una velocit\u00e0 rapidissima: l\u2019arrivo dell\u2019elettricit\u00e0 nella citt\u00e0 (in occasione dell\u2019esposizione universale del 1889), la rivoluzione delle comunicazioni, dei trasporti (nel 1900 venne realizzata la prima tratta della metropolitana sotterranea), tutto questo aveva dato il via a una nuova immagine del centro citt\u00e0. Vivere a Parigi voleva dire respirare un\u2019aria di libert\u00e0 e di innovazione, dove tutti erano accolti senza discriminazione di razza o religione; era una citt\u00e0 economica in grado di fornire alloggi e ateliers a buon mercato e dove l\u2019offerta artistica e letteraria era talmente ampia da permettere a molti di evolversi intellettualmente in maniera indipendente. Una citt\u00e0 che nonostante l\u2019avanzamento urbanistico riusc\u00ec a mantenere una realt\u00e0 \u201cpaesana\u201d e conviviale nei quartieri di Montmartre e Montparnasse. I punti di riferimento erano tanti: da una parte vi era il Bateau &#8211; Lavoir, un fatiscente edificio composto da molti ateliers e dove nacquero Les demoisselles d\u2019Avignone di Pablo Picasso, il Lapin Agile e il Moulin Rouge; dall\u2019altra si trovano invece La Rotonde, Le D\u00f4me, la Closerie des Lilas e La Ruche; zona tanto amata dallo stesso Baudelaire e punto di ritrovo di molti poeti e artisti. \u00abFino ai tempi primi anni del 1800, Montmartre era un paesaggio di orticelli, siepi fiorite, \u201cguinguettes\u201d, il tutto dominato dal famoso mulino a vento con le ali (Moulin de la Galette). Era frequentato in genere da giovani artisti che vi andavano a passeggio con le loro \u201cgrisettes\u201d, ma prediligevano questi luoghi soprattutto per la pace, e la libert\u00e0 che vi si godeva; poi cominciarono a rendersi conto del loro lato pittoresco e della loro bellezza originale e luminosa alla quale dovevano essere particolarmente sensibili a quel momento in cui l\u2019Impressionismo era nell\u2019aria. Dunque gli artisti andavano a Montmartre in un primo tempo per la tranquillit\u00e0 e la libert\u00e0 che avevano di sbaciucchiare le loro midinettes essere visti, e poi pian piano cominciarono a farne dei soggetti dei loro quadri. Vi si organizz\u00f2 una specie di accademia privata, come quelle di Montparnasse; era l\u2019Atelier Cormon, dal quale uscirono Toulouse-Lautrec, Anquetin, \u00c9mile Bernard, van Gogh\u00bb. Raccontava Gino Severini nelle sue memorie a proposito di Montmartre. Severini frequent\u00f2 molto Parigi e fu qui ebbe modo di conoscere molti artisti suoi connazionali tra cui Modigliani, arrivato poco prima di lui: \u00abMolte persone che io conosco in Italia sono venute en touriste; molti artisti sono stati degli spettatori arcigni, chiusi in se stessi; sono restati a Parigi fin che hanno avuto denari, e poi sono tornati a casa. Che ne sanno costoro di Parigi? Fra gli artisti italiani della nostra generazione, soltanto Modigliani ed io abbiamo conosciuto Parigi, perch\u00e9 siamo quelli che vi abbiamo sofferto di pi\u00f9\u00bb. I due si incontrarono per la prima volta in rue Lepic, una strada per andare verso il Sacr\u00e9 C\u0153ur, una zona nel pieno centro di Montmartre; a quel tempo (dicembre 1906) lo studio di Modigliani era proprio l\u00ec vicino, al numero 7 di place Jean-Baptiste Cl\u00e9ment, ma seguire tutti i suoi spostamenti risulterebbe assai complicato poich\u00e9, a causa del poco denaro, era costretto a cambiare alloggio assai frequentemente. I primi tempi furono per Modigliani economicamente tranquilli ma molto difficili dal punto di vista artistico, non riusciva a trovare la sua strada e di questo suo primissimo periodo parigino restano soltanto alcuni disegni appartenenti alla collezione di Paul Alexandre, i quali dimostrano la sua fedelt\u00e0 per una linea dura e decisa. Il 1907 fu un anno di svolta. Fu l\u2019anno della retrospettiva organizzata in onore di Paul C\u00e9zanne, venuto a mancare appena un anno prima, e allestita in due sale in occasione del Salon d\u2019Automne: un\u2019istituzione autonoma nata nel 1903 per contrastare le mostre ufficiali, quali il Salon de la Societ\u00e9 Nationale des Beaux-Arts e il Salon de la Societ\u00e9 des Artistes Fran\u00e7ais, dove la giuria cambiava ogni anno. Le sale del Gran Palais furono frequentate da tutti gli artisti presenti a Parigi, nessuno di loro sarebbe potuto mancare a un simile evento, a partire da Matisse, Modigliani, Picasso, L\u00e9ger e Delaunay, tutti coloro che contribuirono a rivoluzionare l\u2019arte moderna. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.76304%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Modigliani-nel-1918.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000020153\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000020153\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Modigliani-nel-1918.jpg?fit=750%2C500&amp;ssl=1\" 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Cubisti e futuristi furono i capofila della rivoluzione estetica in atto, seppur in maniera diversa, piegando la visione della natura secondo le proprie necessit\u00e0. Modigliani non fu solo spettatore della mostra ma anche partecipante, presentando ben sette opere di cui due oli (Portrait de L.M ed Etude de t\u00eate) e cinque acquerelli. Un paio di mesi pi\u00f9 tardi (novembre o dicembre) avvenne l\u2019incontro con Paul Alexandre, che all\u2019epoca era un giovane ragazzo di ventisei anni appassionato d\u2019arte. Aveva uno studio di dermatologia al 62 di rue Pigalle, nel quartiere di Montmartre, e assieme al fratello minore Jean decise di affittare una villetta in rue du Delta per pochi soldi, dove poter \u201cospitare\u201d (l\u2019affitto era minimo se non talvolta nullo) gli artisti che avevano bisogno di un posto dove poter lavorare. Modigliani si present\u00f2 al Delta assieme a Doucet, conosciuto al Lapin Agile, e a una ragazza canadese di nome Maud Abrant\u00e8s; arrivarono per mezzo di automobile e Modigliani lasci\u00f2 l\u00ec il suo quadro de L\u2019Ebrea, dei disegni, libri e quale indumento. In realt\u00e0 non alloggi\u00f2 mai al Delta ma ne divenne ben presto un frequentatore assiduo grazie all\u2019intima amicizia che lo legava ai fratelli Alexandre e ad altri artisti della cerchia (Brancusi, Drouard, Centore, Gleizes, Le Fauconnier, Doucet\u2026). Dalla famiglia Alexandre venne sin da subito molto apprezzato, sia come persona che artista: Modigliani e Paul Alexandre ebbero modo di affrontare discussioni filosofiche, letterarie ed estetiche, approfondendo temi a loro cari come la poetica di D\u2019Annunzio, la filosofia di Nietzsche o la pittura di Whistler. Presto le pareti della villa in rue du Delta furono tappezzate dalle opere di Modigliani, provocando l\u2019invidia di molti, oltre a ci\u00f2 Paul gli commission\u00f2 diversi ritratti del padre, del fratello e di se stesso: \u00abSono stato subito colpito dal suo straordinario talento, e ho voluto fare qualcosa per lui. Gli ho comprato dei disegni e delle tele, ma ero il suo unico compratore, e non ero ricco. L\u2019ho introdotto nella mia famiglia. Possedeva gi\u00e0, radicata in s\u00e9, la certezza del proprio valore. Sapeva di essere un iniziatore, non un epigono, ma non aveva ancora nessuna commessa. Io gli fatto fare il ritratto di mio padre, di mio fratello Jean e numerosi miei.\u00a0 Era estremamente indipendente\u00bb. Dopo l\u2019esibizione al Gran Palais, Modigliani si present\u00f2 l\u2019anno successivo agli Ind\u00e9pendants, esposizione concepita sullo stesso principio del Salon d\u2019Automne, con sei opere disposte nella stessa sala dedicata ai fauves: L\u2019Ebrea, L\u2019Idolo, il Busto di giovane donna, Nudo seduto, uno studio e un disegno. Modigliani sembr\u00f2 essere soddisfatto della sua partecipazione anche perch\u00e9 venne menzionato dal critico Louis Vauxcelles sul quotidiano Gil Blas, il 20 marzo. Nonostante il relativo successo non sembrava godere di quella tranquillit\u00e0 che ci si potrebbe aspettare, anzi, a detta di Paul Alexandre, si dimostr\u00f2 particolarmente irrequieto e cambi\u00f2 spesso studio: un periodo caratterizzato dall\u2019instabilit\u00e0, come se fosse alla continua ricerca di qualcosa. Il suo spirito di indipendenza lo portava a sperimentare, i suoi primi dipinti infatti seguono in un certo senso approcci diversi mantenendosi comunque sempre fedele al principio di semplificazione e depurazione della forma. Durante la primavera del 1909, in un periodo di assenza di Paul per motivi di studi, Modigliani riusc\u00ec a realizzare qualche opera, sotto l\u2019occhio vigile di Jean Alexandre che difficilmente riusc\u00ec a sostituirsi alla presenza del fratello, dando vita al ritratto della baronessa Marguerite de Hasse de Villers in tenuta di amazzone, a quello di Jean su sfondo verde, La Mendicante e La Piccola Jeanne: \u00abVedo Modi abbastanza spesso. Tuttavia, la settimana scorsa, ho trascurato per tre o quattro giorni di andare nel suo studio. Cos\u00ec, il quinto giorno, ho visto il mio Modi. Il ritratto \u00e8 appena abbozzato sulla tela, ma pare che sia ben riuscito, perch\u00e9 \u00e8 ben impostato. Domani ci lavorer\u00e0 con la sua modella. Quanto al mio, tanto pi\u00f9 in alto era sul piedistallo, tanto pi\u00f9 \u00e8 caduto in basso. Sono riuscito a stento a impedirgli di dargli fuoco. Per ora siamo a questo punto, e conta di fare a Pasqua uno studio di una o due ore, che mi porter\u00f2 subito via. Per farmi pazientare mi ha gentilmente dato il suo quadro della sua mendicante. La composizione \u00e8 molto buona e le linee armoniosissime, pur senza essere troppo ricercate, ne fanno uno delle sue opere migliori\u00bb. Sono ritratti che rispecchiano l\u2019antica tradizione toscana ma che allo stesso tempo dimostrano l\u2019influenza della modernit\u00e0 francese: i colori sono cupi e terrosi e i tratti duri e decisi. Siamo sempre pi\u00f9 vicini a un\u2019evoluzione in atto che trover\u00e0 il suo compimento una volta che decider\u00e0 di prendere in mano lo scalpello. Alcuni mesi pi\u00f9 tardi la zia di Modigliani, Laure Garsin, giunse a Parigi per fare una visita al nipote; la situazione che trov\u00f2 non le piacque affatto, anzi aumentarono in lei le preoccupazioni. A quel tempo viveva alla Ruche (l\u2019alveare), un complesso architettonico, non dissimile al Bateau-Lavoir, recuperato dallo scultore Alfred Boucher da dei frammenti dei padiglioni realizzati in occasione dell\u2019Esposizione universale del 1900: l\u00ec vivevano molti artisti stranieri, provenienti dai Paesi pi\u00f9 diversi come Russia, Polonia, Italia, Germania, Spagna e America. Il 3 luglio 1909 Modigliani si rec\u00f2 a Livorno, dove si fece rimettere in sesto dalla madre e dove scrisse dei testi di filosofia con la zia \u00abDedo e Laure scrivono gli articoli insieme; per me sono troppo per le nuvole\u00bb. Il soggiorno toscano dur\u00f2 ben poco, giusto il tempo per realizzare dei ritratti alla cognata Vera Modigliani, a Bice Boralevi (una ragazza di ventidue anni, sua compagna d\u2019infanzia) e un altro suo caratteristico dipinto: Il Mendicante di Livorno. Nel mese di settembre fu di nuovo a Parigi e dipinse subito un altro quadro che sembra racchiudere le diverse ricerche stilistiche effettuate in questi anni; Il Violoncellista raffigura a parere di molti un suonatore dilettante che abitava vicino al suo studio quando ancora si trova a Montmartre ma l\u2019identit\u00e0 del modello pare ambigua in quanto i suoi lineamenti sembrano ricordare quelli di Brancusi; fece molti ritratti all\u2019amico e se messi a confronto la somiglianza tra i due sembra indubbia. Costantin Brancusi, arriv\u00f2 a Parigi il 14 luglio 1904, nel pieno dei festeggiamenti nazionali, dalla Romania; dopo un iniziale \u201crapporto educativo\u201d con Rodin nel 1907, decise di lasciare lo studio pochi mesi pi\u00f9 tardi per avere la libert\u00e0 di lavorare la pietra secondo gli antichi precetti. Scolpire direttamente il blocco era un modo, a suo parere, di riavvicinarsi alle origini di questa pratica, unico vero metodo per dar vita a qualcosa di innovativo. Modigliani e Brancusi si conobbero al Delta, nel 1908, e strinsero sin da subito una sincera amicizia: lavorarono fianco a fianco e fu proprio lo scultore rumeno a fornirgli i primi materiali per la lavorazione della pietra e a trovargli un nuovo atelier, al 14 Cit\u00e9 Falgui\u00e8re, nel quartiere di Montparnasse, accanto al suo. Secondo Paul Alexandre nessuno fu il maestro dell\u2019altro, anzi li riteneva assai diversi ma legati dal fatto di essere degli artisti indipendenti, fedeli nella propria ricerca estetica e formale; infatti Brancusi, assieme allo scultore Maurice Drouard, si limit\u00f2 a iniziarlo al taglio diretto e alla scelta dei materiali: precetti tecnici essenziali e niente di pi\u00f9. Nel 1910 Modigliani partecip\u00f2 nuovamente al Salon des Ind\u00e9pendants con sei opere: Il Violoncellista, Il Mendicante di Livorno, La Mendicante, Lunaire, due studi (di cui uno era il ritratti di Piquemal) e il ritratto della Boralevi. Il critico d\u2019arte Ars\u00e8ne Alexandre segnal\u00f2 soddisfatto le opere dell\u2019artista toscano e Guillaume Apollinaire scrisse l\u2019importanza degli influssi di Matisse, Renoir e Picasso riguardo la sua evoluzione artistica. Questa \u201cnotoriet\u00e0\u201d venne testimoniata anche dai vari stralci di giornale che Modigliani mandava alla famiglia e, diversamente da quanto spesso viene detto sul suo conto, non era certamente sconosciuto al mondo della critica d\u2019arte e al pubblico, infatti negli anni successivi le sue opere arrivano addirittura a Londra nel \u201814, a New York nel \u201816 e nel 1919 in Inghilterra per la mostra Exhibition of French Art 1914-1919 alla Mansard Gallery di Heal. Durante la primavera del 1913 Modigliani si rec\u00f2 a Livorno grazie a una colletta organizzata dagli amici, dopo che Ortiz de Z\u00e0rate lo trov\u00f2 svenuto nel suo studio. A Livorno ritrov\u00f2 i suoi vecchi compagni, ai quali mostr\u00f2 soddisfatto le foto delle sue sculture e pregando loro di aiutarlo a trovare uno studio e delle pietre per proseguire il suo lavoro di scultore. \u00abDedo ne era entusiasta, e se le mirava con compiacenza. Ma noialtri invece non ci si capiva un bel niente. Certo che in quel tempo egli era invasato da quella scultura primitiva. Mi sembra ancora di vederlo con quelle fotografie in mano, a rimirarle e invitarci a rimirarle\u00a0 e con ci\u00f2 aumentava il suo entusiasmo e la sua tristezza\u00bb. Uno stato d\u2019animo che spinse gli amici ad affittare per lui una stanza dove potesse essere libero di mettere in pratica le sue idee, idee che in realt\u00e0 nessuno vide trasformarsi in opere; ebbe inoltre la possibilit\u00e0 di lavorare dei blocchi di marmo presso uno studio vicino a Carrara grazie a uno aiuto economico fornito dal fratello Emanuele, ma anche in quel caso non si seppe nulla delle sue sculture. La sua ultima esperienza livornese non fu certo delle pi\u00f9 felici: l\u2019entusiasmo che caratterizz\u00f2 i primi giorni si and\u00f2 velocemente scemando a causa delle forti incomprensioni da parte dei suoi amici. Non capirono affatto la faticosa ricerca formale messa in atto da Modigliani in quegli anni e si limitarono a prenderlo in giro, considerando quelle teste, viste in foto, come delle pietre \u00abfrullate\u00bb e mal proporzionate. Del resto pretendere di esser compreso da degli artisti che vivevano in una realt\u00e0 assolutamente in antitesi a quella parigina forse era decisamente troppo. Fatto sta che per una serie di motivazioni, spesso contrastanti per i critici, Modigliani decise di abbandonare la scultura per tornare a dedicarsi di nuovo alla pittura; una pittura nuova, fortemente condizionata dalla fase appena artistica trascorsa. Una volta tornato a Parigi Modigliani venne informato della morte di Jean Alexandre, avvenuta l\u20198 giugno, a causa della tubercolosi, quando ancora si trovava ancora a Livorno; Paul non volle dirgli nulla per non farlo rientrare prima del dovuto in Francia e per non deconcentrarlo dal suo stato creativo. Da questo periodo in poi Modigliani si dedic\u00f2 a una serie di ritratti fatti ad amici, che gli dettero modo di affinare la sua tecnica pittorica passando da uno stile tendenzialmente ispirato al pointillisme, anche se decisamente pi\u00f9 marcato, a una sorta di fauvisme, caratterizzato da un uso di colori acidi e terrosi; ne sono un esempio i ritratti di Diego Rivera, della poetessa inglese Beatrice Hastings, la T\u00eate rouge o la T\u00eate de femme. Il suo stile fu contraddistinto da una nuova matericit\u00e0 e da una semplificazione delle forme che dimostrava l\u2019importante ricerca fatta attraverso lo studio della pietra e dalla selezione accurata che faceva dei suoi modelli. Il 1914 fu anno di svolta in quanto la sua quotidianit\u00e0, e in realt\u00e0 anche quella di molti altri, fu di colpo segnata dallo scoppio della guerra: il 2 agosto Paul Alexandre venne chiamato a combattere e come lui moltissimi altri, tanto da vedere la Parigi di sempre svuotata dai molti artisti da cui era composta (Braque, Derain, Kisling, Kupka, L\u00e9ger, Matisse, Metzinger e Vlaminck). Per la prima volta Modigliani si ritrov\u00f2 solo, senza il suo pi\u00f9 amato confidente ma fu anche l\u2019anno di nuove conoscenze: Beatrice Hastings, con la quale ebbe una turbolenta e appassionante relazione dal 1914 al 1916, e Paul Guillaume, un giovane collezionista interessato a far conoscere al pubblico nuovi artisti emergenti e appassionato di arte africana. Paul Guillaume gli fu presentato dall\u2019amico Max Jacob, divenendo il suo primo vero mercante: \u00abNel 1914, durante tutto l\u2019anno 1915 e una parte dell\u2019anno 1916, io sono stato il solo compratore di Modigliani ed \u00e8 solo nel 1917 che Zborowski si \u00e8 occupato di lui. Modigliani mi era stato presentato da Max Jacob. Egli viveva in quell\u2019epoca con Beatrice Hastings, lavorava a casa di lei, dal pittore Haviland o in uno studio che gli avevo affittato al numero 13 della rue Ravignan, o in una piccola casa di Montmartre che ha abitato con Beatrice Hastings e in cui ha fatto il mio ritratto\u00bb. Una dei molti ritratti che Modigliani dedic\u00f2 a Paul Guillaume fu Novo Pilota; questo si dimostra essere uno dei dipinti pi\u00f9 emblematico proprio per le scritte che apport\u00f2 su di esso: in basso a destra, scritto in verde in dimensioni abbastanza vistose, si legge la dicitura \u201cNovo Pilota\u201d, mentre in alto a destra, difficilmente percepibile, si trova scritto \u201cStella Maris\u201d, con sopra una stella a cinque punte. Quale messaggio voleva comunicare il pittore? Voleva trasmettere davvero una sorta di solennit\u00e0 per l\u2019impegno che Guillaume si era assunto nei suoi confronti o \u00e8 un messaggio tra le righe per lo pi\u00f9 ironico? \u00abLo stile di Modigliani pu\u00f2 sembrare facile da imitare, ma lo sembra soltanto. Ogni ritratto \u00e8 il risultato d\u2019una profonda meditazione di fronte al modello.\u00a0 Ne consegue quindi che qualcuno dei suoi ritratti \u00e8 assai duro nei confronti del modello, come per esempio quello di Paul Guillaume (che ha conosciuto durante la guerra), con l\u2019iscrizione \u201cNovo pilota\u201d. Non si tratta di una malignit\u00e0 n\u00e9 di una vendetta (non gli interessava), ma di qualcosa d\u2019implacabile . L\u2019humour sta nell\u2019iscrizione, non nel ritratto, che \u00e8 semplicemente sincero e spontaneo secondo lo stile del pittore.\u00a0 Il colmo \u00e8 che la maggior parte dei critici hanno letto questo \u201cNovo pilota\u201d al primo grado di pittura, come se Modigliani volesse dire che il mercante di quadri era ormai la sua guida\u00bb. Non \u00e8 facile stabile quale versione sia la pi\u00f9 veritiera, del resto Guillaume si prese semplicemente carico di far conoscere le opere dell\u2019artista livornese con impegno e lo stesso Modigliani non avrebbe avuto motivo per dissacrare il suo mercante, di conseguenza potrebbe essere possibile che la lettura di Paul Alexandre fosse frutto di un forte rimorso per non essersi fatto pi\u00f9 vivo con Modigliani una volta tornato dal fronte, riscontrando un po\u2019 di gelosia nei confronti del suo \u201csostituto\u201d. Ci sarebbe piuttosto da domandarsi perch\u00e9 i due non ebbero pi\u00f9 rapporti. Risulta infatti del tutto naturale che Modigliani decise di rendere omaggio al suo nuovo \u201ctutore\u201d attraverso dei dipinti. Grazie a questa importante figura riusc\u00ec a condurre la sua carriera verso una certa normalit\u00e0, fatta di pubblicazioni, mostre, vendite e quindi a creare un pubblico che inizi\u00f2 gradualmente ad apprezzare i suoi lavori. La sua produzione si intensific\u00f2 notevolmente, volta a raggiungere quei risultati che si era prefissato con la scultura: la \u00abpienezza\u00bb, la comunione delle diverse espressioni artistiche per dar vita al \u201csuo\u201d personale stile, del tutto autonomo. In primis, attraverso le sue opere, Modigliani fu in grado di scardinare l\u2019antica disputa italiana che vedeva la preminenza dell\u2019uso del disegno da parte dei toscani da un lato e l\u2019essenzialit\u00e0 dell\u2019opera d\u2019arte affidata allo studio del colore da parte dei veneziani dall\u2019altro. In lui \u00e8 possibile scorgere l\u2019importanza data al costruttivismo del corpo umano perfettamente in equilibrio con la scelta coloristica e il ruolo esercitato dalla materia pittorica; ci\u00f2 appare sempre pi\u00f9 evidente nei dipinti realizzati a partire dal 1916. I suoi volti appaiono sempre pi\u00f9 come delle sorte di icone immobili e \u201cstatuarie\u201d dove all\u2019interno \u00e8 possibile trovare mille riferimenti che vanno dallo stile trecentista a quello rinascimentale ma anche a quello avanguardistico della Parigi bohemien fino alla statuaria tribale, come del resto \u00e8 stato gi\u00e0 detto. Una ricerca silenziosa e contemplativa che faceva parte del suo metodo sin da quando girovaga tra i musei veneziani, come ricord\u00f2 Renato Natali: \u00abAscolta bene, Natali. Qui dentro ognuno si guarda in silenzio ci\u00f2 che gli piace, da solo. Quando s\u2019\u00e8 finito, si discute\u00bb. Nel 1916, tramite Kisling, Modigliani inizi\u00f2 il suo importante rapporto con il poeta di origine polacca Leopold Zborowski. Quest\u2019ultimo rimase immediatamente affascinato dalle sue opere e, con il consenso di Paul Guillaume, riusc\u00ec a ottenere l\u2019autorizzazione per rappresentarlo. \u00abZbo\u00bb divenne ben presto un amico devoto e un ottimo mercante, fece di tutto per garantirgli dei riconoscimenti e si adoper\u00f2 moltissimo anche dopo la sua morte. Mise per lui a disposizione la stanza pi\u00f9 ampia che aveva nel suo appartamento al 3 di rue Joseph Bara, dove viveva da poco tempo con la moglie Anna Zborowska, la quale divenne una delle modelle preferite del pittore. Nell\u2019ottobre dello stesso anno il suo nuovo \u201cprotettore\u201d lo incit\u00f2 a lavorare con maggior impegno ripagandolo con una somma di 15 franchi al d\u00ec, una cifra considerevole se si pensa che Modigliani ne richiedeva 10 a seduta: \u00abMon prix est dix francs la s\u00e9ance et un peu d\u2019alcool\u00bb. Sicuramente Zborowski fu determinate per la carriera di Modigliani poich\u00e9 tra la fine del 1916 e la primavera del 1919 realizz\u00f2 circa duecento ritratti, dedicati ad amici, servette, fanciulle, artisti falliti e amanti tra i quali una ventina raffigurano il volto di Jeanne H\u00e9buterne. Nonostante questi anni furono forse quelli pi\u00f9 disordinati della sua vita, fu in grado di raggiungere una sicurezza artistica che sembra essere arrivata al culmine del suo percorso formativo, un percorso coerente dimostrato dall\u2019impegno giovanile nei confronti dell\u2019arte macchiaiola e la passione per l\u2019arte scultorea; inoltre verso la fine del \u201817 iniziarono a comparire i \u201cNudi\u201d dove i riferimenti artistici si fecero sempre pi\u00f9 labili. Il 3 dicembre del 1917, Modigliani present\u00f2 presso la Galerie Berthe Weill trentadue dipinti e trenta disegni, molti dei quali rappresentavano nudi femminili; la vetrina della galleria attrasse cos\u00ec un gran numero di spettatori tanto da richiamare l\u2019attenzione della polizia, che aveva tra l\u2019altro l\u2019ufficio proprio nelle vicinanze, ordinando alla proprietaria di rimuovere immediatamente quei dipinti \u201cosceni\u201d. Un atteggiamento a dir poco esagerato. Non avevano forse mai visto dei \u201cNudi\u201d? Era la prima volta che un artista rappresentava nel mondo dell\u2019arte dei corpi di donna, privi di indumenti, straiati su un sof\u00e0? Perch\u00e9 tanto scalpore? Risultato ottenuto: vennero venduti solo due disegni per trenta franch. Appena un anno prima, il 30 dicembre del 1916, Amedeo Modigliani conobbe Jeanne H\u00e9buterne, la \u201cNoix de coco\u201d come la chiamavano gli amici per la sua pelle chiarissima e i capelli castani dai riflessi ramati. Seguiva i corsi all\u2019Accademia Colarossi assieme al fratello Andr\u00e8, dove stava imparando a disegnare, e successivamente frequent\u00f2 anche la Grande Chaumi\u00e8re; la cognata C\u00e9line la ricord\u00f2 come una ragazza appassionata, che amava disegnare, tagliare e cucire i suoi abiti, che poi decorava, e creare gioielli. Durante il 1917 Modigliani e la H\u00e9buterne decisero di andare a \u201cvivere insieme\u201d al numero 8 di rue de la Grande Chaumi\u00e8re (per merito di Zborowski), anche se la sera era costretta a rientrare a casa poich\u00e9 i suoi genitori non le permettevano di stare fuori casa durante la notte. Qui lavorarono insieme fianco a fianco e Jeanne, oltre a divenire la persona pi\u00f9 importante della sua vita, divenne modella di moltissimi dipinti e disegni, ritraendola in diverse pose, vesti e acconciature. Fu una coppia molto amata dagli amici, Modigliani era veramente innamorato e conobbe per la prima volta, grazie alle premure e alla dolcezza di Jeanne, un amore sereno e sincero che gli port\u00f2 tranquillit\u00e0 e ispirazione anche se questo suo stato venne continuamente tormentato, forse da delle consapevolezze fisiche, che lo portarono a condurre una vita sregolata e malsana. L\u2019ultima fase della sua esistenza fu caratterizzata infatti da uno stretto connubio tra l\u2019amore e la sofferenza che si trasform\u00f2 prematuramente in morte: la tubercolosi infantile non si debell\u00f2 mai definitivamente e gli \u201ceccessi\u201d di droga e alcol portarono il suo corpo, e cos\u00ec la sua mente, a un drastico declino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nu couch\u00e9, 1917-1918<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante non esista una prova documentaria certa, la donna raffigurata in questo dipinto potrebbe essere la pittrice francese Jeanne H\u00e9buterne, modella e compagna di Amedeo Modigliani, che l\u2019artista conosce intorno al 1916 presso l\u2019Accademia Colarossi, fondata a Parigi alla fine dell\u2019Ottocento dallo scultore italiano Filippo Colarossi. In questa scuola si favoriva lo sviluppo di nuovi linguaggi e si praticava, come in ambito accademico, lo studio del nudo dal vero, qui permesso anche alle giovani allieve. In questo senso, il Nu couch\u00e9 di Modigliani \u00e8 il risultato di uno studio approfondito dell\u2019anatomia femminile, rielaborata in chiave personale attraverso la rivisitazione di modelli iconografici del passato.&nbsp;Ci troviamo probabilmente nell\u2019appartamento parigino di rue Joseph Bara 3, affittato nel 1916 dal suo mercante L\u00e9opoldZborowski per consentire a Modigliani di concentrarsi nel lavoro. Qui inizia l\u2019epoca dei grandi nudi, soggetto rinnovato dall\u2019artista con il suo stile essenziale, di matrice \u201cprimitivista\u201d. La donna \u00e8 distesa su un divano, che il pittore rappresenta attraverso veloci pennellate, quasi a comporre delle aree di colore astratte, disposte intorno alla modella. Un segno scuro definisce le linee del suo corpo, separandolo da queste campiture. Il seno morbido, la bocca socchiusa, le mani intrecciate sotto il mento, le conferiscono una grande sensualit\u00e0, esercitata direttamente nei confronti dell\u2019osservatore su cui punta i suoi profondi occhi privi di pupille, ma non assenti. I nudi di Modigliani, tramite la loro problematizzazione nel contesto artistico e sociale dell\u2019epoca, rappresentano una chiave per comprendere il rapporto tra sessualit\u00e0 e censura di inizio Novecento. Guardare queste opere oggi porta a compiere una riflessione sulla rappresentazione del corpo femminile nel tempo e sulla percezione della donna nella societ\u00e0 dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>Galleria Nazionale dell\u2019Umbria Perugia<\/p>\n\n\n\n<p>Amedeo Modigliani. Nu couch\u00e9, 1917-1918<\/p>\n\n\n\n<p>dal 3 Luglio 2025 al 15 Settembre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica dalle ore 8.30 alle ore 19.30&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento Mostra Un Capolavoro a Perugia Amedeo Modigliani. Nu couch\u00e9, 1917-1918 dal 3 Luglio 2025 al 15 Settembre 2025 Galleria Nazionale dell\u2019Umbria Perugia Ph. Marco Giugliarelli&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 15 Settembre 2025 si potr\u00e0 ammirare alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria Perugia un capolavoro di Amedeo Modigliani all\u2019interno della rassegna \u201cUn capolavoro a Perugia\u201d, questa volta dedicato al Nu couch\u00e9 (1917-1918) di Amedeo Modigliani, proveniente dalla Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli di Torino.\u00a0 Dopo aver potuto ammirare il dipinto Le tre et\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000020150,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000020148","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-arte","10":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/Z81_9654-1920x1280-1.jpg?fit=1920%2C1280&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000020148","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000020148"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000020148\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000020154,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000020148\/revisions\/1000020154"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000020150"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000020148"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000020148"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000020148"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}