{"id":1000019559,"date":"2025-06-28T15:44:04","date_gmt":"2025-06-28T18:44:04","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000019559"},"modified":"2025-06-28T15:44:06","modified_gmt":"2025-06-28T18:44:06","slug":"il-fungo-che-si-nutre-di-radiazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000019559","title":{"rendered":"Il fungo che si nutre di radiazioni"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando gli scienziati hanno inviato il primo robot pilotato a distanza nelle inquietanti stanze della centrale nucleare di Chernobyl gi\u00e0 nel 1991, quindi solo cinque anni dopo il famoso disastro, hanno fatto una straordinaria scoperta. In quelli che credevano luoghi inospitali per ogni forma di vita a causa dell&#8217;alto livello di radiazioni, stava invece crescendo e prosperando uno strano fungo nero. Diversi anni dopo, nel 2007, la professoressa Ekaterina Dadachova dell&#8217;Universit\u00e0 di Saskatchewan approfond\u00ec la questione scoprendo che ben tre specie fungine presenti nel reattore, Cladosporium sphaerospermum, Cryptococcus neoformans e Wangiella dermatitidis, prosperavano e crescevano pi\u00f9 velocemente rispetto ad altre specie di funghi proprio grazie alla presenza di alti livelli di radiazioni, che utilizzavano proprio per produrre l&#8217;energia necessaria ai loro processi metabolici. Le tre specie avevano in comune il fatto di possedere grandi quantit\u00e0 di melanina, il pigmento che si trova anche nella nostra pelle per proteggerla dalle radiazioni solari. La melanina \u00e8 infatti nota per la sua capacit\u00e0 di assorbire la luce e dissipare le radiazioni ultraviolette. In questi funghi la melatonina gli permette di assorbire le radiazioni non solo senza danno ma anzi di utilizzarle appunto a fini energetici, ovvero per convertire le radiazioni gamma in energia chimica, un processo simile alla fotosintesi nelle piante, ma chiamato radiosintesi. Questi funghi peraltro sembra non siano i soli organismi radio trofici: anche alcuni batteri, come il Deinococcus radiodurans presentano una straordinaria resistenza alle radiazioni ionizzanti e sebbene non sia stato dimostrato che si nutra attivamente di radiazioni, la sua capacit\u00e0 di sopravvivere in ambienti estremamente radioattivi lo rende un organismo interessante per la ricerca. Un altro batterio, D. audaxviator, \u00e8 noto per la sua capacit\u00e0 di sopravvivere nutrendosi di rocce radioattive. Gli scienziati stanno studiando le incredibili capacit\u00e0 di sopravvivenza di questi organismi radiotrofici, per cercare di arrivare ad utilizzarli in alcune applicazioni pratiche. Come per esempio il loro impiego quali la possibilit\u00e0 di \u00abripulire\u00bb zone contaminate, oppure di estrarre da esse sostanze utili per proteggere gli esseri umani in aree radioattive. Come nel caso degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), in cui sono esposti a radiazioni di intensit\u00e0 tra le 40 e le 80 volte superiori rispetto a quelle presenti sulla Terra In sintesi, la capacit\u00e0 di alcuni organismi di nutrirsi di radiazioni offre interessanti spunti di ricerca e potenziali applicazioni in diversi campi, dalla protezione degli astronauti alla decontaminazione ambientale, fino allo sviluppo di nuove fonti energetiche. In ogni caso \u00e8 interessante sapere che ovunque vi sia energia, la vita sia in grado di trovare un modo per utilizzarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Armando Gariboldi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando gli scienziati hanno inviato il primo robot pilotato a distanza nelle inquietanti stanze della centrale nucleare di Chernobyl gi\u00e0 nel 1991, quindi solo cinque anni dopo il famoso disastro, hanno fatto una straordinaria scoperta. 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