{"id":1000019318,"date":"2025-06-23T15:17:24","date_gmt":"2025-06-23T18:17:24","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000019318"},"modified":"2025-06-23T15:17:26","modified_gmt":"2025-06-23T18:17:26","slug":"petrolio-in-rialzo-ma-senza-strappi-un-bluff-la-chiusura-di-hormuz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000019318","title":{"rendered":"Petrolio in rialzo ma senza strappi, un bluff la chiusura di Hormuz"},"content":{"rendered":"\n<p>Sono in rialzo i prezzi del petrolio, ma la reazione appare ancora una volta pi\u00f9 contenuta di quanto si prevedesse, con rialzi che si aggirano poco sopra il dollaro sia per la qualit\u00e0 Brent che per il WTI, contro i 3-5 dollari attesi dagli esperti. Un segnale che il mercato non \u00e8 preoccupato per la minaccia di chiusura dello stretto di Hormuz, che sembra a molti un bluff pi\u00f9 che un&#8217;ipotesi realistica, e che sconta l&#8217;effetto bilanciamento prodotto dalla politica di aumento dell&#8217;offerta avviata dall&#8217;Opec+. La settimana prende il via con un rialzo del prezzo del greggio contenuto in misura. Il nuovo contratto di settembre sul Brent scambia a 76,63 dollari al barile, in rialzo di 1,16 dollari (+1,5%) rispetto alla chiusura precedente, mentre il contratto per consegna agosto sul WTI scambia a 75,02 dollari al barile, in aumento di 1,20 dollari (+1,6%) rispetto al precedente. E pensare che nel weekend si prevedeva un&#8217;impennata fra i 3 ed i 5 dollari in risposta all&#8217;escalation Usa-Iran. Sinora, la reazione del petrolio \u00e8 stata molto contenuta: nella settimana di bombardamenti incrociati Israele-Iran c&#8217;\u00e8 stato un aumento delle quotazioni nell&#8217;ordine del 4-6%, mentre da inizio anni la differenza \u00e8 del +3-5%. A frenare l&#8217;impennata concorrono le ipotesi di caduta del regime di Ali Khamenei. Un&#8217;ipotesi non remota e ventilata dallo stesso Trump, dopo l&#8217;attacco ai tre siti nucleari iraniani di Fordo, Natanz ed Esfahan. \u00abNon \u00e8 politicamente corretto usare il termine &#8216;cambio di regime&#8217;, ma se l&#8217;attuale regime iraniano non \u00e8 in grado di rendere l&#8217;Iran di nuovo grande, perch\u00e9 non dovrebbe esserci un cambio di regime?\u00bb ha postato il leader statunitense, aggiungendo Miga e parafrasando il suo slogan per adattarlo all&#8217;Iran (Make Iran Great Again). Per tutta risposta, Teheran ha minacciato la chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transita circa un quarto della domanda mondiale di petrolio, pari a circa 20 milioni di barili al giorno. Una ipotesi che farebbe raddoppiare o anche triplicare i prezzi del petrolio, come avvenuto in passato ogni volta che la minaccia \u00e8 stata anche solo ventilata. Tanto che Jp Morgan ha gi\u00e0 parlato della possibilit\u00e0 di un rialzo del prezzo del greggio fra 130 e 170 dollari se un \u00abcatenaccio\u00bb dovesse concretizzarsi. In realt\u00e0, l&#8217;ipotesi di chiusura dello Stretto di Hormuz appare alquanto improbabile, perch\u00e9 metterebbe in ginocchio per primo l&#8217;Iran.&nbsp;&nbsp;Lo ha spiegato il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, in una intervista, parlando un \u00abazione suicida\u00bb. \u00abLa loro intera economia passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Se vogliono distruggerla e causare disordini nel mondo, credo che sarebbe una loro scelta\u00bb ha affermato Vance, aggiungendo \u00abma perch\u00e9 dovrebbero farlo? Non credo abbia alcun senso\u00bb. Una ipotesi condivisa dal Presidente di Nomisma Energia, Davide Tabrelli, secondo cui i prezzi del greggio sono pressoch\u00e9 stabili, nonostante qualche piccola spinta al rialzo. Secondo l&#8217;esperto, la chiusura dello stretto di Hormuz potrebbe far lievitare il greggio fino a 200 dollari, ma si tratta di un&#8217;ipotesi&nbsp;&nbsp;\u00abestrema\u00bb ed \u00abimprobabile\u00bb. Secondo un&#8217;analisi storica di JP Morgan, dal 1979 ad oggi si sono verificati otto cambi di regime nei principali paesi produttori di petrolio che hanno fatto impennare le quotazioni, facendo lievitare i prezzi in media del 76% sul picco massimo, per poi stabilizzarsi ad un rialzo del 30% circa ai livelli pre-crisi. Ad esempio, i prezzi del petrolio sono quasi triplicati da met\u00e0 1979 a met\u00e0 1980, dopo che la rivoluzione iraniana depose lo Sci\u00e0 e port\u00f2 al potere la Repubblica Islamica e questo ha innescato una recessione economica mondiale. Fra i casi pi\u00f9 recenti c&#8217;\u00e8 la caduta di Gheddafi in Libia, che ha fatto schizzare i prezzi del petrolio da 93 dollari al barile nel gennaio 2011 a 130 dollari al barile nell&#8217;aprile dello stesso anno. Questo ha coinciso con la crisi del debito europeo e la recessione globale. Ma un cambio di regime in Iran avrebbe un impatto molto maggiore della Libia sul mercato petrolifero e sull&#8217;economia globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco Milani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono in rialzo i prezzi del petrolio, ma la reazione appare ancora una volta pi\u00f9 contenuta di quanto si prevedesse, con rialzi che si aggirano poco sopra il dollaro sia per la qualit\u00e0 Brent che per il WTI, contro i 3-5 dollari attesi dagli esperti. 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