{"id":1000018738,"date":"2025-06-13T08:34:15","date_gmt":"2025-06-13T11:34:15","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018738"},"modified":"2025-06-13T08:34:17","modified_gmt":"2025-06-13T11:34:17","slug":"a-milano-una-mostra-dedicata-robert-rauschenberg-uno-dei-piu-grandi-artisti-americani-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018738","title":{"rendered":"A Milano una mostra dedicata Robert Rauschenberg uno dei pi\u00f9 Grandi Artisti Americani del Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 5 Ottobre 2025 si potr\u00e0 ammirare alle Gallerie d\u2019Italia Milano la mostra \u201cUna collezione inattesa. La Nuova Arte degli Anni Sessanta e un Omaggio a Robert Rauschenberg\u201d, a cura di Luca Massimo Barbero. L\u2019esposizione vuole essere un omaggio al grande artista americano Robert Rauschenberg e un itinerario inedito sull\u2019arte contemporanea degli anni Sessanta. L\u2019esposizione, che conta oltre 60 opere, si sviluppa nelle monumentali sale delle Gallerie d\u2019Italia di Milano, offrendo al pubblico un viaggio ricco e articolato che attraversa la grande sperimentazione radicale degli anni Sessanta, per arrivare agli sviluppi pi\u00f9 significativi del decennio successivo. Il percorso si arricchisce di intensi dialoghi tra opere rappresentative della cultura visiva concettuale, sia europea che americana. Le Collezioni di Intesa Sanpaolo, ancora una volta, si rivelano al grande pubblico in modo inatteso e sorprendente, grazie anche al fondamentale contributo della Collezione Luigi e Peppino Agrati, oggi parte del patrimonio artistico della Banca. Un\u2019occasione unica per esplorare l\u2019evoluzione dell\u2019arte contemporanea, attraverso una selezione di lavori raramente esposti.&nbsp; In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Robert Rauschenberg apro il mio saggio dicendo : Robert Rauschenberg nacque dal matrimonio tra Dora Carolina Matson ed Ernest R. Rauschenberg. A sedici anni, il giovane entr\u00f2 all\u2019universit\u00e0 di farmacia e nel 1943 venne chiamato alle armi dalla marina militare statunitense, dove svolse il ruolo di tecnico all\u2019ospedale psichiatrico fino al 1945. Rauschenberg si iscrisse all\u2019Istituto d\u2019arte di Kansas City e in seguito all\u2019<strong>Accademia Julian<\/strong>di Parigi, dove conobbe la sua futura moglie&nbsp;<strong>Susan Weil<\/strong>&nbsp;. Quest\u2019ultima lo convinse a iscriversi al&nbsp;<strong>Black Mountain Collage<\/strong>, dove era diventato professore di pittura&nbsp;<strong>Josef Albers<\/strong>&nbsp;, uno dei fondatori della&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/arte-base\/bauhaus-origini-sviluppo-stile-principali-esponenti\">Bauhaus<\/a>, celebre istituto d\u2019arte tedesco chiuso negli anni Trenta dai nazisti. Tuttavia, il rapporto tra Albers e Robert non fu dei migliori, perch\u00e9 il giovane studente non era compatibile con il rigido metodo di insegnamento del professore di pittura. Nello stesso anno Rauschenberg conobbe il compositore avanguardista&nbsp;<strong>John Cage<\/strong> con il quale instaur\u00f2 una profonda amicizia che diede vita a diverse&nbsp;<strong>collaborazioni<\/strong>. Infatti, il musicista fu uno dei primi a credere nel giovane artista e lo accolse all\u2019interno del movimento New Dada da lui fondato. L\u2019incontro con Cage costitu\u00ec un punto di svolta nella carriera di Robert, poich\u00e9 il musicista lo avvicin\u00f2 a un approccio all\u2019arte pi\u00f9&nbsp;<strong>concettuale<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>performativo.&nbsp;<\/strong>In questi anni, Rauschenberg elabor\u00f2 le sue prime opere che facevano presagire le caratteristiche e le tematiche dei suoi capolavori maturi. Gi\u00e0 all\u2019epoca, l\u2019artista non si limitava all\u2019uso di un\u2019unica tecnica, ma ne&nbsp;<strong>sperimentava<\/strong>diverse, talvolta unendole insieme. Inoltre, anche in questi primi progetti erano presenti certi concetti fondamentali che avrebbe portato avanti per tutta la sua carriera, quali lo&nbsp;<strong>sdoppiamento<\/strong>, la&nbsp;<strong>ripetizione&nbsp;<\/strong>e le&nbsp;<strong>griglie.<\/strong> Nel 1949, Robert Rauschenberg si trasfer\u00ec a&nbsp;<strong>New York<\/strong>, dove entr\u00f2 in contatto con l\u2019<strong>espressionismo astratto<\/strong>, corrente artistica nata negli anni Trenta i cui maggiori esponenti erano&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/arte-base\/jackson-pollock-vita-opere-espressionismo-astratto\">Jackson Pollock<\/a>&nbsp;e&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.finestresullarte.info\/arte-base\/mark-rothko-vita-opere-stile\">Mark Rothko<\/a>&nbsp;. In seguito alla scoperta di questa corrente, Rauschenberg inizi\u00f2 a fondere il suo stile con le vigorose pennellate espressioniste e i simboli astratti. Negli anni a seguire Robert intraprese un viaggio in Europa e in Nord Africa, durante il quale inizi\u00f2 a&nbsp;<strong>combinare<\/strong>&nbsp;dipinti, sculture e oggetti di tutti i tipi per creare un\u2019unica opera. Questi progetti furono importanti per la futura elaborazione della serie C<em>ombines&nbsp;<\/em>(1954-1964), le opere pi\u00f9 importanti di Rauschenberg. Infatti, gi\u00e0 in questi&nbsp;<em>collage<\/em>&nbsp;era ravvisabile l\u2019intento del giovane statunitense di&nbsp;<strong>diminuire la distanza tra l\u2019arte e la vita di tutti i giorni<\/strong><strong>. <\/strong>Nel 1963 venne organizzata la&nbsp;<strong>prima mostra personale<\/strong>&nbsp;dell\u2019artista nel Museo ebraico di New York e l\u2019anno seguente Rauschenberg consolid\u00f2 la sua fama con la vittoria del&nbsp;<strong>Gran Premio alla pittura<\/strong>alla Biennale di Venezia. In occasione dell\u2019esposizione Robert present\u00f2 per la prima volta le sue&nbsp;<em>Combines<\/em>, che ottennero un grandissimo successo.In seguito, Rauschenberg si interess\u00f2 al&nbsp;<strong>mondo tecnologico<\/strong>&nbsp;e avvi\u00f2 una serie di collaborazioni con ingegneri e fisici per creare delle opere d\u2019arte. Questa ricerca conflu\u00ec nella&nbsp;<strong>E.A.T.<\/strong>&nbsp;(Experiments in Art and Technology), un\u2019organizzazione che metteva in contatto artisti e ingegneri per dar vita a delle collaborazioni, che unissero i due campi del sapere.Un altro ambito artistico molto importante fu quello&nbsp;<strong>performativo<\/strong>, dato che Robert disegn\u00f2 costumi e scenografie per vari spettacoli. Tuttavia, lo statunitense non si limit\u00f2 unicamente a lavorare dietro le quinte, ma ide\u00f2 anche numerose performance artistiche. In alcuni casi era lui stesso a dare vita alle esibizioni, in altri integrava le sue opere con aspetti performativi, come il suono nella serie&nbsp;<em>Elemental Sculpture<\/em>&nbsp;(1953-1959) o il passare del tempo in una&nbsp;<em>Combine<\/em>. Robert Rauschenberg nel 1970 si trasfer\u00ec a&nbsp;<strong>Captiva Island<\/strong>, un piccolo villaggio di pescatori sulla costa della Florida, diametralmente opposto alla caotica New York. In questo piccolo paradiso terreste l\u2019artista ebbe modo di riscoprire una&nbsp;<strong>nuova vitalit\u00e0<\/strong>, che influenz\u00f2 le sue opere&nbsp;<strong>schiarendo i suoi colori<\/strong>&nbsp;e spingendolo a usare dei&nbsp;<strong>materiali naturali<\/strong>. Il trasferimento a Captiva Island diede vita al periodo pi\u00f9 fruttuoso della carriera di Robert, che ide\u00f2 diversi capolavori tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Il lavoro eseguito a Captiva Island \u00e8 visibile in opere come i&nbsp;<em>Veneziani<\/em>&nbsp;(1972-1973) e in&nbsp;<em>Mirage<\/em>&nbsp;(1975), nei quali Rauschenberg espresse la sua passione per i materiali trovati e lo studio dei diversi tipi di tessuti. Inoltre, durante il soggiorno nella piccola isola, Robert approfond\u00ec il suo interesse per la tematica ambientale, che divenne centrale in un nuovo progetto a lungo termine:&nbsp;<em>Rauschenberg Overseas Culture Interchange<\/em>, detto ROCI (1984-1991). Anche negli ultimi anni della sua carriera Robert Rauschenberg continu\u00f2 a sperimentare nuove tecnologie e nuovi materiali con lo stesso entusiasmo delle sue prime ricerche artistiche. Nel 1996 venne organizzata una sua&nbsp;<strong>retrospettiva<\/strong>dal Museo Solomon R. Guggenheim di New York, grazie alla quale Robert ebbe modo di ripercorrere tutta la sua carriera. Nonostante Rauschenberg avesse la mano destra paralizzata a causa di un infarto avuto nel 2002, continu\u00f2 a lavorare utilizzando soltanto la mano sinistra fino al 2008, quando mor\u00ec di arresto cardiaco in ospedale. \u00c8 impossibile racchiudere le opere di Robert Rauschenberg all\u2019interno di uno stile o di un genere canonico, perch\u00e9 fin dai primi lavori l\u2019artista texano inizi\u00f2 a&nbsp;<strong>sperimentare diverse tecniche<\/strong>&nbsp;e differenti tipologie di supporto. Inoltre, le sue opere vanno quasi sempre&nbsp;<strong>oltre l\u2019aspetto contemplativo<\/strong>, identificandosi come degli oggetti che&nbsp;<strong>vivono<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>interagiscono<\/strong>con lo spazio dello spettatore. Una delle prime opere di Robert Rauschenberg furono i&nbsp;<em>White paintings<\/em>&nbsp;(1951), dipinti bianchi monocromatici disposti a griglie. I pannelli elaborati da Robert non avevano alcuna caratteristica estetica, ma si realizzavano soltanto una volta entrati in contatto con gli spettatori. I&nbsp;<em>White paintings&nbsp;<\/em>erano come delle opere non completamente realizzate, che necessitavano dell\u2019<strong>intervento attivo<\/strong>dello spettatore per riuscire a esprimere a pieno la loro essenza. Infatti, l\u2019artista aveva pensato i pannelli come delle tele bianche, che non si limitavano a un unico soggetto, ma a&nbsp;<strong>infinite possibilit\u00e0<\/strong>&nbsp;che si imprimevano sulla tela ogni volta che qualcuno o qualcosa vi passava davanti. Nello stesso anno Robert elabor\u00f2 i&nbsp;<em>Black paintings<\/em>&nbsp;(1951), ovvero dei pannelli monocromatici, che rispetto ai&nbsp;<em>White paintings<\/em>&nbsp;si differenziavano per il colore nero e per la loro consistenza. Infatti, questi dipinti erano realizzati con l\u2019aggiunta di fogli di giornale, che a seconda dell\u2019angolatura potevano essere scorti dallo spettatore. In questo modo, Rauschenberg inser\u00ec per la prima volta l\u2019elemento della&nbsp;<strong>sorpresa<\/strong>, che sarebbe diventato fondamentale nell\u2019elaborazione delle sue opere pi\u00f9 importanti: le&nbsp;<em>Combines<\/em>. Ulteriori opere della serie monocromatica furono i&nbsp;<em>Red paintings<\/em>&nbsp;(1953-1954), dei dipinti rossi monocromatici, realizzati con l\u2019aggiunta di&nbsp;<strong>diversi materiali<\/strong>, quali il legno, i fogli di giornale e tanti altri. Intorno al 1954 Robert Rauschenberg invent\u00f2 il termine&nbsp;<em>Combines<\/em>&nbsp;per descrivere le sue ultime opere: delle&nbsp;<strong>combinazioni<\/strong>tra pittura e scultura, che andavano ben oltre le solite categorie artistiche. Infatti, la serie&nbsp;<em>Combines<\/em>&nbsp;includeva delle opere molto diverse tra loro: alcune venivano appese al muro, altre stavano in piedi da sole e i materiali adoperati cambiavano di opera in opera. L\u2019artista inizi\u00f2 a&nbsp;<strong>raccogliere oggetti<\/strong>&nbsp;per strada, nelle discariche e in ogni genere di negozio per poi assemblarli e trattarli insieme. Tramite questo processo Rauschenberg riusciva a dare una&nbsp;<strong>nuova vita<\/strong>&nbsp;agli oggetti scartati dalla societ\u00e0: da una parte elevandoli allo stato di opere d\u2019arte, dall\u2019altra utilizzando il loro effetto di straniamento e sorpresa. Quest\u2019ultimo era causato dalla presenza di elementi inusuali, poich\u00e9 scartati dallo societ\u00e0, all\u2019interno del contesto artistico, finora esclusivo di opere dall\u2019alto valore intellettuale ed estetico. Tra le Combines pi\u00f9 famose vi sono&nbsp;<em>Bed<\/em>&nbsp;(1955) e&nbsp;<em>Monogram<\/em>&nbsp;(1955-1959). Nel primo caso, Robert Rauschenberg appese un&nbsp;<strong>letto<\/strong>a una parete e lo dipinse come un quadro, con delle pennellate molto simili a quelle dei pittori espressionisti astratti. Tramite questo oggetto Rauschenberg riusc\u00ec a trasportare la&nbsp;<strong>dimensione intima<\/strong>&nbsp;dell\u2019artista dinanzi agli occhi dello spettatore, dal momento che il letto costituisce il luogo in cui si susseguono le tappe principali della vita di ogni essere umano. In&nbsp;<em>Bed<\/em>&nbsp;l\u2019effetto sorpresa \u00e8 ottenuto tramite la sostituzione della tela con un letto, ma \u00e8 in&nbsp;<em>Monogram<\/em>&nbsp;che lo straniamento \u00e8 perfettamente raggiunto da Rauschenberg. Infatti, lo spettatore si trova davanti a una&nbsp;capraimbalsamata, appoggiata su una tela stesa per terra, simile a quelle di Jackson Pollock. In un\u2019intervista Rauschenberg spieg\u00f2 che l\u2019opera&nbsp;<strong>non aveva alcun intento polemico<\/strong>, ma che aveva lo scopo di sorprendere lo spettatore. In questo caso l\u2019effetto di straniamento \u00e8 ottenuto tramite la presenza di un essere vivente ormai morto, che&nbsp;<strong>acquista nuova vita<\/strong>, grazie all\u2019elevazione a oggetto artistico. Tra il 1984 e il 1991 Rauschenberg lavor\u00f2 a un progetto artistico su larga scala:&nbsp;<em>Rauschenberg Overseas Culture Interchange<\/em>&nbsp;(ROCI). Per la realizzazione di ROCI Robert viaggi\u00f2 in tutto il mondo, per dar vita a uno&nbsp;<strong>scambio di conoscenze ed esperienze<\/strong>&nbsp;che portasse alla&nbsp;<strong>realizzazione di opere d\u2019arte<\/strong>, frutto di diversi influssi culturali. Lo scopo di Rauschenberg era quello di creare un&nbsp;<strong>dialogo tra culture diverse<\/strong>e dar voce a dei paesi in cui le manifestazioni artistiche venivano represse dalle situazioni economiche o politiche. Tra i progetti pi\u00f9 importanti vi fu&nbsp;<em>ROCI Chile<\/em>&nbsp;(1985), durante il quale Robert visit\u00f2 la miniera di rame di Antofagasta in Cile, dove l\u2019artista locale Benito Rojo gli spieg\u00f2 come usare gli&nbsp;<strong>agenti opacizzanti<\/strong>&nbsp;sul rame. Il risultato di questa esperienza fu una raccolta di dipinti realizzati su un supporto per fotografie serigrafate e la serie&nbsp;<em>Copperhead<\/em>, in tutto quindici dipinti su rame (1985-1996). Inoltre, questa esperienza permise a Rauschenberg di conoscere e riportare in patria le conseguenze del regime repressivo del dittatore Augusto Pinochet sulla popolazione cilena, che invece erano state occultate e mascherate negli Stati Uniti. Robert Rauschenberg \u00e8 stato uno dei&nbsp;<strong>pi\u00f9 grandi innovatori<\/strong>&nbsp;nel mondo dell\u2019arte contemporanea e il suo contributo \u00e8 stato fondamentale per andare oltre la categorizzazione classica dei generi artistici. Ecco perch\u00e9 il cuore della mostra \u00e8 il Salone Scala, interamente dedicato all\u2019omaggio del grande artista Robert Rauschenberg. Il 2025 segna il centenario della sua nascita e, in questa occasione speciale, viene celebrato per la prima volta il suo profondo legame con l\u2019Italia e con Peppino Agrati, amico e collezionista. Grazie a questo legame, \u00e8 possibile presentare insieme un nucleo di 17 opere, tra cui il capolavoro Blue Exit del 1961. Questo tributo si ricollega a uno degli aspetti fondamentali della ricerca di Rauschenberg, che, fin dai suoi esordi con la monocromia degli anni Cinquanta, ha ridefinito il concetto di Neo-Dada, diventando uno dei protagonisti assoluti della cultura visiva internazionale degli anni Sessanta. Particolare rilevanza anche in questo caso riveste il legame tra Peppino Agrati e Lucio Amelio, rappresentato in mostra dall\u2019opera Trasmettitore Argento Glut del 1987 e proveniente dalla storica esposizione organizzata dal gallerista napoletano. Accanto alle grandi opere e ai disegni, la mostra include litografie straordinarie che raccontano non solo l\u2019evoluzione tecnica che Rauschenberg ha reso innovativa, ma anche il suo rapporto con le immagini e i temi della societ\u00e0 e della politica dell\u2019epoca. Questa \u00e8 la prima volta che l\u2019intero nucleo di opere di Robert Rauschenberg proveniente dalle Collezioni Luigi e Peppino Agrati viene esposto al pubblico. Un\u2019occasione unica per sottolineare l&#8217;importanza che il maestro americano ha attribuito alla composizione e alla grafica, elementi fondamentali del suo linguaggio artistico. La selezione di opere si apre con capolavori significativi che esplorano il monocromo, uno degli aspetti centrali della ricerca artistica tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta. In questo contesto, la presenza di artisti come Yves Klein, Lucio Fontana e Piero Manzoni risulta fondamentale, rappresentando emblematicamente la ricerca europea di quel periodo. Queste opere si confrontano, in un dialogo vivace e serrato, con le nuove generazioni di artisti le cui ricerche aprono gli anni Sessanta, tra cui spiccano due rare opere di Giulio Paolini, un monocromo di Robert Ryman e una giovanile quanto sorprendente opera in piombo di Richard Serra. Come in un azzeramento della superficie, il curatore propone un confronto tra i grandi maestri dell\u2019arte contemporanea provenienti da due sponde opposte dell\u2019Oceano, in un dialogo tra minimalismo e monocromia. L\u2019esposizione offre l\u2019opportunit\u00e0 di ammirare opere di Carl Andre, protagonista della scultura minimalista americana, affiancate da due importanti lavori di Robert Mangold, artista raramente visibile nelle collezioni europee. A queste si uniscono due capolavori di Enrico Castellani: Superficie bianca (Omaggio all\u2019alba) e Superficie bianca. Dittico. Un momento di approfondimento del nuovo immaginario degli anni Sessanta si sviluppa nella sala successiva, dove due leggii di Giulio Paolini &#8211; la cui presenza punteggia l\u2019intero percorso di mostra &#8211; dialogano con due opere specchianti di Michelangelo Pistoletto, rispettivamente del 1967 e del 1979, e si intrecciano simultaneamente con il lavoro giovanile del maestro Jannis Kounellis del 1960. Questo spazio, creando un gioco di rimandi e riflessi ideali e concettuali, arricchisce la comprensione dell&#8217;evoluzione dell&#8217;arte in quegli anni cruciali di ricerca. Successivamente, in uno spazio concentrato e intensamente significativo, sei disegni realizzati con polvere da sparo introducono il pubblico all&#8217;opera del grande maestro californiano Edward Ruscha e si confrontano con tre opere in piombo di Jasper Johns, lo stesso artista che appare ritratto nell&#8217;opera di Giulio Paolini del 1967. Questo dialogo diventa cos\u00ec emblematico dello scambio serrato \u2013 sia concettuale che pittorico \u2013 che ha caratterizzato gli anni Sessanta, mettendo in relazione le esperienze artistiche dei due continenti. A questa selezione risponde la grande sala d\u2019angolo, che, grazie all&#8217;ingresso della Collezione Luigi e Peppino Agrati nel patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo, offre per la prima volta a Milano l\u2019opportunit\u00e0 di ammirare le tre serie di dieci serigrafie originali di Andy Warhol: Marilyn, Electric Chairs e Mao Tse-Tung. Queste opere su carta costituiscono una riflessione sulla bellezza, sulla caducit\u00e0 del tempo e sulla potenza della comunicazione. In aggiunta, sar\u00e0 possibile ammirare Waco, Texas di James Rosenquist, un&#8217;opera che arricchisce ulteriormente il percorso espositivo, rappresentando anch&#8217;essa un capitolo significativo della cultura pop. Il dialogo sul nuovo immaginario degli anni Sessanta si sviluppa anche nelle due ultime sale perimetrali del Salone Scala, dove sono esposte opere raffinate e intime di Roy Lichtenstein. Tra queste, spicca Mirror #2 del 1970, un pezzo silenzioso e quasi minimale, che, insieme a Brushstroke del 1965, diventano un simbolo emblematico della cultura Pop americana. Il dialogo prosegue con la figura di Jean-Michel Basquiat, che, ancora giovanissimo, espone sotto lo pseudonimo di SAMO nella galleria Mazzoli di Modena. L\u2019artista intrattiene anche un profondo legame con l\u2019Italia e con Napoli, grazie anche al gallerista Lucio Amelio, sodale di Peppino Agrati. Il ponte culturale tra Italia e Stati Uniti trova simbolicamente espressione anche grazie alla presenza di Francesco Clemente che, nel 1984, lavor\u00f2 nel celebre lavoro collettivo a quattro e sei mani proprio con Basquiat e Andy Warhol, qui rappresentato con la serie Vesuvius. Il percorso espositivo rappresenta una nuova straordinaria opportunit\u00e0 per approfondire e valorizzare i numerosi temi, autori e movimenti presenti nelle Collezioni Intesa Sanpaolo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.75301%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/DSC4509-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000018745\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000018745\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/DSC4509-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" 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Con questa mostra prosegue la valorizzazione della Collezione nelle Gallerie d\u2019Italia, dopo le mostre \u201cArte come rivelazione. Opere dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati\u201d nel 2018 e \u201cUna Collezione Inattesa: Viaggio nel contemporaneo tra pittura e scultura\u201d nel 2023. La Collezione Luigi e Peppino Agrati fu creata a partire dal 1968 dai due importanti industriali, eredi ed esponenti della borghesia illuminata lombarda. Dopo la morte di Peppino, il testimone \u00e8 stato raccolto dal fratello Luigi che, insieme alla moglie Mariuccia Fumagalli, ha deciso di donare questo tesoro a Intesa Sanpaolo. Si tratta di lavori unici di Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Robert Rauschenberg, Christo, Robert Ryman e, accanto ad essi, di una folta schiera di artisti italiani fra i pi\u00f9 prestigiosi, tra i quali Lucio Fontana, Piero Manzoni, Mario Schifano, Alberto Burri, Fausto Melotti. Con molti di essi, gli Agrati hanno avuto un rapporto di dialogo e di amicizia. Dall\u2019Informale alla Pop Art, dall\u2019Arte Povera alla Conceptual Art per arrivare al Neoespressionismo e alla Transavanguardia, la collezione attraversa e intreccia i movimenti che hanno segnato il percorso dell\u2019arte non solo italiana ma internazionale nella seconda met\u00e0 del Novecento. La collezione \u00e8 il risultato di una passione profonda, di una sensibilit\u00e0 intellettuale e sociale rivolta ai singoli artisti e al contesto in cui operarono. La raccolta rivela la stretta relazione che intercorse tra collezionista, artista e significato dell\u2019opera d\u2019arte. In occasione del finissage della mostra, Allemandi pubblicher\u00e0 un volume di approfondimento sul nucleo di opere di Rauschenberg della Collezione di Luigi e Peppino Agrati.<\/p>\n\n\n\n<p>Galleria d\u2019Italia Milano<\/p>\n\n\n\n<p>Una collezione inattesa. La Nuova Arte degli Anni Sessanta e un Omaggio a Robert Rauschenberg<\/p>\n\n\n\n<p>dal 30 Maggio 2025 al 5 Ottobre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec dalle ore 9.30 alle ore 22.30<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento della Mostra Una collezione inattesa. La Nuova Arte degli Anni Sessanta e un Omaggio a Robert Rauschenberg dal 30 Maggio 2025 al 5 Ottobre 2025 Ph. Maurizio Tosto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 5 Ottobre 2025 si potr\u00e0 ammirare alle Gallerie d\u2019Italia Milano la mostra \u201cUna collezione inattesa. La Nuova Arte degli Anni Sessanta e un Omaggio a Robert Rauschenberg\u201d, a cura di Luca Massimo Barbero. 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