{"id":1000018554,"date":"2025-06-09T11:49:53","date_gmt":"2025-06-09T14:49:53","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018554"},"modified":"2025-06-09T11:49:54","modified_gmt":"2025-06-09T14:49:54","slug":"a-marsala-una-mostra-dedicata-a-piero-guccione-e-leonardo-sciascia-un-racconto-di-una-grande-amicizia-tra-due-intellettuali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018554","title":{"rendered":"A Marsala una mostra dedicata a Piero Guccione e Leonardo Sciascia Un Racconto di una Grande amicizia tra due Intellettuali"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 19 Ottobre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Convento del Carmine Marsala la mostra dedicata a Piero Guccione e Leonardo Sciascia \u2013 \u2018Piero Guccione \u2013 Leonardo Sciascia. Cronaca pittorica di una amicizia\u2019 a cura di Sergio Troisi. \u00a0L\u2019esposizione \u00e8 una produzione dell\u2019Ente Mostra di Pittura Contemporanea \u201cCitt\u00e0 di Marsala\u201d\u00a0nata da un\u2019idea dell\u2019Archivio Piero Guccione. In mostra saranno una\u00a0cinquantina di opere del maestro di Scicli il 5 maggio ricorreva il 90\u00b0 anniversario della nascita, \u00a0possiamo vedere in mostra una selezione di lettere che, scambiate fra i due intellettuali nell\u2019arco di circa vent\u2019anni, ne documentano i sentimenti di stima e la profonda amicizia. Introdotte dalle\u00a0prefazioni\u00a0scritte da Sciascia per alcune mostre e pubblicazioni di Guccione negli anni Settanta e Ottanta, sono in mostra a Marsala oli, pastelli e disegni provenienti da collezioni private di tutta Italia. Ad animare il percorso espositivo, sono poi una dozzina di\u00a0lettere autografe selezionate dal ricco carteggio fra i due autori: vergate a mano o dattiloscritte, oltre a introdurre i visitatori nella fascinazione di formule epistolari oramai perdute per non parlare di incontri mancati o appuntamenti falliti consentono di entrare nelle trame e nei sentimenti della loro amicizia e di indagare il pensiero dell\u2019uno e dell\u2019altro anche in relazione al\u00a0contesto storico- politico del tempo, del quale lo scrittore di Racalmuto fu uno dei protagonisti come consigliere comunale a Palermo e poi come deputato a Roma.\u00a0In una mia ricerca storiografica e scientifica sulle figure di Piero Guccione e Leonardo Sciascia apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che \u00a0Piero Guccione \u00e8 stato definito da\u00a0<strong>Gesualdo Bufalino\u00a0<\/strong>come\u00a0<em>\u2018Colui che ha scoperto la giuntura fra quelle due parallele apparentemente incomunicabili che sono la verit\u00e0 e l\u2019incantesimo\u2019. <\/em>Uno dei pi\u00f9 grandi pittore italiani dei nostri tempi, forse il pi\u00f9 \u201cceleste\u201d con le sue straordinarie opere dedicate all\u2019azzurro del cielo e del mare della ragusana Sampieri, forse il pi\u00f9 misterioso tra gli artisti contemporanei, forse\u2026Senza dubbio, Guccione \u00e8 stato solo Guccione, e per sempre lo sar\u00e0: l\u2019unico, irripetibile, grandioso! Si forma in Sicilia, nel 1954 si trasferisce a Roma dove completa gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti ed entra in contatto con Renato Guttuso, di cui sar\u00e0 l\u2019assistente alla Cattedra di Pittura (1966-69). La pluriennale collaborazione con il grande maestro influenza notevolmente le inclinazioni realiste del Guccione, che in seguito, subiranno anche il fascino di uno straordinario Francis Bacon. A Roma, Guccione \u00e8 tra i fondatori del gruppo \u201cIl pro e il contro\u201d (insieme a Attardi, Calabria, Farulli, Guereschi, Gianquinto e Vespignani): un collettivo che ha rappresentato un punto di riferimento per la pittura realista di quegli anni. Gli esordi di formazione e di sperimentazione dell\u2019arista siciliano, sono comunque caratterizzati da una grande autonomia e nel tempo lo porteranno a compiere uno straordinario, infinito e singolare viaggio creativo in solitaria, caratterizzato da numerosi riconoscimenti in Italia e all\u2019estero. I primi anni Sessanta, vedono un alternarsi di opere dedicate al tema della condizione umana (non di rado nella versione ciclica) con i temi concentrati sulla bellezza della natura e del paesaggio circostante. Temi forse comuni, ma affrontati con un linguaggio innovativo e fortemente personale, che si evolve e cristallizza con il passare del tempo, per diventare immediatamente riconoscibile e non somigliare, mai pi\u00f9, a nessuno. Sono gli anni delle terrazze assolate, delle ritmiche cancellate di ferro, delle immagini contorte riflesse nelle lamiere delle automobili, dei neri fili elettrici che fendono l\u2019azzurro dei cieli, delle totemiche antenne sui tetti romani. Un mondo frammentato, fatto a pezzi, racchiuso in scorci insoliti da un taglio quasi fotografico. Nel 1979, Guccione ritorna per sempre nella natia Sicilia, dove si stabilisce in campagna tra Scicl\u00ec e Modica. Una decisione determinante ed eroica, un tentativo di trovare quell\u2019Itaca sognata a lungo, dove vivere e creare in santa pace, abbandonando definitivamente le metropoli con la loro effervescenza culturale e artistica, luoghi in cui anche i riconoscimenti della critica sono stati notevoli e significativi. Comincia allora, l\u2019avventura infinita dell\u2019acqua, del cielo e della natura iblea. Il mare diventa l\u2019assoluto protagonista della sua ricerca artistica e stilistica, tutto si tramuta in linee orizzontali, mai troppo nette e definite fino in fondo. Il confine tra l\u2019acqua e le nuvole \u00e8 sempre pi\u00f9 labile, anche se si riescono ancora a scorgere le sagome delle petroliere. Al nebuloso orizzonte si interpongono, come guide per lo sguardo, le sottili tracce dei fili elettrici. L\u2019azzurro piatto e baluginante avvolge tutto, creando una coltre indecifrabile, un velo di mistero, una foschia impenetrabile. Con gli anni, quel mare quieto e fiabesco, comincia a trasformarsi, diventa inquieto e minaccioso, protagonista di ansie e di ripensamenti. Cambiano i ritmi, le linee orizzontali si increspano, mutano le cromie, assumendo toni rosati e violacei. Meraviglia e stupore, incanto e devozione, una sorta di \u201cvisibilio\u201d (come lo definisce Gesualdo Bufalino), cio\u00e8 l\u2019estasi dello sguardo, dell\u2019occhio che si innamora del Creato, muovono la mano dell\u2019artista e poi, suscitano nello spettatore un\u2019onda di sentimenti inusuali, che difficilmente oggi, si possono provare davanti ad un\u2019opera d\u2019arte. I dipinti di Guccione, a prima vista semplici e sintetici, in effetti sono di grande complessit\u00e0. L\u2019artista non si pone mai il problema della propria contemporaneit\u00e0 come linguaggio, ma \u00e8 sempre un vero contemporaneo nella lettura, nella interpretazione e nella restituzione creativa della realt\u00e0, inestricabile sintesi tra sguardo, mente, cuore, passione e pulsione. Il suo personale dialogo con l\u2019azzurro del cielo e del mare \u00e8 sempre solitario, \u00e8 solo suo, pu\u00f2 essere condivisibile con gli altri solamente dopo averlo dipinto. Un mondo a parte, intimo e pieno di poesia, illuminato da una luce morbida, pervaso fino all\u2019ultimo confine della terra da un azzurro celestiale, una fiaba infinita tessuta da un narratore toccato, per sempre, da una grazia divina. In occasione dei cinquant\u2019anni di Piero Guccione un gruppo di artisti e scrittori siciliani tra cui Bufalino e Sciascia offrono al \u00abGiornale di Scicli\u00bb una loro riflessione sull\u2019opera dell\u2019artista. Il contributo di Sciascia \u00e8 interamente teso a individuare nella pittura di Guccione quei nuclei di interesse che da sempre lo attraggono nelle creazioni figurative tanto da farle coincidere con indici identificanti la stessa esperienza artistica. Il valore del percorso espressivo di Guccione risiede nell\u2019essere manifestazione di un genuino e incondizionato amore per l\u2019ideazione, la costruzione artistica in quanto essa ha insieme di pi\u00f9 radicalmente sentimentale e materiale. Da qui l\u2019esordio della pagina sciasciana che immediatamente con il riconoscimento \u00abmi pare non ci sia pittore, oggi, che pi\u00f9 di Guccione ami la pittura\u00bb assegna implicitamente un giudizio di valore positivo, attraverso cui misurare tutta la distanza da quella direzione molto contemporanea dell\u2019arte che la restringe a puro esercizio concettuale (\u00abintorno a noi c\u2019\u00e8 molta riflessione sulla pittura, da parte dei pittori: e in senso mentale, del pensarci e del pensarla, e in senso fisico, dello specchiarla, dello specchiarne qualche momento, e con preferenza per qualche frantume, per qualche scheggia. Di amore in giro ce \u00e8 poco: ed \u00e8 constatazione che si pu\u00f2 anche devolvere ad altre arti, alla letteratura\u00bb), una disposizione tanto pi\u00f9 grave in quanto segna una separazione che pregiudica quel connubio vitale tra il mestiere, espressione della mano e della mente, e l\u2019universo percettivo-emotivo da cui derivano gli stimoli che la tecnica forma. Ecco allora che \u00ab la parola amore sta qui, per me, in luogo di poesia, ma comprendendo anche inseparabilmente il mestiere: assiduo e sempre pi\u00f9 ricco, affinato, sottile\u00bb. Un quadro di Guccione secondo Sciascia \u00abd\u00e0 il senso dell\u2019amore e della poesia: l\u2019occhio vi si posa e vi indugia come su qualcosa di raro, di ricreante, che ancora ci fa sentire valida, autentica, l\u2019equazione bellezza-verit\u00e0\u00bb.(L. SCIASCIA, Il senso dell\u2019amore e della poesia, in \u00abIl Giornale di Scicli\u00bb, Scicli, 5 maggio 1985, p.3.). Mentre nel 1984 Sciascia scrive un breve testo di presentazione per il catalogo della mostra che la galleria \u00abLa Tavolozza\u00bb di Palermo dedica al tema del \u2018paesaggio ragusano\u2019 esponendo in contemporanea, gli uni di fronte alle altre, dipinti di Piero Guccione e fotografie di Giuseppe Leone. Questo itinerario espositivo comparante d\u00e0 modo a Sciascia di riflettere sulle specificit\u00e0 delle due forme espressive attraverso per\u00f2 la formulazione di un discorso fortemente unitario che rileva e fa proprio un movimento intenzionale comune. L\u2019intera riflessione sembra in effetti voler confutare quel pregiudizio diffuso (il quale, sostiene Sciascia meriterebbe un posto nel Dictionnaire des id\u00e8es re\u00e7ues di Flaubert) che fa della vicinanza di una pittura alla verosimiglianza della fotografia, o della somiglianza di una fotografia alla capacit\u00e0 evocativa della pittura, supremo motivo di pregio, attraverso una sua ripresa continua che subisce ogni volta un ribaltamento. Niente di peggio infatti per un dipinto il \u2018sembrare\u2019 una fotografia, come niente di peggio per una fotografia \u2018sembrare\u2019 un dipinto: direbbe di una forzatura e di un tradimento della potenzialit\u00e0 specifica, della loro intima vocazione. Il rapporto invece tra i lavori di Guccione e Leone entrambi vicini nell\u2019oggetto ritratto (il paesaggio ragusano appunto) ha una pi\u00f9 profonda radice: risiede in un comune \u00abstato d\u2019animo\u00bb che affratella chi in quel paesaggio \u00e8 nato e vive. E le rispondenze, i rassomiglianti effetti tra le due forme espressive laddove si diano sono da intendere come omaggio, \u00abnon senza una certa ironia\u00bb, alla poetica \u2018altra\u2019 del proprio \u2018simile\u2019. (L. SCIASCIA, Presentazione, in Piero Guccione-Giuseppe Leone. Catalogo della mostra, Palermo, Galleria \u00abLa Tavolozza\u00bb, 1984- 1985, s. n. p.). Sempre \u00a0nel 1984 Sciascia stende ancora una presentazione ad un altro volume di Piero Guccione, Diario parigino, contenente un ciclo di disegni che \u00abhanno una storia\u00bb, e \u00abuna storia raccontano\u00bb quella di \u00abuna Parigi estrema e angosciosa meta \u201cmedicale\u201d, di efficienti cliniche e di prestigiosi guaritori\u00bb. Lo scritto riporta in apertura una lunga citazione dalla ventesima lezione di Alain, ultimo anello di quella catena consueta di riferimenti in merito all\u2019arte del disegno che parte da Diderot, per arrivare a Baudelaire e quindi appunto ad Alain, con cui sempre Sciascia delimita, soprattutto nelle preliminari zone di avvicinamento, il campo della propria meditazione su coloro che a quell\u2019arte si applicano con onesta e sentita ispirazione. Guccione rientra infatti nel novero di quei pochi consapevoli della \u00abforza\u00bb creativa della linea e della profondit\u00e0 della sua \u00abchiarezza\u00bb: egli \u00e8 un disegnatore-colorista, secondo quanto indica Baudelaire, che \u00abesclude \u201cla verit\u00e0 dei colori\u201d\u00bb realizzando un tratto compiuto e autonomo, attraverso cui il tema \u00abdell\u2019ansiet\u00e0\u00bb connessa alla malattia e alla degenza vi \u00e8 sviluppato \u00abossessivamente, e come se in ogni cosa l\u2019oscura apprensione si addensasse\u00bb. (L. SCIASCIA, Presentazione, in P. GUCCIONE, Diario parigino, Busto Arsizio, Edizioni Bambaia, 1984, pp. 5-7.).\u00a0 <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:62.70265%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Giuseppe-Leone-Leonardo-Sciascia-Piero-Guccione-1982-Img444.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000018559\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000018559\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Giuseppe-Leone-Leonardo-Sciascia-Piero-Guccione-1982-Img444.jpg?fit=1024%2C766&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1024,766\" data-comments-opened=\"0\" 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Nell\u2019ideale corrente interna che tra gli scritti segna il motivo del rapporto illustrativo tra letteratura e arte questa pagina dedicata ai disegni di Guccione per Il Gattopardo segna non solo una tappa ulteriore ma un punto di perfetta realizzazione di quel dialogo a cui aspira l\u2019incrocio reciprocamente interpretante tra parola scritta e realizzazione iconica. In questa direzione Sciascia costruisce il testo con insuperabile finezza architettonica: sceglie infatti di strutturare l\u2019argomentazione simmetricamente, aprendo con una digressione apparentemente divagante, l\u2019elenco della lunghissima serie di titoli \u2018araldici\u2019 dei Lampedusa antenati dell\u2019autore, a cui fa corrispondere il senso di un\u2019estensione spaziale assunto come linea ermeneutica guida nella sua \u2018lettura\u2019 del lavoro di Guccione. Come quei titoli infatti \u00abcorrispondevano a un concreto possedimento dei luoghi di cui erano nome e costituivano ricchezza e rendita\u00bb cos\u00ec vi \u00e8 un\u2019intrinseca dilatazione implicata nelle illustrazioni di Guccione che paiono cogliere il \u00abdispiegarsi del paesaggio, del suo variare, del suo sciogliersi nei colori e nella luce: ma vi \u00e8 implicita anche la profondit\u00e0 della presenza umana, della storia umana nella sua particolarit\u00e0 e insomma di quel rapporto tra la natura e l\u2019uomo per cui la natura produce una particolare civilt\u00e0 e quella civilt\u00e0 impronta di s\u00e9 la natura: circolarit\u00e0 che si ripete in ogni luogo abitato dall\u2019uomo, in ogni luogo che ha storia\u00bb. Quella di Guccione \u00e8 quindi una restituzione \u00abvisuale\u00bb di un paesaggio emblematico di una \u00abcondizione umana, di una storia, di un destino\u00bb, dei cui meccanismi e necessit\u00e0 il pittore cerca di \u00abindovinare le leggi\u00bb, di, come propriamente indicato da Tommaseo, \u00abstrologare\u00bb una \u00abirredimibile\u00bb realt\u00e0. (L. SCIASCIA, Guccione e il \u00abGattopardo\u00bb, in Piero Guccione. Opere 1957-1989, a cura di M. Goldin, Milano, Electa, 1989, pp. 44-45.) Infine Sciascia crea un esercizio riflessivo di Sciascia consiste cos\u00ec nell\u2019accostare tale \u2018esperienza\u2019 creativo produttiva a quella fruitiva che ne diventa la controparte speculare. Di una simile messa a confronto consiste allora la via \u2018personale\u2019 della critica sciasciana, da intendersi come soluzione in proprio e altres\u00ec come costruzione discorsiva che coinvolge direttamente il locutore, in termini che non ci stupisce scoprire squisitamente stendhaliani. Mostra di agire qui infatti il modello della narrazione memoriale dell\u2019io che Stendhal ha largamente e variamente praticato. Per tale ragione, in quell\u2019avvicinare esperienza ad esperienza molte delle pagine d\u2019arte sciasciane sono costruite, al modo di un \u00absouvenir d\u2019\u00e9gotisme\u00bb, sceneggiando i passi di una \u2018avventurosa\u2019 scoperta progressiva, che se pu\u00f2 prescindere dal resoconto dettagliato della visione, non risparmia il gusto per il quadro d\u2019atmosfera, l\u2019indugio sull\u2019occasione, la circostanza che ne ha permesso la realizzazione. Si delinea in questo modo una zona di autorappresentazione in cui lo Sciascia critico-spettatore sembra volersi raccontare come un \u2018personaggio\u2019. Cos\u00ec vestito dei suoi stessi panni, costruisce alcuni dei suoi scritti secondo un schema ricorrente, ovvero mostrando la propria maschera impegnata in una precedente inchiesta imbattersi fortuitamente nella scoperta di un\u2019opera attraverso cui sperimenta un complesso di valore che risignifica il proprio stesso percorso di ricerca. Nelle non poche occorrenze di questo particolare impianto ideativo si intuisce perfettamente quanto il referente stendhaliano sia ripreso in termini di articolazione complessa. Nello scrittore francese la sperimentazione del racconto egotico raggiunge esiti variamente collocati lungo un ampio spettro che va dall\u2019aneddoto episodico riportato in modo secco e (almeno apparentemente) immediato, a diversi grandi di rielaborazione e complicazione in senso finzionale. La memorialistica di Stendhal \u00e8 stabilita insomma sulla linea di assonanza lontana ma calamitante della cifratura personale rifranta oltre la soglia dell\u2019invenzione. La spinta al resoconto \u2018anatomico\u2019 degli eventi si determina sotto l\u2019imperioso stimolo di una domanda che ha la radicalit\u00e0 delle questioni esistenziali e la vaghezza della curiosit\u00e0 estemporanea: \u00abquel\u2019homme suis-je?\u00bb\u00a0 . Il desiderio di conoscere\/conoscersi sostiene dunque trasversalmente lo sforzo di, appunto, ricostruirsi. La capillarit\u00e0 della domanda costituisce di per s\u00e9 un principio di ricomposizione, propriamente di unit\u00e0\u00a0 , che immediatamente scopre un\u2019evidente parentela con le costruzioni \u2018romanzesche\u2019. E il terreno su cui si gioca la partita tra evento-documento e continuit\u00e0 invenzione \u00e8 ancora una volta quello del tempo. Tanto le memorie quanto i romanzi stendhaliani sono attraversati da un andirivieni temporale per molti aspetti simile. Nei secondi come nelle prime infatti la consequenzialit\u00e0 risulta secondaria alla resa percettiva del soggetto sceneggiato: per via di una messa a fuoco singolare la linearit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec sempre passibile si interruzione, salti e riprese. Allo stesso modo Sciascia, negli esempi che si sono citati, fa confluire diversi piani temporali che aprendo scorci in avanti e indietro collocano la vicenda in un quadro complessivo ri-costruttivo e ri-sementaizzante. Il metodo di interazione sciasciana con le autorialit\u00e0 d\u2019elezione mostra allora una volta di pi\u00f9 di costituirsi in forma problematizzante, lavorando sulle maglie aporetiche del modello per farne un cuneo intuitivo. Il valore di tale ininterrotta conversazione con l\u2019esempio stendhaliano risiede nella volont\u00e0 di Sciascia a interrogarne, percorrerne la linea di faglia dello statuto stilistico: la costellazione di episodi narrata dal soggetto si rende mappa che registrando l\u2019indice delle sensazioni pu\u00f2 ricostruire indirettamente, per via simultanea, una porzione di realt\u00e0. Facendo proprio il modello prospettico stendhaliano Sciascia si rendere capace di vedere e leggere nel lavoro artistico dei suoi contemporanei l\u2019espressione del proprio tempo, che \u00e8, appunto, il \u2018tempo egotico\u2019 della soggettivit\u00e0. Cos\u00ec concepito il discorrere d\u2019arte si rende espressione esso stesso del moderno paradigma del punto di vista artistico: introiettato, soggettivo, che delle realt\u00e0 restituisce un\u2019immagine personale, di fatto \u00abegotica\u00bb. Sciascia trasferisce allora il valore ermeneutico del segno nel suo esercizio critico: se tralascia di interrogare le strutture linguistiche \u2018dure\u2019 dell\u2019arte non manca di riconoscerne la partecipazione ad una pi\u00f9 vasta e complessiva forma mentis propria della cultura europea la cui caratteristica peculiare \u00e8 stata riconosciuta essere \u00abla creazione di s\u00e9 stessa come storia\u00bb. Su questo solco si collocano anche gli auspicati progetti di biografie artistiche, che numerosi affollano gli scritti d\u2019arte: realizzandoli Sciascia dipingerebbe un\u2019esperienza sceneggiata come storia, ipso facto teleologica, data la sua sostanza temporale. \u00c8 quindi sulle vestigia dell\u2019interazione tra temporalit\u00e0 e intenzionalit\u00e0 metafisica del desiderio che la riflessione di Sciascia di volta in volta si costruisce: per esse si determina quel nocciolo energetico-esplorativo che, come si \u00e8 visto, articola \u2018semanticamente\u2019 le differenze e rende l\u2019esposizione all\u2019opera d\u2019arte e il ragionamento su di essa una effettiva \u00abprassi\u00bb di cambiamento. Divagare attorno alla materia delle opere, invero, non \u00e8 soltanto l\u2019effetto di un ragionare scetticamente che per via negativa faccia spazio al diverso, o al modo indicato da Derrida e Levinas all\u2019altro che viene, ma pure quell\u2019avvincersi caramente ad un oggetto, l\u2019indugiarvi teneramente con il pensiero che \u00e8 tipico della stendhaliana \u00abcristallizzazione\u00bb amorosa che \u00e8 anche, insieme, cristallizzazione creativa. Per tale ragione la \u00abfunzione Stendhal\u00bb, \u00e8 tanto determinante all\u2019interno degli scritti: per essa la \u00abdiligenza\u00bb critica si riequilibra nella controparte \u00abvoluttuosa\u00bb di una chasse au bonheur che ha come primaria espressione l\u2019estemporaneit\u00e0, la diversione, il mascheramento. \u00c8 su tale fondamenta esemplare che Sciascia rivendica la liceit\u00e0 del proprio approccio amatoriale, della spinta a all\u2019appagamento sensoriale e intellettuale. Cos\u00ec se nello Stendhal romanziere quella chasse si fa \u00abprincipio dinamico dell\u2019atto creativo\u00bb, in sede critica essa rifluisce nella potenza proiettiva del soggetto che si trova riflesso nell\u2019infinita possibilit\u00e0 delle associazioni. Questo rimandare incessantemente ad altro, questo poter essere sempre altro, rappresenta una condizione di massima apertura dell\u2019io che viene a coincidere con tutto l\u2019esistente facendosi tramite per la sua connessione. La dispersione si trova per\u00f2 sempre ricomposta da quello stesso principio \u00absub specie cupiditatis\u00bb che ne determina l\u2019inesausto rinnovamento: com\u2019\u00e8 proprio di Stendhal che lascia \u00abintendere accanto ai sentimenti e alle azioni descritte, altre azioni e altri sentimenti possibili: una possibilit\u00e0 inesauribile, aperta ad una inesauribile appropriazione che si rinnova e moltiplica ad ogni rilettura\u00bb, Sciascia col suo divagante suggerire dimensioni ulteriori, sincroniche e parallele tende di massima ad una totalit\u00e0, in un\u2019estravagante forma di realismo da \u2018pulsione desiderante\u2019. Le divagazioni restituiscono la simultaneit\u00e0, \u2018rispondono\u2019 alla sinonimia della realt\u00e0. Se quindi si conosce per via divagante e il moto, la spinta a comprendere \u00e8 espressione ontologica del desiderio, allora l\u2019effetto secondario di realismo a cui si perviene \u00e8 la massima espressione di quella longhiana tensione letteraria che anima la critica d\u2019arte sciasciana. Tuttavia si deve tenere presente che cos\u00ec come quella vocazione letteraria non si concretizza mai in un risultato coerentemente romanzesco, ugualmente il realismo che siamo venuti delineando \u00e8 pi\u00f9 un orientamento percettivo di fondo che un sistema di contenuto perfettamente compiuto. Alcune delle pagine sciasciane, anzi, per la particolare brevit\u00e0 che le connota, sono molto lontane da ambizioni rappresentative di ampio respiro: in molti casi infatti non si ha che la rapida nota di un\u2019impressione lontana da giudizi di valore complessivi, articolati, e \u2018tecnicamente\u2019 avveduti. Ma anche laddove sembri lasciare posto ad un pi\u00f9 netto e scarno carattere cronachistico, accompagnando la notizia di una mostra con concise considerazioni, non \u00e8 nella direzione di un allontanamento dal modello stendhaliano che si sta muovendo. Esso agisce piuttosto per altra via, attraverso i contributi \u2018pubblicistici\u2019 che lo stesso Stendhal aveva avuto modo di stendere in occasione delle esposizioni dei Salons parigini, per alcune riviste francesi e inglesi. In quei testi la scrittura stendhaliana si regge sulla doppia direttrice della \u2018sfumatura\u2019 e della \u2018passione\u2019, rinunciando alle grandi costruzioni \u2018poetiche\u2019 ma non per questo, evidentemente, potendo sottrarsi alle connotazioni proprie dell\u2019autorialit\u00e0 da cui sono generate. Similmente gli scritti sciasciani, come gi\u00e0 si \u00e8 avuto modo di osservare, sono l\u2019opera di uno scrittore dall\u2019identit\u00e0 formata che tende a volersi occultare nell\u2019incontro con le opere. Sciascia sembra infatti volersi mettere davanti, onestamente, senza compiacimento, la cogenza delle proprie percezioni senza sovrastrutturale, allo stesso modo in cui Stendhal non soverchia le opere con pi\u00f9 o meno indebite attribuzioni di significato, o pi\u00f9 o meno giustificate letture simboliche. Sembra insomma che per entrambi fruire l\u2019arte non si traduca nel tentativo di riscuotere uno stabilizzato contenuto semantico, quanto nel disporsi ad un ambito privilegiato di amplificazione emotiva. Per l\u2019uno come per l\u2019altro l\u2019esperienza dell\u2019arte \u00e8 propriamente l\u2019esperienza del sentimento ovvero dell\u2019idealit\u00e0 connaturata alla sensazione, di quanto esso ha di pi\u00f9 radicalmente vitale ed \u2018estremo\u2019. L\u2019evidente comunanza d\u2019intenti non ci stupisce consegua effetti simili. I giudizi di valore per esempio si appuntano attorno al carattere della \u2018personalit\u00e0\u2019 artistica: da essa infatti segue quella consapevole e feconda originalit\u00e0, cifre di uno sguardo appassionata sul mondo, che risulta essere la qualit\u00e0 forse pi\u00f9 apprezzata da Stendhal cos\u00ec come da Sciascia. Perch\u00e9 si esprimano positivamente nei riguardi di un lavoro ambedue sembrano dover verificare nell\u2019opera la persistenza di un tenace legame con la \u2018verit\u00e0\u2019 dell\u2019esistenza, nella sua mobilit\u00e0 e imperfezione. Di qui viene pure la necessaria critica allo \u2018stato presente dei costumi artistici\u2019: il divorzio con la realt\u00e0 nell\u2019accademismo criticato da Stendhal, l\u2019uso pretestuoso del mezzo espressivo notato da Sciascia in alcuni acquafortisti, disattivano quel legame impedendo che si instauri un canale comunicativo, un flusso \u2018amoroso\u2019 con l\u2019opera. La bellezza va dunque cercata nel suo inscindibile rapporto con la verit\u00e0, la cui radice \u00e8 nella relazione con il sentimento, propriamente, l\u2019\u2018amore\u2019 dell\u2019artista: riflettendo su Piero Guccione Sciascia evidenzia esattamente tali costanti della propria \u2018visione\u2019. La frequentazione delle arti diventa cassa di risonanza della pi\u00f9 intima e radicale delle ricerche alla ricomposizione e all\u2019armonia: esperire l\u2019arte ha dunque a che vedere con bellezza del provare sentimenti vivi, anche feroci che strappino dalla quiescenza e immettano nella consapevolezza di essere umanit\u00e0 potenzialmente feconda nel mondo. La frequentazione con le opere infatti pu\u00f2 in ogni senso considerarsi un autentica possibilit\u00e0 di felicit\u00e0, quella stessa che l\u2019esperienza amorosa dischiude a coloro, i \u00abpochi felici\u00bb, edotti dall\u2019esercizio del sentimento. Completano la mostra dieci scatti in bianco e nero di\u00a0<strong>Giuseppe Leone<\/strong>\u00a0il grande fotografo ragusano scomparso un anno fa e artefice dell\u2019amicizia tra i due. Immagini che ritraggono l\u2019iconico paesaggio degli iblei e le architetture barocche che furono oggetto della mostra \u201cGuccione \u2013 Leone\u201d (Palermo, 1984) dedicata al rapporto fra la pittura dell\u2019uno e la fotografia dell\u2019altro.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Convento del Carmine Marsala<\/p>\n\n\n\n<p>Piero Guccione \u2013 Leonardo Sciascia. Cronaca pittorica di una amicizia<\/p>\n\n\n\n<p>dal&nbsp; 24 Maggio 2025 al 19 Ottobre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 19.00&nbsp; alle ore 21.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe-Leone-Leonardo-Sciascia-Piero-Guccione-1982<\/p>\n\n\n\n<p>Leonardo Sciascia e Piero Guccione ph. Alfio Di Bella<\/p>\n\n\n\n<p>Leonardo Sciascia e Piero Guccione ph Giuseppe Leone<\/p>\n\n\n\n<p>Piero Guccione, \u00abOmbre di settembre sugli Iblei pastello\u00bb, 1983<\/p>\n\n\n\n<p>Foto di Piero Guccione, 2019&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 19 Ottobre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Convento del Carmine Marsala la mostra dedicata a Piero Guccione e Leonardo Sciascia \u2013 \u2018Piero Guccione \u2013 Leonardo Sciascia. Cronaca pittorica di una amicizia\u2019 a cura di Sergio Troisi. \u00a0L\u2019esposizione \u00e8 una produzione dell\u2019Ente Mostra di Pittura Contemporanea \u201cCitt\u00e0 di Marsala\u201d\u00a0nata da un\u2019idea dell\u2019Archivio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000018559,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[48],"class_list":{"0":"post-1000018554","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Giuseppe-Leone-Leonardo-Sciascia-Piero-Guccione-1982-Img444.jpg?fit=1024%2C766&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000018554","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000018554"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000018554\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000018560,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000018554\/revisions\/1000018560"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000018559"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000018554"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000018554"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000018554"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}