{"id":1000018375,"date":"2025-06-06T08:41:32","date_gmt":"2025-06-06T11:41:32","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018375"},"modified":"2025-06-06T08:41:33","modified_gmt":"2025-06-06T11:41:33","slug":"le-mani-dellhomo-naledi-erano-adatte-sia-allarrampicata-sia-a-usare-strumenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018375","title":{"rendered":"Le mani dell&#8217;Homo naledi erano adatte sia all&#8217;arrampicata sia a usare strumenti"},"content":{"rendered":"\n<p>Quella dell&#8217;Homo naledi \u00e8 una specie umana estinta, vissuta circa 300.000 anni fa in Sudafrica, scoperta nel 2013 nella Rising Star Cave (vicino a Johannesburg). Questi ominidi univano tratti primitivi (come il cervello piccolo e il corpo adatto all&#8217;arrampicata) a caratteristiche pi\u00f9 moderne, come piedi per camminare eretti e mani parzialmente evolute per usare strumenti. Secondo una nuova ricerca pubblicata su ScienceAdvances, non solo il corpo era adatto all&#8217;arrampicata, ma anche le mani, pur essendo idonee a compiere compiti manuali complessi. La scoperta contribuisce a colmare un vuoto nella nostra comprensione di come si sia sviluppata la mano umana moderna. Contrariamente all&#8217;idea di una transizione netta \u2013 da mani usate per muoversi a mani capaci di fabbricare utensili \u2013 la ricercatrice Samar Syeda, autrice dello studio, suggerisce che il passaggio sia stato molto pi\u00f9 graduale e frammentato. Lo studio ha confrontato le ossa delle dita di Homo naledi con quelle di un altro ominide vissuto circa due milioni di anni fa, Australopithecus sediba. In entrambi i casi \u00e8 emersa una combinazione \u2013 un vero e proprio mosaico \u2013 di tratti umani e scimmieschi, che indica un doppio impiego delle mani: per manipolare oggetti e per muoversi nell&#8217;ambiente. Nello specifico, Australopithecus sediba mostrava un pollice e un mignolo adatti a \u00abprese di potenza\u00bb, ideali per attivit\u00e0 come la scheggiatura della pietra, ma presentava anche caratteristiche utili alla locomozione. Homo naledi, invece, presentava dita con ossa che alternavano morfologie pi\u00f9 simili a quelle umane e altre pi\u00f9 primitive. Come racconta Syeda: \u00abAbbiamo dovuto considerare scenari alternativi di utilizzo delle mani che potessero spiegare queste differenze nei carichi ossei, e quello che ci \u00e8 sembrato pi\u00f9 plausibile \u00e8 il modo in cui oggi gli esseri umani scalano le rocce\u00bb. Secondo i ricercatori, infatti, le mani di Homo naledi sembrano perfettamente adatte a prese su piccoli spigoli e protuberanza della roccia, una tecnica tipica dell&#8217;arrampicata dei nostri giorni. Un&#8217;ipotesi che acquista ancora pi\u00f9 senso se si considera la geografia della Rising Star Cave, dove visse questa specie: un sistema di grotte profonde e difficilmente accessibili, che probabilmente richiedeva abilit\u00e0 da scalatori per spostarsi da un antro all&#8217;altro. Tuttavia gli autori dello studio sono cauti:\u00abAffermare che Homo naledi utilizzasse regolarmente piccole protuberanze delle rocce per arrampicarsi su pareti rocciose verticali richiede ulteriori verifiche\u00bb, scrivono i ricercatori. Quello che \u00e8 chiaro, per\u00f2, \u00e8 che tra gli antichi ominidi esisteva un&#8217;enorme variet\u00e0 nella forma e nella funzione delle mani, segno che l&#8217;evoluzione non segu\u00ec un percorso lineare verso la destrezza moderna.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella dell&#8217;Homo naledi \u00e8 una specie umana estinta, vissuta circa 300.000 anni fa in Sudafrica, scoperta nel 2013 nella Rising Star Cave (vicino a Johannesburg). Questi ominidi univano tratti primitivi (come il cervello piccolo e il corpo adatto all&#8217;arrampicata) a caratteristiche pi\u00f9 moderne, come piedi per camminare eretti e mani parzialmente evolute per usare strumenti. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000018376,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[283],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000018375","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-ciencia"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/lkk.png?fit=1200%2C800&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000018375","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000018375"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000018375\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000018377,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000018375\/revisions\/1000018377"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000018376"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000018375"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000018375"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000018375"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}