{"id":1000018321,"date":"2025-06-06T08:21:12","date_gmt":"2025-06-06T11:21:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018321"},"modified":"2025-06-06T08:21:13","modified_gmt":"2025-06-06T11:21:13","slug":"lue-potrebbe-centrare-gli-obiettivi-climatici-entro-il-2030","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018321","title":{"rendered":"L&#8217;UE potrebbe centrare gli obiettivi climatici entro il 2030"},"content":{"rendered":"\n<p>Sembrava quasi impossibile, eppure l&#8217;Unione europea sarebbe sulla buona strada per centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030. Il condizionale serve: sono infatti proiezioni basate sugli impegni contenuti nei Piani Nazionali per l&#8217;Energia e il Clima (PNEC) che ciascuno stato membro ha presentato a giugno dello scorso anno. Se le promesse saranno mantenute, raggiungeremmo un abbattimento del 54% delle emissioni nette in confronto al 1990. Un solo punto percentuale in meno rispetto agli ambiziosi obiettivi del pacchetto \u00abFit for 55&#8243;, inglobato anche nell&#8217;ultimo aggiornamento del Green Deal, e una buona notizia per la Giornata mondiale dell&#8217;ambiente. La voce pi\u00f9 importante contenuta nei PNEC \u00e8 quella relativa alla transizione energetica. Gi\u00e0 oggi, il 24,5% di tutta l&#8217;energia utilizzata in Unione europea proviene da fonti rinnovabili e abbiamo tracciato la strada verso un 42,5% dei consumi derivanti da energia pulita che \u00absta diventando la principale fonte di elettricit\u00e0 nell&#8217;UE\u00bb, secondo quanto ha dichiarato Teresa Ribera, Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea e responsabile per la \u00abTransizione Pulita, Giusta e Competitiva\u00bb.&nbsp;&nbsp;Allo stesso tempo, gli stati membri si focalizzeranno sulla riduzione della dipendenza da combustili fossili importati, sebbene questa voce soddisfi ancora pi\u00f9 della met\u00e0 del fabbisogno energetico, secondo un rapporto presentato al Parlamento europeo lo scorso gennaio. I PNEC sono piani redatti da ciascuno dei 27 stati membri, per illustrare come i singoli paesi intendano raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall&#8217;Unione europea. Sono stati finalizzati per la prima volta nel 2020 e poi aggiornati nel 2023. La Commissione aveva per\u00f2 valutato insufficienti le strategie proposte dai diversi governi e aveva imposto raccomandazioni specifiche per ciascun piano. Le nuove revisioni sono state consegnate a giugno dello scorso anno e sono risultate in linea con il Green Deal. Nella previsioni della Commissione, per\u00f2, sono stati conteggiati anche i PNEC di Belgio, Estonia e Polonia, che ancora non sono stati presentati ufficialmente, nonch\u00e9 quello della Slovacchia, tuttora in fase di valutazione. Se da un lato alimentano la speranza, dall&#8217;altro lato la stessa Commissione fa notare le \u00ablacune significative\u00bb che rimangono all&#8217;interno dei PNEC, in particolare per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche in sofferenza e l&#8217;efficientamento dei consumi: l&#8217;obiettivo di una riduzione dell&#8217;11,7% \u00e8 stato purtroppo rivisto all&#8217;8,1%. Ma non solo. Mentre il settore energetico sembra determinato a raggiungere i risultati prefissati, sul fronte dei trasporti e dell&#8217;agricoltura il taglio delle emissioni non \u00e8 in programma. Complice anche un indebolimento delle normative ambientali dovute soprattutto alle proteste degli agricoltori iniziate a dicembre 2023. I gas serra prodotti, inoltre, non vengono assorbiti efficacemente da ecosistemi come foreste e praterie, le cui capacit\u00e0 sono state deteriorate dall&#8217;aumento degli eventi climatici estremi. L&#8217;Europa si scalda a velocit\u00e0 doppia doppia rispetto agli altri continenti ed \u00e8 quindi pi\u00f9 a rischio di incendi, siccit\u00e0, alluvioni e altri fenomeni che danneggiano anche la vegetazione. Ma la comunicazione ufficiale della Commissione europea rimane una buona notizia, nonostante tutto. Tanto per cominciare, perch\u00e9 \u00e8 la prima volta che la proiezione delle strategie proposte nei piani climatici risulta effettivamente in linea con gli Accordi di Parigi. Poi perch\u00e9 \u00e8 una conferma della priorit\u00e0 che la crisi climatica riveste per le politiche europee. Anche a fronte delle crescenti richieste di revisione degli obiettivi da parte di diversi paesi, tra cui l&#8217;Italia, e di congiunture politico-economiche, come dazi e guerra in Ucraina, che sembrerebbero suggerire altre urgenze. \u00abL&#8217;Europa sta dimostrando che obiettivi affidabili e prevedibili basati sulla scienza e una regolamentazione adeguata danno i loro frutti\u00bb, ha ribadito Ribera. Inizieranno ora le discussioni per la prossima tappa del percorso verso una neutralit\u00e0 climatica fissata al 2050. L&#8217;anno da tenere a mente sar\u00e0 il 2040, entro cui, secondo i suggerimenti dello European Scientific Advisory Board on Climate Change, dovremmo puntare a un taglio del 90% delle emissioni inquinanti rispetto al 1990. Per farlo, sono state implementate due nuove iniziative strategiche: il Clean Industrial Deal, per sfruttare la decarbonizzazione come occasione di crescita delle industrie europee, e l&#8217;Affordable Energy Action Plan, per ridurre i costi dell&#8217;energia attraverso l&#8217;aumento dei consumi da fonti rinnovabili. Entrambi gli accordi dovranno essere inglobati nel prossimo aggiornamento dei PNEC. Da un punto di vista pi\u00f9 tecnico si pensa invece allo sfruttamento di tecnologie per la rimozione della CO2 dall&#8217;atmosfera, a cui una parte della comunit\u00e0 scientifica guarda con scetticismo in quanto ancora troppo poco efficienti, e ai crediti di carbonio che possono essere acquistati dalle aziende per compensare le proprie emissioni e finanziare programmi di riduzione dell&#8217;inquinamento. Nel frattempo, i piani gi\u00e0 approvati dovranno trasformarsi in azioni concrete, con l&#8217;impiego di fondi pubblici e l&#8217;incoraggiamento degli investitori privati. Raggiungere gli obiettivi sar\u00e0 infatti costoso. Serviranno circa 570 miliardi di euro da qui al 2030, secondo quanto calcolato dalla stessa Commissione, che ha poi fatto notare come in un solo anno vengano spesi 430 miliardi in importazioni di combustibili fossili.<\/p>\n\n\n\n<p>Giulia Dallagiovanna<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembrava quasi impossibile, eppure l&#8217;Unione europea sarebbe sulla buona strada per centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030. Il condizionale serve: sono infatti proiezioni basate sugli impegni contenuti nei Piani Nazionali per l&#8217;Energia e il Clima (PNEC) che ciascuno stato membro ha presentato a giugno dello scorso anno. 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