{"id":1000018131,"date":"2025-05-31T20:07:48","date_gmt":"2025-05-31T23:07:48","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018131"},"modified":"2025-05-31T20:07:50","modified_gmt":"2025-05-31T23:07:50","slug":"cose-la-festa-della-repubblica-il-2-giugno-1946-per-le-italiane-e-gli-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018131","title":{"rendered":"Cos\u2019\u00e8 la Festa della Repubblica? Il 2 giugno 1946 per le italiane e gli italiani"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno delle prime volte, l\u2019alba della democrazia liberale, l\u2019affermazione dei principi di uguaglianza e la speranza che questi potessero prendere, finalmente, sostanza. Rispondere alla domanda contenuta nel titolo di questo articolo \u00e8 pi\u00f9 difficile di quanto possa sembrare. L\u2019interrogativo si presta a molteplici significati, che vanno oltre il dato storico. Doveroso per\u00f2 partire da quello.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 2 giugno 1946 le italiane e gli italiani tutti furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Era la prima volta che accadeva dal 1861, anno di nascita dell\u2019Italia unita. Prima di allora il nostro Paese ereditava la forma di Stato dal Regno di Sardegna, i discendenti al trono erano i Savoia. Dinastia sabauda, piemontese. Alle urne andarono tutte e tutti. Anche quella fu una prima volta. Il suffragio in Italia ha vissuto diversi step. Dall\u2019anno della fondazione del Regno d\u2019Italia, dal 17 marzo 1861 al 2 giugno 1946, il bacino di elettori \u00e8 andato via via allargandosi. Basti pensare che gli aventi diritto al voto nel giorno dell\u2019insediamento del primo parlamento del Regno d\u2019Italia erano 418.696 persone su circa 22 milioni di abitanti, poco pi\u00f9 del 2% della popolazione. Votavano \u201cquelli che hanno e quelli che sanno\u201d: in base cio\u00e8 al censo e al livello di istruzione. Gi\u00e0 qualche anno dopo, con la vittoria della sinistra storica di Agostino Depretis e la legge Coppino (1877) che estendeva a tutti la scuola dell\u2019obbligo e la successiva legge elettorale Zanardelli (1882) che introduceva il suffragio universale per i maschi che avevano compiuto 25 anni, gli elettori passarono dal 2% al 7% della popolazione. Bisogner\u00e0 aspettare per\u00f2 proprio il 2 giugno 1946 per il vero suffragio universale con l\u2019affermazione del diritto di voto alle donne. Una vera rivoluzione. Quel giorno su 28 milioni (28.005.449) di aventi diritto, i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all\u201989,08%. Per la Repubblica si espressero 12.718.641 (pari al 54,27%), 10.718.502 (pari al 45,73%) per la Monarchia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ASSEMBLEA COSTITUENTE<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme al referendum istituzionale, gli italiani votarono anche per eleggere i 556 membri dell\u2019Assemblea Costituente. Un\u2019altra prima volta. Cittadini e cittadine ebbero la possibilit\u00e0 di decidere chi avrebbe scritto le regole di reciproca convivenza, i principi cardine della societ\u00e0 in cui avrebbero vissuto. Prima del 2 giugno 1946 infatti, la carta dei diritti era lo Statuto Albertino, anch\u2019esso ereditato dal Regno di Sardegna.<\/p>\n\n\n\n<p>I PARTITI<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a decidere il futuro dell\u2019Italia furono anche i partiti, protagonisti di un nuovo modo di intendere la politica. Il voto del 2 giugno 1946 rappresent\u00f2 la definitiva affermazione dei movimenti politici di massa sulla scena politica italiana. Formazioni come la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista di Unit\u00e0 Proletaria non erano realt\u00e0 nuove: alcune avevano origini che risalivano al periodo prefascista, altre erano state protagoniste della lotta di Liberazione. Tuttavia, con le elezioni dell\u2019Assemblea Costituente, questi partiti ottennero per la prima volta un ampio riconoscimento popolare, diventando i veri protagonisti della nuova Italia democratica.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019INFLUENZA AMERICANA E LA DEMOCRAZIA BLOCCATA<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante l\u2019ampio consenso elettorale ottenuto da partiti di massa come il PCI e il PSI di Pietro Nenni, la loro presenza nella nuova Repubblica fu segnata da una forte contraddizione di fondo. Con l\u2019adesione dell\u2019Italia al Patto Atlantico e il suo progressivo inserimento nell\u2019area di influenza statunitense, si deline\u00f2 un sistema politico nel quale coesistevano due dimensioni distinte: la rappresentanza e la legittimit\u00e0. Da un lato, i partiti della sinistra socialista e comunista rappresentavano milioni di elettori, con una presenza radicata nel territorio e nella societ\u00e0; dall\u2019altro, la loro vicinanza all\u2019Unione Sovietica li rese, agli occhi delle forze atlantiche, incompatibili con la guida del Paese. Era l\u2019inizio di una democrazia \u2018bloccata\u2019, nella quale non tutti i partiti eletti erano considerati legittimati a governare. L\u2019unico tentativo concreto di superare questo schema fu operato, decenni pi\u00f9 tardi, nel 1978, da Aldo Moro ed Enrico Berlinguer con il progetto del compromesso storico. Ma questa, si sa, \u00e8 un\u2019altra storia. Cos\u2019\u00e8 dunque il 2 giugno 1946 per l\u2019Italia? Il prima e il dopo. La fine e l\u2019inizio. Il presente e il futuro, almeno si spera.<\/p>\n\n\n\n<p>Piero Bonito Oliva<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giorno delle prime volte, l\u2019alba della democrazia liberale, l\u2019affermazione dei principi di uguaglianza e la speranza che questi potessero prendere, finalmente, sostanza. Rispondere alla domanda contenuta nel titolo di questo articolo \u00e8 pi\u00f9 difficile di quanto possa sembrare. L\u2019interrogativo si presta a molteplici significati, che vanno oltre il dato storico. 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