{"id":1000018058,"date":"2025-05-30T18:09:07","date_gmt":"2025-05-30T21:09:07","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018058"},"modified":"2025-05-30T18:09:09","modified_gmt":"2025-05-30T21:09:09","slug":"il-pane-e-aumentato-quasi-del-70-dal-2022-chiamala-se-vuoi-inflazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000018058","title":{"rendered":"Il pane \u00e8 aumentato quasi del 70% dal 2022: chiamala, se vuoi, inflazione"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli ultimi tre anni i prezzi dei beni alimentari essenziali per la dieta degli italiani \u2013 pane, latte e pasta \u2013 hanno registrato aumenti record, mettendo sotto pressione i bilanci delle famiglie. Dal 2022 al 2025 il pane \u00e8 rincarato fino al 62%, il latte fino al 20% e la pasta ha toccato un +38% in un solo anno. Alla base della corsa dei prezzi ci sono la guerra in Ucraina, la crisi energetica, la siccit\u00e0 nei Paesi esportatori di grano, l&#8217;impennata dei costi di produzione e la speculazione sui mercati delle materie prime. Nel 2024 e nel 2025 i prezzi si sono stabilizzati, ma senza tornare ai livelli pre-crisi: oggi un chilo di pane costa in media tra i 4,5 e i 5,5 euro. Nel 2024 e all&#8217;inizio del 2025, il latte crudo ha toccato i 65,3 euro per 100 chili, portando il prezzo al dettaglio a 2,10-2,30 euro al litro, circa il 15-20% in pi\u00f9 rispetto al 2022. Il prezzo della pasta \u00e8 arrivato a circa 1,7 euro al chilogrammo. In calo i consumi e in crescita la spesa nei discount (+11,9%). Quasi 4,5 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a cure mediche per motivi economici. Un contesto che impone interventi urgenti: riduzione dell&#8217;Iva sui beni di prima necessit\u00e0, sostegno alla produzione locale, controlli sulla speculazione e fondi contro la povert\u00e0 alimentare. &#8216;Il rincaro di beni essenziali come pane, latte e pasta non \u00e8 solo una questione economica, ma un segnale preoccupante di disagio sociale che rischia di diventare strutturale. Milioni di italiani \u2013 soprattutto nei ceti medi e popolari \u2013 si trovano costretti a fare scelte drammatiche tra cibo, salute e istruzione. \u00c8 una spirale pericolosa, che alimenta una nuova forma di povert\u00e0 silenziosa, spesso invisibile nei numeri ufficiali ma ben presente nella vita quotidiana di tante famiglie. Di fronte a un pane che costa fino a oltre 5 euro al chilo, un litro di latte che sfiora i 2,30 euro e una pasta che ha superato abbondantemente l&#8217;euro e mezzo al chilo, parlare di stabilizzazione dei prezzi suona quasi offensivo per chi vive con stipendi bassi o pensioni minime. Questi aumenti colpiscono in modo sproporzionato chi ha meno, aggravando le disuguaglianze sociali. Per questo chiediamo al governo misure concrete: abbassare l&#8217;Iva sui beni alimentari, rafforzare i controlli contro le speculazioni e sostenere le fasce pi\u00f9 fragili con fondi dedicati alla sicurezza alimentare&#8217; commenta il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi. Secondo il Centro studi di Unimpresa, negli ultimi anni, dal 2022 al 2025, i prezzi di tre beni alimentari fondamentali per la dieta italiana \u2013 pane, latte e pasta \u2013 hanno subito un aumento significativo, influenzando profondamente le abitudini di consumo delle famiglie. Questo periodo \u00e8 stato segnato da una serie di eventi globali e nazionali che hanno spinto i costi verso l&#8217;alto, rendendo pi\u00f9 difficile per molti italiani accedere a prodotti di prima necessit\u00e0. La guerra in Ucraina, iniziata nel febbraio 2022, ha avuto un impatto devastante, facendo schizzare i prezzi delle materie prime come grano, mais e olio di semi, mentre la crisi energetica ha fatto lievitare i costi di produzione e trasporto, con il gasolio che \u00e8 aumentato del 50% e l&#8217;elettricit\u00e0 che ha raggiunto picchi insostenibili per molte imprese. A questo si sono aggiunte le difficolt\u00e0 legate al clima, con siccit\u00e0 in Paesi chiave come il Canada, grande esportatore di grano duro, che hanno ridotto i raccolti e fatto salire ulteriormente i prezzi. Non meno rilevante \u00e8 stata la speculazione sui mercati agricoli, dove i contratti \u00abfuture\u00bb hanno amplificato i rincari, spesso scollegandoli dalla reale disponibilit\u00e0 di materie prime. Per quanto riguarda il pane, il 2022 ha segnato un punto di svolta: i prezzi sono aumentati in media del 13-18% rispetto all&#8217;anno precedente, arrivando a costare tra i 3,2 e i 4,2 euro al chilo, con punte estreme in citt\u00e0 come Ferrara, dove si sono toccati i 9,8 euro al chilo. Nel 2023 la tendenza \u00e8 proseguita, con incrementi del 7-10% in citt\u00e0 come Genova, Milano, Firenze e Torino, portando il prezzo medio a circa 4,20 euro al chilo per il pane di grano tenero e 5,33 euro per quello integrale. Rispetto al 2012, il pane \u00e8 diventato pi\u00f9 caro del 62%, un balzo impressionante. Nel 2024 e nel 2025 i prezzi si sono stabilizzati, ma senza tornare ai livelli pre-crisi: oggi un chilo di pane costa in media tra i 4,5 e i 5,5 euro, con una leggera flessione del 3-5% registrata a inizio 2025. A pesare sono stati soprattutto l&#8217;aumento del costo del grano tenero, cresciuto dell&#8217;86% per quello nazionale e del 108% per quello estero tra il 2020 e il 2022, insieme ai costi energetici per i forni e i trasporti. \u00c8 interessante notare come il prezzo del pane al dettaglio sia cresciuto di 12-17 volte rispetto al costo del grano, suggerendo margini di profitto significativi lungo la filiera. Il latte ha seguito un percorso simile. Nel 2022 il prezzo del latte fresco \u00e8 aumentato di circa 30 centesimi al litro in poche settimane, passando a 1,80-2,00 euro al litro. Prodotti derivati come il burro hanno visto rincari ancora pi\u00f9 marcati, con aumenti del 22% rispetto al 2021. Nel 2023 il latte crudo spot ha raggiunto i 60,8 euro per 100 chili, e al dettaglio il prezzo si \u00e8 stabilizzato tra i 2,00 e i 2,20 euro al litro, con un incremento del 10-12% rispetto all&#8217;anno precedente. Nel 2024 e all&#8217;inizio del 2025, il latte crudo ha toccato i 65,3 euro per 100 chili, portando il prezzo al dettaglio a 2,10-2,30 euro al litro, circa il 15-20% in pi\u00f9 rispetto al 2022. A incidere sono stati i costi dei mangimi, aumentati del 56%, e l&#8217;energia, ma anche la dipendenza italiana dall&#8217;importazione del 16% del fabbisogno di latte, resa pi\u00f9 complicata dalle difficolt\u00e0 della supply chain. Inoltre, l&#8217;8% delle stalle italiane \u00e8 a rischio chiusura, riducendo ulteriormente la produzione interna. La pasta, simbolo della cucina italiana, non \u00e8 stata da meno. Nel 2022 il suo prezzo \u00e8 cresciuto del 38%, passando da 1,10 euro al chilo a 1,40-1,52 euro. A gennaio 2022, un pacco di spaghetti Barilla costava in media 1,64 euro al chilo, il 28% in pi\u00f9 rispetto al 2019. Il picco \u00e8 arrivato tra aprile e agosto 2023, quando il prezzo medio ha raggiunto 1,76 euro al chilo, con citt\u00e0 come Cagliari che hanno visto prezzi massimi di 4,7 euro al chilo. Nel 2024 i prezzi sono leggermente scesi, attestandosi a 1,62 euro al chilo, ma restano comunque pi\u00f9 alti del 23% rispetto al 2021. Le promozioni nei supermercati, con risparmi medi del 20%, e l&#8217;aumento degli acquisti nei discount, con risparmi fino al 37%, hanno aiutato i consumatori a contenere la spesa. A spingere i rincari sono stati il costo del grano duro, cresciuto del 70% tra il 2021 e il 2022, i costi energetici per la produzione e la dipendenza dall&#8217;importazione del 40% del grano duro, soprattutto dal Canada. Gli aumenti hanno avuto un impatto significativo sulle famiglie italiane. Nel 2022, il 58% delle famiglie ha ridotto i consumi alimentari, con cali pi\u00f9 marcati per carne e pesce, ma anche pane, latte e pasta hanno subito una flessione dell&#8217;1,2%. Quasi la met\u00e0 dei consumatori ha iniziato a cercare prodotti in offerta o prossimi alla scadenza, e gli acquisti nei discount sono cresciuti dell&#8217;11,9%. Le famiglie a reddito medio-basso sono state le pi\u00f9 colpite, con 4,5 milioni di italiani che hanno rinunciato a cure mediche per motivi economici, un segnale preoccupante di crescente povert\u00e0 alimentare. A livello geografico, i prezzi variano: citt\u00e0 come Ferrara, Milano e Firenze sono tra le pi\u00f9 care per il pane, mentre Napoli e Messina offrono prezzi pi\u00f9 contenuti; per la pasta, Cagliari e Sassari registrano i costi pi\u00f9 alti, mentre Messina e Siracusa restano pi\u00f9 economiche. Guardando al futuro, i prezzi di pane, latte e pasta sembrano essersi stabilizzati nel 2025, ma non sono tornati ai livelli pre-2022. La riduzione dei costi del grano duro, scesi del 15-19% nel 2024, non si \u00e8 pienamente riflessa sui prezzi al dettaglio, suggerendo che produttori e distributori stiano mantenendo margini pi\u00f9 elevati.<\/p>\n\n\n\n<p>Vittorio Di Mambro Rossetti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi tre anni i prezzi dei beni alimentari essenziali per la dieta degli italiani \u2013 pane, latte e pasta \u2013 hanno registrato aumenti record, mettendo sotto pressione i bilanci delle famiglie. 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