{"id":1000017862,"date":"2025-05-28T11:20:47","date_gmt":"2025-05-28T14:20:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017862"},"modified":"2025-05-28T11:20:49","modified_gmt":"2025-05-28T14:20:49","slug":"a-roma-una-mostra-dedicata-a-mario-giacomelli-uno-dei-piu-grandi-maestri-della-fotografia-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017862","title":{"rendered":"A Roma una mostra dedicata a Mario Giacomelli uno dei pi\u00f9 grandi Maestri della Fotografia Italiana"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 3 Agosto 2025 si potr\u00e0 ammirare al Palazzo delle Esposizioni Roma la mostra dedicata a Mario Giacomelli&nbsp; \u2013\u2018Mario Giacomelli. Il fotografo e l\u2019artista\u2019 a cura di Bartolomeo Pietromarchi Katiuscia Biondi Giacomelli. L\u2019esposizione promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Archivio Mario Giacomelli. L\u2019iniziativa rientra in un ampio progetto espositivo concepito per celebrare i cento anni dalla nascita di Mario Giacomelli, articolato in due mostre parallele: \u201cMario Giacomelli. Il fotografo e l\u2019artista\u201d a Palazzo Esposizioni Roma e \u201cMario Giacomelli. Il fotografo e il poeta\u201d a Palazzo Reale di Milano attraverso questi due percorsi complementari \u00e8 possibile approfondire le molteplici sfaccettature del lavoro di Giacomelli e testimoniare l&#8217;eredit\u00e0 artistica e culturale di uno dei pi\u00f9 grandi maestri della fotografia italiana. Un\u2019opportunit\u00e0 unica per riscoprire Giacomelli non solo come fotografo ma come figura centrale nel panorama artistico e culturale del Novecento, capace di costruire un ponte tra fotografia, pittura, poesia e scultura con visioni che continuano a ispirare nuove generazioni di artisti e osservatori. La mostra a Palazzo Esposizioni Roma propone una vasta selezione dell&#8217;intera opera fotografica di Giacomelli, dimostrando la straordinaria capacit\u00e0 con la quale l\u2019autore ha attraversato e contaminato diverse discipline artistiche. Sono in mostra oltre 300 stampe originali, molte delle quali inedite e mai esposte. Il focus \u00e8 sulle relazioni tra l&#8217;opera di Giacomelli e le arti visive contemporanee, con l&#8217;esposizione, lungo il percorso espositivo, di lavori di Afro (Afro Basaldella), Roger Ballen, Alberto Burri, Enzo Cucchi, Jannis Kounellis che dialogano con la poetica e la visione del fotografo. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Mario Giacomelli apro il mio saggio dicendo :&nbsp; Posso affermare che Mario Giacomelli artista sensibilissimo e tormentato, considera la fotografia un suo personale modo di narrare la vita la natura, per cui fotografa con il suo sofferto bianco e nero i paesaggi marchigiani che raccoglie in Storie di terra e Presa di coscienza sulla natura (1954-2000). Per arrivare all\u2019ultimo drammatico racconto Questo ricordo lo vorrei raccontare (1999-2000), quando l\u2019autore riesce a tradurre in intensa e drammatica rappresentazione la sua stessa malattia; in queste immagini si legge una struggente volont\u00e0 di lasciare un traccia del proprio passaggio sulla terra in un\u2019ennesima sfida con la morte con la quale si era confrontato a lungo nel corso della sua esistenza e in tanta parte della sua produzione artistica. Questo straordinario maestro dell\u2019immagine ha mostrato, anche in questa occasione e fino all\u2019ultimo soffio di vita, una fede assoluta nel suo lavoro, continuando con determinato puntiglio a rappresentare il suo mondo poetico con questo tenerissimo racconto autobiografico, dove il \u201craccontare\u201d nasce dalla consapevolezza che il futuro \u00e8 diventato uno stretto sentiero da percorrere con il desiderio di sopravvivere a se stesso, che bisogna condensare l\u2019ultimo brandello di vita in una sequenza di immagini animate da ombre e simboli, da maschere grottesche e animali fantastici: siamo di fronte allo struggente addio al mondo da parte di un Maestro che affida al suo ormai fragile respiro la volont\u00e0 di \u201carchitettare un racconto come intuizione futura nel silenzioso fiume. Giacomelli si \u00e8 affermato come un originale narratore che ha saputo trarre ispirazione da alcuni testi poetici che sono stati capaci di suscitare in lui particolari sensazioni e stimoli creativi: \u201cSoltanto un nobile poeta dal puro sentimento ha detto Giuliana Scim\u00e8 riesce a coniugare in armonia le parole, il loro significato con la trasposizione in fotografie evocative di pensieri e non di eventi. Mario Giacomelli \u00e8 uno dei pochissimi che tenti questo ardito miracolo\u2026il suo racconto visivo \u00e8 un\u2019opera autonoma che \u00e8 stata stimolata da un\u2019altra opera, interpretazione personale che svela, a noi sordi e ciechi, il mistero dei dialoghi con l\u2019immaginario\u201d. Il fotografo marchigiano \u00e8 un autore difficilmente classificabile secondo scuole e generi fotografici, in quanto pi\u00f9 che alla perfezione tecnica egli punta al risultato narrativo, che riflette una \u201cvoglia\u201d di raccontare fortemente legata e motivata al proprio mondo interiore in un continuo e singolare raffronto con la poesia. Infatti Giacomelli riesce ad entrare nello spirito pi\u00f9 profondo di testo poetico non per diventare un \u201cillustratore di versi\u201d, ma per essere un autore che si esprime attraverso le immagini, seguendo il filo di emozioni, sensazioni, sentimenti, ricordi e riflessioni, che una poesia ha fatto nascere in lui: \u201cGuardando le cose che ho fatto egli dice mi accorgo che i miei lavori non hanno valore come bella immagine ma, se hanno qualcosa, \u00e8 quella che io ho cercato di dare. In queste foto rimane la traccia dell\u2019intervento, nelle poesie e nei racconti, che mi porta fuori dal quotidiano, dal contatto traumatico coll\u2019esistenza. cio\u00e8 mi servo di qualcosa di reale che per\u00f2 e, in un certo senso, fuori dal quotidiano. Mi piace passare dentro quello che accade, dentro il racconto dentro la realt\u00e0, con tutte le emozioni che pu\u00f2 provare un uomo, cercando prima dentro se stesso\u201d. Giacomelli ha lavorato per tutta la vita su alcuni testi poetici con una straordinaria coerenza come se stesse riscrivendo in continuazione lo stesso racconto fotografico, nel quale confluisce, pur con modulazioni e contenuti diversi, una materia in costante ebollizione che comporta anche una evoluzione umana e artistica. Nel corso del suo lungo percorso di ricerca egli ha aggiunto e ha tolto immagini in continuazione; ha mescolato fotografie fatte in epoche e in occasioni diverse; ha accostato o sovrapposto fotogrammi in cui la realt\u00e0 \u00e8 chiaramente leggibile con altri segnati da una forte astrazione. In tutte queste operazioni (e qui sta la sua coerenza stilistica) si avverte il suo personalissimo intervento nella particolarit\u00e0 e nel \u201ctaglio\u201d dell\u2019inquadratura, nella manipolazione del negativo o della stampa, perch\u00e9 chiuso nel suo laboratorio egli \u00e8 solo preoccupato di tradurre in una immagine fotografica quella immagine mentale che i versi di un poeta avevano fatto nascere a livello interiore, tanto che egli pu\u00f2 affermare: \u201cLe mie non vogliono essere solo fotografie\u2026io non faccio il fotografo, non so farlo\u2026Sono uno che cerca dei godimenti \u2013 ma non solo per se stesso \u2013 perch\u00e9 in ogni caso rendo consapevoli anche gli altri\u2026ho bisogno degli altri, perch\u00e9 voglio che l\u2019immagine non finisca con me, ma continui a vivere con gli altri\u201d. Secondo Giacomelli i suoi racconti \u201cvivono delle forze inconsce. Gli oggetti sono segnati dal passato e da una nuova realt\u00e0 portata in luce come esperimento di libert\u00e0 sentita, come creativit\u00e0 che lievita, nel suo silenzio. Analizzo i pensieri per tramutarli nella forma a misura d\u2019uomo, dove l\u2019uomo non \u00e8 determinato dal mondo circostante, ma \u00e8 il centro, il creatore di ogni libert\u00e0. Non il suo mondo esterno, ma la creativit\u00e0, la libert\u00e0, il guardare sotto la pelle delle cose ribaltando le emozioni in immagini sulla superficie della pellicola. E\u2019 ci\u00f2 che mi interessa. La realizzazione figurativa \u00e8 una cosa mentale, \u00e8 lo spirito che crede nella genialit\u00e0 della forma; che silenziosamente fonde presente e passato, realt\u00e0 e ricordo, in un unico blocco mentale che \u00e8 il linguaggio. Nasce cos\u00ec la reinvenzione come elemento di costruzione, come spostamento fantastico di una realt\u00e0 vissuta, dove l\u2019intensit\u00e0 del pensiero di nuovo crea e trattiene quel silenzio che produce il tracciato del \u201cRacconto\u201d. Il \u201cRacconto\u201d segue le vie che l\u2019interiorit\u00e0 ha disposto in un continuo di segni, di simboli e significati che slittano progressivamente nell\u2019indicibile; all\u2019incrocio del tempo che si impregna con quello dello spazio. Il passato diventa presente, produce ulteriori ricordi tradotti in domande senza risposte, come oggetto di discussione per i periodi silenziosi della mia anima. Giacomelli in una intervista rilasciata trent\u2019anni dopo, ha modo di affrontare i concetti di \u201cpoesia\u201d e \u201cfotografia\u201d in un modo che risulta illuminante non solo per capire la sua personalit\u00e0 di artista, ma anche lo spirito che anima questo capolavoro dei pretini: \u201cIl mio mestiere \u00e8 il tipografo e vivo con il mio lavoro. La fotografia \u00e8 un\u2019altra cosa: quando io fotografo \u00e8 come se entrassi in un bel giardino dove sento il profumo dei fiori, dove vedo i fiori anche se non esistono. E\u2019 semplice: io ho bisogno di lavorare per mangiare e ho bisogno della fotografia per vivere il sogno\u2026Io sono proprio il fotografo della domenica, perch\u00e9 il resto della settimana \u00e8 occupato dal lavoro. La domenica\u2026vado con la macchina alla ricerca di emozioni. Provo fastidio a sentirmi definire poeta, perch\u00e9 esistono i poeti veri\u2026Allo stesso modo mi arrabbio quando mi chiamano fotografo, perch\u00e9 non sono nemmeno questo. Io non so caricare la macchina di un altro e adopero la mia perch\u00e9 \u00e8 la pi\u00f9 stupida che esista. E\u2019 un po\u2019 come me, la pi\u00f9 semplice delle cose: lei un oggetto chiamato \u201cmacchina\u201d, io sono un oggetto chiamato \u201cuomo\u201d\u2026La verit\u00e0 \u00e8 che tu vivi dove vivono gli altri, vedi quello che vivono gli altri, per\u00f2 tu selezioni quello che gli altri non selezionano, cio\u00e8 i tuoi occhi riescono a vedere un fiore che si \u00e8 piegato\u2026Cosa mi ha dato la fotografia? Ci vorrebbe una parola magica perch\u00e9 mi ha dato qualcosa di magico, ma non vorrei usare questa parola perch\u00e9 ritengo che ognuno di noi abbia quello che si merita. Io ho avuto questo qualcosa di magico non solo perch\u00e9 me lo merito, ma anche per una mia scelta di vita. Si corre dietro a un\u2019infinit\u00e0 di cose e io ho scelto questo aggeggio cos\u00ec stupido, cos\u00ec insignificante perch\u00e9 mi permette di scrivere e di parlare di poesia senza avere gli strumenti letterari per farlo. Ho capito che per la mia ignoranza la macchina fotografica era l\u2019oggetto giusto per esprimermi. Non so con precisione che cosa mi ha dato la fotografia, posso dire soltanto che essa ha aperto un cancello, perch\u00e9 questa \u00e8 in fondo la mia idea di fotografia: apro un cancello e vedo un giardino pieno di ogni cosa che desidero, che mi sfugge di continuo, ma che di continuo io posso afferrare. Quindi per me la fotografia \u00e8 la cosa pi\u00f9 astratta e nello stesso tempo pi\u00f9 concreta. Con la macchina fotografica ho attraversato un cancello e ho trovato un prato dove non si finisce mai di respirare l\u2019aria, la libert\u00e0, questo verde, questi fiori, questo silenzio, tutto quello che ti pu\u00f2 dare un prato. L\u2019unica cosa certa per me \u00e8 questa immensit\u00e0 della fotografia: il fotografo ha bisogno di un vuoto, di uno spazio avanti a s\u00e9 e in questo spazio lui vuole che danzino immagini che sono soltanto segni, scritture indecifrabili per gli altri\u201d.&nbsp; L\u2019esposizione parte da un confronto con le opere pittoriche e grafiche di Afro e Alberto Burri, che esplorano il rapporto tra astrazione e materia. Le sperimentazioni di Giacomelli sulla superficie fotografica riecheggiano le ricerche materiche, alchemiche e pittoriche di Afro e Burri, in una comune indagine sulla densit\u00e0 del nero e del bianco, sul contrasto e sul segno. Profondamente attratto dall\u2019arte di Afro e amico personale di Burri, Giacomelli trov\u00f2 nell\u2019arte un costante punto di riferimento, visibile nelle sue sperimentazioni, soprattutto in camera oscura. In mostra sono presenti le sue celebri serie paesaggistiche (dagli anni \u201850 al 2000), Motivo suggerito dal taglio dell\u2019albero (1966\/1968), Territorio del linguaggio (1994) e Bando (1997\/1999). Un altro significativo dialogo si sviluppa attorno al tema del realismo, attraverso il confronto con l\u2019opera di Jannis Kounellis. In questa sezione sono esposte le serie Verr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi (1966\/1968), E io ti vidi fanciulla (1993\/1994), Lourdes (1957) e Mattatoio (1960). La dichiarata vicinanza di Giacomelli al protagonista dell\u2019Arte Povera emerge non solo nella scelta dei soggetti, ma anche nella sensibilit\u00e0 estetica condivisa, fatta di riferimenti alla cultura contadina, alla materia e a una visione artistica fortemente improntata al realismo. Le opere in mostra testimoniano questa affinit\u00e0, restituendo immagini intense e poetiche sulla condizione umana, sul tema della vita e della morte e sul sottile confine che le separa, tra suggestioni liriche e narrazioni. Segue poi un confronto con l\u2019opera di un altro artista, suo conterraneo e con il quale Giacomelli condivise anche occasioni espositive, Enzo Cucchi. Il tema di questa stanza \u00e8 il paesaggio, inteso in senso ampio: non solo come rappresentazione del territorio, ma come espressione culturale, visione ed elemento identitario che definisce il legame tra l\u2019uomo e la terra. Anche in questo caso, emergono forti richiami e rimandi tra le immagini oniriche e visionarie del pittore e quelle del fotografo, che si intrecciano in un\u2019ampia composizione di scatti provenienti da diverse serie realizzate nel corso degli anni. A concludere il percorso tematico \u00e8 un dialogo diretto con uno dei grandi interpreti della fotografia contemporanea, Roger Ballen, che ha pi\u00f9 volte dichiarato la sua ammirazione e il suo debito artistico nei confronti di Giacomelli. Il confronto si sviluppa attorno alle ultime opere del maestro marchigiano, tra cui Questo ricordo lo vorrei raccontare (2000), La domenica prima (2000), Astratte (\u201990) e Per poesie (ferri e lenzuola) (\u201860\/\u201990), in un intenso scambio tra linguaggi e sensibilit\u00e0 artistiche. Una grande mostra dedicata a Roger Ballen aprir\u00e0 al Mattatoio il 27 maggio 2025, allacciando, come di consueto, un serrato dialogo tra le diverse proposte culturali di Azienda Speciale Palaexpo. Al cuore del percorso espositivo si trova una sala interamente dedicata alla celebre serie Io non ho mani che mi accarezzino il volto (1961\/1963), che, nei primi anni Sessanta, ha consacrato Mario Giacomelli sulla scena internazionale. Per la prima volta, viene presentata la pi\u00f9 ampia selezione di stampe della serie, comprendente numerose immagini inedite, accompagnata da una preziosa raccolta di provini di stampa. Concepita come una vera e propria installazione, la sala restituisce l\u2019energia e il movimento circolare che animano la serie, esaltandone la dimensione performativa. Le immagini dei giovani seminaristi, sospese tra gioco e spiritualit\u00e0, si fanno pura poesia visiva, capaci ancora oggi di emozionare e coinvolgere lo spettatore con la loro intensit\u00e0 senza tempo. Ad aprire e chiudere la mostra sono due stanze immersive. All\u2019inizio del percorso una installazione multimediale in cui la voce di Giacomelli e una colonna sonora appositamente concepita accompagnano la proiezione delle sue immagini, regalando un\u2019esperienza coinvolgente e suggestiva. Al termine della mostra, la riproduzione fotografica dello studio dell\u2019artista \u00e8 ulteriormente impreziosita dall\u2019esposizione dell\u2019ingranditore e della mitica Kobell, la sua unica macchina fotografica. La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:67.96653%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Mario-Giacomelli-Metamorfosi-della-terra-anni-90-%C2%A9-Archivio-Mario-Giacomelli-1024x739.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000017863\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000017863\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Mario-Giacomelli-Metamorfosi-della-terra-anni-90-%C2%A9-Archivio-Mario-Giacomelli-scaled.jpg?fit=2560%2C1847&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1847\" data-comments-opened=\"0\" 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In questo periodo comincia a dipingere e a scrivere poesie. La madre trova lavoro come lavandaia presso il locale ospizio. Qualche anno pi\u00f9 tardi (1955) Mario ritorner\u00e0 in quel luogo, dove realizzer\u00e0 le immagini della serie \u201cVerr\u00e0 la morte e avr\u00e0 i tuoi occhi\u201d, titolo ripreso da Cesare Pavese. Avr\u00e0 modo di dire in seguito che tra tutte le immagini, quelle dell\u2019ospizio di Senigallia gli hanno procurato le pi\u00f9 grandi emozioni. La prematura perdita del padre, costringe Mario ad iniziare presto a lavorare come garzone in una tipografia di cui diventer\u00e0 in futuro proprietario. Il tempo della scuola viene sovente impegnato in tipografia, la magia della stampa lo cattura e a 13 anni decide di fare il tipografo. La \u201cTipografia Marchigiana\u201d affacciata sulla piazza che, nel centro di Senigallia, celebra con un monumento Papa Mastai Ferretti (Pio IX), ha chiuso le sue serrande nel Dicembre del 1999. Il 1953 segna la svolta nella vita di Giacomelli, acquista infatti per 800 lire una macchina fotografica e il giorno di natale si reca sulla spiaggia per scattare la sua prima fotografia. E\u2019 solo di fronte al mare che lambisce la spiaggia con le sue onde, scatta e movendo la macchina al momento dello scatto ottiene la sua prima fotografia \u201cL\u2019approdo\u201d, immagine della battigia carezzata da un\u2019onda come un colpo di pennello. Vicino alla tipografia abita una persona che tanto peso ha avuto nell\u2019inserimento delle Marche sul dibattito che, a livello nazionale, si stava sviluppando sulla fotografia, quest\u2019uomo \u00e8 Giuseppe Cavalli. &nbsp;Avvocato, uomo di lettere, profondo conoscitore di Croce (cita spesso a memoria passi del \u201cBreviario\u201d al giovane Giacomelli, chiedendogli poi opinioni a cui il \u201cnostro\u201d risponde invariabilmente \u201cnon ho capito\u201d o \u201cnon sono d\u2019accordo\u201d) ma anche esperto di tecnica e storia della fotografia, fondatore nel 1947 con Leiss, Finazzi, Vender e Veronesi de \u201cLa Bussola\u201d, storico circolo le cui idee crociane furono espresse nel Manifesto pubblicato da \u201cFerrania\u201d nel maggio 1947. Dopo alcuni anni tuttavia il successo iniziale riscosso da \u201cLa Bussola\u201d comincia a venir offuscato dal progressivo affermarsi di un altro gruppo storico \u201cLa Gondola\u201d guidato da Paolo Monti, alle cui immagini molti giovani si avvicinano, colpiti dal loro grande vigore espressivo. E\u2019 forse questo uno dei motivi per cui, nel 1953, Giuseppe Cavalli fonda proprio a Senigallia il gruppo \u201cMisa\u201d, di cui Giacomelli e Piergiorgio Branzi rappresentano le \u201cgiovani speranze\u201d. Nel \u201cMisa\u201d non c\u2019\u00e8 la presenza egemone delle idee di Cavalli come ne \u201cLa Bussola\u201d, \u00e8 un gruppo aperto dove ognuno \u00e8 libero di condurre le ricerche che vuole, sono cos\u00ec inevitabili gli scontri, soprattutto tra Giacomelli e Cavalli stesso. \u201cCavalli purtroppo vedeva solo da una parte e allora litigavamo sempre\u201d avr\u00e0 modo di dire Giacomelli. Del gruppo \u201cMisa\u201d Mario Giacomelli \u00e8 cassiere per alcuni anni. Nel corso delle discussioni all\u2019interno del \u201cMisa\u201d, Giacomelli conosce le opere di Paolo Monti, apprezzandole al punto di arrivare a dichiarare \u201cCavalli diceva che era il nemico pubblico n\u00b0 1, ma a me Monti mi faceva morire!\u201d. E sar\u00e0 proprio Paolo Monti (in giuria con Roiter e Comisso, tra gli altri) a dargli la soddisfazione del premio al miglior complesso di opere al Concorso di Castelfranco Veneto nel 1955. \u201cApparizione \u00e8 la parola pi\u00f9 propria alla nostra gioia ed emozione, perch\u00e9 la presenza di queste immagini ci convinse che un nuovo e grande fotografo era nato\u201d dichiarer\u00e0 in seguito lo stesso Monti. Nel 1956 Cavalli, forse nel tentativo di svecchiarla, lo chiama a far parte insieme a Branzi de \u201cLa Bussola\u201d, da cui uscir\u00e0 ben presto per insanabili divergenze. Del 1957-59 \u00e8 la serie di immagini riprese a Scanno, Giacomelli rimane affascinato dall\u2019atmosfera fiabesca del luogo, che aveva gi\u00e0 colpito altri grandi fotografi, tra cui Henri Cartier Bresson. Sempre del 1957 \u00e8 la serie \u201cLourdes\u201d seguita, nel 1958, da \u201cZingari\u201d, \u201cPuglia\u201d e, nel 1959, (ripresa nel 1995) \u201cLoreto\u201d. Del 1961 sono le immagini di \u201cMattatoio\u201d e nello stesso anno inizia a lavorare alla serie \u201cIo non ho mani che mi accarezzino il viso\u201d, titolo ripreso da uno scritto di padre Turoldo. Le immagini sono riprese nel Seminario Vescovile di Senigallia, che Giacomelli frequenta per un anno prima di dar forma alle foto vere e proprie. In questo ambiente i giovani seminaristi sono ripresi in momenti di ricreazione, le foto restituiscono l\u2019incanto di uno spazio umano, ma al tempo stesso sospeso in una sorta di astrazione temporale. Nel 1963 inizia la grande stagione di mostre che porteranno le sue immagini nei pi\u00f9 grandi spazi espositivi del mondo, dalla Photokina di Colonia nel 1963 al MOMA di New York (1964), dal Metropolitan di new York (1967) alla Biblioth\u00e8que Nationale di Parigi (1972), dal Victoria &amp; Albert Museum di Londra (1975) al Visual Studies Workshop di Rochester (1979 e poi Venezia, Providence, Parma, ancora New York, di nuovo Colonia, Mosca, Arles, Amsterdam, Tolosa, Bologna, Londra, Rivoli fino alle recenti antologiche di Empoli, Losanna e Roma (purtroppo postuma). Risale agli anni 1964-66 \u201cLa buona terra\u201d, seguita da \u201cCaroline Branson\u201d del 1971-73, lavoro ispirato all\u2019Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, poi \u201cpresa di coscienza sulla natura (1980-94), la grande serie dei paesaggi. Su testi del poeta Permunian si fonda \u201cIl Teatro della neve\u201d (1985-87) seguita da \u201cNinna Nanna\u201d e \u201cA Silvia\u201d (1987-88), lavoro pensato in origine per un programma televisivo. Nel 1986 muore la madre, a cui aveva dedicato nel 1955 un intenso ritratto. Tra i lavori pi\u00f9 recenti ricordiamo: \u201cIl mare dei miei ricordi\u201d (1991-94), \u201cIo sono nessuno\u201d (1994-95) su testi di Emily Dickinson fino ad arrivare a \u201cQuesto ricordo lo vorrei raccontare\u201d (1998-2000) e \u201cBando\u201d (1998-99) ciclo di immagini in serie di 4, ispirate ad una poesia di Sergio Corazzini e presentato nel 1999 alla XXIV Biennale d\u2019Arte contemporanea di Alatri. Il 25 novembre 2000, all\u2019et\u00e0 di 75 anni, Mario Giacomelli si \u00e8 spento nella sua casa di Senigallia.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo delle Esposizioni Roma<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Giacomelli. Il fotografo e l\u2019artista<\/p>\n\n\n\n<p>dal 20 Maggio 2025 al 3 Agosto 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Luned\u00ec alla Domenica&nbsp; dalle ore 10.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec , Venerd\u00ec e Sabato dalle ore 10.00 alle ore 22.30<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Giacomelli L\u2019approdo | The landing place, 1952 stampa d\u2019epoca alla gelatina ai sali d\u2019argento | vintage gelatin silver print, cm 29,8 x 39,4 Archivio Mario Giacomelli<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Giacomelli Senza titolo | Untitled, 1978 tecnica mista su cartoncino | mixed media on cardboard, cm 98,7 x 68,2 Collezione | Collection Archivio Mario Giacomelli<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Giacomelli Io non ho mani che mi accarezzino il volto | I have no hands that caress my face, 1961-63 stampe d\u2019epoca e successive alla gelatina ai sali d\u2019argento, dimensioni varie | vintage and later gelatin silver prints, various dimensions Archivio Mario Giacomelli<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Giacomelli Io non ho mani che mi accarezzino il volto | I have no hands that caress my face, 1961 provini con appunti di stampa | contact prints with handwritten notes Archivio Mario Giacomelli<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Giacomelli Metamorfosi della terra | Metamorphosis of the land, anni \u201950, \u201960, \u201970 e \u201980 | 1950s, 60s, 70s and 1980s stampe vintage alla gelatina ai sali d\u2019argento, dimensioni varie | vintage gelatin silver prints, various dimensions Archivio Mario Giacomelli<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Giacomelli Presa di coscienza sulla natura | Epiphany about nature, anni 80-\u201990 | 1980s and 1990s stampe vintage alla gelatina ai sali d\u2019argento, dimensioni varie | vintage gelatin silver prints, various dimensions A retro di un\u2019opera il timbro \u201cPRESA DI COSCIENZA SULLA NATURA (il lavoro dell&#8217;uomo, i segni, la materia, il caso)\u201d. Nella sequenza stabilita da Giacomelli per la mostra sul paesaggio dedicata ad Alberto Burri, presso la galleria Anna D&#8217;Ascanio, Roma, 1999 | Stamp on verso \u00abEPIPHANY ABOUT NATURE (the work of man, signs, material, chance)\u00bb. In the sequence indicated by Giacomelli for the exhibition devoted to Alberto Burri, held in 1999 at the Galleria Anna D&#8217;Ascanio in Rome. Archivio Mario Giacomelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 3 Agosto 2025 si potr\u00e0 ammirare al Palazzo delle Esposizioni Roma la mostra dedicata a Mario Giacomelli&nbsp; \u2013\u2018Mario Giacomelli. Il fotografo e l\u2019artista\u2019 a cura di Bartolomeo Pietromarchi Katiuscia Biondi Giacomelli. 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