{"id":1000017416,"date":"2025-05-18T21:19:07","date_gmt":"2025-05-19T00:19:07","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017416"},"modified":"2025-05-18T21:19:09","modified_gmt":"2025-05-19T00:19:09","slug":"il-genoma-si-e-evoluto-per-favorire-la-vita-ad-alta-quota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017416","title":{"rendered":"Il genoma si \u00e8 evoluto per favorire la vita ad alta quota"},"content":{"rendered":"\n<p>Un&#8217;indagine genomica coordinata dall&#8217;Universit\u00e0 di Bologna ha documentato un raro caso di \u00abconvergenza evolutiva\u00bb. Nel genoma delle popolazioni sudamericane native dell&#8217;altopiano andino di etnia Aymara, Quechua e Uros si sono osservate varianti genetiche che permettono lo sviluppo dell&#8217;embrione in condizioni di scarsa presenza di ossigeno ad alta quota, proprio come avviene nelle popolazioni asiatiche dell&#8217;Himalaya. Il fenomeno si chiama \u00abconvergenza evolutiva\u00bb, ovvero un adattamento simile che si \u00e8 evoluto indipendentemente in specie o popolazioni diverse in risposta alle stesse condizioni ambientali, ma non ereditato da un antenato comune. \u00abPer indagare questi adattamenti biologici, abbiamo messo a punto un insieme di analisi basate sul sequenziamento di interi genomi e capaci di identificare varianti genetiche che prese singolarmente avrebbero un modesto impatto funzionale, ma che combinate tra loro concorrono a modificare sensibilmente uno specifico tratto biologico\u00bb spiega il professor Marco Sazzini dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, che ha coordinato lo studio. Gli studiosi volevano capire se gli adattamenti biologici all&#8217;alta quota delle popolazioni andine fossero esattamente gli stessi presenti nei popoli himalayani.&nbsp;&nbsp;\u00abNella specie umana sono stati fino ad ora descritti pochi casi di convergenza evolutiva tra popolazioni che vivono da decine di migliaia di anni in aree geografiche differenti, ma in contesti ecologici molto simili\u00bb dice Sazzini. Da questo punto di vista, l&#8217;adattamento biologico all&#8217;ambiente di alta quota \u00e8 un caso unico, perch\u00e9 lo stress imposto dalla scarsa capacit\u00e0 dell&#8217;organismo di catturare l&#8217;ossigeno non pu\u00f2 essere minimizzato da adattamenti di tipo culturale e agisce quindi con la stessa intensit\u00e0 su tutti i gruppi umani che vivono a quote comparabili, indipendentemente dalle loro origini e dai contesti geografici e socioculturali in cui vivono. Finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, lo studio \u00e8 stato pubblicato sulla rivista Communications Biology con il titolo \u00abConvergent evolution of complex adaptive traits modulates angiogenesis in high-altitude Andean and Himalayan human populations\u00bb. La ricerca \u00e8 stata coordinata da Marco Sazzini, professore del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali (BiGeA) dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna e afferente al Centro Interdipartimentale Alma Climate. Giulia Ferraretti, dottoranda del corso di dottorato in Scienze della Terra della Vita e dell&#8217;Ambiente, ha firmato il lavoro come prima autrice assieme ad Aina Rill, dottoranda dell&#8217;Universit\u00e0 di Barcellona e Paolo Abondio, post-doc dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma Tor Vergata.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Marilina Castagna<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;indagine genomica coordinata dall&#8217;Universit\u00e0 di Bologna ha documentato un raro caso di \u00abconvergenza evolutiva\u00bb. Nel genoma delle popolazioni sudamericane native dell&#8217;altopiano andino di etnia Aymara, Quechua e Uros si sono osservate varianti genetiche che permettono lo sviluppo dell&#8217;embrione in condizioni di scarsa presenza di ossigeno ad alta quota, proprio come avviene nelle popolazioni asiatiche dell&#8217;Himalaya. 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