{"id":1000017407,"date":"2025-05-18T21:09:48","date_gmt":"2025-05-19T00:09:48","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017407"},"modified":"2025-05-18T21:09:50","modified_gmt":"2025-05-19T00:09:50","slug":"il-nostro-corpo-emette-una-luce-che-svanisce-con-la-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017407","title":{"rendered":"Il nostro corpo emette una luce che svanisce con la morte"},"content":{"rendered":"\n<p>Il corpo umano emette una luce molto debole, non visibile a occhio nudo, che si spegne con la morte. L&#8217;effetto, noto come \u00abchemiluminescenza\u00bb, \u00e8 dovuto all&#8217;emissione di fotoni (particelle di luce che possiedono energia) da parte di tessuti biologici. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Calgary e del Consiglio nazionale delle ricerche del Canada \u00e8 riuscito, grazie a tecniche sofisticate e altamente sensibili, ad osservare l&#8217;emissione di questi fotoni ultradeboli di origine biologica (UPE) che si presenta come un bagliore intorno al corpo. L&#8217;esperimento \u00e8 stato realizzato su topi e foglie di due diverse specie di piante, ma considerando i processi biologici alla base di questo affascinante fenomeno, si ritiene che anche tutti gli altri animali, compresi gli essere umani, lo emettano. Secondo i ricercatori, riuscire a misurare l&#8217;UPE potrebbe rappresentare un metodo diagnostico efficace e non invasivo, in grado di rivelare in futuro lo stato di salute del nostro organismo. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sul The Journal of Physical Chemistry Letters. Il fenomeno della chemilumininescenza era gi\u00e0 stato osservato in tessuti e cellule isolate, come il tessuto cardiaco bovino e le colonie batteriche, ma mai in esseri viventi completi. Questa luce nello spettro visibile \u00e8 talmente debole che rientra nell&#8217;ordine di 10-1.000 fotoni emessi ogni secondo per centimetro quadrato di tessuto, con una lunghezza d&#8217;onda (la parte dello spettro elettromagnetico che l&#8217;occhio umano pu\u00f2 percepire) compresa tra 200 e 1.000 nanometri. A generare questa luce, sotto forma di chemiluminescenza, sarebbero diversi processi biologici come lo stress ossidativo e la comunicazione intracellulare. \u00abUn mezzo per monitorare a distanza lo stress dei singoli tessuti, la frontiere della diagnostica non invasiva\u00bb La fonte di questa luce, secondo i ricercatori, potrebbe essere l&#8217;effetto di sostanze chimicamente reattive dell&#8217;ossigeno (ROS) che le cellule viventi producono quando sono sottoposte a stress quali calore, veleni, agenti patogeni o mancanza di nutrienti. \u00abDisporre di un mezzo per monitorare a distanza lo stress dei singoli tessuti in pazienti umani o animali, o persino in colture o campioni batterici &#8211; hanno affermato i ricercatori &#8211; potrebbe fornire ai tecnici e agli specialisti medici un potente strumento di ricerca o diagnostica non invasivo\u00bb. Ma come \u00e8 stato scoperta l&#8217;esistenza dell&#8217;aura? I ricercatori hanno posizionato quattro topi in una scatola buia da vivi per rilevare l&#8217;emissione di fotoni grazie a sofisticate telecamere ad accoppiamento di carica a moltiplicazione di elettroni (EMCCD) e a dispositivo ad accoppiamento di carica (CCD). Successivamente i topi sono stati soppressi, portato la loro temperatura corporea a quella del corpo vivo, e rilevato nuovamente l&#8217;emissione di fotoni. Dal confronto hanno osservato una differenza evidente nel numero dei fotoni: il bagliore era svanito con la morte dei topi. I ricercatori hanno condotto un esperimento simile anche sulle foglie di Arabidopsis thaliana e di Heptapleurum arboricola che ha prodotto risultati altrettanto significativi. Il team ha sottoposto le piante a stress fisico e chimico, e notato che il bagliore luminoso aumentava quando le foglie venivano danneggiate o irrorate con vari tipi di sostanze chimiche. \u00abDopo un&#8217;acquisizione di immagini durata 16 ore, i nostri risultati hanno mostrato che le parti danneggiate in tutte le foglie erano significativamente pi\u00f9 luminose rispetto alle parti non danneggiate delle foglie\u00bb, hanno affermato i ricercatori. Ci\u00f2 fornisce prove concrete che le specie reattive dell&#8217;ossigeno potrebbero effettivamente essere responsabili della luminosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Barbara Fiorillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il corpo umano emette una luce molto debole, non visibile a occhio nudo, che si spegne con la morte. L&#8217;effetto, noto come \u00abchemiluminescenza\u00bb, \u00e8 dovuto all&#8217;emissione di fotoni (particelle di luce che possiedono energia) da parte di tessuti biologici. 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