{"id":1000017322,"date":"2025-05-16T20:46:17","date_gmt":"2025-05-16T23:46:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017322"},"modified":"2025-05-16T20:46:20","modified_gmt":"2025-05-16T23:46:20","slug":"a-roma-una-mostra-dedicata-a-tina-modotti-con-i-suoi-scatti-e-con-i-suoi-racconti-ha-lasciato-una-traccia-indelebile-nella-storia-dellarte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017322","title":{"rendered":"A Roma una mostra dedicata a Tina Modotti con i suoi scatti e con i suoi racconti ha lasciato una traccia indelebile nella Storia dell\u2019Arte"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 21 Settembre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo di Roma in Trastevere la mostra dedicata a Tina Modotti \u2013 \u2018Tina Modotti, Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due Mondi\u2019, l\u2019esposizione \u00e8 promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata a cura dell\u2019associazione Storia e Memoria Aps di Albano Laziale, in collaborazione con la Segreteria di Cultura del Governo del Messico, l\u2019archivio della Fototeca Nazionale dell\u2019INAH. In mostra circa 60 tra fotografie, lettere, testi, documenti e articoli raccontano la vita e l\u2019opera della fotografa, attrice e attivista politica italo-americana.\u00a0 Molte volte mi sono meravigliato nel guardare le sue mostre e le sue foto,Tina Modotti \u00e8 stata una donna che ha combattuto per le sue idee nel contempo per la sua libert\u00e0, penso che oggi la donna deve molto alla Modotti se ci sono state delle conquiste \u00e8 grazie queste donne che con il loro linguaggio e il loro pensiero hanno potuto creare il cambiamento ottenendo la loro \u2018libert\u00e0\u2019 . E nel contempo si evidenzia con forza la figura di Tina Modotti, la vicenda umana e politica della rivoluzionaria fotografa che dovette lasciare Udine per andare in cerca di fortuna all\u2019estero. Emigrante, operaia, costretta a lottare per la sopravvivenza ma anche artista di grande sensibilit\u00e0 capace di trasformare in frammenti poetici le mani dei contadini, i cappelli e persino gli strumenti da lavoro. Quelle immagini sono ancora oggi presenza viva di un popolo, quello messicano, che seppe alzare la testa e lottare contro l\u2019oppressione. La storia della rivoluzione, ma attraverso una serie di flash back, che accennano ad una fitta trama di rapporti fra artisti, scrittori, militanti rivoluzionari e clandestini, anche venuti dall\u2019estero. Come Trotsky che rest\u00f2 profondamente affascinato da Frida Khalo, mentre Tina Modotti ne prese subito le distanze, per obbedienza al regime comunista, con tutte le tragiche conseguenze che quella adesione ebbe nella sua vita. Tina Modotti nasce a Udine nel 1896 e lascia presto la scuola per andare a lavorare e aiutare la famiglia a tirare avanti. A 17 anni, nel 1913 si trasferisce negli Stati Uniti, a San Francisco dove l\u2019aveva preceduta il padre e una sorella. L\u00ec trova lavoro in una fabbrica di camice e si tuffa completamente nel fermento culturale e artistico che pervade la citt\u00e0.Tina frequenta circoli operai e gruppi teatrali e ben presto lascia il lavoro nella fabbrica riuscendo a mantenersi facendo la sarta. Si trova in un vortice crescente di iniziative e conoscenze e l\u2019inquietudine e il bisogno di indipendenza la portano a sfiorare ogni situazione senza lasciarsene coinvolgere totalmente: tutto la interessa ma niente la soddisfa. Il teatro continua ad attrarla ma non pi\u00f9 di altre attivit\u00e0. Nel 1915 conosce Roubaix de l\u2019Abrie Richey, pittore e poeta da tutti conosciuto come Robo. Tina si sposa con lui nel 1917 tagliando i legami con il microcosmo protettivo del quartiere italiano di San Francisco e trasferendosi a Los Angeles dove Robo vive. Lo studio di Robo \u00e8 un luogo di ritrovo per artisti , scrittori, \u00e8 un viavai di personaggi che sono alla ricerca di qualcosa che non sanno precisamente definire. Le discussioni sul socialismo, la rivoluzione, attacchi alla morale vigente, interesse per le tesi marxiste e agli ideali anarchici si sovrappongono interessi per la psicoanalisi e la crisi della religione cristiana. Cambiare il mondo per loro non significa rifiutare un potere o un governo, ma soprattutto trasformare se stessi e mettere in pratica ci\u00f2 in cui si crede. Tina \u00e8 cosciente del suo fascino e bellezza e non si accontenta pi\u00f9 di fare la sarta in casa, sente il bisogno di affermarsi individualmente e decide di concretizzare un sogno che accarezza da tempo: va a Hollywood per un provino e viene scelta, \u00e8 il suo corpo che supera i provini. Recita dunque in alcuni film ma il cinema rester\u00e0 una parentesi di cui non si pente ma che preferisce dimenticare e successivamente la sua esperienza nel mondo del cinema rester\u00e0 un qualcosa di cui ridere con gli amici. Tina sente la necessit\u00e0 di trovare altre forme espressive all\u2019istinto creativo, la fotografia \u00e8 un\u2019arte ancora giovane nella quale sperimentazione e ricerca sono spazi tutti da esplorare. Tra i frequentatori dello studio di Robo c\u2019\u00e8 un gi\u00e0 affermato maestro dell\u2019immagine, Edward Weston. Tina si appassiona alle tecniche fotografiche, posa per lui e intanto chiede, studia osserva, non perde una sola parola delle intere giornate che Weston le dedica. Il passo per l\u2019innamoramento \u00e8 ormai fatto e il loro rapporto se inizialmente \u00e8 clandestino non pu\u00f2 rimanere inespresso e in breve tempo, nonostante i sensi di colpa di Weston per il suo caro amico Robo, i due vivono un amore folle e passionale. E\u2019 il 1921. Robo decide di partire per il Messico e dedicher\u00e0 a Tina un\u2019ultima poesia: \u201cTina \u00e8 il rosso del vino, cos\u00ec prezioso da lasciarlo posare con delicatezza perch\u00e9 diventi ancor pi\u00f9 prezioso\u201d. In Messico Robo vive un\u2019esperienza totalizzante e, per la prima volta nella sua vita prova emozioni fino ad allora sconosciute, riesce finalmente a toccare e stringere gli avvenimenti che lo circondano. Definisce il Messico \u201cterra degli estremi\u201d e nelle lettere che scrive a Weston cerca di convincerlo a raggiungerlo perch\u00e9 la sua arte non pu\u00f2 perdere una simile opportunit\u00e0 e fa solo un breve accenno al rapporto che si \u00e8 instaurato con Tina, rassicurandolo quando gli scrive \u201ccredimi, continuo a essere, come sempre, il tuo amico Robo\u201d. Pochi giorni dopo, mentre Tina stava raggiungendo Robo in Messico poich\u00e9 avevano gi\u00e0 pianificato questo incontro, nel 1922 egli muore a causa di una febbre altissima. Tina si occupa delle formalit\u00e0 per la sepoltura di Robo e, accompagnata dagli amici dell\u2019artista, viene trascinata nel ritmo convulso del paese appena resuscitato, nell\u2019ardore con cui tutti partecipano alla costruzione di una nuova societ\u00e0 utopica. Gli artisti di ogni campo tornano dalle fila degli eserciti guerriglieri o rientrano dall\u2019esilio in Europa dove hanno assistito allo scempio della Grande Guerra e danno vita a scuole improvvisate, laboratori per strada, le pareti di palazzi, caserme chiese e universit\u00e0 di coprono di murales all\u2019infinito. Citt\u00e0 del Messico diventa il polo di attrazione per le avanguardie di ogni angolo del mondo, l\u2019artista viene coinvolto a tutti i livelli della vita sociale e viene abolita qualsiasi forma di censura o pressione ideologica. Tina si rende conto che non pu\u00f2 tornare alla vita ovattata di Los Angeles. Sente che qui l\u2019energia pulsa con las tessa frenesia che lei avverte dentro da anni e che ha per destino naturale la strada, l\u2019incontro e lo scambio di emozioni, il tempo da bruciare senza sprecare un solo attimo, senza guardarsi indietro. Porta con se alcune fotografie di Weston e comincia a mostrarle e resta stupita dell\u2019immediato interesse che suscitano. Viene organizzata un\u2019esposizione che si rivela subito un successo considerato il numero di persone che si accalcano per vedere le fotografie di Weston. Tina \u00e8 costretta a ritornare negli Stati Uniti a seguito della morte del padre nel 1922. Questo fatto, insieme alla morte di Robo, fanno vivere a Tina un momento di smarrimento che cerca di superare allontanandosi da Weston, ma il legame non \u00e8 reciso. La fotografia riesce a prendere il sopravvento e tramite un intimo amico di Weston, Johan Hagemeyer, fotografo e intellettuale anarchico, riprende a utilizzare la macchina fotografica e la vicinanza di Hagemeyer la sprona a lavorare pi\u00f9 intensamente. Rivede Weston e la relazione torna ai livelli di coinvolgimento precedenti la morte di Robo e per\u00f2 questa volta \u00e8 Weston che sente le responsabilit\u00e0 familiari, \u00e8 spostato, ha dei figli a cui \u00e8 legatissimo e per questo motivo continua a rimandare il viaggio in Messico mentre Tina si sente nuovamente pronta per partire e, nonostante rispetti il travaglio di Weston, decide di tuffarsi nella colorata Citt\u00e0 del Messico e pensa che il rapporto con Weston sia ormai al termine. La separazione dura qualche mese e infine, nel luglio del 1923 Weston lascia la moglie, porta con s\u00e9 il figlio Chandler e affitta una casa con Tina a Citt\u00e0 del Messico. Tina e Weston si immergono nella vita del paese ed entrano subito in contatto con la miriade di personaggi lanciati nell\u2019affermazione dei nuovi valori del \u201cMessico resuscitato\u201d. Conoscono Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros, Jos\u00e9 Orozco e Xavier Guerrero che ora sta lavorando agli affreschi di Chapingo con Rivera e Siqueiros. Il movimento artistico messicano si era manifestato come ribellione culturale prima ancora che si sviluppasse la rivolta politica e sociale. Tutti questi artisti avevano fatto esperienze in Europa, Rivera aveva soggiornato a Parigi durante il periodo cubista e aveva conosciuto Picasso, Klee, Braque, Matisse e poi in Italia per studiare gli affreschi e mosaici bizantini riscontrando poi nei reperti etruschi un0affinit\u00e0 con l\u2019antica arte indigena del Messico, Siqueuros aveva intrapreso una serie di viaggi in Europa, pubblicando nel 1921 un manifesto sul suo concetto di pittura murale e tornati in Messico avevano fondato il Sindacato rivoluzionario dei tecnici, pittori e scultori esaltando gli sforzi per abbattere le vecchie concezioni artistiche e politiche sul giornale dell\u2019organizzazione, \u201cEl Machet\u201d. L\u2019arte si trasforma in evento collettivo, rifiutando la commercializzazione della tela in nome dei murales che restano di propriet\u00e0 pubblica.Tina guida Weston in questo turbinio di attivit\u00e0, riunioni, spedizioni archeologiche, partecipazione a gruppi che presentano petizioni e proposte e il loro appartamento nel giro di pochi mesi si trasformer\u00e0 in uno dei punti di riferimento della vita culturale e artistica. Il fascino di Tina viene notato da molti e molti scrivono di lei, Federico Marin la descrive come \u201cuna bellezza misteriosa, priva di volgarit\u00e0\u2026. ma non allegra, bens\u00ec austera, terribilmente austera. Non malinconica n\u00e9 tragica ma ci sono uomini che si innamorano follemente di lei e qualcuno \u00e8 arrivato a suicidarsi\u2026\u201d Anche Vasconcelos nelle memorie che scrive anni dopo ritrae Tina come una donna in grado di portare involontariamente gli uomini alla pazzia: \u201cdi una bellezza scultorea e depravata, teneva unito il gruppo con il comune desiderio e lo divideva per le feroci rivalit\u00e0\u2026\u201d. Intanto \u00e8 il periodo in cui la cultura messicana \u00e8 sferzata dalle \u201cscariche elettropoetiche\u201d del movimento estridentista che ha in comune con il Futurismo europeo il tratto tagliente ed esasperato nella grafica e il dinamismo plastico nella pittura, l\u2019attrazione per le macchine e soprattutto per gli aerei. La poesia estridentista \u00e8 \u201cmusica delle idee\u201d ed esalta il contrasto tra note oscure e note luminose, paragonando il suono delle parole a quello del sassofono e della batteria nel jazz. La radio viene considerata il mezzo ideale per la diffusione poetica tanto che le pubblicazione estri dentiste non si definiscono \u201corgani\u201d del movimento ma \u201cirradiazioni\u201d. Tina sta sperimentando nuove tecniche fotografiche, sulla sovraesposizione e alcuni suoi lavori vengono riconosciuti come fotografie estridentiste come le simmetrie di pali della luce sovraesposti, con i fasci di cavi in fuga verso il cielo o le geometrie delle scalinate dello stadio. Tina incomincia a sentirsi indipendente anche nella fotografia, non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019assistente di Weston che si limita a imitarne tecnica e soggetti. Weston stesso \u00e8 ammirato dei progressi che vede compierle e avverte sempre pi\u00f9 una sensazione di lontananza che non riesce a colmare. Il 1924 \u00e8 l\u2019anno della prima mostra di Tina e i critici apprezzano molto la sua opera senza considerarla pi\u00f9 la semplice allieva di Weston ma mettendone in risalto l\u2019originalit\u00e0 della ricerca espressiva. L\u2019interesse per i problemi sociali diventa passione politica, e in lei crescono dubbi sul rapporto fra arte e impegno militante. La sperimentazione e la ricerca non bastano pi\u00f9, si convince che anche la fotografia, soprattutto la fotografia, debba esprimere qualcosa che vada oltre il formalismo estetico che sta virando ormai alla rarefazione, all\u2019astrattismo puro. Sente di dover incidere sulla realt\u00e0, rappresentandola nei suoi aspetti pi\u00f9 controversi, cogliendone il malessere, esaltandone la forza di ribellione ovunque si manifesti. Il divario con Weston si acuisce tanto che lui decide di tornare negli Stati Uniti alla fine del 1924, dopo aver dedicato a Tina una serie di ritratti in cui lei posa anche nuda. Qualcosa si \u00e8 rotto del comune sentire, e pi\u00f9 lei si \u00e8 avvicinata agli aspetti sociali della realt\u00e0 circostante, pi\u00f9 lui si \u00e8 chiuso in un individualismo pessimista. Tina sente di non poter restare a guardare dietro l\u2019obiettivo, avverte in modo prepotente la necessit\u00e0 di opporsi con maggiore impegno alle forze che stanno sgretolando le conquiste della rivoluzione. Il Messico pi\u00f9 ancora degli altri paesi latinoamericani \u00e8 attaccato dal colonialismo della \u201cDottrina Monroe\u201d quella che riduce il Centroamerica al \u201ccortile di casa\u201d degli Stati Uniti. L\u2019utopia sovietica alimenta le speranze dell\u2019America Latina, ma Mosca \u00e8 lontana. Tina si interroga e in una lettera a Weston del 1925 si coglie una profonda confusione interiore per non sapere cosa fare in questo frangente scrivendo: \u201csento che il problema del vivere incide profondamente sul problema della creativit\u00e0 artistica\u2026\u201d Continua a frequentare Diego Rivera, conosce Vladimir Majakovskij giunto nella capitale attratto dai fermenti artistico-politici e rafforza l\u2019amicizia con Xavier Guerrero che vive un\u2019analoga disaffezione al lavoro di muralista puro in nome della militanza totale. Guerrero teme, prima di Tina, che le ore dedicate alla pittura siano irrimediabilmente negate alla costruzione del Mondo Nuovo e inoltre, come messicano, deve difendere quel poco rimasto di una rivoluzione riassorbita dal burocratismo e smembrata dalle finanziarie straniere. Tina \u00e8 affascinata dalla fede incrollabile e granitica di Xavier e l\u2019influenza che Tina subir\u00e0 sar\u00e0 determinante nelle scelte dei tragici anni che si stanno avvicinando. Tina rivede Weston nel 1925 quando lui ritorna in Messico e iniziano a viaggiare verso sud, fermandosi per qualche tempo a Puebla e Oaxaca. In una sosta tra un viaggio e l\u2019altro si fermano nella capitale per l\u2019inaugurazione della loro mostra che ha per sottotitolo L\u2019imperatore della fotografia e la bellissima Tina Modotti: una combinazione irresistibile. Tina si infuria per questa frase perch\u00e9 ancora una volta si esalta la sua immagine esteriore relegando in secondo piano qualsiasi risultato ottenuto nel lavoro. Interviene per\u00f2 la voce autorevole di Diego Rivera che nella presentazione scrive: Tina Modotti esprime una profonda sensibilit\u00e0 su un piano che, pur tendendo all\u2019astrazione, senza dubbio pi\u00f9 etereo, e in un certo senso pi\u00f9 intellettuale, trae linfa dalle radici del suo temperamento italiano. La sua opera artistica \u00e8 fiorita per\u00f2 in Messico, raggiungendo una rara armonia con le nostre stesse passioni. La fama della coppia Tina ed Edward si stempera nella realt\u00e0 quotidiana, le loro strade sono ormai separate, divergenti. E il legame con Xavier Guerrero si sta trasformando in un rapporto profondo, di affinit\u00e0 che coinvolgono l\u2019intimo e il politico in un intreccio unico. Ma non \u00e8 questo a escludere Weston dalla vita di Tina: pur continuando ad amarla egli non riesce a condividere le scelte, si chiude nel suo individualismo scettico e privo di sperane sulle possibilit\u00e0 di qualsiasi lotta per un ideale. Il Messico non gli trasmette pi\u00f9 le sensazioni di un tempo e nel novembre del 1926 ritorna al nord. Tina intanto aveva venduto la sua piccola e vecchia Korona per comprarsi una Graflex che diventa un occhio spietato sulla miseria, sulla sofferenza, cattura la desolazione ma esalta anche la rabbia, la protesta organizzata. Mani di operai strette sui badili, consumate dalla polvere e dal sudore, mani di burattinai percorse da vene gonfie di fatica, mani di indiani che lavano miseri vestiti sulla pietra, scurite dal sole. La miseria \u00e8 un crimine e le fotografie di Tina lo urlano, lo affermano senza pietismo e falsa compassione. Il suo lavoro comincia a varcare frontiere geografiche e barriere politiche e le sue fotografie vengono pubblicate dalle pi\u00f9 prestigiose riviste. Tina Modotti ha aperto il cammino al reportage sociale, quello che Robert Capa, David Seymour, Gerta Taro renderanno immortale. Loro faranno della fotografia la missione di un\u2019intera vita mentre per Tina rimarr\u00e0 solo un mezzo, una transizione, quando raggiunger\u00e0 il punto pi\u00f9 espressivo della sua arte decider\u00e0 di abbandonarla in nome di una rivoluzione che non vedr\u00e0 mai. IL Partito comunista messicano era stato fondato nel 1918 e nel 1923 Xavier Guerrero, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera diventano membri del comitato esecutivo. Al principio \u00e8 l\u2019arte che irrompe nella polita con la sua carica di creativit\u00e0 aggressiva che sgretola i vecchi schemi e impone un ritmo febbrile al cambiamento dei valori. Ma gi\u00e0 nel 1924 l\u2019urto tra Trockij e Stalin si risolve a favore di quest\u2019ultimo e la ragion di stato, cio\u00e8 del Comintern deve prevalere sulle emozioni rivoluzionarie: certi comportamenti dell\u2019ambiente culturale messicano vengono considerati come pericolosi \u201cdeviazionismi\u201d dalla rigida morale sovietica. Il pi\u00f9 incline ad accettare le direttive di Mosca \u00e8 Guerrero, seguito da Sequeiros che ha comunque uno spirito militare molto sviluppato. Diego Rivera \u00e8 attratto dagli eccessi e irriducibile alla disciplina di partito. \u00c8 sinceramente comunista ma nel senso pi\u00f9 totalizzante: nell\u2019immediatezza della realt\u00e0 che vede, sente, afferra e non nella logica degli equilibri e delle sottili manovre che regolano la gestione del potere. Rivera si allontaner\u00e0 dai suoi compagni a causa delle radici profonde in quella che si potrebbe sommariamente definire messicanit\u00e0. Il comunismo nell\u2019accezione di Mosca e la linea imposta ottusamente dal Comintern a un paese che \u00e8 quanto pi\u00f9 lontano e diverso ci sia rispetto al rigore sovietico spingono Diego Rivera a esasperare inconsciamente tutto ci\u00f2 che per lui \u00e8 l\u2019essenza della messicanit\u00e0. Xavier Guerrero non perdona a Riverra il protagonismo e il bisogno di accentrare l\u2019attenzione e sente di dover abbandonare la pittura per dedicare tutto se stesso alla militanza. Tina vede in lui quella sicurezza che le \u00e8 sempre mancata: seguire Xavier significa anestetizzarsi al dolore di un\u2019esistenza irrequita, rinunciare alla sensibilit\u00e0 che corrode e tormenta, scegliendo una fede che assorbe tutto, anche i sentimenti. Nel 1927 Tina si iscrive al Partito comunista messicano e diventa instancabile organizzatrice e dedica gran parte del suo tempo alla redazione di \u201cEl Machete\u201d traducendo articoli e analisi di politica estera. Il giornale \u00e8 ormai l\u2019organo ufficiale del partito. La fotografia rappresenta per Tina ancora un impegno costate e anche l\u2019unica fonte di sostentamento ma \u00e8 sempre pi\u00f9 attivit\u00e0 da subordinare alla militanza. Il rapporto con Xavier non \u00e8 facilmente definibile, le emozioni in lui vanno lette negli sguardi, interpretate nei rari gesti calmi, per amarlo Tina pu\u00f2 solo sentire ci\u00f2 che lui sente e rispettarne il carattere impenetrabile. Accanto a Guerrero Tina si livera dall\u2019immagine di donna fatale che molti si ostinano ancora a esaltare contribuendo a costruirle una fama che in certi casi assume contorni inquietanti. Xavier viene chiamato a Mosca e parte, Tina capisce, non si oppone e condivide la necessit\u00e0 di anteporre il dovere ai sentimenti. Nel 1927 Tina conosce Vittorio Vidali legato ai servizi segreti sovietici e si rende conto che tra i dirigenti ha un\u2019aura di tacito rispetto e gode di un carisma che la intriga, e vede che tra i comunisti messicani sia considerato a un livello molto alto. Il rapporto tra Tina e Weston \u00e8 ormai ridotto alla corrispondenza epistolare ma \u00e8 solo a lui che Tina confida e trasmette inquietudini e sensazioni contraddittorie che mette a tacere quando dedica giorni e notti al lavoro di militante impegnandosi nell\u2019organizzazione del Soccorso rosso internazionale. Non vuole convincere Weston della giustezza delle proprie scelte ed evita le frasi fatte, i facili slogan, i termini che ricorrono nei proclami e comizi e lo fa senza alcuno sforzo perch\u00e9 \u00e8 un linguaggio che non le apparterr\u00e0 mai. Dedicando sempre maggior tempo all\u2019attivit\u00e0 politica attrae ben presto le attenzioni delle spie italiane e quando Tina firma un articolo su \u201cEl Machete\u201d per incitare a partecipare a una manifestazione in memoria di un giovane operaio ucciso nel carcere di Perugia, il Ministero degli esteri apre quindi un \u201cfascicolo Tina Modotti\u201d. Quando Xavier Guerrero si trasferisce a Mosca, l\u2019appartamento di Tina si trasforma in uno studio di lavoro e non concede molto alle visite e alle serate tra amici anche se non rifiuter\u00e0 mai l\u2019ospitalit\u00e0 a militanti stranieri di passaggio tanto che il suo indirizzo diventa ben presto pi\u00f9 noto di quello del partito. Nel giugno del 1928 nella redazione del \u201cMachete\u201d entra Julio Antonio Mella un giovane cubano che vuole fomentare la rivoluzione contro la dittatura. L\u2019attrazione reciproca \u00e8 evidente e Tina si innamora in poco tempo di Julio al punto da scoprire di non aver mai provato una simile intensit\u00e0 di emozioni e lui la ama con una passione frenetica incalzante come il ritmo senza respiro con cui ha vissuto ogni minuto dei suoi ventisette anni. Tina \u00e8 ancora da tutti considerata come la donna di Xavier Guerrero e lei vive un travaglio interiore che la porta a chiarire la sua posizione con Xavier scrivendogli una lettera e spiegandogli il suo sentimento nei confronti di Mella: Guerrero sceglier\u00e0 il silenzio, nessuna risposta alla lettera di Tina. Mella \u00e8 colpito dalla figura di Lenin ma \u00e8 anche affascinato dal comandante dell\u2019Armata Rossa, Trockij. E\u2019 dotato di grande capacit\u00e0 comunicativa, \u00e8 il trascinatore di ogni agitazione, teorizza l\u2019azione diretta individuale e collettiva, ma \u00e8 anche la mente organizzatrice che unisce le lotte e universitarie, operaie e contadine. Il principale scopo del suo impegno politico \u00e8 organizzare una spedizione a Cuba per scatenare l\u2019insurrezione. Lo scontro tra Trockij e Stalin \u00e8 avvenuto nel 1924. \u00a0Al principio della \u201crivoluzione permanente\u201d sostenuto dal primo come mezzo irrinunciabile per la sconfitta dell\u2019imperialismo occidentale, viene imposto quello della \u201crivoluzione in un solo paese\u201d propugnato da Stalin. Alla morte di Lenin, Stalin tesse una serie di alleanze nel partito che sgretolano il potere personale e politico di Trockij fino a riuscire a farlo espellere dal partito nel 1927. Mella non si \u00e8 mai schierato apertamente con Trockij , ma la sua ferma convinzione di voler fomentare l\u2019insurrezione a Cuba \u00e8 avversata da Mosca senza possibilit\u00e0 di compromesso. Ogni focolaio di guerriglia rappresenta per il Comintern un pericolo al consolidamento del potere in Unione Sovietica, perch\u00e9 pu\u00f2 favorire e incentivare gli attacchi delle potenze capitaliste. Mella viene comunque considerato un ribelle che si ostina a rifiutare la logica degli apparati, e con Diego Rivera decide di affrontare a Mosca l\u2019intransigenza del Comintern e lo stesso Stalin. Viene chiesta l\u2019espulsione di Mella dal partito appoggiata da Xavier Guerrero e Vittorio Vidali, Mella viene sommariamente rimosso dal comitato centrale e isolato: davanti al divieto di organizzare una spedizione a Cuba rompe qualsiasi collaborazione con il partito, \u00e8 il dicembre 1928, un mese prima del suo assassinio. La morte di Mella porta Tina a rifugiarsi nella militanza in cui si sente protetta da dubbi e lacerazioni, il partito ha sempre ragione \u00e8 la risposta ad ogni incertezza. Tina, in una lettera a Weston scrive: \u201ceppure oggi non posso concedermi neanche il lusso del dolore perch\u00e9 so che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per le lacrime: ci si aspetta il massimo da noi, e noi non dobbiamo mancare, n\u00e9 fermarci a met\u00e0 del cammino. Fermarsi \u00e8 ormai impossibile, la nostra coscienza e la memoria delle vittime non ce lo consentono\u201d. In questo periodo Vittorio Vidali sta vicino a Tina per controllare personalmente che il suo tormento silenzioso non si trasformi in una crisi pericolosa. Tina conosce nel 1928 Frida Kahlo che si era avvicinata al Partito comunista trovando in Tina un referente e un legame di amicizia immediata. Frida, vittima di un incidente quando aveva 18 anni dal quale tutti avevano creduto che sarebbe rimasta inchiodata a una sedia per il resto dei suoi giorni, costruisce un rapporto con indissolubile con il dolore e da cui trae linfa per la sua creazione artistica. Con Tina divide pi\u00f9 l\u2019intuizione di un passato trasgressivo che le rinunce di un presente da militanti. Frida \u00e8 pi\u00f9 giovane di undici anni e frequentare l\u2019\u2019ambiente comunista corrisponde a un bisogno di ribellione e non a una scelta sacrificale. Tina \u00e8 attratta dalla forza che sente in lei, dalla determinazione con cui si \u00e8 riappropriata della vita. E\u2019 a casa di Tina che Diego Rivera conosce Frida e nel 1929 si sposeranno. Diego Rivera, dopo la morte di Mella, sente che il partito sta tradendo l\u2019essenza rivoluzionaria che gli aveva data vita. Il comunismo per Diego \u00e8 soprattutto l\u2019affermazione di valori umani e sociali finalizzati all\u2019indipendenza non solo da un punto di vista economico e politico, ma anche culturale, inteso come rispetto delle esigenze e dei modi di vita di ogni individuo e di ogni singolo paese. La rottura \u00e8 ormai inevitabile dopo la svolta autoritaria e accentratrice di Mosca. Con Tina comunque, Diego e Frida cercano di evitare lo scontro diretta sapendo che lei \u00e8 tacitamente allineata con la nuova dirigenza. Nell\u2019ottobre del 1929 Diego Rivera viene espulso dal partito con motivazioni pretestuose, ma in realt\u00e0 Diego si \u00e8 schierato apertamente con l\u2019Opposizione di sinistra e non nasconde pi\u00f9 le sue simpatie per Trockij. Tina non fa nulla per contrastare le accuse e lo considera un traditore; anche l\u2019amicizia con Frida finisce, la cancella dall\u2019esistenza in nome della fede. Nel 1929 Tina si impegna a fondo nel comitato \u201cManos fuera de Nicaragua\u201d, l\u2019invasione statunitense del piccolo paese centroamericano alimento lo spirito indipendentista di tutto il continente. Il Comintern ha deciso di boicottare con ogni mezzo la lotta dei nicaraguensi. Stalin vuole ingraziarsi Washington per mantenere gli Stati Uniti il pi\u00f9 lontano possibile dallo scontro che gi\u00e0 deve sostenere con le potenze europee e la politica del \u201ccortile di casa\u201d pu\u00f2 diventare un tacito accordo sulle rispettive aree di influenza. Tina vuole lasciare il Messico per andare a combattere sulle montagne del Nicaragua. Vidali le spiega che Sandino sta facendo quello che a Washington si aspettano. Grazie a lui rafforzeranno la presenza in tutto il Centroamerica. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:34.97954%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/26-1928-bandiera-813x1024-1.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000017326\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000017326\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/26-1928-bandiera-813x1024-1.jpg?fit=813%2C1024&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"813,1024\" data-comments-opened=\"0\" 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Europa, scrive a Weston, affranta dalla situazione, cita una frase di Nietzsche che lui stesso una volta le aveva detto: \u201ctutto ci\u00f2 che non mi uccide mi fortifica\u201d. Tina ha ora 34 anni, ha perso di colpo tutte le sue relazioni con l\u2019ambiente fotografico, non ha mezzi per sostentarsi e si ritrova ancora una volta sola. La militanza \u00e8 l\u2019unico rifugio che le rimane. Contare sull\u2019appoggio dell\u2019Internazionale comunica \u00e8 ormai una scelta obbligata. Il prezzo sar\u00e0 quello di mettere da parte qualsiasi dubbio e incertezza, qualsiasi distinzione fra compagni che sbagliano e traditori. IL 14 aprile 1939 Tina giunge a Berlino dove affronta enormi difficolt\u00e0 per ricercare un\u2019indipendenza economica tentando di sfruttare la sua esperienza professionale, ma la diffusione della fotografia in Germania \u00e8 superiore ad ogni altro paese e trovare qualche impiego remunerativo si dimostra tutt\u2019altro che facile. Riesce con il tempo a ritagliarsi uno spazio e nelle foto del periodo tedesco riaffiora la Tina luminosa, spregiudicata, incline a giocare con la vita propria e altrui ma senza ferire, limitandosi a sorriderne di lato. L\u2019ideologia nazista conquista il consenso delle masse e Tina si rende conto che l\u2019Europa non le potr\u00e0 mai offrire un ambiente favorevole per la sua arte fotografica e soprattutto per la sua militanza, \u00e8 costretta a limitare le discussioni al chiuso delle case di amici e il suo \u00e8 lavoro clandestino. Nonostante la fotografa Lotte Jakobi esibisca i lavori di Tina in un\u2019esposizione privata suscitando una profonda emozione nel critico Kisch che scriver\u00e0: Il suo segreto \u00e8 riuscire a rendere una visione della realt\u00e0 attraverso l\u2019immagine che lei ha del mondo. Ci\u00f2 significa che gli occhi tristi di un bambino riesce a renderli pi\u00f9 belli dello sguardo di una reginetta. E i paesaggi industriali, i mezzi di produzione, le mani, le chitarre\u2026appaiono pi\u00f9 affascinanti delle verdi strade svizzere. Ma gli uomini del suo mondo non sono felici. Perch\u00e9? E\u2019 questa la domanda che sorge dalle sue fotografie. Intanto Vidali propone sempre a Tina di andare con lui a Mosca e quando a lei scade il permesso di soggiorno decide di partire, l\u2019Europa ormai per lei non rappresenta niente. Tina lascia Berlino, e la fotografia, nell\u2019ottobre del 1930. A Mosca viene assegnata all\u2019ufficio estero del Soccorso rosso e si immerge con instancabile disciplina nel lavoro burocratico. La conoscenza di varie lingue e la dedizione con cui resta chiusa nel suo piccolo ufficio per dodici ore al giorno le valgono una specie di promozione al settore Stampa e propaganda. Traduce articoli da giornali stranieri e ne cura l\u2019archivio, scrive relazioni e appelli, va nelle fabbriche a tenere conferenze sulla repressione nei paesi europei e latinoamericani. Fra il 1932 e 1933 Tina viaggia in Polonia, Ungheria, Romania svolgendo incarichi per il Soccorso rosso. Nel 1934 si trasferisce per alcuni mesi a Parigi dove la raggiunge Vidali che per\u00f2 viene scoperto dalla polizia francese che gli consiglia di lasciare il paese, va quindi in Belgio. Fino al 1935 vive tra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi per attivit\u00e0 di soccorso ai perseguitati politici.\u00a0 Nel luglio del 1936 quando scoppia la guerra civile in Spagna va a Madrid, lavora negli ospedali e si dedica all\u2019attivit\u00e0 di politica e cultura. Qui conosce Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway e molti altri artisti e letterati dell\u2019epoca. Nel 1938 durante la ritirata aiuta i profughi che si avviano alla frontiera e riesce ad arrivare a Parigi non senza difficolt\u00e0 dove la attende Vidali. Chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia per svolgere attivit\u00e0 clandestina antifascista ma le viene negato per la troppa pericolosit\u00e0 della situazione politica. Come altri esuli, Tina e Vidali rientrano in Messico dove conducono un\u2019esistenza difficile. Nel 1942 Tina Modotti muore di infarto in un taxi mentre rientra a casa da una cena con gli amici. Il tema della Libert\u00e0 \u00e8 presente in questa mostra e nelle sue fotografie, e nel contempo \u00e8 legato alla sua poliedrica personalit\u00e0 che si sviluppa con una coerenza priva di compromessi nell\u2019arco della sua intera esistenza, scandita da capitoli che hanno incrociato la storia politica del mondo nell\u2019arco della sua pur breve esistenza. Ma la sua libert\u00e0 di pensiero e la sua coerenza spinta al limite del rischio della sua stessa incolumit\u00e0 le fecero declinare le offerte. Inizi\u00f2 cos\u00ec una fase da rifugiata politica che la port\u00f2 in Germania, in Russia, e poi ad impegnarsi direttamente nella guerra di Spagna in soccorso delle vittime del conflitto, con particolare attenzione ai bambini. Al termine della guerra di Spagna Tina, affaticata nel corpo e nello spirito, verr\u00e0 accolta nuovamente in Messico, dove vivr\u00e0 nell\u2019ombra i suoi ultimi anni accanto a Vittorio Vidali. Tina Modotti \u00e8 oggi una fotografa che ha lasciato un\u2019impronta indelebile nella storia contemporanea. Il percorso espositivo su Tina Modotti fotografa della realt\u00e0 sociale messicana, \u00a0racconta la sua integrazione e il vincolo sentimentale e artistico con gli ambienti culturali dell\u2019epoca e la radicalizzazione nel Partito Comunista Messicano, fino alle ultime foto scattate durante l\u2019esilio di Berlino, nel 1930. Completano la mostra anche numerosi documenti che contribuiscono a illustrare le vicende umane e politiche di Tina Modotti dell\u2019ultima fase, quale componente del Partito Comunista, nonch\u00e9 Dirigente delle Brigate Internazionali del Soccorso Rosso, fino alla morte, avvenuta a Citt\u00e0 del Messico nel 1942 a soli 45 anni. Le opere esposte nella sala del Pianoforte del Museo di Roma in Trastevere provengono dalla Collezione della Fototeca dell\u2019Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) della Citt\u00e0 di Pachuca Hidalgo, la pi\u00f9 grande Fototeca Iberoamericana. L\u2019INAH, proprietaria della collezione fotografica, si occupa di formazione, diffusione e tutela della Cultura Umanistica a livello nazionale e internazionale ed \u00e8 il frutto del lavoro dell\u2019associazione Storia e Memoria Aps e del Coordinamento Tina Modotti, che si \u00e8 costituito allo scopo di valorizzare in Italia la ricchezza iconografica del patrimonio culturale del Messico. La Collezione della Fototeca Nazionale dell\u2019INAH di Pachuca conta un totale di 94 immagini (84 negativi e 10 slides) scattate fra il 1923 e il 1930. Il materiale \u00e8 Patrimonio della Fototeca Nazionale dal 28 agosto del 1979. Le foto furono donate da Carlos Vidali, in rappresentanza del padre Vittorio Vidali, deputato di Trieste del PCI e Senatore della Repubblica negli anni \u201860, ultimo compagno di Tina Modotti.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo di Roma in Trastevere<\/p>\n\n\n\n<p>Tina Modotti, Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due Mondi<\/p>\n\n\n\n<p>dal 14 Maggio 2025 al 21 Settembre 2025<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto di Tina Modotti<\/p>\n\n\n\n<p>Tina Modotti 1928-bandiera<\/p>\n\n\n\n<p>Donna-con-cesto-sulla-testa-1927<\/p>\n\n\n\n<p>Bimbo-e-un-giovane-contadino-ritratto-1927<\/p>\n\n\n\n<p>Tehuanas-con-cesti-sulla-testa-1929<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 21 Settembre 2025 si potr\u00e0 ammirare al Museo di Roma in Trastevere la mostra dedicata a Tina Modotti \u2013 \u2018Tina Modotti, Donna, Fotografa, Militante. Una vita fra due Mondi\u2019, l\u2019esposizione \u00e8 promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata a cura dell\u2019associazione Storia e Memoria [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000017327,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3,5],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000017322","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"category-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/tina-modotti-1582048299-1030x587-1.jpg?fit=1030%2C587&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000017322","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000017322"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000017322\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000017328,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000017322\/revisions\/1000017328"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000017327"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000017322"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000017322"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000017322"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}