{"id":1000017126,"date":"2025-05-13T08:08:01","date_gmt":"2025-05-13T11:08:01","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017126"},"modified":"2025-05-13T08:08:03","modified_gmt":"2025-05-13T11:08:03","slug":"in-italia-lavorano-400mila-infermieri-ne-mancano-almeno-65mila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017126","title":{"rendered":"In Italia lavorano 400mila infermieri, ne mancano almeno 65mila"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abGli infermieri attualmente attivi in Italia sono circa 400.000, su 460.000 iscritti all&#8217;Ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra questi, ci sono 50.000 liberi professionisti, ma la maggior parte lavora nel sistema pubblico e in quello privato accreditato. Secondo la Ragioneria dello Stato, si stima una carenza di 65.000 unit\u00e0 in tutta Italia, di cui circa 30.000 previste dal PNRR per l&#8217;assistenza territoriale\u00bb. A questo si aggiunge anche l&#8217;andamento della cosiddetta \u00abgobba pensionistica\u00bb, ovvero gli infermieri che andranno in pensione: \u00abAbbiamo stimato, dal 2023 al 2033, circa 110.000 uscite\u00bb. Lo spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), in occasione della presentazione del primo rapporto sulla condizione della professione. Per questo &#8211; ha aggiunto, aprendo il convegno in corso a Palazzo Rospigliosi in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla professione &#8211; \u00abla questione infermieristica non \u00e8 solo una questione di una singola professione, ma riguarda l&#8217;intera Italia, e va affrontata da una cabina di regia interministeriale, perch\u00e9 sempre pi\u00f9 persone vivranno con patologie croniche gi\u00e0 diagnosticate, per le quali la sfida non sar\u00e0 solo clinica, ma soprattutto assistenziale. \u00c8 un cambiamento epocale che chiama in causa il territorio come fulcro del sistema sanitario\u00bb. Il problema della carenza infermieristica, analizzato in tutto il Rapporto, non si risolve solo con incentivi economici. \u00abPreoccupano i tantissimi infermieri che lavorano all&#8217;estero dopo essersi formati qui, cos\u00ec come preoccupano &#8211; conclude &#8211; coloro che abbandonano gli studi perch\u00e9 non trovano soddisfacente il sistema lavorativo. I giovani cercano lavori con competenze specialistiche\u00bb. Serve, quindi, \u00abrendere attrattiva la professione, offrendo reali possibilit\u00e0 di carriera, percorsi di crescita e riconoscimento\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre 43mila infermieri stranieri, +47% dal 2020<\/p>\n\n\n\n<p>Al 30 aprile 2025 sono 43.600 gli infermieri stranieri presenti in Italia, di cui 26.600 iscritti regolarmente all&#8217;albo professionale. Un aumento del 47,3% dal 2020, spinto anche dalle disposizioni del Decreto Cura Italia e del Decreto Ucraina, che hanno agevolato l&#8217;ingresso di oltre 17.000 professionisti sanitari stranieri, oltre che dalla carenza di personale. A evidenziarlo l&#8217;ultima indagine coordinata da Foad Aodi, medico, giornalista internazionale, esperto di salute globale, Direttore dell&#8217;Aisc, membro del Registro esperti Fnomceo, come ricordato da una nota di Amsi, Umem, Co-mai, Usem e Movimento Uniti per unire, in collaborazione con Aisc News, in occasione della Giornata internazionale degli infermieri. Secondo l&#8217;indagine Amsi\u2013Umem\u2013Uniti per Unire\u2013Aisc, le principali comunit\u00e0 infermieristiche straniere in Italia provengono da Romania (12mila), Polonia, Albania, India e Per\u00f9, con una presenza significativa in Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Campania. A livello europeo anche Francia, Germania e Regno Unito affrontano una crescente dipendenza dagli infermieri di origine straniera. L&#8217;Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e le 95 organizzazioni aderenti auspicano un&#8217;intensificazione della collaborazione con la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), guidata dalla presidente Barbara Mangiacavalli, con cui negli ultimi anni sono gi\u00e0 stati avviati \u00abnumerosi confronti e incontri costruttivi\u00bb. \u00abCollaboriamo con la Fnopi da anni, come con tutti gli altri albi professionali\u00bb, commenta Aodi. \u00abBisogna regolarizzare tutti i professionisti della sanit\u00e0 entrati con i decreti emergenziali, rafforzare i corsi di lingua italiana, l&#8217;aggiornamento professionale con l&#8217;Ecm (Educazione continua in medicina), e favorire l&#8217;iscrizione all&#8217;Albo. Non si pu\u00f2 restare precari per sempre, n\u00e9 immigrati per sempre\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Schillaci, &#8216;infermieri centrali in un Paese sempre pi\u00f9 anziano&#8217;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCon il progressivo invecchiamento della popolazione e l&#8217;incidenza esponenziale di malattie croniche, la domanda di salute \u00e8 cambiata. E deve cambiare anche il modello di offerta sanitaria\u00bb. In questo processo, \u00abl&#8217;Infermiere di Famiglia e di Comunit\u00e0 pu\u00f2 svolgere un ruolo cruciale, che va valorizzato, nell&#8217;interesse dei pazienti e a salvaguardia della sanit\u00e0 pubblica\u00bb. Cos\u00ec il ministro della Salute Orazio Schillaci, nel suo saluto inviato in occasione della presentazione del Rapporto sulle Professioni Infermieristiche tenutasi, oganizzata dalla Federazione nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi). La carenza degli infermieri, ha precisato, \u00abnon \u00e8 solo un problema di retribuzione economica. Bisogna prevedere percorsi che rendano possibili e agevoli prospettive di carriera per ridare attrattivit\u00e0 alla professione\u00bb. Il Governo, ha ricordato il ministro, ha messo in atto una serie di interventi per una valorizzazione economica degli infermieri: misure sulla libera professione per chi lavora nel servizio pubblico, indennit\u00e0 per chi \u00e8 occupato nell&#8217;emergenza urgenza e detassazione degli straordinari\u00bb. Accanto a questo, l&#8217;impegno \u00e8 quello di riportare i giovani a scegliere questo corso di studi, anche e soprattutto investendo sulla motivazione. \u00abCome emerge dallo studio &#8211; ha proseguito &#8211; c&#8217;\u00e8 un crescente interesse per le lauree magistrali; i giovani che scelgono questa professione hanno voglia di ampliare le loro conoscenze e hanno legittime ambizioni di crescita\u00bb. Dal Rapporto, infine, emerge che la maggioranza degli intervistati ha indicato una preferenza per il lavoro nella sanit\u00e0 pubblica, mostrando di avere fiducia nel nostro Servizio Sanitario Nazionale. \u00abUna preferenza che oggi assume un significato ancor pi\u00f9 fondamentale, considerato il ruolo che gli infermieri sono chiamati a svolgere negli ospedali di comunit\u00e0 e come anelli di congiunzione tra ospedale e territorio\u00bb, ha concluso Schillaci.<\/p>\n\n\n\n<p>Oms, nel mondo mancano quasi 6 milioni di infermieri<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi 5 anni nel mondo il numero di infermieri \u00e8 cresciuto di circa il 7% passando da 27,9 milioni del 2018 ai 29,8 del 2023. Tuttavia, si stima che manchino ancora 5,8 milioni di professionisti per rispondere al bisogno di salute della popolazione globale. \u00c8 quanto emerge dal rapporto \u00abState of the World&#8217;s Nursing 2025\u00bb, pubblicato dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 e dall&#8217;International Council of Nurses in occasione della Giornata internazionale dell&#8217;infermiere che si celebra oggi. \u00abQuesto rapporto contiene notizie incoraggianti, per le quali ci congratuliamo con i Paesi che stanno compiendo progressi\u00bb, ha dichiarato il direttore generale dell&#8217;Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. \u00abTuttavia, non possiamo ignorare le disuguaglianze che ancora caratterizzano il panorama infermieristico globale\u00bb. La pi\u00f9 evidente delle diseguaglianze \u00e8 la distribuzione dei professionisti: il 78% degli infermieri mondiali \u00e8 concentrato in Paesi che rappresentano solo il 49% della popolazione globale. Dunque, una parte del mondo &#8211; in particolare i Paesi a basso e medio reddito &#8211; scontano una grave carenza di infermieri. In queste aree del mondo, oltre a difficolt\u00e0 di formare e poi assumere i professionisti, la sfida \u00e8 soprattutto trattenerli. Il rapporto mostra infatti come 1 infermiere su 7 nel mondo, e il 23% nei Paesi ad alto reddito, sia nato all&#8217;estero. Nei Paesi ad alto reddito, la sfida \u00e8 invece prepararsi a gestire gli elevati livelli di pensionamento degli infermieri previsti per i prossimi anni e rivedere la dipendenza dai professionisti provenienti dall&#8217;estero, Ci\u00f2 si somma a un calo dell&#8217;attrattivit\u00e0 della professione. Da quest&#8217;ultimo punto di vista l&#8217;Italia si situa agli ultimi posti al mondo: secondo il rapporto, che cita dati dell&#8217;indagine Ocse-Pisa (Programme for International Student Assessment), nel nostro Paese poco pi\u00f9 dello 0,8% degli studenti delle scuole superiori prende in considerazione la professione di infermiere, quasi dieci volte di meno di quanto rilevato in Giappone, che guida la classifica mondiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGli infermieri attualmente attivi in Italia sono circa 400.000, su 460.000 iscritti all&#8217;Ordine. Tra questi, ci sono 50.000 liberi professionisti, ma la maggior parte lavora nel sistema pubblico e in quello privato accreditato. 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