{"id":1000017074,"date":"2025-05-11T19:32:26","date_gmt":"2025-05-11T22:32:26","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017074"},"modified":"2025-05-11T19:32:28","modified_gmt":"2025-05-11T22:32:28","slug":"mastectomia-gigli-ofi-lazio-la-fisioterapia-riduce-il-dolore-e-previene-le-complicanze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000017074","title":{"rendered":"Mastectomia, Gigli (Ofi Lazio): \u00abLa fisioterapia riduce il dolore e previene le complicanze\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>La mastectomia \u00e8 molto pi\u00f9 di un intervento chirurgico: \u00e8 un&#8217;esperienza che lascia un segno profondo, non solo sul corpo, ma anche nell&#8217;identit\u00e0 e nell&#8217;animo di una donna. Perdere un seno pu\u00f2 significare anche perdere una parte della propria femminilit\u00e0, con conseguenze emotive che si sommano al gi\u00e0 difficile percorso oncologico. Ma la rinascita \u00e8 possibile, e pu\u00f2 cominciare anche attraverso il corpo, grazie alla fisioterapia, risorsa fondamentale nel recupero post-operatorio. \u00abLa fisioterapia svolge un ruolo fondamentale non solo per ridurre il dolore, migliorare la mobilit\u00e0 e prevenire le complicanze\u2013 spiega all&#8217;agenzia Dire la dottoressa Loredana Gigli, esponente del Consiglio Direttivo di OFI Lazio, con delega alla Formazione post base Aggiornamento e Ricerca- ma anche per ricostruire la percezione di s\u00e9. Ritrovare forza, autonomia e confidenza fisica significa anche ritrovare un equilibrio interiore. In questo percorso, l&#8217;aiuto del fisioterapista diventa parte della cura: empatico, rispettoso, presente. Un passo dopo l&#8217;altro, la donna non solo guarisce, rinasce\u00bb. Le parole dell&#8217;esponente dell&#8217;Ordine dei Fisioterapisti del Lazio arrivano dal Circo Massimo: OFI Lazio \u00e8 infatti partner della 26esima edizione della &#8216;Race for the Cure&#8217;, la pi\u00f9 grande iniziativa in Italia e nel mondo dedicata alla salute femminile e alla sensibilizzazione sulle neoplasie della mammella, promossa dalla Susan G. Komen Italia, che si chiude domani. Secondo il Piano europeo della lotta al cancro (Europe&#8217;s Beating Cancer Plan, 2021) nel 2020 le persone a cui \u00e8 stato diagnosticato un cancro sono state 2,7 milioni, quelle che hanno perso la vita sono state 1,3 milioni. L&#8217;incidenza del cancro \u00e8 destinata ad aumentare del 24% entro il 2035, rappresentando la principale causa di morte nell&#8217;Unione Europea. I quattro pilastri del Piano si basano su prevenzione, diagnosi precoce, gestione integrata delle cure e miglioramento della qualit\u00e0 della vita delle persone con cancro e sopravvissute al cancro. Dalla prevenzione primaria e secondaria e durante tutto il percorso di cura e trattamento, fino alle cure palliative e di fine vita, la fisioterapia ha un ruolo fondamentale, con interventi specifici e individualizzati che contribuiscono a gestire gli effetti collaterali delle cure e a contrastare il decondizionamento funzionale che ne deriva.\u00bbNella prevenzione primaria e secondaria- sottolinea Gigli- le evidenze sull&#8217;efficacia della fisioterapia sono ormai consolidate. I programmi di esercizio individualizzati contribuiscono a ridurre il rischio per i sette tipi di cancro pi\u00f9 frequenti, ovvero colon-retto, mammella, stomaco, esofago, vescica, endometrio e rene, cos\u00ec come \u00e8 dimostrata la correlazione con l&#8217;incremento della sopravvivenza e la riduzione del rischio di recidive, tra il 20 e il 40%, in particolare nel cancro della mammella, del colon-retto e della prostata\u00bb. Una particolare condizione correlata a diversi tipi di cancro \u00e8 costituita dal linfedema, \u00abuna complicanza- spiega ancora- che pu\u00f2 manifestarsi a carico degli arti, dopo la chirurgia e\/o la radioterapia nelle pazienti affette da cancro della mammella, tumori ginecologici, urologici o intestinali o melanoma. Senza una gestione appropriata, il linfedema pu\u00f2 provocare gravi complicanze tra cui infezioni, dolore e ridotta mobilit\u00e0, con possibile conseguente disabilit\u00e0 progressiva e un impatto significativo sulla qualit\u00e0 di vita della persona che ne \u00e8 affetta\u00bb. La Terapia Decongestiva Complessa (TDC) \u00e8 il trattamento riabilitativo di riferimento per il linfedema, sia primario che secondario, incluso quello oncologico. \u00abLa TDC- evidenzia l&#8217;esponente dell&#8217;Ordine de Fisioterapisti del Lazio- combina diverse tecniche: linfodrenaggio manuale, bendaggio multistrato ed esercizio terapeutico con il bendaggio. La TDC deve essere personalizzata in base alle caratteristiche del linfedema, allo stato di salute del paziente e al suo stile di vita. \u00c8 necessario che l&#8217;intervento sia condotto da un fisioterapista esperto, in grado di valutare il paziente e pianificare un percorso terapeutico adeguato, tenendo altres\u00ec conto delle controindicazioni assolute e relative a questo tipo di intervento\u00bb. Oltre alla Terapia Decongestiva Complessa, il fisioterapista pu\u00f2 mettere in atto anche tecniche mirate alla mobilizzazione della cicatrice chirurgica, fondamentali per evitare aderenze che potrebbero limitare la mobilit\u00e0 della spalla e causare dolore cronico. \u00abIl trattamento delle cicatrici- rende noto Loredana Gigli- non ha solo una funzione meccanica, ma anche sensoriale ed emotiva. Riattivare una zona che ha subito un trauma chirurgico significa contribuire a reintegrarla nella propria immagine corporea; \u00e8 importante il coinvolgimento del paziente, non solo per rendere ancor pi\u00f9 efficace il trattamento, ma anche per favorire la confidenza e l&#8217;accettazione della ferita e di ci\u00f2 che essa rappresenta.Altro intervento estremamente importante \u00e8 la rieducazione respiratoria, utile soprattutto in caso di interventi che coinvolgono la parete toracica e possono alterare la dinamica del respiro. Vengono inoltre proposti esercizi di rinforzo e stretching per ripristinare la funzionalit\u00e0 del cingolo scapolare e migliorare la postura, spesso compromessa dal dolore, dalla paura del movimento o dalla protezione inconscia della parte operata. In alcune situazioni, il fisioterapista pu\u00f2 anche impiegare tecniche di terapia manuale, training propriocettivo, con esercizi di equilibrio e concentrazione, o ricorrere a tecnologie come il biofeedback che facilitano il recupero motorio e neuromuscolare. La prevenzione primaria e la presa in carico della donna che si \u00e8 sottoposta a intervento di mastectomia devono prevedere la presenza della fisioterapia, nel &#8216;continuum of care&#8217; del paziente oncologico, sempre pi\u00f9 costante e strutturata, poich\u00e9 rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare la sopravvivenza e la qualit\u00e0 della vita. \u00ab\u00c8 questo il messaggio- conclude Gigli- che l&#8217;Ordine dei Fisioterapisti del Lazio intende trasmettere, con la presenza alla Race for the Cure di Roma per il secondo anno consecutivo. \u00c8 fondamentale conoscere tutte le opportunit\u00e0 di cura e affidarsi a professionisti con competenze qualificate, che certamente garantiranno supporto e sicurezza in un percorso complesso e delicato\u00bb. La fisioterapia, dunque, non \u00e8 solo un insieme di tecniche, ma un modo per prendersi cura in modo integrato della persona. E proprio come la &#8216;Race for the Cure&#8217; celebra la forza delle donne che affrontano il tumore al seno, anche il lavoro del fisioterapista accompagna ogni paziente in un cammino di rinascita.<\/p>\n\n\n\n<p>Francesco Demofonti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mastectomia \u00e8 molto pi\u00f9 di un intervento chirurgico: \u00e8 un&#8217;esperienza che lascia un segno profondo, non solo sul corpo, ma anche nell&#8217;identit\u00e0 e nell&#8217;animo di una donna. Perdere un seno pu\u00f2 significare anche perdere una parte della propria femminilit\u00e0, con conseguenze emotive che si sommano al gi\u00e0 difficile percorso oncologico. 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